E alla fine, dopo un mese di affiancamento, ha superato il test. Lui è assunto a tempo indeterminato e io mi piglio il guiderdone. Ieri ero un po' in ansia, sempre per quanto lo possa essere io, anche perché gli ultimi due me li avevano stroncati. E invece quest'essere che a guardarlo in faccia ti chiedi come abbia potuto oltrepassare la soglia dei vent'anni senza finire in una striscia di Bunny Suicides (nel suo caso: Unconscious Bunny Suicide) l'ha superato.
Ieri poco prima di entrare in sala macchine, mentre gli ripetevo quello che doveva fare ("Se...allora...altrimenti" - "Ti spiego un trucchetto per verificare subito quando..." - "Se s'accende la spia rossa ed è impostato sulle cinghie, basta che tu..."), mi guardava con quegli occhi acquosi che ormai ho imparato a riconoscere, perché lui guarda te ma vede oltre. Molto oltre, troppo oltre, talmente oltre che m'ha chiesto:
"Io capisco Miss Mondo, ma Miss Universo che senso ha? Non ne sappiamo troppo poco dell'universo per spingerci in queste considerazioni?"
"..."
"Con tutto il rispetto, eh. Ho capito che mi stai dicendo delle cose molto importanti. Veramente, eh!"
"..."
"No, dico..."
"Mattia, diodundio, tra dieci minuti decideranno se sistemarti per la vita e tu pensi a queste cazzate?"
"Hai ragione, scusa"
Con molta calma, dopo il doppio trasloco nell'ultimo anno e mezzo, sto aprendo i classici scatoloni che non contengono nulla di utile o di pratico ma molti ricordi. Star qui ad elencare tutto quello che ho trovato avrebbe poco senso ma siccome questo spazio nacque come un blog cazzaro, salvo poi divenire col tempo un contenitore a 360° della mia vita, ogni tanto è utile rinfrescare la tradizione. Alle elementari le mie maestre in fregola da coscienza critica de sinistra c'impedivano di tenere i diari simbolo dell'orrendo consumismo capitalista che travia le giovini menti che avrebbero dovuto in alto portare le magnifiche sorti e progressive del sol dell'avvenire. Quadernetto e via andare: proprio uno di questi, un quadernetto della terza elementare, ho ritrovato tra i compiti, le note, le giustificazioni, gli esoneri e le comunicazioni scuola-famiglia...anche le comunicazioni famiglia-scuola. Anzi, mammà-scuola.
La top three
3) Qualora Filippo dovesse avere malori nelle prime due ore della mattinata non mi telefoni nemmeno. La grave malattia è riconducibile unicamente al fatto che dopo quindici giorni di vacanze si è ricordato stamattina alle 7.30 che aveva altre dieci pagine di matematica da fare.
Premessa come mi pare di ricordare: gita in un museo che non si sapeva se si doveva pagare a prezzo intero o meno (c'era una menata colla corriera, non ricordo bene). Le maestre ci dissero di portare i denari necessari: un pezzo da 10 e uno da 5.
2) La prego di scrivere qua sotto se la gita è stata pagata a prezzo pieno o "scontato". Perché nel secondo caso Filippo mi direbbe che è stata scelta la prima ipotesi e i cinquemila lire se li terrebbe lui.
1) Filippo mi ha riferito del sequestro del walkman da parte sua. Appoggio completamente il suo operato nonché il suo impegno di restituirglielo solo alla fine dell'anno scolastico. Domattina, ne sono certa, le assicurerà di iniziare a comportarsi bene e a svolgere con puntualità e cura i compiti in cambio della riconsegna dell'aggeggio. Non creda ad una sola delle sue tipiche promesse da marinaio.
P.S. Donna Elena comunque preferiva il verbo allo scritto. E dava il meglio nei primi anni dei cicli scolastici. Il primo giorno di asilo irruppe sul pulmino, torcia in alto e lama in mano, e così, senza ragione apparente se non una grande lungimiranza, intimò a tutti i cinnazzi già stressati dalla prima volta lontano da mammà di non chiamarmi mai Pippo. E in 27 anni, quasi 28, non ce n'è uno che si sia mai azzardato.
Il secondo, beh, fu quando sabato 24 aprile 1993 la maestra ci fece imparare "Bella ciao". Behhh, amici miei, era sabato, al pomeriggio andavo in oratorio, la domenica picnic al lago per la prima volta quell'anno. Ero felice, no? Venni a casa canticchiandola. "Chi te l'ha insegnata?" - "La maestra". Tra le 8 e le 8.15 di lunedì 26 aprile la Maestra Beatrice passò un bruttissimo quarto d'ora.
Sono un chiacchierone ma se c'è una parola che faccio fatica ad utilizzare è "per sempre", anche con le persone che mi sono più care. Marco, sono passati gli anni, è cambiata la mia vita, passeranno gli anni, cambierà la mia vita ma ho una certezza: tu sarai PER SEMPRE con me. Non sai, o forse lo sai benissimo, quanto ti sento vicino. Quante volte le tue fragilità sono state le mie. Ogni volta che faccio fatica, in qualunque ambito, ti penso. E poi molto spesso piango, di nascosto. Sorridi, e il mondo sorriderà con te. Piangi, e piangerai da solo. L'ultima volta due settimane fa. "Filippo, stai piangendo?" - "No, è la sabbia tra l'occhio e la palpebra". Già, la sabbia.
Istria, Fiume e Dalmazia
Né Slovenia, né Croazia
Terra rossa, terra istriana
Terra mia, terra italiana!
Istria, Fiume e Dalmazia
Né Slovenia, né Croazia
Terra dalmata e giuliana
Terra mia, terra italiana!
Giovedì scorso sono tornato dalla Libia e già mi sembra passato una vita per tutto quello che è successo. Se fossi "in finale un cojone" direi che è perché quando rivedo Ella perdo la cognizione dello spazio e del tempo. In realtà è la mia filosofia di vita, #maiunagioia, che si propaga, si diffonde, si moltiplica.
Uno dei consigli che mi hanno sempre dato contro la depressione è che se ti senti solo, se pensi che a nessuno a questo mondo si preoccupi per te, se pensi che di tutto quello che fai o non fai non importi a nessuno prova per un mese a non pagare le rate dell'auto. Ecco, se invece amate poco la vita vi consiglio un bel viaggetto con la Libyan Airlines e vedrete che i brasiliani al Carnevale di Rio diventeranno pallidi burocrati al vosto cospetto.
Finalmente un po' di relax, l'idea di iniziare a mettere nero su bianco il viaggio di Marzo-Aprile (New York-Dallas on the road), che l'ammasso di pelo, pulci e zecche inizia a non mangiare, a bere come un'idrovora e ad avere, ma questo lo scoprirò in seguito, piccole emorragie. Qui i veterinari non esistono e già il fatto che io abbia una cagnona suscita lo scandalo di Oscar Wilde nell'Inghilterra vittoriana. Cerco qualcosa su internet, cosa che non faccio mai, ma avevo un'ansia che ci potevo appoggiare una bicicletta, e con la consueta prudenza che caratterizza il web la malattia meno terribile era il diabete insipido. Una bellezza. Quindi lunedì mattina andiamo (ad Ella è bastato vedere come mi aggiravo per casa per prendere spontaneamente un giorno di ferie) a Muscat dal veterinario. La visita e mi dice che quello di un mese fa non era ciclo ma semplice perdite e che il vero ciclo è quello di adesso. Tenerla controllata un'altra settimana e poi vedere come evolve. Io rimango perplesso ma quel briciolo di credibilità che ancora riservo ai medici decido di impegnarla tutta lì. D'altra parte, nonostante innumerevoli lezioni e decine di bloc-notes riempiti, faccio fatica a capire come funziona quello delle donne (alla fine ho capitolato "Senti, facciamo così, io mi limito allo start, poi ci pensi tu"), figuriamoci quello delle cagnone. Ritorniamo a Sur. Passa un altro giorno senza mangiare e, soprattutto, beve in una maniera sconsiderata. Ai livelli di mezzo litro orario. Gli ritelefono e mi dice di riportargliela su. C'è da dire che è la strada dell'orto: sono solo 150 km e io non posso per nessun motivo assentarmi dal lavoro. Ma non corro pericoli: anche ci fossero stati autovelox, sono stati bruciati. Parte con una considerazione da nulla: isteroctomia. Gli faccio sommessamente notare che, così, dopo una visita sommaria, non mi pare il caso. Tampone. Microscopio. Non c'è infiammazione all'utero. Per dire...
Esami del sangue. Ceretta. Alcol. La Trudi, che alla fine è la cagnona del suo proprietario, si mette giustamente a leccarlo. Ridiamo. Mi lascia dicendomi di provare a cambiarle mangime e di riattivare la fame, dandole qualcosa che le piace molto. Sono a Muscat e prima di ripartire mi fermo e svaligio il reparto carne di porco. C'è un reparto apposito e solo nei supermercati capitolini, distante da tutto e da tutti, in cui entro con la stessa circospezione con cui rubavo le monete dal salvadanaio di mia cugina quando andavo a casa di zia. Ritorniamo a Sur. La troia, perché una che si comporta così è solo una gran troia, manca poco che mi mangi anche il cartoccio da cui le scodellavo la carne. Ieri mattina arrivano gli esiti delle analisi e non ha infiammazioni in corso, i reni funzionano a meraviglia, si è dimenticato di chiedere la rilevazione dei valori del fegato (...) ma non dovrebbe essere neanche quello. Mangia anche se poco, beve molto meno e rompe i coglioni. C'è caso che questa abbia messo in piedi tutto 'sto cancan solo per cambiare mangime, come quando finge gli infortuni per non camminare più al guinzaglio, ma forse siamo sulla via della guarigione.
***
A lavoro mi hanno affidato un tecnico-junior da formare. Ognuno ha la sua tecnica, io gli dico "Seguimi in tutto quello che faccio, tienimi d'occhio e fai domande", poi dopo una settimana inizio a lasciargli un po' di autonomia e in un mese è abbastanza indipendente. Questo è, come dire, leggermente poco sveglio e ne sta combinando più di Carlo in Francia.
Già dopo due ore avevo capito che il ragazzo aveva talento. Aveva interpretato un po' troppo alla lettera il "Seguimi" e mancava poco che la facesse nel mio stesso vespasiano.
"Scusa, non..."
"Nono, non mi scappa"
"E allora che sei venuto a fare?"
"M'hai detto di seguirti..."
"Ah, allora occhei"
L'altro giorno gli dico: "Domattina vai a prendere i parametri, che io vado in sala-uniformi, ti preparo l'imbragatura e poi andiamo sulla linea" - spiegazione: la "sala dei parametri" è al lato opposto rispetto a quello della sala uniformi che sta a fianco della macchinetta dei badge.
"Ok"
"Tieni le chiavi. Ricordati che ufficialmente le chiavi le ho io e tu non puoi averle. Quindi senza andare in giro coll'incedere di Lupin, vedi di non farla proprio da allocco"
"Ok"
Secondo voi cos'è successo? Mattino dopo, preparo la mia imbragatura, preparo la sua e aspetto. Aspetto. Aspetto. Collegando poi una dinamo che trasferiva le madonne che mi uscivano dalla bocca ai piedi, nel tempo record di un minuto attraverso l'impianto e lo vedo là, bello come una famiglia che diventa marmellata in una galleria nei giorni dell'esodo agostano, davanti alla porta della sala che fa girare l'anello del portachiavi sul suo cazzo di dito indice, mentre l'universo mondo va a timbrare.
"Ah, eccoti, ti aspettavo"
Non ho avuto neanche la forza di rispondergli male: "Mattia, dimmi, da bravo, perché ti ho dato le chiavi se poi dovevamo entrarci insieme?"
"In effetti". Capite? In effetti...
Gli faccio preparare il verbale di fine turno sulla sicurezza dell'impianto. Sono tutti previdimati dalla direzione, giorno per giorno, all'inizio della settimana e poi affidati al tecnico del turno (il sottoscritto).
"Bene, allora chiudiamo questo...Mattia, il verbale?"
"Eh, non ce l'ho qui"
"Vabbé, vai a prenderlo dove l'hai lasciato. Dai, muoviti che manca dieci alle dieci"
"Eh, l'ho lasciato...a casa. L'ho portato a casa !"
Abbiamo finito il turno alle undici e ventotto e solo perché il viaggio di andata l'ha fatto con un calcio nel culo.
Però è anche un figo, nella pausa di metà turno odierna mi ha fissato con sguardo sognante e mi ha detto "Filippo, ma la bella lavanderina perché lavava i fazzoletti ai poveretti della città? Non era meglio dar loro da mangiare?". E io un po' gli voglio bene, anche perché dal suo superare o meno il test, dipende un bonus e il prosieguo del mio matrimonio.
***
A Sur di parchi decenti ce n'è uno, dove porto la Trudi. Per la gioia della Zorza e del suo "Dove c'è un neGro, c'è Filippo" in questi mesi ho fatto conoscenza con un senegalese, che parla italiano perché ha vissuto per anni in Italia. E' stato spontaneo, partendo da questa corrispondenza d'amorosi sensi relativi a pizza, mandolini e baffoni iniziare a parlare. Lui viene lì a rilassarsi sulle panchine, ce la contiamo su per 10-15 minuti e poi torniamo a casa. Una volta mi dice che non è sposato, una volta che si è sposato nel 2008 e ha un figlio, una volta mi dice che gli piace uscire, l'altra che preferisce stare a casa, una volta bianco e una volta nero, ma fondamentalmente sticazzi, no? Di lavoro fa il "vucumprà" all'ingrosso ma non ho ancora capito se i vestiti che vende sono falsi, fallati o rubati. Io lo sapevo che questo momento doveva arrivare. Settimana scorsa, dopo i miei ripetuti dinieghi "No, cazzo" - "T'ho detto di no" - "Aridaje, NO", mi ha messo in testa un cappellino. Glielo ridò, me lo rimette, glielo ridò, me lo rimette, glielo ridò, me lo rimette. Me lo rimette. Oggi, bellobello, mi dice che domenica (perché nel weekend non vado al parco) mi venderà un paio di jeans che costano "pocopoco". Per fortuna che questo scassacazzi non ha il mio numero di cellulare, non sa dove abito e finora l'ho incontrato solo lì. C'è anche da dire che non voglio "scappare" perché altrimenti il problema sarà solo rimandato e che, per altro verso, volevo comprare un capo d'abbigliamento per capire la natura dello stesso ma voglio essere io a decidere, non fargli capire che subisco le sue decisioni, altrimenti è finita e sarà uno stillicidio gonadico quotidiano. Ma santiddio, un attimo di tregua nella mia vita, no? No. Quasi finita una menata, ne inizia un'altra. #maiunagioia
Gliel'ho detto alla Zorza, che molto apprezza questa mia inclinazione per "negri, froci, giudei & co." e col garbo che vela agli altri e scopre a me mi ha detto: "Cazzi tuoi, ti sta bene, perché sei..." - "...in finale un cojone". E mi sa che c'ha ragione, c'ha.
La situazione logistica complicat(in)a fa in modo che i collegamenti cogli ascendenti siano rari e difficoltosi. Domenica mattina mail di mammà che deve darmi una comunicazione urgente. Il primo pensiero è alla dipartita terrena del nonno dalla cagionevole salute. Mi faccio cambiare il turno, procedura non proprio indolore da vari punti di vista, e mi collego.
Bella come solo una mamma di un figlio meraviglioso e troppo serena per i suoi standard soliti, figuriamoci per annunciarmi una morte.
"Ciao Fily"
"Zao"
"Ieri sera a *C'è Posta per te*"
A queste parole Evaristo è rotolato dal Fezzan fino alla Cirenaica incrociando il suo percorso con quello di Ernesto che dal Fezzan andava verso la Tripolitania.
"Criiiiiiisto, mamma, ho dovuto cambiare il turno per sentirmi dire di *C'è Posta per te*?"
"Ma taci, scemo, e ascolta"
"Ehhhhhhh"
"Dicevo..."
"Dai, muoviti, che forse riesco ancora a recuperare"
"Ad uno hanno fatto come sorpresa Charlize Theron"
"Benissimo. Che gaudio! Ora vado"
E inizia a sorridere
"Resta lì! Filippo, non farmi incazzare, resta lì!"
"E pensavo con la zia stamattina..." - nota di servizio: alla domenica mattina è uso che mammà e zia si trovino per colazione
"Muoviiiiiiiti"
"...pensa se a Filippo gli faccio come sorpresa Emma" - anche lei la chiama per nome, ormai è di famiglia.
Il sorriso si trasforma in risata
Inizio a sorridere anch'io: "Ehhh, cosa devo pensare?"
"Parti dalla Libia a nuoto, arrivi qua e tiri giù la busta a spallate. Poi muori"
E ride, ridiamo, solo immaginandoci la scena, per cinque minuti secchi. Così, senza senso, tipo stupidera adolescenziale.
E se io l'adolescenza l'ho passata da dieci anni, lei l'ha passata da quaranta. Però (molto) in fondo a questa donna, che sarà sempre la mia croce e la mia delizia, la mia salvezza e la mia condanna, tutto e il suo contrario, ci voglio (del gran) bene.
Forse vi ricorderete di me per "A metà del 2004 nella nostra compagnia OnlyBragaPride fa ingresso una fanciulla, morosa di uno dei componenti. Quindici giorni dopo un altro decide di praticare quella oscura disciplina che prende il nome di fidanzamento. Sfortuna vuole con un'acerrima nemica della prima. Iniziano a sorgere mille veti per OGNI cosa. I due ommini, opportunamente aizzati, litigano tra di loro, si formano due fazioni e la compagnia va a catafascio. Inizia un periodo in cui pur di uscire accettavo aperitivi a Kandahar e sabati di shopping a Mbabane. Il periodo Fabbrutto, che alcuni già conoscono e che prima o poi spiegherò anche per gli altri."
Il momento è arrivato
Insomma, dopo la tragedia, al sabato sera uscivo con una compagnia di scoppiati. Per farvi capire il livello: in questa compagnia c'era anche una fanciulla, tale Rachele, che non era neanche tra le più scoppiate. Una sera stavamo andando in discoteca. Io guidavo, lei dietro di me (nono, non ero un taxi, c'era anche altra gente in auto). Arriviamo al casello, sto per pagare, il casellante mi guarda e mi fa: "Ma la tizia lì dietro è normale?" -"Eh? - "Cosa sta facendo?" - Mi giro, stava limonando il vetro. Non eravamo ancora arrivati in disco ed era già fuori come un balcone - "Eh, stiamo andando in discoteca" - "Certa gente non la trovi neanche in galera" mentre mi ridà, schifato, il resto. Poi fortunatamente trovai la morosa, la prima "vera" della mia vita, e mi tirai fuori da quella compagnia, con cui comunque passai dei momenti bellissimi, aldilà del fatto che quelli che la componevano ora sono in carcere (il casellante ci aveva visto bene) o al cimitero o al SerT.
Ma non era di questo che volevo scrivervi. Anzi, non scrivo proprio nulla, riporto quello che scrissi anni fa, in presa diretta, senza filtri, senza censure, come neanche Salvo Sottile.
***
Oggi alle 19 avevo un intervento in quel di Milano. Dovevamo solo prendere delle misure e ci abbiamo messo un attimo. Siccome la morosa - bei tempi - è a Londra - bellissimi tempi - con le amichette (dice lei) e non avevo mezza voglia di tornare a casa a farmi da magnare, propongo di farci un mega gelato (oggi ci voleva) -anni bui, in cui mi drogavo ancora di lattosio, caseine, grassi idrogenati e tante altre schifezze- in una delle pochissime gelaterie già aperte in quel di Grande Verza city.
Eravamo nel tavolino di fianco all'entrata a diretto contatto con la vetrata che dava sulla strada e io davo le spalle alla cassa. Una bimba passa dalla strada e mi scruta con sguardo investigativo, io non ci faccio nemmeno caso (noi donne siamo abituate) e continuo a parlare col mio schiavo rumeno. Ad un certo punto lui mi fa: "C'è una tipa che ti guarda, è lì alla cassa e ti starà fissando da 30 secondi". Io non faccio alcun collegamento (la forza dell'abitudine) e non mi giro anche per non fare la figura del fesso. La conversazione prosegue, se non che ad un certo punto: "Oh, si avvicina, si avvic...", non fa in tempo a finire la frase che sento due gomiti cingermi il collo, due mani sulle spalle e due labbra stamparmi un bacio sulla guancia. Con notevole aplomb, mi giro come se mi avessero appena scippato: "Ma chi cazz..."
Ci guardiamo. Ad un occhio estraneo gli sguardi potevano corrispondere, in realtà mentre il suo era affermativo, il mio era interronegativo.
"Ma...ma...ma...non mi riconosci?
"No"
"Sono la Stefy"
(cassetti della memoria, Cassetti Marco, scatoloni del magazzino..."La Stefy, ma chi è la Stefy?")
Inizio a pensare che questa, tra l'altro vestita in modo che un aborigeno al confronto è fashion-style, mi stia facendo una supercazzola, snasando il nome in qualche biglietto da visita sul furgone.
"Oh, porca troia, ma sei fulminato? Eh sì che dovrei essere io quella a cui è bruciato il cervello! La Stefy! Siamo usciti per sei mesi di fila - errore, quattro mesi, al massimo cinque. Io sono pignolo, ma non era il caso di sindacare - a ballare tutti i sabati! Vabbè, tu non ballavi, ma ci siamo capiti!"
Questa conosce tutta la mia vita ma io non so niente di lei, ma veramente non mi ricordo niente, zero, buio assoluto.
Lei si gira verso un essere che potremmo entusiasticamente definire vivente e scossa il crapone, poi mi guarda (ero vestito da lavoro) e mi fa: "Ma adesso cosa fai? Lo squatter?" (qui ammetto che mi sono alzato in piedi solo per potermi ribaltare)
"No, ecc..." (le racconto la mia vita. Lei mi interrompeva, dimostrando di conoscermi - col senno di adesso mi sta risalendo l'ansia di quei momenti)
Alla fine a forza di dai e dai qualcosa inizio a ricordarmi. Sto per avviarmi verso l'uscio quando le chiedo: "Scusa, giusto per curiosità, chi è quello?" (indicando l'essere di cui sopra che dall'inizio della nostra conversazione continuava a fare: tuz, ta, tuz, tuz, ta, tuz, ta, tuz, tuz, ta, scossando le braccia)
"Lui è Fabbrutto"
Il sonno della ragione cessa, mi ritorna in mente tutto. Nella compagnia tra tutti gli altri scoppiati c'era anche questo mitico Fabrizio detto Fabbrutto, non certo per le scadenti peculiarità estetiche. La conversazione prosegue, ricordando i tempi mitici (mitici per lei) in cui lei si sparava 4 paste a sera (...), in cui altri sboccavano addosso ai buttafuori (...) e altre amenità, di cui nel frattempo tutta la gelateria viene a conoscenza. Alla fine, quando ormai il mio schiavo rumeno non ne può più di questi due, la saluto e le chiedo, occhieggiando Fabbrutto (che nel frattempo continuava il suo concerto personalissimo): "Ma...è in cartone?" (il cartone, per i non avvezzi al milanese-tossico, sarebbe l'LSD). Fabbrutto alla parola cartone si risveglia: "Eh, hai un cartone?" Io guardo, pietoso, lei: "No, Fabri..." Fabbrutto: "Vuoi un cartone? Oh tipo, vuoi un cartone?"
"Va beene, ciao!"
***
Mi rendo conto di essere un sopravvissuto. Dovrò discutere con la Zorza su cosa fare dei nostri figli maschi (per le femmine abbiamo già deciso: menarca farà rima con monastero): porterò avanti la mozione "Accademia Militare" allo scoccare dei quattordici anni. C'ho già l'ansia adesso, cazzo.