domenica 25 agosto 2013

Vedi cara, l'emozione non ha voce


Non è ostilità, è insofferenza. Ossia, cito, l'incapacità di sopportare pazientemente ciò che urta la nostra sensibilità e che contrasta con la nostra volontà.

E allora

si decide, di comune accordo, di non parlarsi. Perché le parole, me ne accorgo, ce ne accorgiamo, non servono a niente. "Certe frasi sono un niente che non serve più sentire". Le parole mistificano, distolgono, talvolta vendono. Più si affastellano le una sulle altre, più il loro significato viene meno. "Le parole sono importanti"? Sì, quando esprimono un concetto e confezionano un significato.

E per esprimerlo debbono essere poche, altrimenti lo annacquano, lo diluiscono e infine lo corrompono.

E allora

ci si parla lo stretto indispensabile, per questioni meramente tecniche, e per qualsiasi tema che possa vellicare un'emozione ci si affida alla scrittura. "L'emozione non ha voce", perché quello che la voce inutilmente aggiunge, la scrittura saggiamente toglie. Si leviga, si smussa, talvolta si taglia. Si arriva dritti al punto, il punto dove le parole vengono srotolate da chi scrive per avvolgere chi legge e non rimangono sospese a mezzaria alla ricerca degli occhi, della voce, del linguaggio del corpo, linguaggi con una loro dignità, che il nostro rapporto ha spesso nobilitato, ma solo quando non si mescolano con la parola. L'amalgama parole-occhi-voce-corpo mette insieme troppe cose e diventa la forma senza la sostanza, il superfluo senza l'essenziale, quello che vorremmo sentirci dire senza quello che l'altro vorrebbe dirci. Perché è tutto interpretabile, tirando da una parte e dall'altra, a seconda di quello che ci conviene, anche inconsciamente. Sopratutto inconsciamente. Le parole scritte invece sono lì. Immobili, scolpite, ferme. Non scorrono, rimangono.

E' una fase che prima o poi doveva capitare. E' capitata a tutti, anche, forse in particolar modo, in questi giorni di attesa. Servirà solo a rafforzare il rapporto, ne sono certo. Io, noi, non voglio distruggere 2500 giorni di piccoli mattoncini quotidiani e questo lo sappiamo entrambi. E non per la paura di gettare al vento sei anni ma perché quello che è stato costruito è troppo grande, troppo bello, troppo forte. Ha fondamenta troppo solide. Non è un gigante dai piedi da argilla.

E allora

Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi cara, tutto quel che posso dire
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile a spiegare,

E tu, noi, hai capito in tempo che "è difficile spiegare", prima di arrivare "dietro a ciò che non sarà...". Perché noi ci siamo sempre capiti più con gli sguardi che con le parole, più con le emozioni che con i chiarimenti, più con la dirittura morale che con la comunanza d'idee. Se vogliamo toglierci l'ansia dell'infinito, se vogliamo che sia qualcosa di veramente speciale, se vogliamo che non sia solo uno stanco rito della mia, nostra, amata e odiata borghesia dobbiamo essere noi i primi ad essere speciali o quantomeno a provarci e a quel punto tutto sarà, dovrà essere, solo nostro. Anche se gli altri non capiranno. Io ho sbagliato per un verso e tu per un altro ma quando è "troppo bello, troppo grande, troppo forte" non serve recriminare, né chiedersi scusa. Anzi, l'imperfezione aumenta il valore della creazione. Basta solo correggersi, lo stiamo facendo.

E allora

stamattina a colazione mi trovo un biglietto: "Ieri ho letto una frase che a me non diceva nulla ma ti ho pensato perché è una di quelle che a te piacciono molto, gira" - Giro - "Il mio onore si chiama fedeltà" Sbianco (e non è semplice)
"Giò, ma lo sai di chi era il motto?"
"Cosa, la frase che ti ho scritto?"
"Eh"
"Delle SS"
"Cazzo, neanche ad impegnarmi ne faccio una giusta"

Silenzio

E si ride, di gusto e insieme, per la prima volta dopo venti giorni. Si ride talmente tanto che poi ci si asciuga le lacrime. Passerà. Non sarà facile, non affrettiamo i tempi, non pensiamo che basti la lacrimevole risata di stamane, ma passerà. Non può non passare.

E quando passerà risolveremo, o vedremo sotto un'altra luce, anche tutti gli altri problemi, che non sono niente rispetto a quello che ci lega, anche adesso, in questo momento che sarà pietra angolare per il futuro. Il nostro futuro.

E tutto questo serve solo a mettere nero su bianco i miei pensieri, per me e per chi legge e si è preoccupato - vi ringrazio - e a nient'altro. Perché quello che ho scritto ce lo siamo già detti. Con gli sguardi, le attenzioni e il linguaggio del corpo. Senza dirci una parola. Perché le emozioni, le sensazioni, i sentimenti hanno dignità in quanto tali e non vanno difficilmente spiegati.

E tu "hai capito già".

Sono le 3.30 e va benissimo così.


10 commenti:

  1. PulceInsonne ha i lacrimoni.
    Daje ragass, certo che passerà!!

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    1. Abbiamo entrambi bisogno di lacrime in prestito. Poi tra l'altro io manco sapevo come si faceva. Un casino, guarda, un fottuto casino. ;-)

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    2. Egregio, così mi spaventa!

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    3. A piaGNere intendo, perché non sono uno che chiagne molto. Ehhh, Pulcetta, sono stati giorni duriZZimi.

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  2. Questo volevo leggere.
    Chi racconta di costruzioni di rapporto che procede perfetto senza mai un intoppo, di loro diffido. Ché di semplice e perfetto non c'è mai niente.
    E dici bene, Filippo: queste cose che nel momento in cui uno le vive sembrano poter sfaldare il filo, poi diverranno paradossalmente un collante.

    Vi abbraccio forte.

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    1. Diciamo che d'intoppi ce ne sono stati molti nel nostro rapporto ma quasi mai "imputabili" a noi. Questo più che un intoppo pareva una catena montuosa immersa in un mare con in mezzo un fiume di liquami tossici difeso da una selva di bestie feroci. E con Gasparri come Virgilio. Adesso non è che sia completamente passata. Anzi, forse non è passata neanche per metà però è passato il momento in cui non vuoi più vedere nessun "bello" e se questi ti capita inaspettatamente davanti (un sorriso, il mare, una notizia che ti fa ridere) ti senti quasi in colpa per aver provato piacere per qualche istante, perché c'è una vita di merda da coltivare e non bisogna avere distrazioni gioiose.

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  3. Ma daaaai!! Ti lascio solo per le vacanze e ti ritrovo cosi'??? :( forza ragazzi, e' solo una tempesta...si impara a navigare insieme anche tra i liquami :) sono tornata, se serve... Un abbraccio
    Lulla (scusa l'anonimo ma non ricordo piu' la password)

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  4. Non è che servi, è che avrei piacere. Però lo sai come sono fatto (male). A brevissimo ti aggiorno.

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