lunedì 20 maggio 2013

Londra, wolframio e stracciacazzi

Una delle qualità che punteggiano la mia perfezione, oltre ad un'infinita modestia, è quella di essere abbastanza accomodante nei rapporti umani. Io metto giù dei paletti al wolframio su pochi e specifici punti, poi su tutto il resto sono "vivi e fatti una padellata di cazzi tuoi, non sfrugugliare la gente su argomenti che vedi che preferisce non toccare, non impuntarti sulle cazzate, se puoi aiutare un altro, fallo senza tante pugnette, che gli eroi e i martiri son tutti morti giovani, e ricordati che tra una manciata di anni sarai nient'altro che polvere". E' un aspetto della mia personalità che talvolta viene malinteso e quasi mai viene compreso totalmente. A volte viene recepito come remissività. A quel punto però bastano due o tre ruggiti e gli incauti capiscono subito che se non sottolineo quello che faccio o faccio finta di non vedere quello che fanno altri non è dovuto al fatto che sono un imbecille ma semmai che non lo considero così dirimente da rischiare di avvelenare inutilmente il clima. Diciamo che le tre persone che l'hanno capito appieno, perché condividono questo aspetto nella loro personalità, sono la morosa, la Kikka e mio babbo, con cui vivo, ognuno a suo modo, un meraviglioso rapporto di "non detti", di simboli, di segni, perché per volersi bene più si riesce a togliere, meno parole ci si dicono, meglio è. L'amore, l'affetto, il sentimento esistono in quanto tali e non hanno bisogno di essere (troppo) spiegati. Benita, che è un pianeta tutto suo, fatto di parametri che sfuggono alla catalogazione umana, è in prova.

A Londra eravamo in dodici. Io, la morosa, Benita e altri nove amicicici, sei ommini e tre fanciulle. Tutta gente del mio bar, escluse due che sono morose. Su una niente da segnalare. L'altra è una stracciacazzi che sembra creata in laboratorio dal Dottor Josef Mengele per rompere i coglioni. Su tutto. Dove andavamo la mattina, il pomeriggio, la sera. Il sole, la pioggia, il mez e mez. Il caldo, il freddo, il tiepido. Il ristorante, il pub, il take-away. La musica troppo alta, troppo bassa, troppo media. La odiavano tutti. I primi giorni ho cercato di mediare per stemperare una situazione che, con tutte le virgolette dell'universo, iniziava ad essere carica di tensione. Finché è riuscita a dirmi "A te va bene sempre tutto? Mah". E lì ho glissato, pur facendo un passo indietro del tipo "Amica, siccome a me va bene sempre tutto, adesso le situazioni che si creano te le smazzi da sola". Venerdì, a proposito di paletti al wolframio, c'era il motivo per cui siamo, o quantomeno sono, andato a Londra: le Final Four di Eurolega (semifinali e finale del torneo continentale di basket, per i meno avvezzi). A me piace andare a palazzo almeno dalle 15-16 (anche se la partita inizia alle 18) per gustarmi il clima, vedere le tifoserie, salutare gente che conosco e che non conosco, ecc. E tutti ovviamente erano concordi, fanciulle incluse, visto che il basket da noi è una religione. Lei no, "che tanto la partita inizia alle 18". Se con gli ommini mi riesce facile litigare, con le donne è raro. Tantopiù con quelle che non conosco. Però era in mod "emmobastaveramenteperò" (oh, giuro, una settimana che veniva voglia di chiederle se aveva fatto una scommessa oppure a che punto era nel Master in "Sfrangiare la minchia"). Non entro nei dettagli della pacata invettiva: fate conto una Catilinaria ma interpretata da Mario "Er Principe" Brega. Sappiate solo che la mia olimpica reazione ha fatto in modo che mi abbia piantato il muso (tipo i cinni, ma quelli scemi però, col beccuccio) per il resto del viaggio. Ormai sono dieci giorni che non chiudo occhio dall'intimo dolore che mi ha provocato.

Io so, ma non ho le prove, che gli altri hanno solo abbozzato ma interiormente mi applaudivano. Moroso compreso.

P.S.
Intendiamoci: mi sono divertito come un matto, eh. E comunque, ehm...Benita trovò moroso! Si chiama (di secondo nome) Carlo! Colonna sonora del viaggio, cantatale in ogni dove, anche sul cellulare alle 4 del mattino, è stata, ovviamente

17 commenti:

  1. Anch'io appartengo al club "fo finta di nulla per non incazzarmi inutilmente", e certe volte sembra che gli altri se ne possano approfittare. Ma chi mi conosce sa che quando poi si esplode - noi del suddetto club - è meglio se gli altri scappano! +_+

    Detto questo, ti stimo fortemente sia perché sei riuscito a non maciullarla di padellate nel muso fin da subito, sia perché alla fine l'hai maciullata di padellate sul muso.
    Ché con certa gente non ci son cazzi, va solo zittita!!! +_+
    Bentornato, Phil! E auguri alla Benita.

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    1. Direi che il post odierno sul blog della Chiara ha chiuso il cerchio. Potremmo cambiare da così a così e passare alle incazzature preventive. Ne prendiamo uno a caso tra i nostri conoscenti e lo insultiamo, in nome del quieto vivere.

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  2. Uhm, e meno male che non era coinvolta la tua squadra nella partita, altrimenti direi che, così a naso, sei stato fin troppo delicato con la tizia :D, era da far volare (e ricadere) sopra al Big Ben!

    Evidentemente non sa che "le partite di basket sono un fastidioso intermezzo tra una sessione di autografi e l'altra"!

    Alcool

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    1. Negli ultimi tre post, due commenti, addirittura citandomi. Ti ha morso il ragno dell'ammmore? Tanti cuori per te, tanti cuori. <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3

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  3. Certe persone non sono mai contente. L'aveva detto lei, no: "A te va bene sempre tutto? Mah"
    Beh, non è andata bene la sua ultima -ennesima- scassatura di cabasini e glielo hai detto, quindi di che si lamenta?

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    1. Infatti era la chiusura della pacata invettiva. "Ecco, adesso mi sono incazzato, contenta?". La cosa bella è che mi sono incazzato talmente bene che neanche mi risale il veleno a ripensarci.

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    2. Standing ovation!!!!!

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    3. Grazie caro/cara. A presto!

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    4. No davvero, chiunque riesca a fare quello che hai fatto tu senza farsi risalire il veleno a ripensarci merita minimo minimo un Nobel.

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  4. Questa frase -ma a te va bene sempre tutto- l'ho provata pure io, sulla mia pelle medesima stessa.
    Che quando me la son sentita dire mi sono fatta pure delle domande, tipo "ma non è che davèero davèro mi sto facendo zerbinare" va beh insomma, hai capito.
    Poi in realtà siccome si trattava sempre di situazioni vacanziere/week-end/cazzeggio ho capito non fosse il caso farsi venire certi dubbi sulle modalità esistenziali.
    A me è sempre bastata la compagnia degli amici IN GENERALE, si poteva pure andare al laghetto di merda al parco nord, per dire. la modalità da ruga cazzi forse non mi appartiene troppo. e ti dirò, guardo anche con occhi meravigliati chi riesce ad essere così bravo, ad impegnarsi, a sbombanellare la minchia nella maniera di quella tizia. c'ho dell'ammirazione proprio! :)

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    1. Quando sei in mezzo agli altri, devi essere consapevole che qualche compromesso (ma piacevole, eh, perché qui pare che andassimo a sgozzare caribù a mani nude indossando dei bermuda, levando al cielo giaculatorie che ci ricordavano che la nostra fine sono due metri per uno, tre metri sottoterra) lo devi accettare. Compromesso che poi viene ripagato dall'allegria, dalla condivisione e dall'ignoranza. E più aumenta il numero, più aumentano le gioie e i compromessi. Questa invece credeva di andare in vacanza con altre undici persone pensando che fossero...boh...camerieri, bodyguard, autisti? Segnalo comunque che il cognome assomiglia molto a quello di un noto politico avente un occhio che gioca a stecca e l'altro che segna i punti. Gas...Gasp...Gaspa...una roba del genere. Dovevo capirlo subito, SUBITO come sarebbe andata a finire.

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    2. stai a parlà de l'amico de Bbbrù V.?

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    3. Oh, cmq i vostri blog di vita vissuta mi fanno impazzire. Grazie per rallegrare la settimana ad un povero ragazzo sperduto sulla sua nuvoletta :-D

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  6. Il mondo non ha vie di mezzo: gli scassaminchia e gli estremo-pazienti, con i primi che sono i primi ad essere intolleranti quando devono subire.
    Però quando l'estremo-paziente reagisce sono soddisfazioni!

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    1. In realtà io vedo un passaggio progressivo da scassaminchia a Buddista prossimo al Nirvana. Con l'incazzatura inversamente proporzionale: lo scassaminchia di professione non può incazzarsi in quanto è già perennemente incazzato di suo, dato che è uno scassaminchia professionista. Mentre il martire più subisce più accumula, poi se esplode so' cazzi...

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