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mercoledì 3 dicembre 2014

Ten seconds to andarmene affanculo



E' già un mese che non scrivo. Quante cose sono successe. Voce fuori campo: un cazzoooooooo. Di seguito gli episodi più esaltanti dell'ultimo mese. Utenti delle case di riposo leggete ed esaltatevi con me.

1) Oltre a quanto già in precedenza elencatovi, da una settimana dormo con un uomo di colore. Di quel colore là. In due letti separati. Separatissimi.

2) In compenso, per farvi capire l'abbruttimento, il collega con cui ho legato di più è uno che ha il corpo ricoperto di tatuaggi che vanno dal labrys ai fasci littori, dal teschio della Decima Mas ai motti del Ventennio e mi ha detto che quando ritorna vuole farsi un nuovo tatuaggio politico. Gli ho proposto "Noi non siamo del Leoncavallo" nel caso qualcuno avesse dubbi. Lui non ha capito. A volte mi dice "Ritorneremo", io gli dico "Sìsì, il 19 dicembre". Lui non capisce. Evidentemente è la condizione necessaria e sufficiente per farsi assumere.

3) A differenza sua, io sto benissimo. L'altro giorno, per un'operazione di preparazione ad una rilevazione, avevo in mano un crivello (non la raffinatissima Giorgia, che è di Bernareggio, Brianza profonda, ci tengo a ricordarvelo), che sarebbe quella cosa qui
  
e mi stupivo perché i granuli cadevano, anziché finire in fondo alla rete di maglie. Ebbene, amici miei, tenevo il crivello allegramente girato al contrario. Sono andato avanti per una buona decina di secondi a farmi domande sul curioso fenomeno fisico. Forse è meglio non capire e sperare in anacronistici (voto 2) ritorni.

4) Il puntello della mia allegrezza è la ricerca quotidiana della minore interazione possibile con esseri umani di sesso maschile - che poi qui sono tutti uomini a parte due donne con BMI superiore a 15,5. Quindi uomini, per me. Loro cercano di coinvolgermi. Io cerco di non farmi coinvolgere. Loro dicono che Emma Watson in fondo non è così meravigliosamente sublime. Io per una volta non dò ascolto ai consigli di mamma sulle "brutte compagnie" e mi coinvolgo. Mandandoli sonoramente a fare in culo, tirando in ballo le (loro) madri, le (loro) sorelle ma anche l'astemìa dei (loro) padri. Loro ridono. Un giorno li ammazzerò.

5) Mi hanno inflitto quattroeurovirgolatredici di penale sullo stipendio. Peraltro proprio ieri ragionavo - c'erano dei medici pronti ad intervenire in caso di complicazioni cliniche - sul fatto che quando esercitavo la nobile dell'allenatorato - mi chiamavano "Maestro" (giuro) e io ovviamente lasciavo fare ché anche quello serviva a gonfiare la ruota del pavone - pigliavo all'ora più di quanto prenda oggi.

6) E' arrivato l'assistente psicologo del lavoro. Già il fatto che ci abbiano mandato l'assistente fa capire quanto siamo considerati. Il mio colloquio si è aperto con l'assurda richiesta "Che problemi ha rilevato dall'arrivo in questo impianto?". La mia risposta è stata "Lei ha intenzione di morire di vecchiaia seduto su quella sedia?". Lui ha riso. Siamo finiti a parlare di basket. Quanta serietà, quanta empatia, quanta li stramortacci mia.

7) 19 rientro. 20 cena della leva ("dai, non fare l'asociale"). 21 cena delle superiori ("dai, non fare lammerda"). 22 cena ex-colleghi ("dai, non fare il robboso"). E mi hanno anche già chiesto "Ohhhhhhh, Filipppppppo, cazzo fai l'Ultimo?". E improvvisamente mi sono sentito piombare addosso come piombo (ah ah ah) tutto il carico ingiustificato della saudade che ho provato durante quest'anno che mi sembrava infinito. Non voglio più tornare. No, scherzo.

8) Skypo con la Zorza. Passa dietro un coglione (non ci si crede, vero?). 
Coglione: "Ciaooooooo, moje di Filippo"
Giorgia: "Ciaooooooo"
Filippo: "E' romano!"
G: "Dai?"
F: "Te lo chiamo!"
F: "Andreaaa, vieqqua"
Coglione arriva
G: "Sei di Roma?"
C: "Sì"
G: "Zona?"
C: "Pomezia"
G: "Levate va"

9) Ieri Ella ha sostenuto l'A2 di tedesco. Io, per ovvi motivi, no.  Lei non è una che fa pesare le cose. No. Ieri sera smessaggiamo, le chiedo cosa sta facendo, mi risponde che sta leggendo Hegel, in tedesco. L'ho insultata. Pesantemente.

10) Un altro tecnico mi telefona per un lavoro che dovrebbe fare lui ma lui decide che devo farlo io alle condizioni poste da un terzo tecnico. Già qui capite che la mia situazione psichiatrica già precaria diventa quella di Ed Gein. 
"Ascolta, facciamo così: io gli mando una mail e ti metto in copia, così io e Boris (perché tutto parte dai nomi: cosa cazzo vuoi pretendere da uno a cui le due persone che dovrebbero amarlo di più a questo mondo, hanno scelto di affibbiare il nome BORIS??? ndF) decidiamo i vari passaggi e tu sai cosa fare"
La mia risposta pacata per cui ha minacciato prima di bussarmi, poi di licenziarmi (non so con quali poteri ma non sottilizziamo), poi di denunciarmi è stata: "Devi finirla di collezionare cromosomi". 

Ciao belli e ricordatevi sempre "Beato tu che sei all'estero, qui è tutto uno schifo" slash "Beato tu che lavori in un ambiente internazionale, ricco di stimoli e di culture differenti".

P.S.
Ho (ri)iniziato ad ascoltare i Prodigy. E' grave? In realtà lo faccio solo perché immaginare migliaia di persone strafatte di droghe sintetiche che si muovono come una via di mezzo tra Robocop, Ken di Barbie e i tori di Pamplona è un'immagine che riporta una terapeutica serenità in questa mia anima tormentata.

venerdì 26 settembre 2014

Un anno dopo

 
26 settembre 2013 - 26 settembre 2014

"Tu, che hai dato alla mia vita il suono del tuo nome
Tu, hai trasformato tutto il resto in uno sfondo
Tu, della mia esistenza sei l'essenza"

Io, che mai e poi mai avrei detto "mia moglie" e ora invece mi riempie il cuore, la testa, tutto.

martedì 8 luglio 2014

Trenta giorni



Siccome nella barzelletta vivente che è questo posto mancava solo il giapponese, è arrivato. Anzi, la giapponese. Sorprendentemente per le abitudini dei figli del Sol Levante parla un inglese abbastanza fluente. In compenso non capisce una parola di italiano. Anzi, lei credeva di capirne qualcuna, poi gli è stato spiegato col giusto tatto che "Vaffanculo" non è la risposta più urbana per porgere il proprio garbato diniego. No, Harumi, "non proprio" non si traduce con "vaffanculo". Fortunatamente, prima della grande scoperta, ha sfanculato solo tecnici e operatori, anche se per lei, che mi ha detto che in giapponese non esiste manco il "No" (sarà vero?), è stato un grande trauma. Stiamo riallocando dispositivi all'interno dell'impianto e lei ieri era la mia ingegnerA di linea. Io, lei e l'altro tecnico abbiamo amabilmente chiacchierato durante il turno. Lei è affascinata dal fascino che il Giappone esercita su noi occidentali, io le ho detto che sono l'unico occidentale a cui del Giappone non frega un cazzo, non ho mai letto un manga, non guardavo neppure Dragonball - volevo anche dirle che hanno tutti la faccia in due dimensioni, che hanno la pelle gialla perché pisciano controvento e che se l'Oriente finisse col Pakistan si starebbe tutti molto meglio ma poi mi sono trattenuto perché non volevo apparire troppo chiuso nei confronti delle culture inferiori - e che le uniche cose che apprezzo del Giappone sono i calciatori (non è vero), le idol (è vero) e raccontare dell'omicidio Furuta ai più impressionabili tra gli amici e i parenti. Fatto sta che con giubilo e gaudio, nonché ripetuti indici (suoi) puntati sulla testa (sua) ad indicare l'igiene mentale della testa (mia) andiamo in mensa, dove per la prima volta dopo due mesi sono comparsi quei legumi noti al mondo come ceci (risotto alla greca).
Li vedo e sono felice, di una felicità inesprimibile a parole. Sono talmente felice, che potrei anche morire da un momento all'altro. L'autoctono mi dà le solite tre scucchiaiate di riso, io vorrei oltrapassare il vetro e pigliarlo per il bavero ma mi limito "One more, please", lui capisce che glielo avrei ripetuto almeno altre due volte e me ne dà subito altre tre. Caracollando dalla gioia mi dirigo verso il tavolo con un passo tipo Giulio Cesare quando passava sotto l'Arco di Trionfo. Scucchiaio. Eh, insomma, il riso era occhei ma i ceci: DURI COME IL MURO, roba da lasciarci lì una mezza arcata dentaria. Evitando scene tipo Fantozzi alla cena di gala a casa della Contessa, guardo il mio dirimpettaio, che viene dalle mie lande, e gli dico: "me paren i balet de sciopp" - mi sembrano i pallini del fucile. In un posto normale questa non sarebbe dovuta neanche essere una battuta, ma in questo luogo di desolazione devo essergli sembrato Woody Allen e inizia a ridere di gustissimo, diventa paonazzo, manca poco che si strozzi. Rido con moderazione del suo contorcersi dalle risate, lei chiede una spiegazione, poi esige una spiegazione, poi intima una spiegazione. Alla fine glielo traduco e succede una roba che pensavo succedesse solo in "Mai dire Banzai" (a proposito della mia ampia cultura giapponese): ride come lui di una battuta non solo spiegata ma pure tradotta. Ride e ride, ad un certo punto m'irrita (ma chi ha insegnato a ridere ai jappi? Nitriva anziché ridere), vorrei replicare l'omicidio Furuta e alla fine mi dice: "You're so fucking funny guy".

Ora, un mese fa durante una conversazione mando un messaggio alla Zorza in cui come al solito debbo aver commesso un imperdonabile errore, dopo essermi molto scusato "Se Le porto la palla, mi fa giocare un po'?", lei inizia a ridere e quindi è costretta a tradurre il tutto alla sua amica-collega Poppy (Poppy...nomi che pensavo esistessero solo nei libri d'inglese delle medie) e questa gli dice "Your husband is so fucking funny guy". Due settimane fa in preda ad una crisi d'ansia per le pene d'amore di un'altra amica-collega - che praticamente si vede con uno, ci passa le serate, tutto bravissimo, tutto bellissimo, tutto benissimo, poi finisce la serata, rimangono in macchina, parlano di ogni argomento dello scibile umano ma lui sia mai che ci provi - mi chiede: "Secondo te, dal tuo punto di vista maschile, cos'è che lo frena? Che poi lo chiedo a te che in realtà sei più mezzafiga di tutte noi messe insieme ma vabbé" e io, sempre scusandomi, le dico "Gli direi: Picchiami, ma baciami". Lo riferisce alla sventurata che le risponde: "Georgia, you're so fucking funny girl" - la signora si appropria anche delle battute altrui ma il fucking funny ero io, vergogna. Tra le altre cose poi l'amica non ha fatto come le avevo (mirabilmente, ammettetelo) suggerito e infatti il nostro Porfirio Rubirosa 2.0 s'è fatto di nebbia.

Forse dovevo andare a fare il comico per stranieri. Se penso che Iacchetti e Boldi si sono campati la vita con due sketch merdi (i due di Boldi: "Faccia da pirla" e "Tatatatatachicardia" perché Iacchetti manco quelli aveva) e io sono qui in una buca colla prospettiva di morire a cinquant'anni di enfisema mi viene (anche) la depressione. E' iniziato pure Ramadan ma tra i pochi pregi di questa prigione c'è che si avverte meno rispetto all'anno scorso e poi ormai siamo all'ultima boa: 30 giorni alla felicità. Me lo dico da solo: daje, Fili'. E quest'anno per la prima volta dopo un lustro non si scarpina in vacanza. L'obiettivo è sdraiarsi giorno 8 agosto e rialzarsi giorno 23. Anzi, preferibilmente mettersi di lato e rotolare verso Fontanarossa per sprecare meno energie possibili. Ovviamente sempre con crema solare protezione 700 perché anche in vacanza non bisogna mai dimenticarsi che abbronzarsi è male quasi come le scarpe aperte. Il malvagio sole è sempre in agguato e non bisogna farsi trovare impreparati.

mercoledì 18 giugno 2014

Pena di morte (p)e(r) le gattare



Il coordinatore dei tecnici di un'altra delle linee dell'impianto è, incredibile a dirsi, un coglione di quelli che bisogna impegnarsi per scovarne uno così. Non tanto nel suo lavoro in cui mi dicono essere competente ma per quanto è banale, volgare e tutti gli aggettivi peggiori dell'universo ogni volta che apre bocca in mensa. Me lo suco per ventuno pasti alla settimana perché abbiamo lo stesso orario di frequentazione della mensa e questa massa di imbelli è elastica sul perdere migliaia di euro all'ora perché non chiude una valvola ma sulle cose importanti, tipo i turni della mensa, non ammette deroghe: per mangiare in un orario diverso da quello assegnatoti devi rivolgerti alla FAO. Ovviamente non posso mangiare colle cuffie, come sarebbe giusto e normale, perché, nonostante questo gulag, l'ultimo barlume di educazione mi è rimasto incagliato nel carattere. Non so quanto tempo ci metterà a disincagliarsi ma potrebbe essere questione di secondi.

Sta di fatto che qualsiasi argomento approccia sai già che la conclusione che ne trarrà sarà sempre la più banale. Che si parli di calcio, politica, costume. E a me la banalità, facente spesso il paio coll'ineleganza, che non è la giacca e la cravatta o il tailleur e lo stiletto, ma come uno pensa e agisce. Solitamente parla (con altri, io non gli rivolgo la parola, però il tavolo è quello e quindi...) di argomenti tipo Balotelli, gli stipendi dei parlamentari oppure la Minetti. L'altro giorno discettava di quello che era successo a Motta Visconti. Attacca colla tiritera sulla pena di morte. Io sto zitto, come sempre, tanto non ne vale la pena. Finisce un discorso che avrebbe fatto impallidire un unno - che probabilmente lui pensa essere un numero scritto in modo errato - mi guarda e dice: "O sbaglio?". Finisco di mangiare la polpetta di gomma che l'ottimo servizio mensa ci fornisce e gli rispondo: "Sbagli. Per me, sbagli" - "Perché?" - Siccome un po' stronzo so esserlo anch'io e la risposta me l'ero preparata da qualche minuto "Perché l'abbandono della pratica della pena di morte è uno dei pochissimi lasciti che apprezzo dell'illuminismo".

Alla parola illuminismo è andato in crisi, probabilmente deve anche averla confusa con comunismo - la sua evoluzione politica è andata da B a Grillo - ed ha riattaccato con un'altra bella, e anche qui non banale, tirata sui comunisti buonisti pacifisti (e tutti gli altri -isti), che si conclude colla seguente domanda: "E se capitasse a tua moglie?" (probabilmente l'illuminismo gli ha cortocircuitato il cervello perché non ha capito che se capitasse a mia moglie, l'assassino sarei io) - "Risponderei colle parole di quel politico americano, non ricordo se senatore o governatore, che disse: "Vorrei che la giustizia fosse più lucida di un marito a cui ammazzano la moglie o di un padre a cui ammazzano i figli" - "Sìsì, tanto non gliela daranno mai" - come se fosse prevista dall'ordinamento. Ah, i nipotini della patria del diritto - "Stai sereno, daranno ragione a quelli come te" - "E meno male, altrimenti vivremmo, nel migliore dei casi, quello americano, in una società in cui il padre insegna ai cinni a sparare a cinque anni e secca il nonno che piscia dietro la siepe". Lo vedo frastornato. Non si perde d'animo "Tanto poi ci pensa la giustizia del carcere. Ahhhhhh, lì dentro per chi tocca le donne e i bambini  c'è una giustizia interna".

Questo è uno dei discorsi che mi fa più incazzare in assoluto. Sono anche pronto a discutere sulla pena di morte - mammà ad esempio è favorevole, quindi è stato un argomento ricorrente nella mia formazione - perché alla fine rientra nel solco della giustizia di uno Stato, ma su 'sta ciclopica cazzata della giustizia interna al carcere, vado ai matti, perché QUALSIASI cosa al di fuori delle regole che uno Stato si è dato, QUALSIASI cosa al di fuori del contratto sociale che uno Stato ha stabilito coi suoi cittadini è un abuso e uno Stato che chiude gli occhi su un abuso è uno Stato debole.

Infatti se sulla pena di morte FUI abbastanza calmo nell'esposizione, qui mi SI CHIUSE la vena e l'eloquio DIVENNE torrenziale.

"Certo, che dimostra semmai la debolezza di uno Stato che si affida ad altri assassini oppure a galantuomini come gli stupratori per ristabilire una giustizia che lui non è in grado di attuare. Assassini dimenticati che quindi diventano giustizieri a cui appellarsi, lo stesso compito che si vorrà assegnare a quel maiale tra qualche anno, quando sarà stato dimenticato da tutti e un nuovo maiale massacrerà la moglie e i figli. E uno Stato debole non è che è debole a compartimenti stagni: è debole in toto. Nel non punire adeguatamente corrotti e corruttori, nel calare le braghe al primo scioperello, eccetera eccetera. E chi arriva in uno Stato debole ed è forte perché le esperienze della vita l'hanno segnato, si adegua rapidamente a trarne il maggior vantaggio col minimo sforzo, fottendosene di ogni regola e da un certo punto di vista è più comprensibile il suo atteggiamento, visto che non ha radici in quel territorio, rispetto a quelli di chi lo abita da millenni. Uno stato forte invece è forte in tutti i settori. Punisce TUTTI duramente ma senza vendette e anzi cercando di rieducare, ha precisi indirizzi economici e non basta una corporazione del cazzo per iniziare a concertare anche sulle virgole e i sospiri e accoglie, perché sa che le migrazioni sono un fenomeno storico e non politico, discriminando solo sulla base delle infrazioni alla legge".

Ha iniziato a perdere sangue dal naso e ha capitolato con un: "Certo che sei ben strano" (io, eh, non lui). Insomma, sono bastate tre frasette da tema di terza liceo per mandarlo in crisi. In altri tempi mi sarei sentito pure una merda per quella roba del "Ti piace vincere facile", oggi no. Pietà l'è morta. E da quel dì. Questo sa anche lavorare, pensate a quelli che lavorano col culo e ragionano con lo stesso quale bel clima riescono a creare e poi capire perché la mozione "Palla di Lardo" vede crescere il numero dei suoi delegati tra i neuroni che affollano la mia testolina.

Fortuna che anche in questo impianto ho scoperto esserci delle palle di pelo, pulci e zecche (questi però le hanno veramente, non come la Viziata) e l'altro giorno mentre passeggiavo con la Vale dicendole di quanto questo posto mi faccia orrore: "E' tutto una merda, tutta una mer..." ad un certo punto salta fuori una roba che più lercia non si può ma con quattro zampe, due orecchie, due occhi neri e un muso lungo. Il sottoscritto passa dallo stato solido allo stato liquido: "Ciaaaaaaaooooooo bello" e poi una serie di frasi irripetibili tipo "Lalalalalala" - "Dimmi un po' da dove spunti?" - "Eh, cucciolo, da dove vieni fuori?" - "Ma bello lui".
Dopo tre minuti di catatonia ipercinetica, la Vale mi fa: "Beh, bello, diciamo...un tipo". Dopo altri per me brevissimi e per lei infiniti minuti "Carissimo, tra mezzora iniziamo il turno, sarà il caso di andarci a vestire, no?" - "Eh sì, un attimo" - "Peggio delle gattare, peggio delle gattare. E non è la prima volta".


venerdì 6 giugno 2014

Se ne volevo una Normale andavo a Pisa



Quella volta che alla domanda "Che lavoro fa?" dicesti ai tuoi "Lo conosco da poco, lui dice l'idraulico ma debbo ancora approfondire la questione, perché non me la racconta giusta". Quando lo venni a scoprire, da tua madre, il giorno in cui le dicemmo che ci saremmo sposati, ti chiesi: "Perché, cosa pensavi che facessi?" mi sentii rispondere, con quella tua intonazione impassibile come solo un medico ad un congresso, con quella tua aria franca, forte, ferma e fiera, quella che riesci a estrinsecare anche, soprattutto, quando spari le peggio cazzate "Ero convinta spacciassi". Alla mia espressione (colpevolmente) sbigottita obiettasti "Vabbé, non fare quella faccia di cazzo, non ti conoscevo nemmeno". Tua madre rise molto, intimamente chiedendosi cosa aveva sbagliato in quei nove mesi. E io capii che se avesti avuto tutte le rotelle e tutte perfettamente funzionanti, non mi saresti piaciuta, figurati sposata.

venerdì 30 maggio 2014

Vecchio dell'Alpe stile di vita



E' arrivato un tecnico nuovo. Romano, 35 anni. E' simpatico ma è uno di quelli che pensano di essere più simpatici di quello che sono. Io lo sapevo che il momento doveva arrivare, lo percepivo nell'aere, lo annusavo colla mia canappia (che, ricordiamoci: "Amo', se dici de no, sparecchi e se dici de sì, affetti er pane"). Però in questo circo psichiatrico è uno dei pochi che non vedrei bene grattato via dall'asfalto eccetera eccetera e quindi me tocca.

Lui: "Ma come fai a conoscere così bene Roma?"
Io: "C'ho vissuto, contando diversi periodi, per qualche mese. Ci abitano alcuni miei parenti, andavo a trovarli, mi feci un giro d'amicizie e d'estate ci tornavo spesso. Mentre invece mia moglie c'è nata e cresciuta per 16 anni e quindi ogni tanto torniamo"
Lui: "Dove stavi?"
La prendo larga: "Roma Nord"
Lui: "Ahah, anch'io. Io so' di Grottarossa"
(pensiero: "Fiùùù, m'ha detto la zona, non la frazione, dai che la sfanghiamo) Io: "Ah, conosco, dove han trovato la Mummia". Poi, incauto, aggiungo: "Io stavo alla Marcigliana"
Lui: "Io a Saxa Rubra, vicino alla Rai. Presente?"
Io, che lo sapevo, che lo sapevo, che lo sapevo che sarebbe andata a finire così: "Più o meno"
E poi, eccola, come Damocle se la sentì sulla collottola: "E tu dove stavi alla Marcigliana?"
(pensiero: "Rassegnati Filippo, rassegnati"): "Settebagni"

Gente, siamo nel 2014, viviamo in comode case con la luce, l'acqua corrente, il gas a rete. Abbiamo una. due, anche tre famiglie. Stasera uscirete, riderete, ballerete, canterete, forse v'innamorerete. Ma ricordatevi sempre che anche nel 2014 (in lettere: duemilaquattordici) al solo sentire "Settebagni" c'è ancora chi risponde "Poi t'asciughi".

E quell'infame così rispose.

La prima volta che sentii quella divertente (...) espressione non sapevo ancora scrivere.

Eravamo nella sala di compressione del gas e ho sentito un irresistibile impulso ad accendermi una mozzica. E quando succederà, perché succederà, voi saprete che non l'ho certo fatto per futili motivi ma perché, al culmine dell'abbruttimento fisico e mentale, c'è chi m'ha risposto "Poi t'asciughi".

Voi capite che in ambienti come questo, l'ultimo problema sarà calarmi per tre giorni nelle viscere della terra a respirare metalli pesanti?

P.S.
Se poi vogliamo aggiungere dolore al dolore, l'altro ieri mammà m'ha scritto che Emma "ha il mento da streghetta". Ma come posso continuare a rapportarmi con gente così malvagia? Il progetto nonno di Heidi procede a tappe forzate.

giovedì 22 maggio 2014

Giornate dure


Prendo spunto dal quinto punto dell'ultimo post della grandiZZima Brioche a cui mando un grande e sentito abbraccio. Parla di storie di emigrazione, mettendo inizialmente in chiaro che

"[...]sono pur sempre una migrante fortunata, arrivata qui su un comodo aereo, con un contratto e la prospettiva di una vita normale a tempo limitato. Non ho avuto bisogno di un permesso di soggiorno né di un permesso di lavoro per poter rimanere: queste cose mi sono garantite per nascita, senza fatica. Ok, vivo in un convento e già questa mi sembra una bella penitenza o pena del contrappasso, ma ancora mi è ben chiara la differenza tra queste vicissitudini fastidiose e il dramma di chi viene dal mare, disperato: il mio alla fin fine è un racconto da poco, lo sappiamo tutti. [...]"

e io sono ancor più fortunato di lei perché il mio lavoro è stabile e comunque mi sono portato un pezzo, il più importante della mia vita, con me. Anche se poi durante l'anno passo mesi interi senza vederla. Quindi, continuando a citarla, rafforzo il suo:

"Fatte queste debite premesse, che spero mi scagionino da ogni forma di confronto con ben altre questioni"

Il punto 5, dicevamo...

"5- Il bilancio tra cosa si è guadagnato e cosa si è perso stando qui, in termini umani, di relazioni sociali, di amicizie perdute o nate: un gioco (o giogo) quotidiano."

Ecco, questa situazione sta diventando vieppiù frustrante e sta iniziando seriamente a pregiudicare la mia qualità della vita. Tra le altre cose, ho disturbi del sonno, che per uno come me che diceva "Vabbé, buonanotte" e in trenta secondi era nel regno di Morfeo, che non si svegliava MAI, che dopo quattro-cinque ore di nanna era nuova di pacca sono una roba inconcepibile (e infatti non ci crede nessuno).

Senza sconfinare nel francescanesimo o nell'hippismo QUEL tipo di rapporti umani, QUEL tipo di relazioni sociali, QUELLE amicizie sono il metro di paragone con cui giudico, misuro e valuto la qualità della mia vita. Qualche amicizia me la sono fatta anche qua, tante conoscenze me le sono fatte anche qua ma in termini umani, veramente umani, qualitativi?, è come paragonare un bicchiere d'acqua ad un oceano. E a me del conoscere gente tanto per conoscerla, restando sulla superficie del rapporto oppure, peggio ancora, perché un domani potrei trarne un vantaggio non me ne frega proprio una sega.

- Mi chiedo se il problema non sia dentro di me, poi però mi ricordo che nella vita precedente, perché sembra veramente una vita precedente, ero consapevole e lo dicevo, forse l'ho scritto anche qui, di essere "fortunato".

- M'interrogo sul fatto se quello che mi pesa non sia che là ero il Re e qua solo uno dei tanti. Mi rispondo che non è vero che là ero il Re, però ero circondato da persone a cui volevo e che mi volevano, con diverse sfumature, sinceramente bene. Che stimavo e mi stimavano. Che aiutavano e mi aiutavano. Qui quando non sono sconosciuti, sono persone che vedrei bene mentre le grattano via dall'asfalto dopo che sono state arrotate da un autotreno.

- Io, che venivo "accusato" di non incazzarmi mai abbastanza, se non in quelle quattro/cinque occasioni che bastavano per il resto dell'anno, mi accorgo di essere sempre sul filo della sbroccata. Basta qualsiasi piccolo inconveniente - dalla connessione che salta a qualcuno che mi sfiora - per farmi esplodere. Peggio ancora, alle volte faccio apposta a crearlo, solo per sfogarmi. Ci sono dei giorni che mi sto sul cazzo da solo per quanto sono irritante.

- Ne parlo con altri e tutti, indistintamente, mi dicono che "questa esperienza ti rafforzerà" ma io ho in mente altri tipi di rafforzamento. Penso di essere abbastanza predisposto, nei limiti dell'esistenza di un giovane uomo occidentale, ai sacrifici, ai dolori, in generale alle difficoltà. Non mi spaventano ed è vero che affrontandoli mi sono rafforzato. Ma se per rafforzarmi sotto il versante degli affetti, debbo perdere tutta quella sensibilità che penso di avere o di avere avuto e diventare uno dei tanti stronzi GordonGekkoWannabe ne faccio volentieri a meno. Molto volentieri a meno.

- Quel discorso sulle radici che ciclicamente scrivo posso anche fingere di non essermelo fatto, posso anche cercare di allontanarlo ma poi, basta un attimo di deconcentrazione, ed eccolo ricicciare. Forse è tutto qua.

Sono le serate di giornate dure, senza consolazioni.

venerdì 9 maggio 2014

Mi raccomando



Aeroporto capitolino. Sala d'aspetto della pista di decollo per gli aerei privati.

"Comunque Vale, tienimelo d'occhio perché è un mese che va avanti a parlarmi di un'ingegnerA spagnola..."
"...basca, te l'ho già detto mille volte. Basca. Padre di San Sebastian e madre di Ustaritz..."
"...sgrunt..."
"...quindi tecnicamente franco-spagnola. Ma comunque basca. Puta Espana y puta Madrid"
"Finito di rompere il cazzo?"
"Precisavo"
"Beh comunque, c'è 'sta cazzo di ingegnerA"
"Sì, beh, non parlarne così che sai com'è...saremmo circondati da miei colleghi"
"Alooooooora, c'è 'sta ingegnerA che dopo che me ne ha parlato per un mese, l'altro giorno me l'ha fatta vedere"
"Sì, ma guarda che la conosce anche lei"
"Eh, se l'hai vista anche te" - pausa - "dimmE se nun è una di quelle mezzefighe che je piacciono a lui" - "Secca che quanno fa la doccia deve sta' attenta a centra' li schizzi, bianca che co' 'na candela je fai la radiografia..."
"...ehi, non permetterti, bruta..."
"...e le caviglie ne vogliamo parla'? Pare che se spezzeno ad ogni passo. E anche come se veste, ma come se veste??? Daje Fili', sembra 'na tossica. 'N po' de buongusto, almeno quello"
"...diafana, meravigliosamente diafana" dico con (studiato) sguardo sognante
"Vai avanti a fare il cretino. Capito Vale? Mi raccomando,,."

Ci giriamo verso la Vale che nel frattempo s'era appoggiata al muro e col tipico colorito porpora ci chiedeva il permesso per scoppiare a ridere per sempre.

Tra un'ora inizio il turno. Dei prossimi tre mesi.

P.S.
"Secca che quanno fa la doccia deve sta' attenta a centra' li schizzi" è l'alternativa a "Secca che quanno va al lago, e papere je butteno 'r pane"

giovedì 24 aprile 2014

Il laureato, la boxe e altra roba


Due settimane fa tornai. Da una settimana i miei stazionano a casa. Stanno qui da ponte (pasquale) a ponte (primo maggio). Quindi Smilzo se vuoi aggregarti alla compagnia, fai pure. Così puoi passare le ore in cui io lavoro, con mammà a sciogliere inni a Zio VoLODYa e a parlare male di tutti gli altri. Quando pensavo alla convivenza Ella-mammà volevo morire. Speravo in una timpanosclerosi della prima e in una paralisi bilaterale dei muscoli fonatori per la seconda. Temporanee, eh. Invece le due si stanno ben comportando.

Poi, per non farsi mancare niente, in un giorno a caso tra l'8 e il 10 di maggio, parto per la Turchia. Siccome fare una trasferta "tranquilla" non fa immagine, saremo sì in Turchia ma su una condotta che attraversa il Mar Nero. Insomma, come dire, noi alla mattina ci affacceremo dalla finestra del container e vedremo...la Crimea. Permanenza in questo ameno posto dove però (però, capite, però) potete fare il bagno (cit.)? A discrezione del management (cit.). Quando sento la parola management, che è sempre sempre sempre preceduta o seguita da una minchiata, mi sento come Mastroianni-Prof.Sinigaglia ne "I compagni".

Venerdì scorso festa di laurea di Abdi, neo-dottore in Ingegneria Chimica (mica cotica). Una festa di laurea col tipico low-profile del Golfo. Anche il regalino è stato low-profile: Ella esclusa, non ho MAI speso così tanto per un regalo. Il bello (bello? La merda vera, altro che bello) è che se non ci fossero stati i buoni uffici di mio babbo, avrei speso il doppio (del troppo) che ho speso. Perché no, non funziona che "X, capisci che lui ha certe disponibilità, non è come voi" - "Basta il pensiero" e tutte queste mollezze occidentali. No, qui l'importanza che assume per te l'altra persona si misura in riyal. Al più, in dollari. Quando però, appena arrivato alla festa, ho visto cinque agnelli che pascolavano su cinque girarrosti mi sono dimenticato di quanto mi sia costata la mia amicizia con Abdi e da lì in poi l'unico scopo della serata è stato come trovare la via più breve per incularsene uno (nel senso di furto), trovare un angolino e finire la mia esistenza mangiandomelo tutto, zoccoli compresi. Non è andata così ma ho perso tutta la mia dignità, mangiandone praticamente uno intero pur senza angolino e senza termine dell'esistenza. Non c'era alcol (evvabbé) e neanche fumo (su questo ho i miei dubbi e la cosa mi fa molto girare i coglioni a ripensarci, quindi fingiamo che non mi sia accorto) ma quando ho fatto partire il coro "Dottore, dottore, ecc" sono stato comunque seguito da un buon numero di presenti che hanno quantomeno intonato l'aria.

Il corso di boxe prosegue, l'allenatore rompe il cazzo per farmi partecipare alle competizioni ufficiali. "Pesi Welter", dice lui. Io gli rispondo "Veltroni?" Lui non capisce. Io rido molto. Lui s'incazza. Ci ripenso. Gli dico che "Sì, mi sento pronto". Poi parlo con il mio vicino di panchina negli spogliatoi. Mi dice che lui a novembre al primo incontro è stato sorteggiato col campione regionale e al primo jab il naso ha deciso di traslocare sulla nuca. Io mi fingo morto.

Il corso di tedesco, tra amore, anarchia e tanti, tanti ma tanti cuori uncinati ché, vorrei ricordarvi, "non capisci un cazzo, è tedesca, facciamo colpo" va sempre meglio. Ieri figheggiavo con mammà iniziando un discorso in inglese, proseguendolo in italiano, chiudendolo in tedesco e salutando in arabo. Roba che non era così orgogliosa da me da quando le dissi che mi ero lasciato colla mia ex-morosa, non sapendo che con quella dopo mi sarei addirittura sposato.

Non c'è un cazzo di locale ma dato che, come diceva NickMakkia69, "dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà" sono riuscito a crearmi un discreto giro ed è finito il periodo Filmissimi di Rete4. Anzi, tra un po' dovrò comprarmi un'agenda per gestire questa "LucignoloBellaVita" way of life.


giovedì 27 marzo 2014

Si paaaaaaarte!



Tra cinque ore, finalmente, faccio come Baglioni e me ne vado due settimane in USA. Tre giorni a NY poi si va in auto verso Dallas. Volo interno per Chicago, tre giorni nella Windy City e ritorno nel Sultanato. In mezzo tanto basket, l'incommensurabile gioia di fare un (altro) viaggio coi miei amicici, forse una carrambata con Ashley nella città dell'omonima serie televisiva.

P.S.
Ashley per chi non lo sapesse è la figlia della famiglia che mi ospitò a Denver quando Donna Elena decise che DOVEVO imparare l'inglese. Avevamo 17 anni e gli ormoni a cui si poteva appoggiare una bicicletta (di ghisa). Il resto lo potete intuire. Lei vive ancora a Denver e sta valutando di farsi più di 800 miglia, 1300 km al cambio, solo per rivedermi. Che je facevo io alle donne? Niente, appunto. Vedete, cari uomini...non disperate di un iniziale due, ma che dico due? una napola, di picche. Insistere, insistere, insistere. Fino a perdere la dignità. Accusation stalking's the limit. Il karma dice che avrete (forse) la vostra rivincita undici anni dopo. Non è una prospettiva allettante? Con vostra moglie di fianco pronta a sviduzzarvi dietro le orecchie al minimo ammiccamento. Già so che le mie parole suoneranno vuote nella vostre menti sorde e grigie, del resto cosa volete saperne della vita voi che continuate a battere forte sul tasto del rispetto di sé stessi e di tutte queste belle robine da uomini dell'Ottocento. Anzi, dell'800...voi e Carlo Magno.

P.P.S.
Ovviamente al ritorno aspettatevi un post di smaronamento, in cui mi mancherà tutto, predirrò il mio suicidio di lì a tre giorni, eccetera eccetera. Ciclotimia non una moda ma uno stile di vita!

venerdì 14 marzo 2014

Daje



Siccome "ne so" (Harley cit.) e lavoro nonostante debba essere a casa mi rifaccio, per qualche minuto, sul padronato delle otto ore di sole che oggi mi sta rubando.

1. Quale odore ti ricorda l'infanzia

Casa dei nonni. Quell'odore di caldo artificiale mescolato al vuoto di una casa senza ormai più vita che solo le case dei vecchi hanno.

2. Se dovessi descriverti attraverso un quadro, quale opera sceglieresti e perché?

Più che un quadro, prefirei una fotografia. "Pranzo in cima al grattacielo" di Charles Clyde Ebbets. Sempre in bilico, sempre sul filo, coll'unica sicurezza delle proprie capacità e colla forza che mi danno i miei compagni di vita.

3. Sole o pioggia

Sole, ma di "filosofico" non c'è niente. Qui quando piove si gira in canoa, quindi tutta la vita sole. Magari senza caldo umido, ecco. Il tempo per far della filosofia o giocare al piccolo metereopatico ce l'avrò al ritorno in Europa.

4. Una persona che ti sprona o ti ha spronato ad essere un essere umano migliore?

Nessuno. O almeno...se qualcuno l'ha fatto, non me ne sono accorto. Quindi magari tutti quelli che mi sono stati vicini sempre e comunque ma sono pochi: i miei, mia moglie, la Kikka, Benita nel suo ottovolante emotivo e pochi altri qua e là. Però l'unico essere vivente che mi ha cambiato la vita dall'oggi al domani non è umano ma è quella palla di pelo, pulci e zecche che mi ha fatto imparare il senso di responsabilità assoluto nei confronti di un altro essere vivente altrimenti incapace di badare a sé stesso.

5. Il film che ti ha inquietato o segnato a vita?

Un film di merda, di un Dario Argento in fase ultracalante, che si chiama "Non ho sonno". Oh, avevo già 15 anni ma minchia che strizza. E con "Suspiria", sempre del grande Dario, ci fu un inquietamento a distanza. Tipo che mi venne fuori un anno dopo, una di quelle mattine d'inverno in cui ti svegli troppo presto. Se invece la domanda è più "seria" direi senza dubbio "Quasi amici".

6. Hai un incubo ricorrente?

Il crash di qualche parte hardware del notebook quando sono in trasferta. Non c'è un cazzo da ridere. Lo sogno almeno 3-5 volte durante ogni trasferta e ogni volta mi sveglio e lo tocco (il notebook).

7. Il posto che ti fa sentire un puntino immerso nell'infinito?

Alle falde di un monte qualsiasi. Dal Monte Orfano al Bianco.

8. Hai delle cicatrici?

Daje. Sopracciglio destro, labbro, mento, mignolo sinistro, pollice sinistro, tibia destra, caviglia destra. Però annovero anche due denti rotti (due volte), frattura composta del setto nasale, tre costole incrinate, molteplici distorsioni alle caviglie. "Tutti gli altri peccati che non ricordo o non conosco".

9. Un oggetto di cui non potresti fare a meno?

Mia moglie, ahahahah. No dai, l'MP3.

10. Il libro che ha cambiato la tua visione del mondo?

"Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini"

giovedì 6 febbraio 2014

In finale un cojone



Dove eravamo rimasti?

Giovedì scorso sono tornato dalla Libia e già mi sembra passato una vita per tutto quello che è successo. Se fossi "in finale un cojone" direi che è perché quando rivedo Ella perdo la cognizione dello spazio e del tempo. In realtà è la mia filosofia di vita, #maiunagioia, che si propaga, si diffonde, si moltiplica.
Uno dei consigli che mi hanno sempre dato contro la depressione è che se ti senti solo, se pensi che a nessuno a questo mondo si preoccupi per te, se pensi che di tutto quello che fai o non fai non importi a nessuno prova per un mese a non pagare le rate dell'auto. Ecco, se invece amate poco la vita vi consiglio un bel viaggetto con la Libyan Airlines e vedrete che i brasiliani al Carnevale di Rio diventeranno pallidi burocrati al vosto cospetto.

Finalmente un po' di relax, l'idea di iniziare a mettere nero su bianco il viaggio di Marzo-Aprile (New York-Dallas on the road), che l'ammasso di pelo, pulci e zecche inizia a non mangiare, a bere come un'idrovora e ad avere, ma questo lo scoprirò in seguito, piccole emorragie. Qui i veterinari non esistono e già il fatto che io abbia una cagnona suscita lo scandalo di Oscar Wilde nell'Inghilterra vittoriana. Cerco qualcosa su internet, cosa che non faccio mai, ma avevo un'ansia che ci potevo appoggiare una bicicletta, e con la consueta prudenza che caratterizza il web la malattia meno terribile era il diabete insipido. Una bellezza. Quindi lunedì mattina andiamo (ad Ella è bastato vedere come mi aggiravo per casa per prendere spontaneamente un giorno di ferie) a Muscat dal veterinario. La visita e mi dice che quello di un mese fa non era ciclo ma semplice perdite e che il vero ciclo è quello di adesso. Tenerla controllata un'altra settimana e poi vedere come evolve. Io rimango perplesso ma quel briciolo di credibilità che ancora riservo ai medici decido di impegnarla tutta lì. D'altra parte, nonostante innumerevoli lezioni e decine di bloc-notes riempiti, faccio fatica a capire come funziona quello delle donne (alla fine ho capitolato "Senti, facciamo così, io mi limito allo start, poi ci pensi tu"), figuriamoci quello delle cagnone. Ritorniamo a Sur. Passa un altro giorno senza mangiare e, soprattutto, beve in una maniera sconsiderata. Ai livelli di mezzo litro orario. Gli ritelefono e mi dice di riportargliela su. C'è da dire che è la strada dell'orto: sono solo 150 km e io non posso per nessun motivo assentarmi dal lavoro. Ma non corro pericoli: anche ci fossero stati autovelox, sono stati bruciati. Parte con una considerazione da nulla: isteroctomia. Gli faccio sommessamente notare che, così, dopo una visita sommaria, non mi pare il caso. Tampone. Microscopio. Non c'è infiammazione all'utero. Per dire...
Esami del sangue. Ceretta. Alcol. La Trudi, che alla fine è la cagnona del suo proprietario, si mette giustamente a leccarlo. Ridiamo. Mi lascia dicendomi di provare a cambiarle mangime e di riattivare la fame, dandole qualcosa che le piace molto. Sono a Muscat e prima di ripartire mi fermo e svaligio il reparto carne di porco. C'è un reparto apposito e solo nei supermercati capitolini, distante da tutto e da tutti, in cui entro con la stessa circospezione con cui rubavo le monete dal salvadanaio di mia cugina quando andavo a casa di zia. Ritorniamo a Sur. La troia, perché una che si comporta così è solo una gran troia, manca poco che mi mangi anche il cartoccio da cui le scodellavo la carne. Ieri mattina arrivano gli esiti delle analisi e non ha infiammazioni in corso, i reni funzionano a meraviglia, si è dimenticato di chiedere la rilevazione dei valori del fegato (...) ma non dovrebbe essere neanche quello. Mangia anche se poco, beve molto meno e rompe i coglioni. C'è caso che questa abbia messo in piedi tutto 'sto cancan solo per cambiare mangime, come quando finge gli infortuni per non camminare più al guinzaglio, ma forse siamo sulla via della guarigione.

***

A lavoro mi hanno affidato un tecnico-junior da formare. Ognuno ha la sua tecnica, io gli dico "Seguimi in tutto quello che faccio, tienimi d'occhio e fai domande", poi dopo una settimana inizio a lasciargli un po' di autonomia e in un mese è abbastanza indipendente. Questo è, come dire, leggermente poco sveglio e ne sta combinando più di Carlo in Francia.

Già dopo due ore avevo capito che il ragazzo aveva talento. Aveva interpretato un po' troppo alla lettera il "Seguimi" e mancava poco che la facesse nel mio stesso vespasiano.
"Scusa, non..."
"Nono, non mi scappa"
"E allora che sei venuto a fare?"
"M'hai detto di seguirti..."
"Ah, allora occhei"

L'altro giorno gli dico: "Domattina vai a prendere i parametri, che io vado in sala-uniformi, ti preparo l'imbragatura e poi andiamo sulla linea" - spiegazione: la "sala dei parametri" è al lato opposto rispetto a quello della sala uniformi che sta a fianco della macchinetta dei badge.
"Ok"
"Tieni le chiavi. Ricordati che ufficialmente le chiavi le ho io e tu non puoi averle. Quindi senza andare in giro coll'incedere di Lupin, vedi di non farla proprio da allocco"
"Ok"
Secondo voi cos'è successo? Mattino dopo, preparo la mia imbragatura, preparo la sua e aspetto. Aspetto. Aspetto. Collegando poi una dinamo che trasferiva le madonne che mi uscivano dalla bocca ai piedi, nel tempo record di un minuto attraverso l'impianto e lo vedo là, bello come una famiglia che diventa marmellata in una galleria nei giorni dell'esodo agostano, davanti alla porta della sala che fa girare l'anello del portachiavi sul suo cazzo di dito indice, mentre l'universo mondo va a timbrare.
"Ah, eccoti, ti aspettavo"
Non ho avuto neanche la forza di rispondergli male: "Mattia, dimmi, da bravo, perché ti ho dato le chiavi se poi dovevamo entrarci insieme?"
"In effetti". Capite? In effetti...

Gli faccio preparare il verbale di fine turno sulla sicurezza dell'impianto. Sono tutti previdimati dalla direzione, giorno per giorno, all'inizio della settimana e poi affidati al tecnico del turno (il sottoscritto).
"Bene, allora chiudiamo questo...Mattia, il verbale?"
"Eh, non ce l'ho qui"
"Vabbé, vai a prenderlo dove l'hai lasciato. Dai, muoviti che manca dieci alle dieci"
"Eh, l'ho lasciato...a casa. L'ho portato a casa !"
Abbiamo finito il turno alle undici e ventotto e solo perché il viaggio di andata l'ha fatto con un calcio nel culo.

Però è anche un figo, nella pausa di metà turno odierna mi ha fissato con sguardo sognante e mi ha detto "Filippo, ma la bella lavanderina perché lavava i fazzoletti ai poveretti della città? Non era meglio dar loro da mangiare?". E io un po' gli voglio bene, anche perché dal suo superare o meno il test, dipende un bonus e il prosieguo del mio matrimonio.

***

A Sur di parchi decenti ce n'è uno, dove porto la Trudi. Per la gioia della Zorza e del suo "Dove c'è un neGro, c'è Filippo" in questi mesi ho fatto conoscenza con un senegalese, che parla italiano perché ha vissuto per anni in Italia. E' stato spontaneo, partendo da questa corrispondenza d'amorosi sensi relativi a pizza, mandolini e baffoni iniziare a parlare. Lui viene lì a rilassarsi sulle panchine, ce la contiamo su per 10-15 minuti e poi torniamo a casa. Una volta mi dice che non è sposato, una volta che si è sposato nel 2008 e ha un figlio, una volta mi dice che gli piace uscire, l'altra che preferisce stare a casa, una volta bianco e una volta nero, ma fondamentalmente sticazzi, no? Di lavoro fa il "vucumprà" all'ingrosso ma non ho ancora capito se i vestiti che vende sono falsi, fallati o rubati. Io lo sapevo che questo momento doveva arrivare. Settimana scorsa, dopo i miei ripetuti dinieghi "No, cazzo" - "T'ho detto di no" - "Aridaje, NO", mi ha messo in testa un cappellino. Glielo ridò, me lo rimette, glielo ridò, me lo rimette, glielo ridò, me lo rimette. Me lo rimette. Oggi, bellobello, mi dice che domenica (perché nel weekend non vado al parco) mi venderà un paio di jeans che costano "pocopoco". Per fortuna che questo scassacazzi non ha il mio numero di cellulare, non sa dove abito e finora l'ho incontrato solo lì. C'è anche da dire che non voglio "scappare" perché altrimenti il problema sarà solo rimandato e che, per altro verso, volevo comprare un capo d'abbigliamento per capire la natura dello stesso ma voglio essere io a decidere, non fargli capire che subisco le sue decisioni, altrimenti è finita e sarà uno stillicidio gonadico quotidiano. Ma santiddio, un attimo di tregua nella mia vita, no? No. Quasi finita una menata, ne inizia un'altra. #maiunagioia
Gliel'ho detto alla Zorza, che molto apprezza questa mia inclinazione per "negri, froci, giudei & co." e col garbo che vela agli altri e scopre a me mi ha detto: "Cazzi tuoi, ti sta bene, perché sei..." - "...in finale un cojone". E mi sa che c'ha ragione, c'ha.

mercoledì 15 gennaio 2014

Sopravvivenza in ambienti ostili


Forse vi ricorderete di me per "A metà del 2004 nella nostra compagnia OnlyBragaPride fa ingresso una fanciulla, morosa di uno dei componenti. Quindici giorni dopo un altro decide di praticare quella oscura disciplina che prende il nome di fidanzamento. Sfortuna vuole con un'acerrima nemica della prima. Iniziano a sorgere mille veti per OGNI cosa. I due ommini, opportunamente aizzati, litigano tra di loro, si formano due fazioni e la compagnia va a catafascio. Inizia un periodo in cui pur di uscire accettavo aperitivi a Kandahar e sabati di shopping a Mbabane. Il periodo Fabbrutto, che alcuni già conoscono e che prima o poi spiegherò anche per gli altri."

Il momento è arrivato

Insomma, dopo la tragedia, al sabato sera uscivo con una compagnia di scoppiati. Per farvi capire il livello: in questa compagnia c'era anche una fanciulla, tale Rachele, che non era neanche tra le più scoppiate. Una sera stavamo andando in discoteca. Io guidavo, lei dietro di me (nono, non ero un taxi, c'era anche altra gente in auto). Arriviamo al casello, sto per pagare, il casellante mi guarda e mi fa: "Ma la tizia lì dietro è normale?" -"Eh? - "Cosa sta facendo?" - Mi giro, stava limonando il vetro. Non eravamo ancora arrivati in disco ed era già fuori come un balcone - "Eh, stiamo andando in discoteca" - "Certa gente non la trovi neanche in galera" mentre mi ridà, schifato, il resto. Poi fortunatamente trovai la morosa, la prima "vera" della mia vita, e mi tirai fuori da quella compagnia, con cui comunque passai dei momenti bellissimi, aldilà del fatto che quelli che la componevano ora sono in carcere (il casellante ci aveva visto bene) o al cimitero o al SerT.

Ma non era di questo che volevo scrivervi. Anzi, non scrivo proprio nulla, riporto quello che scrissi anni fa, in presa diretta, senza filtri, senza censure, come neanche Salvo Sottile.

***
Oggi alle 19 avevo un intervento in quel di Milano. Dovevamo solo prendere delle misure e ci abbiamo messo un attimo. Siccome la morosa - bei tempi - è a Londra - bellissimi tempi - con le amichette (dice lei) e non avevo mezza voglia di tornare a casa a farmi da magnare, propongo di farci un mega gelato (oggi ci voleva) - anni bui, in cui mi drogavo ancora di lattosio, caseine, grassi idrogenati e tante altre schifezze - in una delle pochissime gelaterie già aperte in quel di Grande Verza city.
Eravamo nel tavolino di fianco all'entrata a diretto contatto con la vetrata che dava sulla strada e io davo le spalle alla cassa. Una bimba passa dalla strada e mi scruta con sguardo investigativo, io non ci faccio nemmeno caso (noi donne siamo abituate) e continuo a parlare col mio schiavo rumeno. Ad un certo punto lui mi fa: "C'è una tipa che ti guarda, è lì alla cassa e ti starà fissando da 30 secondi". Io non faccio alcun collegamento (la forza dell'abitudine) e non mi giro anche per non fare la figura del fesso. La conversazione prosegue, se non che ad un certo punto: "Oh, si avvicina, si avvic...", non fa in tempo a finire la frase che sento due gomiti cingermi il collo, due mani sulle spalle e due labbra stamparmi un bacio sulla guancia. Con notevole aplomb, mi giro come se mi avessero appena scippato: "Ma chi cazz..."

"Ciao Filiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii"

Ci guardiamo. Ad un occhio estraneo gli sguardi potevano corrispondere, in realtà mentre il suo era affermativo, il mio era interronegativo.

"Ma...ma...ma...non mi riconosci?

"No"

"Sono la Stefy"

(cassetti della memoria, Cassetti Marco, scatoloni del magazzino..."La Stefy, ma chi è la Stefy?")

Inizio a pensare che questa, tra l'altro vestita in modo che un aborigeno al confronto è fashion-style, mi stia facendo una supercazzola, snasando il nome in qualche biglietto da visita sul furgone.

"Oh, porca troia, ma sei fulminato? Eh sì che dovrei essere io quella a cui è bruciato il cervello! La Stefy! Siamo usciti per sei mesi di fila - errore, quattro mesi, al massimo cinque. Io sono pignolo, ma non era il caso di sindacare - a ballare tutti i sabati! Vabbè, tu non ballavi, ma ci siamo capiti!"

Questa conosce tutta la mia vita ma io non so niente di lei, ma veramente non mi ricordo niente, zero, buio assoluto.

Lei si gira verso un essere che potremmo entusiasticamente definire vivente e scossa il crapone, poi mi guarda (ero vestito da lavoro) e mi fa: "Ma adesso cosa fai? Lo squatter?" (qui ammetto che mi sono alzato in piedi solo per potermi ribaltare)

"No, ecc..." (le racconto la mia vita. Lei mi interrompeva, dimostrando di conoscermi - col senno di adesso mi sta risalendo l'ansia di quei momenti)

Alla fine a forza di dai e dai qualcosa inizio a ricordarmi. Sto per avviarmi verso l'uscio quando le chiedo: "Scusa, giusto per curiosità, chi è quello?" (indicando l'essere di cui sopra che dall'inizio della nostra conversazione continuava a fare: tuz, ta, tuz, tuz, ta, tuz, ta, tuz, tuz, ta, scossando le braccia)

"Lui è Fabbrutto"

Il sonno della ragione cessa, mi ritorna in mente tutto. Nella compagnia tra tutti gli altri scoppiati c'era anche questo mitico Fabrizio detto Fabbrutto, non certo per le scadenti peculiarità estetiche. La conversazione prosegue, ricordando i tempi mitici (mitici per lei) in cui lei si sparava 4 paste a sera (...), in cui altri sboccavano addosso ai buttafuori (...) e altre amenità, di cui nel frattempo tutta la gelateria viene a conoscenza. Alla fine, quando ormai il mio schiavo rumeno non ne può più di questi due, la saluto e le chiedo, occhieggiando Fabbrutto (che nel frattempo continuava il suo concerto personalissimo): "Ma...è in cartone?" (il cartone, per i non avvezzi al milanese-tossico, sarebbe l'LSD). Fabbrutto alla parola cartone si risveglia: "Eh, hai un cartone?" Io guardo, pietoso, lei: "No, Fabri..." Fabbrutto: "Vuoi un cartone? Oh tipo, vuoi un cartone?"

"Va beene, ciao!"
***

Mi rendo conto di essere un sopravvissuto. Dovrò discutere con la Zorza su cosa fare dei nostri figli maschi (per le femmine abbiamo già deciso: menarca farà rima con monastero): porterò avanti la mozione "Accademia Militare" allo scoccare dei quattordici anni. C'ho già l'ansia adesso, cazzo.

domenica 5 gennaio 2014

In terza persona come i matti


Ieri sera, ore 22, festa tra expat
Ore 21.45
Filippo, già pronto da un'ora, ventila alla sua amata che sarebbe il caso di iniziare a prendere in considerazione l'ipotesi di addobbarsi.
Con un grugnito Ella si alza dal divano. Filippo sa già quello che accadrà. Tutti gli uomini conviventi sanno già cosa accadrà. E infatti...
"Uffi, non so cosa mettermi, non c'ho niente"
Filippo bestemmia fortissimo ma senza emettere un sibilo.
Si continuano ad udire lamentele dalla camera. 'na roba che Boldrini levati.
Filippo prende la Trudi e fingendo di carezzarla le trasmette tutta l'energia potenziale che il suo corpo sta generando.
Dopo MEZZORA, quindi a festa abbondantemente iniziata, torna in soggiorno.
"Come ti sembro?"
(Il Maestro Matteo Curti avrebbe risposto "Sei dimagrita, e hai delle scarpe meravigliose")
"Bella come una rivoluzione"
"Ehiiiiiii"
"Una reazione, scusa" e relativo gesto della mano
"Bravo, andiamo"

giovedì 2 gennaio 2014

Buon anno, gente!


Premessa: questo post viene scritto col permesso della controparte, altrimenti il divorzio lampo sarebbe stata una tragica certezza.

Il tutto è iniziato al mattino. Prima lezione del corso di tedesco visto che prima o poi (si spera entro l'anno, si ha la certezza entro settembre 2015) leveremo le tende e ce ne torneremo in Europa. Vienna o Baviera le destinazioni. Per cui quella lingua (di merda, diciamocelo) va imparata. Dopo fitto conciliabolo faccio valere il mio ruolo di maschio alfa (c'è sempre una prima volta) e la convinco a prendere posto all'ultimo banco sul lato opposto a quello della cattedra. A livello geografico, la posizione più distante possibile dalla professoressa. Il Paradiso.

Fatto questo primo importante passo, non si può che proseguire nel nostro iter, quindi, ammettiamolo candidamente, rompiamo il cazzo per tutte le due ore di lezione, al punto che mi chiedo cos'abbia trattenuto la prof o gli altri dal dirci cos'eravamo andati a fare, dato che il corso non viene via esattamente a due croste. Ma siamo simpatici, ammettiamo candidamente anche questo, e quindi sia la prof che gli altri non possono fare a meno di ridere alle nostre gag (peraltro tutte in inglese...se capissero anche l'italiano ci giravano direttamente lo stipendio sul c/c). A metà lezione, pausetta di cinque minuti che la prof ci suggerisce di sfruttare scrivendo i nostri nomi sui classici "cartellini" da mettere sul banco. Io: "Fai tu, dai, che c'hai una bella calligrafia". Lei parte bella decisa, fa una scritta lunga mezzo metro, che mi chiedo cosa stia arabeggiando (battuta di Carlo Sassi). Viene fuori un Giorgia con la celtica al posto della O, un Filippo dove la O lascia chiaramente spazio anch'essa alla cetlica e, per sovvramercato, le due P diventano due bei fasci littori. Completa l'opera un cuore uncinato in mezzo.

"Giò, macchemminchia fai?" - "Non capisci un cazzo, è tedesca, facciamo colpo". Già lì avrei dovuto capire che se la giornata iniziava così, non poteva che finire in splendida progressione. Comunque il foglio viene ovviamente capovolto e i nomi scritti secondo la consuetudine. Se alla crucca viene la tentazione di girarli, se salutamo bbbelli. Finisce la lezione, stiamo uscendo dall'aula, la prof ci ferma e, ridendo, ci fa: "Oh, se continuate così alla prossima vi separo" - "Nooooooo, con quello che costa" (indovinate chi l'ha detto tra noi due...). Ci guarda le mani. Ed è amore, l'abbiamo conquistata. Fatte salvo le rotture di cazzo dei colleghi di corso, potremo trasformarlo in una piazza d'armi. Poi in Crucconia ci capiremo a gesti ma sticazzi.

Vabbé, giornata di lavoro e s'arriva a sera. Cena di 19 persone tra miei e suoi colleghi. Tutta gente gggiusta. La conosco da sette anni, alcune volte l'ho visto allegrotta ma ubriaca cotta dura mai. Fino all'altra sera. Io vedevo che il gomito girava che era una meraviglia però oh, eh. Arriva il 2014, brindisi e 10 secondi dopo il brindisi parte il "Late Show with Giorgia G" in cui l'italiano viene abbandonato per lasciar posto al romanesco dell'Esquilino. 

"Mastigrancazzi del 2014, sempre e solo Lazio merda" e fa partire il coro. Coro a cui si uniscono TUTTI gli italiani e pure expat di altre nazioni che non sapendo le parole, fanno partire un "eh eh, oh oh". E' un momento bellissimo. Parte un secondo brindisi e con un cheers appena accennato sfracella il suo bicchiere sul mio. Peccato che non mi abbia toccato la mano, la deriva splatter sarebbe stato il tocco di classe. Poi inizia a raccontare barze senza capo né coda, nel mentre il gomito continuava a girare che era una meraviglia. Io era un po' preoccupato (diciamo lo zerovirgolacinquepecciento), un po' imbarazzato (diciamo l'unovirgolacinquepecciento) e molto divertito (la restante parte). Ad un certo punto, dal nulla, inizia ad indicare due persone, accusandole di essere Luigi e MariaCristina. Che le due fossero entrambe donne non conta, una era chiaramente Luigi. Mi è venuto talmente il dubbio che fosse vodka al peyote che c'ho pure dato dentro due sorsi. Dopo altre due ore di siparietto, l'ingegnerA norvegese, attualmente mia capA, un personaggio su cui da qualche tempo medito un post, mi si avvicina e mi fa: "Filippo, is she not too drunk?", al che capisco che era ora di portarla a casa. Io non è che fossi particolarmente in forma (quindi vi lascio immaginare in che stato versasse lei) e per cui veniamo accompagnati.

Apriamo la porta di casa, riusciamo stoicamente a raggiungere quella della camera e cadiamo a pochi centimetri dal traguardo. Mi sveglio alle 12.30 (alle 14 dovevo essere a lavoro, lei invece - grazie al Cielo - oggi e ieri è a casa) con lei come materasso (ignoro come abbia potuto sopravvivere), la sveglio, mi guarda stranita, la guardo perplesso, qualche ricordo affiora nella mia mente, zero nella sua, tranne uno "Fili', ieri sera se semo tajati 'n botto?" - "Penso" - Ah, ma se semo embriagati?" - "Sì" - "Pure io?" - il mio sguardo fa il giro della stanza, poi si posa sui nostri corpicini a cavallo tra la spalliera e le piastrelle, potrei aggiungere altri particolari ma vorrei conservare quel briciolo di dignità, quantomeno telematica - "No, tu non tanto".

P.S.
Non penso di aver vissuto questa scena in esclusiva, ma tra le cose meravigliose di questo Natale, oltre al fatto che mia cugggina dodicenne s'è definitivamente instradata sulla via del punk ("molto bene Melania, ora però non diventarmi anche femminista, altrimenti tutti i miei sforzi saranno stati vani"), c'è stato il pranzo di Natale colla sua famiglia. Eravamo in una trentina e c'erano tutti quei bei sentimenti da Natale che però nella sua famiglia sono veri, o quantomeno ci si avvicinano, perché essendo dislocata in tre parti diverse d'Italia (una parte in Sicilia, un'altra a Roma, la terza nell'hinterland milanese) gli attriti sono al minimo e la gioia di rivedersi è sempre molta. Sono solo parenti acquisti ma è proprio un bel clima, giuro. Soprattutto perché abbiamo messo romanisti (cioè la metà della tavolata) da una parte del tavolo e laziali (tre) dall'altra, ché poi quando l'alcol fa salire i giri, la tragedia è dietro l'angolo anche nelle migliori famiglie: al matrimonio, per lo stesso motivo, mettemmo i due tavoli uno a Lugano e l'altro a Montorfano. Insomma grande amore, grande serenità, grande pace ma poi arriva la tombola ed esce il settantuno.

Per chi non fosse appassionato al giuoco del calcio e non sapesse dell'impercettibile rivalità tra le due formazioni (non c'è niente di paragonabile in Italia)

"La nuova linea di abbigliamento, in collaborazione con Macron, chiamata "Lulic71", in onore del gol realizzato al minuto 71 che ha deciso la scorsa finale di Coppa Italia contro la Roma ,e che ha scritto una nuova pagina nella storia dei derby capitolini" (basta, no?)

Dalla parte del tavolo laziale "Lulic" e dall'altra "uomoddimmmerda" (71 nella smorfia). Il resto del parentame sotto il tavolo dal ridere (non paraculeggiamo: è dal 26 maggio che aspettavamo questo momento), matriarca perplessa "Ma-ma-ma, che succede?", top ten della mia vita.

P.P.S.
Così chiudiamo il cerchio: io tra tre giorni debbo presentare il piano ferie di massima per il 2014. Due settimane tra marzo e aprile, due settimane a dicembre e poi due settimane che fluttueranno in base all'eventuale scudetto da'a Maggica (se lo vince torniamo a maggio, altrimenti a luglio), "nono, se lo vincemo, io nun me li perdo, piuttosto me licenziano". L'espressione del manager quando gli dirò "le altre due settimane gliele saprò dire a seconda delle sorti della Roma" (perché gli dirò questo, non voglio raccontargli balle e del resto manco ne ho in mente una plausibile) sarà, già a gennaio, la faccia dell'anno.

venerdì 22 novembre 2013

Di quando e di quanto l'MP3 può essere porco e infame


Oggi mentre sono lì a comparare dati DI MERDA, stendere report DI MERDA, analizzare relazioni altrui DI MERDA, ciccia nelle orecchie 'sta robina qua. Manco mi ricordavo di avercela caricata, chissà quanti anni fa. Ma si può? MA SI PUO'?

domenica 27 ottobre 2013

Amore e trasferte




Ore 14.01

Apro la casella mail lavorativa, consapevole di quello che mi aspetta dopo cinque settimane di ferie (meritate, cazzo, meritate)
Do' una veloce scorsa
In mezzo a 28 mail canoniche, c'è lei, anzi lui, perché non è manco una mail, ma uno dei messaggi interni.

Data: 24-10-2013
Oggetto: comunicazione non prioritaria
Testo: La risorsa è pregata di presentarsi al direttore OHR (Office of Human Resources, mica pizza e fichi)

Questi messaggi sottendono SEMPRE ad un'inculata. E vorrei usare una metafora cara all'Ariosto: non un'inculata leggera ma una di quelle con colpo d'ariete. In questo caso però sono tranquillo (che ha fatto proprio quella brutta, bruttissima fine), me l'avevan già detto che dovevo andare a Khasab, ormai c'ho fatto il callo, d'altra parte lo sapevo prima di venire a lavorare qua che mi toccavano dalle due alle tre trasferte annue e poi con la Zorza ci sono stato viscino viscino quattro settimane, che problema c'è? Giusto, che problema c'è? Eh, che problema c'è? Sono lì che ciuccio il mio siwak, ci gioco, faccio anche degli sguardi alla Clint. CHE-PROBLEMA-C'E? Nessuno! E allora dopo aver completato con molta calma tutte le procedure di inizio turno, coll'aria di quello che ritorna al lavoro dopo cinque settimane e deve risolvere tutti i problemi dell'universo in dieci minuti, alle 16 salgo al piano di sopra. "Dura la vita di noi discendenti di Atlante"

Interminabile dissertazione oratoria su matrimonio, viaggio di nozze, ecc. con miei sorrisi di circostanza (Filippo parla di sé, se Filippo ha voglia. Niente domande, niente pressioni, niente intrusioni) poi l'esimio Human Resources Manager mi dice che sono tempi di ristrettezze anche per le multinazionali (lacrime fitte, stiamo qui ad occuparci di disoccupati, pensionati, disabili, ma chi ci pensa alle povere multinazionali?) e "quindi anche la gestione delle risorse va rivista in ottica di efficientamento, di ottimizzazione, di miglioramento nell'allocazione delle risorse". Inizio a sentire i Carmina Burana infilarsi tra una sinapsi e l'altra.

Prosegue


"Lei è una delle risorse che ha dimostrato" - segue una serie di parole da intorto che non funzionavano neanche quando ci provavo con le sedicenni allo Spazio, figuratevi dieci anni dopo e, per sovrammercato, in un contesto lavorativo. "Dottore, la ringrazio. Però sa, io non sono molto avvezzo a queste cose, non vorrei metterle fretta ma debbo andare in linea a fare le rilevazioni".
"Anche in questo appunto che mi fa si dimostra" - e giù altra sbrodolata - "Arrivo subito al punto" - era passata mezzora di chiacchiere inutili - "nella riqualificazione delle risorse, per quanto riguarda la sua area, la trasferta a Khasab è stata sostituita da una trasferta in Qatar o in Turchia, da effettuarsi l'anno prossimo verso marzo"

Niente panico

"Bene". Alla fine non mi cambia niente, sempre lontano da Ella sono. Anzi, c'è caso di vedere posti nuovi, quindi speriamo mi mandino sul Mar Nero che ho già ammirato per quanto riguarda la sponda Ovest ed è un luogo meraviglioso. Quelle a Sud pare siano ancora più affascinanti, per cui...

"Comunque non si parla di mesi, ma di settimane, niente di lungo"
(pensiero: "Com'è umano lei!") "Ok, d'altra parte anche le precedenti trasferte sono state nell'ordine di settimane. Noi l'abbiamo vissuta come un mese perché sono state immediatamente successive ma erano comunque due trasferte separate"
Lui fa una faccia di cazzo come se la mia frase gli avesse interrotto il ragionamento.
"O no?"
"Certo, nell'ordine di mesi, direi 45-50 giorni, invece sarà la prossima trasferta"

E da qui è la caduta, la frana, la valanga, la bomba atomica, il terremoto, lo tsunami, la fine del mondo: i Carmina Burana vanno a volume 99.

"Mesi?"
"Attraverso una serie di analisi dati abbiamo determinato che non è più conveniente spostare risorse dall'Italia e quindi dove le nostre operazioni possono svolgersi per lunghi periodi senza particolari intoppi vorremmo impiegare manodopera locale, spostando risorse ad elevata professionalizzazione nelle aree dove la specializzazione è necessaria"
Ringrazio di essere seduto su una sedia coi braccioli e di essere sufficientemente vicino alla scrivania per non svenire e cadere di lato oppure, peggio ancora, faccia avanti: "Tipo?"
"Non si preoccupi"
"Nono, qui non si preoccupa nessuno" (pensiero: "Eh, il cazzo")
"Le presenteremo una rosa di nazioni e lei potrà stilare una classifica in ordine di preferenza, poi ovviamente decideremo noi, ma tenendo conto anche delle sue indicazioni"
"I nomi quali sarebbero?" (il tono era di quelli che presupponeva il "Senti ciccio, mollala lì" all'inizio della frase)
"Algeria, Angola, Egitto, Libia, Nigeria, Tunisia"
Ormai dissocio, penso stiano parlando di un altro. No dai, non può essere...
"Una rosa all'insegna della sicurezza e della tranquillità, eheh" (pensiero: "I tre Paesi più tranquilli - ahahahahah, risata nervosissima - sono quelli immersi in una guerra civile, fate voi)
"Eheh"
Completamente posseduto metto l'indice sulla scrivania, quasi a scavarla, ritorno in me (più o meno)
"Ricapitoliamo, io, proprio io intendo, si sta parlando di me, dovrei andare in uno di questi sei Paesi per un mese e mezzo?"
"Sì. Ovviamente ogni zona poi ha un coefficiente di pericolosità che le verrà riconosciuto monetariamente"
(pensiero: "Com'è umano lei vol.II") "Non ho capito se sono obbligato o meno"
"Vivamente consigliato, diciamo così" (sorriso alla Silvio)
"Non le dico né sì, né no. Prima ne parlo con mia moglie"

WhatsApp
"Mi mandano in trasferta in Nigeria" - ho messo lo Stato più pericoloso per farla preoccupare
"Quanto ti danno di bonus?"
"Mi pare che il coefficiente sia 2,5" (che non vuol dire stipendio moltiplicato per due volte e mezzo, intendiamoci. Due volte è il coefficiente che messo in una formula che studiano solo ad Analisi II moltiplica la parte variabile dello stipendio. Anzi, nei prossimi giorni posterò l'IBAN, che qui dopo lo scherzo del 26 settembre di denari non ce ne stanno più. Se arrivano i ladri a casa nostra, lasciano un'offerta)
"Quando parti?" - obiettivo raggiunto

L'amore, signori, l'amore.

P.S.
Segue mio messaggio strappalacrime.
"Dai - vezzeggiativo da vergognarsi di appartenere al genere umano - scherzavo. Anzi, sdrammatizzavo, perché sarei molto preoccupata nel caso"
Segue mio messaggio di grande dirittura morale, coesione d'intenti, roccia e vincastro dell'unione amorosa. Lo mando con l'espressione soddisfatta che aveva Hank Wooden mentre dondolava sulla sedia in "Sentieri Selvaggi" (che sembra la parodia porno della famosa soap opera ma in realtà è un western)
"Sìsì, vabbé, ma fatti dare bene la formula dello stipendio da trasferta"
Ho fallito su tutta la linea. Per espiare la mia colpa dovrei andare in Somalia, altro che Nigeria.

P.P.S.
Un'ora e mezza fa comunque m'è arrivato un altro messaggio da parte sua.
(pensiero: "Si sta preoccupando, mi dirà di non andarci")
Leggo
"Braaaaaaadley" (per chi non lo sapesse è il centrocampista della Roma che oggi ha segnato il gol della vittoria giallorossa ad Udine)

venerdì 25 ottobre 2013

Morti di fame



C'è che siamo tornati, no? C'è che avevamo in casa il nulla "perché tanto venerdì mattina gli esercizi commerciali sono aperti". C'è che invece oggi erano inspiegabilmente chiusi. C'è che la colazione sono state una pera e una prugna secca a testa (no gag) e il pranzo quattro fette biscottate integrali e quattro alici all'olio di peperoncino per uno. Stasera digiuno. La Giorgia non è mica tanto dell'idea e allora passeggia davanti alle case dei vicini, aspettando che ci invitino a cena. Per adesso solo grandi saluti ma non demorde. Certo, ci sarebbero le crocchette della Trudi che, vorrei ricordarvi, sono commestibili anche dagli umani. Purtroppo il sapore non è una variabile indipendente. Dopodomani ricomincia il tran-tran, non c'è manco la Vale (torna martedì dalla capitale), tra due mesi avrò messo alle spalle il Natale e sarò già sulla via del ritorno per questo ridotto di sabbia, cammelli e umidità. Voglio morire.

P.S.
Stanno finendo anche le scorte d'acqua. Se domani non riaprono, sfondo le saracinesche e organizzo il primo esproprio proletario della storia del Paese.

venerdì 27 settembre 2013

"Bello, bellissimo, quasi un matrimonio del Sud. Quasi"




Aeroporto di Doha, jet-lag a pallettoni, Zorza dormiente, dishdasha come se piovesse, aereo verso Perth tra una manciata di ore ma due righe voglio scriverle ora, a caldissimo, per rileggermele tra settimane, mesi, anni e ricordarmi cos'è stato. Dimenticherò qualcosa, spero trascurabile.

- Io amo le forme, le prassi e i riti perché servono a sacralizzare un momento di passaggio, restituendo un minimo di senso del sacro (in senso antropologico, non religioso) ad un'epoca in cui è sempre e tutta una gara a chi sbraca di più. Un formulario di rigide regole è infatti necessario per la gente che non sa disciplinarsi da sé e quando sento qualcuno che "infrange il protocollo" (che si può infrangere ma bisogna avere la classe per farlo e io non ne ho ancora trovato uno in grado di farlo) mi vengono degli eritemi da stress anche nel bianco degli occhi. Cerimonia perfetta. Ci tenevo molto.

- Lei temeva che sua mamma piangesse perché pianse al battesimo, alla comunione, alla cresima, alla laurea. In realtà, qualche lacrima ma niente di più. Temeva che suo babbo piangesse perché inscalfibile come il diamante finché vuoi, ma alla fine è pur sempre la sua bimba: niente. Temevo che mia mamma piangesse perché si sposa il suo bambino e invece niente. Chi aveva il magone? Egli! "Consolatelo voi, altrimenti dovrò uccidermi".

- E comunque gli mancavano la tuba, il monocolo e il bastone con pomello in avorio. Non ci sono cazzi: è sempre il più figo di tutti.

- "Siete marito e moglie, potete baciarvi". No, senti, Signor, Dottore, Ingegnere, Avvocato, Curato, come, adesso, qui, davanti a tutti, in pubblico, centinaia di matrimoni fatti, mesi e mesi a pensare alla cerimonia, ore intere a controllare tutti i canoni dal Concilio di Nicea ad oggi. La certezza che nessun prete, se non quelli dei film americani, lo dicono. E mo? Vabbuò, è già il nono in sei anni, nell'ultimo poi abbiamo proprio esagerato: tre! E non è ancora finito! Comunque se proprio vuoi, Don Abbondio del cazzo, forte coi deboli e debole coi forti, eseguiamo l'operazione. "Potevate indugiare anche un attimo di più". La solita ingerenza della Chiesa negli affari interni di altri soggetti.

- La Zorza si stringe nelle spalle con la faccia timidosa (e quelli sono i momenti in cui altro che bacio. Ne avrei fatta una direttamente sull'altare) e dice a bassa voce al prete "E' che non siamo abituati". Fanciulla, noti quello che il prete ha in mano? Si chiama microfono e concorre ad amplificare il suono. Se tu parli a lui, con tutta la bassa voce che vuoi, il sussurro diventa un urlo! Tutta l'abbazia è inondata da questa geniale trovata mentre la vecchia zia venuta da Campobello di Licata si chiedeva se ne era valsa la pena di spararsi 2000 km per assistere ad un matrimonio di copertura.

- Infatti poi per rimediare fuori dalla Chiesa abbiamo attaccato un limone talmente duro che è dovuta intervenire una camionetta dei vigili del fuoco per staccarci. Poi, per togliere tutti i dubbi, ci siamo fatti una spaghettata sul sagrato. Rigorosamente Barilla.

- Le fotografie odio guardarle, figuriamoci farle. Va da sé che la Zorza adora qualsiasi cosa abbia a che fare con la macchina fotografica. Tra obiettivi, macchine, corsi, cavalletti, filtri dai 12-13 anni ad ora ci ha speso una finanziaria. Odio farle, odio farle in posa, odio farle in posa con la faccia da pirla. "Ma è tradizione". Finito l'odiosissimo (si è capito?) servizio, siamo sul nostro amato laghetto a guardare il panorama. Dico al fotografo, che faceva anche da autista (nautico), di aspettarci sul motoscafo. "E' la nostra festa, no?" - "Direi" - "Adesso dobbiamo andare a cena: tutti che verranno là, urla, frasi fatte, berci, discorso-discorso, sorrisi di circostanza, tutte 'ste robine qui, no?" - "Sì". Pesco in tasca. "Superskunk e drum, solo da fumare, due tiri a testa. Dieci minuti solo nostri e poi andiamo". Che sorriso, che bello vederla sorridere con quella leggerezza dopo l'agostoddimmerda, che pace nel cuore.

- Il buffet a isole (drink, carpacci con salumi, fritture, formaggi con marmellate, frutti di mare, vegan, cereali), pensato per non annoiare gli ospiti mentre ci attendevano, è stato molto gradito. Questo peraltro ci ha consentito di fare un menu al tavolo leggero (3 primi, 2 secondi di pesce con contorno, sgroppino e 2 secondi di carne con contorno) e di dare ancora libertà agli ospiti per la torta e i dolci.

- Tra una portata e l'altra vado fuori a fumarmi una paglia. "E mo so cazzi tua", mi giro, sua mamma. Sorrisi, risate, abbracci, volevo quasi confessarle la storia della saRta. Lo farò al primo battesimo.

- Il filmino che intervallava Emmina, Johnny Depp e una carrellata di mie fattanze (l'imbarazzo della scelta, alcune manco me le ricordavo) ha turbato le coscienze delle vecchie zie e fatto assumere la forma della mano alla mia faccina. Amici? Anfami!

- Balli, balli e ancora balli. Niente trenini e buonedomenicate varie. Io avrò ballato tre volte in tutta la mia vita ma ieri sembravo al sambodromo di Rio.

 - Suo babbo è una persona molto riservata, schiva, discreta, quasi sfuggente. Aspetti del carattere che, in misura minore, sono anche della Zorza. Ha avuto una vita difficile, specie negli anni della formazione. Ha dovuto farsi un gran culo fin da quando ha imparato a camminare e più metteva un piede innanzi all'altro, più le situazioni della vita lo costringevano ad indurirsi. E' una persona che non solo difficilmente lascia trasparire i suoi sentimenti ma tende a frapporre una barriera nei modi e nelle parole tra sé e il mondo esterno. Ama la figlia di un bene che non tutti i genitori sanno donare ma che solo un genitore può donare ed è l'unica cosa che conta. Mi vuole bene e io ne voglio a lui ma abbiamo sempre mantenuto una certa distanza. Non sono nessuno per giudicare e anzi rispetto e comprendo. Nei saluti di rito mi ha messo le manone sulle spalle, mi ha accennato un sorriso, ho visto lo stesso sguardo che sua figlia mi ha rivolto tante volte, ho fatto un cenno col capo. E' stato un bel momento.

- Alla fine del ricevimento, vanno via tutti gli over-35. E lì sì che c'è stato lo sbraco assoluto. La scaletta a memoria, dimenticherò sicuramente qualcosa: Metallica, Aerosmith, Led Zeppelin, Bruce Dickinson, Guns 'N' Roses, Scorpions, Europe, Rolling Stones, Def Leppard, Clash. E poi, ovviamente, la chiusura che le avevo promesso


E di questa c'è stato il bis, il tris, il quater fino alla decima replica. "Ehi digggei, rimetti"

- Alle 5.30 i finti gggiovini hanno iniziato ad abbandonare il campo ma a me dispiaceva finirla lì, era ancora presto. Allora col gruppo selezionato dei veri gggiovini superstiti (una roba da nulla, una trentina di persone) siamo andati a fare colazione nel mio bar. Prima - e ultima - volta che la Zorza ne varcava la soglia. Una Benita in forma strepitosa gliel'ha fatto LETTERALMENTE visitare. Come se fossimo agli Uffizi con lei a fare da guida. "Non ti pare che la Bene abbia esagerato? Era infoiatissima a farmi vedere tutte le robe! Ma è un bar, che voleva farmi vedere?" - "E' Benita!" - "E' Benita!"

- Mia moglie. Ahhhhhhh.

Ciao belle e belli, ci rivedremo tra un mesetto o forse anche di più perché probabilmente appena ritorno nel Sultanato mi spediscono a Khasab. Chi c'è su Twitter invece mi becca sempre, a meno che un serpente non decida che è arrivata la mia ora (l'Australia è il continente con la più alta presenza di striscianti con morso letale, quindi sono sulla buona strada).

P.S.
Grassie a tutti per gli auguri che mi avete fatto in ogni dove. Di cuore.