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giovedì 24 aprile 2014

Il laureato, la boxe e altra roba


Due settimane fa tornai. Da una settimana i miei stazionano a casa. Stanno qui da ponte (pasquale) a ponte (primo maggio). Quindi Smilzo se vuoi aggregarti alla compagnia, fai pure. Così puoi passare le ore in cui io lavoro, con mammà a sciogliere inni a Zio VoLODYa e a parlare male di tutti gli altri. Quando pensavo alla convivenza Ella-mammà volevo morire. Speravo in una timpanosclerosi della prima e in una paralisi bilaterale dei muscoli fonatori per la seconda. Temporanee, eh. Invece le due si stanno ben comportando.

Poi, per non farsi mancare niente, in un giorno a caso tra l'8 e il 10 di maggio, parto per la Turchia. Siccome fare una trasferta "tranquilla" non fa immagine, saremo sì in Turchia ma su una condotta che attraversa il Mar Nero. Insomma, come dire, noi alla mattina ci affacceremo dalla finestra del container e vedremo...la Crimea. Permanenza in questo ameno posto dove però (però, capite, però) potete fare il bagno (cit.)? A discrezione del management (cit.). Quando sento la parola management, che è sempre sempre sempre preceduta o seguita da una minchiata, mi sento come Mastroianni-Prof.Sinigaglia ne "I compagni".

Venerdì scorso festa di laurea di Abdi, neo-dottore in Ingegneria Chimica (mica cotica). Una festa di laurea col tipico low-profile del Golfo. Anche il regalino è stato low-profile: Ella esclusa, non ho MAI speso così tanto per un regalo. Il bello (bello? La merda vera, altro che bello) è che se non ci fossero stati i buoni uffici di mio babbo, avrei speso il doppio (del troppo) che ho speso. Perché no, non funziona che "X, capisci che lui ha certe disponibilità, non è come voi" - "Basta il pensiero" e tutte queste mollezze occidentali. No, qui l'importanza che assume per te l'altra persona si misura in riyal. Al più, in dollari. Quando però, appena arrivato alla festa, ho visto cinque agnelli che pascolavano su cinque girarrosti mi sono dimenticato di quanto mi sia costata la mia amicizia con Abdi e da lì in poi l'unico scopo della serata è stato come trovare la via più breve per incularsene uno (nel senso di furto), trovare un angolino e finire la mia esistenza mangiandomelo tutto, zoccoli compresi. Non è andata così ma ho perso tutta la mia dignità, mangiandone praticamente uno intero pur senza angolino e senza termine dell'esistenza. Non c'era alcol (evvabbé) e neanche fumo (su questo ho i miei dubbi e la cosa mi fa molto girare i coglioni a ripensarci, quindi fingiamo che non mi sia accorto) ma quando ho fatto partire il coro "Dottore, dottore, ecc" sono stato comunque seguito da un buon numero di presenti che hanno quantomeno intonato l'aria.

Il corso di boxe prosegue, l'allenatore rompe il cazzo per farmi partecipare alle competizioni ufficiali. "Pesi Welter", dice lui. Io gli rispondo "Veltroni?" Lui non capisce. Io rido molto. Lui s'incazza. Ci ripenso. Gli dico che "Sì, mi sento pronto". Poi parlo con il mio vicino di panchina negli spogliatoi. Mi dice che lui a novembre al primo incontro è stato sorteggiato col campione regionale e al primo jab il naso ha deciso di traslocare sulla nuca. Io mi fingo morto.

Il corso di tedesco, tra amore, anarchia e tanti, tanti ma tanti cuori uncinati ché, vorrei ricordarvi, "non capisci un cazzo, è tedesca, facciamo colpo" va sempre meglio. Ieri figheggiavo con mammà iniziando un discorso in inglese, proseguendolo in italiano, chiudendolo in tedesco e salutando in arabo. Roba che non era così orgogliosa da me da quando le dissi che mi ero lasciato colla mia ex-morosa, non sapendo che con quella dopo mi sarei addirittura sposato.

Non c'è un cazzo di locale ma dato che, come diceva NickMakkia69, "dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà" sono riuscito a crearmi un discreto giro ed è finito il periodo Filmissimi di Rete4. Anzi, tra un po' dovrò comprarmi un'agenda per gestire questa "LucignoloBellaVita" way of life.


mercoledì 15 gennaio 2014

Sopravvivenza in ambienti ostili


Forse vi ricorderete di me per "A metà del 2004 nella nostra compagnia OnlyBragaPride fa ingresso una fanciulla, morosa di uno dei componenti. Quindici giorni dopo un altro decide di praticare quella oscura disciplina che prende il nome di fidanzamento. Sfortuna vuole con un'acerrima nemica della prima. Iniziano a sorgere mille veti per OGNI cosa. I due ommini, opportunamente aizzati, litigano tra di loro, si formano due fazioni e la compagnia va a catafascio. Inizia un periodo in cui pur di uscire accettavo aperitivi a Kandahar e sabati di shopping a Mbabane. Il periodo Fabbrutto, che alcuni già conoscono e che prima o poi spiegherò anche per gli altri."

Il momento è arrivato

Insomma, dopo la tragedia, al sabato sera uscivo con una compagnia di scoppiati. Per farvi capire il livello: in questa compagnia c'era anche una fanciulla, tale Rachele, che non era neanche tra le più scoppiate. Una sera stavamo andando in discoteca. Io guidavo, lei dietro di me (nono, non ero un taxi, c'era anche altra gente in auto). Arriviamo al casello, sto per pagare, il casellante mi guarda e mi fa: "Ma la tizia lì dietro è normale?" -"Eh? - "Cosa sta facendo?" - Mi giro, stava limonando il vetro. Non eravamo ancora arrivati in disco ed era già fuori come un balcone - "Eh, stiamo andando in discoteca" - "Certa gente non la trovi neanche in galera" mentre mi ridà, schifato, il resto. Poi fortunatamente trovai la morosa, la prima "vera" della mia vita, e mi tirai fuori da quella compagnia, con cui comunque passai dei momenti bellissimi, aldilà del fatto che quelli che la componevano ora sono in carcere (il casellante ci aveva visto bene) o al cimitero o al SerT.

Ma non era di questo che volevo scrivervi. Anzi, non scrivo proprio nulla, riporto quello che scrissi anni fa, in presa diretta, senza filtri, senza censure, come neanche Salvo Sottile.

***
Oggi alle 19 avevo un intervento in quel di Milano. Dovevamo solo prendere delle misure e ci abbiamo messo un attimo. Siccome la morosa - bei tempi - è a Londra - bellissimi tempi - con le amichette (dice lei) e non avevo mezza voglia di tornare a casa a farmi da magnare, propongo di farci un mega gelato (oggi ci voleva) - anni bui, in cui mi drogavo ancora di lattosio, caseine, grassi idrogenati e tante altre schifezze - in una delle pochissime gelaterie già aperte in quel di Grande Verza city.
Eravamo nel tavolino di fianco all'entrata a diretto contatto con la vetrata che dava sulla strada e io davo le spalle alla cassa. Una bimba passa dalla strada e mi scruta con sguardo investigativo, io non ci faccio nemmeno caso (noi donne siamo abituate) e continuo a parlare col mio schiavo rumeno. Ad un certo punto lui mi fa: "C'è una tipa che ti guarda, è lì alla cassa e ti starà fissando da 30 secondi". Io non faccio alcun collegamento (la forza dell'abitudine) e non mi giro anche per non fare la figura del fesso. La conversazione prosegue, se non che ad un certo punto: "Oh, si avvicina, si avvic...", non fa in tempo a finire la frase che sento due gomiti cingermi il collo, due mani sulle spalle e due labbra stamparmi un bacio sulla guancia. Con notevole aplomb, mi giro come se mi avessero appena scippato: "Ma chi cazz..."

"Ciao Filiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii"

Ci guardiamo. Ad un occhio estraneo gli sguardi potevano corrispondere, in realtà mentre il suo era affermativo, il mio era interronegativo.

"Ma...ma...ma...non mi riconosci?

"No"

"Sono la Stefy"

(cassetti della memoria, Cassetti Marco, scatoloni del magazzino..."La Stefy, ma chi è la Stefy?")

Inizio a pensare che questa, tra l'altro vestita in modo che un aborigeno al confronto è fashion-style, mi stia facendo una supercazzola, snasando il nome in qualche biglietto da visita sul furgone.

"Oh, porca troia, ma sei fulminato? Eh sì che dovrei essere io quella a cui è bruciato il cervello! La Stefy! Siamo usciti per sei mesi di fila - errore, quattro mesi, al massimo cinque. Io sono pignolo, ma non era il caso di sindacare - a ballare tutti i sabati! Vabbè, tu non ballavi, ma ci siamo capiti!"

Questa conosce tutta la mia vita ma io non so niente di lei, ma veramente non mi ricordo niente, zero, buio assoluto.

Lei si gira verso un essere che potremmo entusiasticamente definire vivente e scossa il crapone, poi mi guarda (ero vestito da lavoro) e mi fa: "Ma adesso cosa fai? Lo squatter?" (qui ammetto che mi sono alzato in piedi solo per potermi ribaltare)

"No, ecc..." (le racconto la mia vita. Lei mi interrompeva, dimostrando di conoscermi - col senno di adesso mi sta risalendo l'ansia di quei momenti)

Alla fine a forza di dai e dai qualcosa inizio a ricordarmi. Sto per avviarmi verso l'uscio quando le chiedo: "Scusa, giusto per curiosità, chi è quello?" (indicando l'essere di cui sopra che dall'inizio della nostra conversazione continuava a fare: tuz, ta, tuz, tuz, ta, tuz, ta, tuz, tuz, ta, scossando le braccia)

"Lui è Fabbrutto"

Il sonno della ragione cessa, mi ritorna in mente tutto. Nella compagnia tra tutti gli altri scoppiati c'era anche questo mitico Fabrizio detto Fabbrutto, non certo per le scadenti peculiarità estetiche. La conversazione prosegue, ricordando i tempi mitici (mitici per lei) in cui lei si sparava 4 paste a sera (...), in cui altri sboccavano addosso ai buttafuori (...) e altre amenità, di cui nel frattempo tutta la gelateria viene a conoscenza. Alla fine, quando ormai il mio schiavo rumeno non ne può più di questi due, la saluto e le chiedo, occhieggiando Fabbrutto (che nel frattempo continuava il suo concerto personalissimo): "Ma...è in cartone?" (il cartone, per i non avvezzi al milanese-tossico, sarebbe l'LSD). Fabbrutto alla parola cartone si risveglia: "Eh, hai un cartone?" Io guardo, pietoso, lei: "No, Fabri..." Fabbrutto: "Vuoi un cartone? Oh tipo, vuoi un cartone?"

"Va beene, ciao!"
***

Mi rendo conto di essere un sopravvissuto. Dovrò discutere con la Zorza su cosa fare dei nostri figli maschi (per le femmine abbiamo già deciso: menarca farà rima con monastero): porterò avanti la mozione "Accademia Militare" allo scoccare dei quattordici anni. C'ho già l'ansia adesso, cazzo.

venerdì 27 settembre 2013

"Bello, bellissimo, quasi un matrimonio del Sud. Quasi"




Aeroporto di Doha, jet-lag a pallettoni, Zorza dormiente, dishdasha come se piovesse, aereo verso Perth tra una manciata di ore ma due righe voglio scriverle ora, a caldissimo, per rileggermele tra settimane, mesi, anni e ricordarmi cos'è stato. Dimenticherò qualcosa, spero trascurabile.

- Io amo le forme, le prassi e i riti perché servono a sacralizzare un momento di passaggio, restituendo un minimo di senso del sacro (in senso antropologico, non religioso) ad un'epoca in cui è sempre e tutta una gara a chi sbraca di più. Un formulario di rigide regole è infatti necessario per la gente che non sa disciplinarsi da sé e quando sento qualcuno che "infrange il protocollo" (che si può infrangere ma bisogna avere la classe per farlo e io non ne ho ancora trovato uno in grado di farlo) mi vengono degli eritemi da stress anche nel bianco degli occhi. Cerimonia perfetta. Ci tenevo molto.

- Lei temeva che sua mamma piangesse perché pianse al battesimo, alla comunione, alla cresima, alla laurea. In realtà, qualche lacrima ma niente di più. Temeva che suo babbo piangesse perché inscalfibile come il diamante finché vuoi, ma alla fine è pur sempre la sua bimba: niente. Temevo che mia mamma piangesse perché si sposa il suo bambino e invece niente. Chi aveva il magone? Egli! "Consolatelo voi, altrimenti dovrò uccidermi".

- E comunque gli mancavano la tuba, il monocolo e il bastone con pomello in avorio. Non ci sono cazzi: è sempre il più figo di tutti.

- "Siete marito e moglie, potete baciarvi". No, senti, Signor, Dottore, Ingegnere, Avvocato, Curato, come, adesso, qui, davanti a tutti, in pubblico, centinaia di matrimoni fatti, mesi e mesi a pensare alla cerimonia, ore intere a controllare tutti i canoni dal Concilio di Nicea ad oggi. La certezza che nessun prete, se non quelli dei film americani, lo dicono. E mo? Vabbuò, è già il nono in sei anni, nell'ultimo poi abbiamo proprio esagerato: tre! E non è ancora finito! Comunque se proprio vuoi, Don Abbondio del cazzo, forte coi deboli e debole coi forti, eseguiamo l'operazione. "Potevate indugiare anche un attimo di più". La solita ingerenza della Chiesa negli affari interni di altri soggetti.

- La Zorza si stringe nelle spalle con la faccia timidosa (e quelli sono i momenti in cui altro che bacio. Ne avrei fatta una direttamente sull'altare) e dice a bassa voce al prete "E' che non siamo abituati". Fanciulla, noti quello che il prete ha in mano? Si chiama microfono e concorre ad amplificare il suono. Se tu parli a lui, con tutta la bassa voce che vuoi, il sussurro diventa un urlo! Tutta l'abbazia è inondata da questa geniale trovata mentre la vecchia zia venuta da Campobello di Licata si chiedeva se ne era valsa la pena di spararsi 2000 km per assistere ad un matrimonio di copertura.

- Infatti poi per rimediare fuori dalla Chiesa abbiamo attaccato un limone talmente duro che è dovuta intervenire una camionetta dei vigili del fuoco per staccarci. Poi, per togliere tutti i dubbi, ci siamo fatti una spaghettata sul sagrato. Rigorosamente Barilla.

- Le fotografie odio guardarle, figuriamoci farle. Va da sé che la Zorza adora qualsiasi cosa abbia a che fare con la macchina fotografica. Tra obiettivi, macchine, corsi, cavalletti, filtri dai 12-13 anni ad ora ci ha speso una finanziaria. Odio farle, odio farle in posa, odio farle in posa con la faccia da pirla. "Ma è tradizione". Finito l'odiosissimo (si è capito?) servizio, siamo sul nostro amato laghetto a guardare il panorama. Dico al fotografo, che faceva anche da autista (nautico), di aspettarci sul motoscafo. "E' la nostra festa, no?" - "Direi" - "Adesso dobbiamo andare a cena: tutti che verranno là, urla, frasi fatte, berci, discorso-discorso, sorrisi di circostanza, tutte 'ste robine qui, no?" - "Sì". Pesco in tasca. "Superskunk e drum, solo da fumare, due tiri a testa. Dieci minuti solo nostri e poi andiamo". Che sorriso, che bello vederla sorridere con quella leggerezza dopo l'agostoddimmerda, che pace nel cuore.

- Il buffet a isole (drink, carpacci con salumi, fritture, formaggi con marmellate, frutti di mare, vegan, cereali), pensato per non annoiare gli ospiti mentre ci attendevano, è stato molto gradito. Questo peraltro ci ha consentito di fare un menu al tavolo leggero (3 primi, 2 secondi di pesce con contorno, sgroppino e 2 secondi di carne con contorno) e di dare ancora libertà agli ospiti per la torta e i dolci.

- Tra una portata e l'altra vado fuori a fumarmi una paglia. "E mo so cazzi tua", mi giro, sua mamma. Sorrisi, risate, abbracci, volevo quasi confessarle la storia della saRta. Lo farò al primo battesimo.

- Il filmino che intervallava Emmina, Johnny Depp e una carrellata di mie fattanze (l'imbarazzo della scelta, alcune manco me le ricordavo) ha turbato le coscienze delle vecchie zie e fatto assumere la forma della mano alla mia faccina. Amici? Anfami!

- Balli, balli e ancora balli. Niente trenini e buonedomenicate varie. Io avrò ballato tre volte in tutta la mia vita ma ieri sembravo al sambodromo di Rio.

 - Suo babbo è una persona molto riservata, schiva, discreta, quasi sfuggente. Aspetti del carattere che, in misura minore, sono anche della Zorza. Ha avuto una vita difficile, specie negli anni della formazione. Ha dovuto farsi un gran culo fin da quando ha imparato a camminare e più metteva un piede innanzi all'altro, più le situazioni della vita lo costringevano ad indurirsi. E' una persona che non solo difficilmente lascia trasparire i suoi sentimenti ma tende a frapporre una barriera nei modi e nelle parole tra sé e il mondo esterno. Ama la figlia di un bene che non tutti i genitori sanno donare ma che solo un genitore può donare ed è l'unica cosa che conta. Mi vuole bene e io ne voglio a lui ma abbiamo sempre mantenuto una certa distanza. Non sono nessuno per giudicare e anzi rispetto e comprendo. Nei saluti di rito mi ha messo le manone sulle spalle, mi ha accennato un sorriso, ho visto lo stesso sguardo che sua figlia mi ha rivolto tante volte, ho fatto un cenno col capo. E' stato un bel momento.

- Alla fine del ricevimento, vanno via tutti gli over-35. E lì sì che c'è stato lo sbraco assoluto. La scaletta a memoria, dimenticherò sicuramente qualcosa: Metallica, Aerosmith, Led Zeppelin, Bruce Dickinson, Guns 'N' Roses, Scorpions, Europe, Rolling Stones, Def Leppard, Clash. E poi, ovviamente, la chiusura che le avevo promesso


E di questa c'è stato il bis, il tris, il quater fino alla decima replica. "Ehi digggei, rimetti"

- Alle 5.30 i finti gggiovini hanno iniziato ad abbandonare il campo ma a me dispiaceva finirla lì, era ancora presto. Allora col gruppo selezionato dei veri gggiovini superstiti (una roba da nulla, una trentina di persone) siamo andati a fare colazione nel mio bar. Prima - e ultima - volta che la Zorza ne varcava la soglia. Una Benita in forma strepitosa gliel'ha fatto LETTERALMENTE visitare. Come se fossimo agli Uffizi con lei a fare da guida. "Non ti pare che la Bene abbia esagerato? Era infoiatissima a farmi vedere tutte le robe! Ma è un bar, che voleva farmi vedere?" - "E' Benita!" - "E' Benita!"

- Mia moglie. Ahhhhhhh.

Ciao belle e belli, ci rivedremo tra un mesetto o forse anche di più perché probabilmente appena ritorno nel Sultanato mi spediscono a Khasab. Chi c'è su Twitter invece mi becca sempre, a meno che un serpente non decida che è arrivata la mia ora (l'Australia è il continente con la più alta presenza di striscianti con morso letale, quindi sono sulla buona strada).

P.S.
Grassie a tutti per gli auguri che mi avete fatto in ogni dove. Di cuore.

lunedì 16 settembre 2013

Non l'orecchio, non l'auricolare ma il cervello

 

G: "Ti ricordi la prima canzone che abbiamo ascoltato insieme dal tuo MP3?" - l'IPod ce l'avrete voi
F: "Resolve dei Foo Fighters"
"Uh, bravo! E ti ricordi anche qualcos'altro?"
"Ehm, sì"
"Quella roba là?"
"Sì"
"Anch'io!"
"Ti eri accorta?"
"Eh, sì" - sguardo sconsolato
"Io pensavo di no"
"E invece sì"
"E allora perché non me l'hai detto?"
"Non ti conoscevo, temevo la tua reazione!" - sempre avuto il fisico e la musta da picchiatore, in effetti
"E non mi avevi trovato un cretino?"
"Un po'"
"Solo un po'?"
"Sì, perché ormai ti avevo scelto" - la pescatrice di uomini, 1974 anni dopo l'originale

Un mistero che entrambi ci siamo vicendevolmente tenuto nascosto per anni.

Successe che Filippo mise un auricolare nell'orecchio sinistro della Zorza, un auricolare nel proprio orecchio destro e il mini-jack nel proprio orecchio sinistro. Spingendo forte, perché non capiva se era sbagliato l'orecchio o l'auricolare. Un istante indimenticabile. Forse esclamò pure "Ouch!" prima di ricomporsi.

venerdì 30 agosto 2013

Vacanze estive


In questo weekend che in Italia sarà quello del grande rientro...

La mia prima vacanza in assoluto la feci a Montecarlo (gente di un certo livello), avevo quattro mesi.

La prima vacanza lunga a Loano, Liguria. In casa di una che al 99% era una ex "graziosa" per citare un noto cantautore ligure. Con un fratello gaio che le viveva insieme. Loro stavano al primo piano, noi in quello che al 99% era stato il pied-à-terre. Insomma, la prima vacanza, anni uno, mesi tre, in un film di Almodovar. Come poteva crescere centrato? C'è da fare una necessaria premessa: mio babbo è quarant'anni che si gira il mondo, con la pausa da quando sono nato a quando ho avuto sedici anni. Per lui un'infinita quaresima. "Una delle poche cose che ti rinfaccerò sempre" - "Cosa?" - "Non potevi nascere di sedici anni?". Andare in vacanza a fare la fettina in spiaggia per lui era una tragedia. Quindi cercava di spendere il meno possibile. Fosse per lui avremmo anche potuto dormire in macchina per risparmiare un altro po' di soldi "spesi inutilmente". Mia mamma è l'esatto contrario. Lei in vacanza vuole comodità, zero spostamenti, gambe sotto il tavolo. Infatti ora che mio babbo ha ripreso a girare il mondo (torna domani dalla Mongolia), lei talvolta gli va insieme e talvolta no. Ricordare quella vacanza è il metodo giusto per farli litigare a venticinque anni di distanza con la stessa cazzimma di allora.

2002: prima vacanza da solo a Jesolo. Tenda e povertà da Haiti post-terremoto. Gli ultimi giorni, a quattrini e viveri strafiniti (ricordo che un giorno andammo avanti a Morositas, perché erano gli unici alimenti rimastici), rubammo anche dallo spaccio del campeggio. Mio babbo, lungimirante, mi regalò i biglietti del treno A/R, altrimenti a quest'ora sarei dalle parti di San Martino Buon Albergo collo zaino in spalla.

2003: un anno tribolato ma un'estate magnifica. Mia mamma mi spedì in Colorado tre mesi ad imparare l'inglese. La famiglia mi voleva veramente e sinceramente bene. Con la figlia coetanea ci fu (ovviamente, mi verrebbe da dire) un bel flirt e tanti pianti al momento dell'addio. La ricordo con molto affetto. Il loro problema è che erano talmente pantofolai e sedentari che in tre mesi non mi hanno mai portato a fare un giretto. Zero, niente. Per tre settimane, insieme ad Ashley, curai anche i figli e i cani dei loro vicini che erano andati in vacanza. Ridendo come poche altre volte nella mia vita.

2004: Lloret de Mar. Ne ho già parlato qui sopra. La classica vacanza per trovare sé stessi. In fondo ad una bottiglia.

2005: prima vacanza con una morosa, a Rodi. Fu un'occasione: sua nonna doveva andarci. Ebbe un infarto (una roba leggera, la nonna tuttora vive e lotta insieme a noi) e quindi le sconsigliarono qualsiasi spostamento di lì a qualche mese. Io e la morosa ci avventammo. Tutto molto bello. Ma probabilmente sarebbe stato molto bello anche se fossimo andati a Lenno dal tanto che ero cotto.

2006: Ibiza. Mollato con la morosa qualche settimana prima. Andai in vacanza con la Kikka. Vi dico solo che arrivammo sull'isola l'8 luglio. Per portarci avanti, il 9 luglio eravamo già marci alle due del pomeriggio. La Kikka entrò in un baretto chiedendo cinque litri di sangria. Il barista strabuzzò gli occhi. "Siamo in due" (per dire...). Il barista continuò a strabuzzare gli occhi. "Ah, cosa c'è, non ha una caraffa abbastanza grande? La trovo io" e svuotò un vaso sul pavimento. "La metta qui". La sera del Mondiale manco ci trovammo. Neanche la mattina dopo. E neanche il pomeriggio. Solo la sera del 10 ci ritrovammo in albergo. "Ah, sei qua?". Reciproco. Nel prosieguo della vacanza trovammo anche l'unico negozio di Ibiza senza la maglietta celebrativa dell'anno. "Ho solo due vecchie magliette di Ibiza '04" - "Ci dia quelle, cavron". Si vedeva che la Kikka studiava Lingue e letterature straniere...

2007: Sharm. Prima vacanza con la Zorza. Mi ruppi praticamente qualsiasi osso dei due avambracci un mese prima di andarci e il gesso il giorno prima di partire. Per i medici serviva almeno un altro mese. Le braccia ci sono tuttora. Giovani e forti.

2008: Penisola del Sinis, Sardegna. Casa colonica a 10 km di qualunque cosa. Una ventina di persone, molta droga (portata dal continente per paura di non trovarne laggiù, ahahahahahah). Le vacanze si svolgevano in questo modo: sveglia-colazione-mare-mercato del pesce-pranzo-pennica-mare-doccia-cena-chitarra&falò. Mai divertito tanto, la mia vacanza più bella.

2009: Ecuador e Galapagos. Un missionario mio amico mi dice che la sua congregazione sta cercando un idraulico italiano (le professionalità laggiù sono da chiodi) per degli interventi. E' disponibile a pagargli aereo, vitto e alloggio nella comunità. Una settimana a lavorare mentre la Zorza dava una mano coi cinni della comunità. Poi andammo alle Galapagos. Se l'estate 2003 mi aveva insegnato ad amare gli americani, questa mi fece capire perché sono molto odiati. Praticamente ogni turista americano si sentiva il Re delle isole. Fino a quello che, dopo che il ranger gli disse 77 volte di non oltrepassare un dato limite (sensato, visto che le Tartarughe sono molto delicate), lo fece. Il ranger, alto non più di 165 e pesante non più di 60 chili, lo sollevò di peso per il colletto dicendogli che lui era capace di uccidere una persona anche a mani nude. 

2010: Da Bucarest a Venezia in furgone riattato (T4), passando per la Transilvania. Quattro coppie. Una lavatrice trasportabile che non dimenticherò mai. Le donne dormivano nel furgone, gli uomini all'addiaccio nell'umidissima notte rumena. Sinceramente non so quante donne mi avrebbero seguito in una vacanza che era l'emblema di qualsiasi fastidio esistente in natura. Fu lì che iniziai a capire che Ella era qualcosa di più. Dietro solo a quello della Sardegna.

2011: Saranda, Albania. Dovevamo andare a Cuba tre settimane. L'I. (nota compagnia aerea il cui nome si rifà a nota penisola europea) fece un disastro coi biglietti. Poi dovetti fare un'infinita trasferta in Val Seriana. Totale: mi rimaneva solo una settimana e qualche spicciolo. Un amico albanese mi consigliò Saranda. Praticamente il meraviglioso mare del Salento ad un terzo del prezzo. Un rispetto dell'ambiente che al confronto noi siamo scandinavi.

L'anno scorso c'erano in ballo le milioni di menate del trasferimento, ci rifaremo tra un mesetto. "L'unica cosa che dobbiamo tenere conto, perché me l'hanno consigliata, è quella di non raggiungere Alice Springs in auto perché non ne vale la pena" - "In che senso?" - "Mah, chilometri e chilometri di nulla, caldo, sabbia. Se succede qualcosa ci mettono ore ad arrivare i soccorsi" - Occhi che brillano che si specchiano in occhi che brillano - "Andiamo ad Alice Springs in auto"

domenica 25 agosto 2013

Vedi cara, l'emozione non ha voce


Non è ostilità, è insofferenza. Ossia, cito, l'incapacità di sopportare pazientemente ciò che urta la nostra sensibilità e che contrasta con la nostra volontà.

E allora

si decide, di comune accordo, di non parlarsi. Perché le parole, me ne accorgo, ce ne accorgiamo, non servono a niente. "Certe frasi sono un niente che non serve più sentire". Le parole mistificano, distolgono, talvolta vendono. Più si affastellano le una sulle altre, più il loro significato viene meno. "Le parole sono importanti"? Sì, quando esprimono un concetto e confezionano un significato.

E per esprimerlo debbono essere poche, altrimenti lo annacquano, lo diluiscono e infine lo corrompono.

E allora

ci si parla lo stretto indispensabile, per questioni meramente tecniche, e per qualsiasi tema che possa vellicare un'emozione ci si affida alla scrittura. "L'emozione non ha voce", perché quello che la voce inutilmente aggiunge, la scrittura saggiamente toglie. Si leviga, si smussa, talvolta si taglia. Si arriva dritti al punto, il punto dove le parole vengono srotolate da chi scrive per avvolgere chi legge e non rimangono sospese a mezzaria alla ricerca degli occhi, della voce, del linguaggio del corpo, linguaggi con una loro dignità, che il nostro rapporto ha spesso nobilitato, ma solo quando non si mescolano con la parola. L'amalgama parole-occhi-voce-corpo mette insieme troppe cose e diventa la forma senza la sostanza, il superfluo senza l'essenziale, quello che vorremmo sentirci dire senza quello che l'altro vorrebbe dirci. Perché è tutto interpretabile, tirando da una parte e dall'altra, a seconda di quello che ci conviene, anche inconsciamente. Sopratutto inconsciamente. Le parole scritte invece sono lì. Immobili, scolpite, ferme. Non scorrono, rimangono.

E' una fase che prima o poi doveva capitare. E' capitata a tutti, anche, forse in particolar modo, in questi giorni di attesa. Servirà solo a rafforzare il rapporto, ne sono certo. Io, noi, non voglio distruggere 2500 giorni di piccoli mattoncini quotidiani e questo lo sappiamo entrambi. E non per la paura di gettare al vento sei anni ma perché quello che è stato costruito è troppo grande, troppo bello, troppo forte. Ha fondamenta troppo solide. Non è un gigante dai piedi da argilla.

E allora

Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi cara, tutto quel che posso dire
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile a spiegare,

E tu, noi, hai capito in tempo che "è difficile spiegare", prima di arrivare "dietro a ciò che non sarà...". Perché noi ci siamo sempre capiti più con gli sguardi che con le parole, più con le emozioni che con i chiarimenti, più con la dirittura morale che con la comunanza d'idee. Se vogliamo toglierci l'ansia dell'infinito, se vogliamo che sia qualcosa di veramente speciale, se vogliamo che non sia solo uno stanco rito della mia, nostra, amata e odiata borghesia dobbiamo essere noi i primi ad essere speciali o quantomeno a provarci e a quel punto tutto sarà, dovrà essere, solo nostro. Anche se gli altri non capiranno. Io ho sbagliato per un verso e tu per un altro ma quando è "troppo bello, troppo grande, troppo forte" non serve recriminare, né chiedersi scusa. Anzi, l'imperfezione aumenta il valore della creazione. Basta solo correggersi, lo stiamo facendo.

E allora

stamattina a colazione mi trovo un biglietto: "Ieri ho letto una frase che a me non diceva nulla ma ti ho pensato perché è una di quelle che a te piacciono molto, gira" - Giro - "Il mio onore si chiama fedeltà" Sbianco (e non è semplice)
"Giò, ma lo sai di chi era il motto?"
"Cosa, la frase che ti ho scritto?"
"Eh"
"Delle SS"
"Cazzo, neanche ad impegnarmi ne faccio una giusta"

Silenzio

E si ride, di gusto e insieme, per la prima volta dopo venti giorni. Si ride talmente tanto che poi ci si asciuga le lacrime. Passerà. Non sarà facile, non affrettiamo i tempi, non pensiamo che basti la lacrimevole risata di stamane, ma passerà. Non può non passare.

E quando passerà risolveremo, o vedremo sotto un'altra luce, anche tutti gli altri problemi, che non sono niente rispetto a quello che ci lega, anche adesso, in questo momento che sarà pietra angolare per il futuro. Il nostro futuro.

E tutto questo serve solo a mettere nero su bianco i miei pensieri, per me e per chi legge e si è preoccupato - vi ringrazio - e a nient'altro. Perché quello che ho scritto ce lo siamo già detti. Con gli sguardi, le attenzioni e il linguaggio del corpo. Senza dirci una parola. Perché le emozioni, le sensazioni, i sentimenti hanno dignità in quanto tali e non vanno difficilmente spiegati.

E tu "hai capito già".

Sono le 3.30 e va benissimo così.


venerdì 19 luglio 2013

Ridere per sempre

Tra un digiuno e un'astinenza (ieri sera è partita pure la Zorza, allegria), la vita scorre. Qui, in questo ridotto sassoso, sabbioso e desertico "dove la gente si spazza i piedi colle mani" (babbo di Abdi cit, personalmente non ancora verificata) ho conosciuto qualche altro esemplare dello zoo che compone l'umanità. Il mio superiore in grado è un ingegnere che ad ogni passo rilascia freddure che non fanno ridere. Ve ne elenco qualcuna perché è giusto che anche voi proviate la piacevole sensazione di appartenere alla stessa specie.
Ore 21.30, tutto gira come un orologio, mezzora alla fine del turno, si chiacchiera, buttando di tanto in tanto un'occhiata ai parametri.
"Nel tempo libero mi diletto a poetare"
"Bene"
"Ogni tanto vinco anche qualche concorso di poesia"
"Beh, allora è famoso"
Il battutista mediocre lo si distingue dal fenomeno proprio in queste cose. Il primo ha un copione, il secondo sa improvvisare. L'ingegnere appartiene a questa seconda categoria.
"In generale, dici?"
(pensiero: "Ma che minchia di domanda è?") "Sì"
"Lo sono soprattutto in questo momento?"
"Famoso?"
"Sì, nel senso che sono le 21.30 e ho fame"
Pensate che sia finita? 
"Ho provato anche a farmele musicare, ma non trovo nessuno di mio gradimento"
"Beh, ma canzone e poesia si assomigliano ma non sono proprio la stessa cosa"
"Secondo me potrebbero funzionare anche come canzoni"
"Ah, ok"
"E sapere che io suonavo al Conservatorio"
"Complimenti!"
"Ma non mi aprivano mai"
Questi sono i momenti in cui mi scopro fan di Massimo Ranieri e per la precisione "e avere voglia di morire, lasciami gridare, rinnegare il cielo, prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo, li farò cadere ad uno ad uno"

Quando poi gli ho detto da dove vengo (e mentre scrivo da dove vengo mi stupisco che non mi abbia ancora fatto la gag "dal cottolengo") e cioè "ah, sì conosco: vicino ad Erba" è stata la mia fine. Ora, tutte le battute su Erba erano già vecchie il giorno prima che l'uomo inventò la ruota e io abito a 10 km da Erba. Vuoi che non le abbia già sentite tutte, comprese quelle sui vicini di Erba?
"Sai dove sta Erba? - "In provincia di Como" - "No, nel prato". Le matte, mattissime risate proprio.
La prima volta che l'ho sentita il Muro di Berlino stava ancora bello gagliardo.

"In stazione - "Signora, questo treno va ad Erba?" - "No, è elettrico".

Me ne fotto di WWF, Greenpeace e compagnia io tifo guasto, fuoriuscita di gas, catastrofe ecologica per non dover sentire queste perle. Alle quali ogni tanto non riesco manco a fare la risata di circostanza e per cui lui mi chiede sconsolato "Questa non faceva ridere, vero?". Non l'ho ancora ammazzato solo perché come suoneria del cellulare ha "London Calling".

Con la Vale dopo due scazzi belli pesi (uno per motivi di lavoro, l'altro perché ascoltavo le cuffiette ad un volume troppo alto, vabbé) siamo ritornati in grande sintonia. Ora, io non è che sia un grande imitatore di personaggi famosi. Mi vengono bene Celentano (che, vabbé, viene bene a chiunque), Scalfaro (son sempre quelle due o tre frasette) ma Malgioglio lo faccio veramente bene. E a lei fa impazzire. E' chiaro che il grande CriCri rende al meglio quando puoi fare delle avances ad un altro uomo. In amministrazione ce n'è uno che sembra uscito da un'azienda che produce nerd, ma di quelli belli convinti, tipo Silvano di Camera Café. Ormai quando ci vede insieme cambia strada. "Giao, sono Grishdiano. Gabrielo, che bel pieto, che bella shcarpa, ti fa proprio la gamba shlanciada".

Giovedì scorso Ella mi chiama al lavoro: "C'è lì la Vale?" - "Yesss" - "Passamela" - "La Giorgia...uhm...ti vuole" - "Ciao Vale, Fily mi parla sempre di te..." - "...anche a me di te" - "Sìsì" - con l'indifferenza della donna che non deve chiedere mai - "so che sei sola qui e in 'sto periodo manco si può uscire. Vuoi venire a casa nostra a mangiare domani sera?" - così, senza avermi detto una sega, tanto per far vedere chi comanda. C'era il piccolo particolare che io al venerdì ho lo skypata coi miei, che mi parlano separatamente, perché altrimenti al secondo 7 è già guerra aperta (tra loro). Prima parla mio babbo, così gliel'ho fatto conoscere "Ma chi è, la nuova morosa, ma sei scemo?" - "No, una collega" - "Uhm, ma la Giorgia dov'è?" - "Paolo so' qua, che te credevi, che me tradiva?".
Finisce e arriva mia mamma. La Vale viene fatta sparire dallo schermo onde evitare milioni di parole di spiegazione. La vedo che ride (mammà). Sento un trambusto incredibile, antine che si aprono, carrelli che scorrono, stoviglie che sbatacchiano. E lei ride. Mia mamma che ride è un avvenimento tipo...ma no, neanche la cometa di Halley...ecco sì, la nascita della Terra. E continua a ridere.

Ad un certo punto un urlo squarcia il cielo: "Elena, dove cazzo è la MIA tavoletta di cioccolato?" - "E che ne so io?". Mio babbo, che ormai è più vicino ai 60 che ai 50 ma rimane sempre una cartola da paura, si sta preparando alla consueta settimana di rafting in Val di Sole e quindi è in dieta. Però al venerdì sera, cascasse il mondo, azzanna mezza tavoletta di cioccolato al latte.
"Elena, te lo ripeto ancora una volta: dove cazzo è la MIA tavoletta di cioccolato?"
"Che ne so io?"
"Certo, !"$%/%$£&/(%$|"!"£$%&/())=?^?=)(%£", ne mangio mezza tavoletta a settimana, siamo in casa in due, se non l'ho mangiata io, chi deve averla mangiata? Stocazzo?"
"Non io"
"L'avra mangiata stocazzo" - frase ripetuta all'incirca 777 volte a 777 decibel, con la Vale che da dietro lo schermo mi diceva: "Vorrei che questo momento non finisse mai".

La serata si conclude con Ella che le dice: "Sa fare bene anche l'arrotino"  e il qui presente costretto per ore a ripetere: "Donne, donne, è arrivato l'arrotino..." e tutto l'annuncio pubblicitario. Quando ormai avevo un edema alle corde vocali, la accompagnamo alla porta, la Zorza la chiude, mi guarda e mi dice: "Che figa, adesso capisco perché me ne parlavi così"

lunedì 8 luglio 2013

Happy Ramadan!


Giovedì sera, come solo i grandi fuoriclasse, dopo una settimana anonima, la stoccata del(la) campione(ssa).

"Fily avevo pensato che potremmo imbiancare casa". Tradotto in italiano "Fido, esigo che tu imbianchi casa"

Lasciando perdere il fatto che imbiancare è l'UNICO, non uno dei pochi: l'UNICO, lavoretto di fai da te che ODIO, e che comunque già di per sé sarebbe condizione ostativa, ci sarebbe un piccolo particolare: ci sono già metà mobili montati e appoggiati al muro e l'altra metà li monterò tra domani (venerdì) e dopo (sabato). Verrebbe da fare la banale considerazione: "Non potevi dirmelo settimana scorsa?" ma la risposta sarebbe "Non potevi arrivarci da solo?" quindi, siccome non ho mezza voglia di litigare, abbozzo un "Vedremo", sperando che la questione si consumi da sé. Sabato sera, casa finita. Ceniamo nel nuovo nido con un'emozione inconsueta, forse anche insensata, ma visibile e meravigliosa. Forse è perché ogni cosa che all'inizio sembra enorme poi col tempo diventa routine ma se ti fermi a pensare, e quello era uno di quei momenti, riscopri quanto sia enorme. Ed Ella mi dice due cose che, non so come dire, avrei iniziato quella sera stessa ad imbiancare non solo la casa ma anche l'aria, l'acqua e il fuoco. Con uno spazzolino da denti.

P.S.
Ovviamente se fosse una soap opera sarebbe finita qui. Invece tra ieri mattina e stamattina ho fatto quello che dovevo (alla fine sono 50 mq, una mano ieri e una oggi), due ore fa le mando un SMS: "Finito, quando rientri non toccare niente, lascia asciugare, che domattina rimetto i mobili al loro posto" - "Visto? Ci hai messo più tempo con le chiacchiere che coi lavori".

P.P.S.
Una delle prossime due notti dovrebbe iniziare Ramadan. Per capire quale bisogna vedere quando la luna butterà fuori la prima falce. Gli astronomi locali, soprattutto quelli sauditi, sono in sbattimento feroce. Non sto neanche a dirvi che, vista l'apprensione con cui è seguito il fenomeno (in questi giorni si parla solo di quello, manco si stesse discutendo della nuova morosa di Balotelli), se in questo Paese fossero consentite le scommesse, avrei già cremato lo stipendio. In ogni caso, pensatemi e vogliatemi un po' di bene. Ne avrò bisogno. E fate l'amore, voi che potete.
Una felicità così non la ricordo da quando, anziché colpire la boccia, il difensore centrò con la testa il mio nasino, creandome tre.

martedì 2 luglio 2013

Acqua salata non macina più


Questo post l'avrei già scritto ieri, solo che al momento di pubblicarlo, Blogger, che deve morire, ha deciso di farsi i cazzi suoi. Ora dovrei aver capito il problema e lo riscrivo. Adesso cerco di restare zen, molto zen, ma se Blogger del cazzo mi rifà lo scherzetto io mi trasformo in Zen, inteso come quartiere di Palermo. Ok, Bloggermerdodellamerda? Ok. Quindi mi metto in modalità Fabio Volo e mi accingo a riscrivere per un'altra volta la stessa cosa.

Il giorno successivo a quello a cui ho comunicato ad Abdi che mi sarei trasferito, il simpatico omino m'ha invitato a casa sua per una sorta di festa d'addio e per conoscere la sua famiglia. Non è che questo evento mondano fosse in cima alla mia lista dei desideri ma nel costume locale è preferibile assistere alla propria morte anziché vedersi rifiutare un invito, quindi accetto e anche Ella, che anche per questo è una gran Donna,  non fa un plissé quando glielo comunico. I giorni scorrono allegri e oserei dire ribaldi fino a mercoledì scorso, quando con candore tutto occidentale gli chiedo ragguagli per la serata successiva.

"Alle 21 a casa mia"
"Ehm, Abdi, qui finiamo alle 22"
"Non preoccuparti, TI HO già preso due ore di permesso"
Silenzio, palla di fieno, altalena senza cinno a bordo
"Are you joking? Are you kidding me? Are you SCHERZING?"

Il fanciullo aveva falsificato la mia firma sul modulo di richiesta dei permessi e mi stava facendo passare il tutto come un'enorme cortesia. Lo dovevate vedere: quel sorriso non lo vedevo da quando i miei cuginINI mi portavano a casa i disegni dall'asilo come se mi donassero monili di diamanti. Era proprio la gioia ingenua di avermi fatto un enorme regalo, di avermi tolto un'incombenza, mancava poco che si auto-appuntasse il Collare d'Oro del Sultano sul petto. The thin line between sbadilarlo di piatto sulla nuca e abbracciarlo fortissimo.

Alle 21 della sera successiva arriviamo a casa sua. Una piccola casetta, minimal, una roba da nulla. La dependance è grande come casa dei miei. Il giardino se la batte con l'Umbria come estensione. E' uno di quei posti in cui capisci la tua finitezza di essere mortale. In realtà veniamo rapidamente messi a nostro agio e iniziamo le parche libagioni. S'inizia con un' insalata mista. Io sono una delle due o tre persone al mondo che schifa l'insalata ma se vedersi rifiutare un invito è peggio che assistere alla propria morte, vedersi rifiutare un piatto è peggio che vedersi scavallare l'auto. Quindi le scelte si riducevano ad una: mangiare quella cazzo di insalata. Poi fortunatamente arrivano le/i muqabbilat, che sarebbero i nostri antipasti. Antipasto però non è come qui da noi "Al nonno solo una fettina di salame, che c'ha il colesterolo" (alto o basso chi se ne frega. Come può un HDL o un LDL arginare una massaia il giorno di Natale?). No, qui si mangia come se non ci fosse non solo un domani ma neanche una prospettiva di mezzora. Cosa ho mangiato non me lo ricordo neanche io, nel senso che ci saranno stati tre metri quadrati di piattini da cui chi voleva, pescava. Io però non volevo, dovevo! e quindi, in quanto ospite, venivo incoraggiato a mangiare con metodi come quelli che usano per le oche del fois gras. Ingredienti: pomodoro, cipolle, erbe varie, olive, sottaceti, noci, aglio, prezzemolo, peperoncino, fave, yogurt, cetrioli, menta, olio, peperoni, noci, bulgur, riso, carote, spezie varie, ceci, melanzane, aceto, polpo, cozze. Dopo questo leggero antipasto, si passa alla ciccia vera. C'era una griglia che ci voleva la concessione edilizia per usarla e lo scooter per girarla tutta. Visto che il porco è haraam (proibito), c'era un piccolo gregge di pecore e agnelli su quel minuscolo barbecue casalingo. Mentre ero sempre invitato a mangiare (sai mai che me ne dimenticassi), ad un certo punto, l'anfitrione, ossia il babbo di Abdi, fa entrare "Florentine-Style Steak - The Authentic Italian Beef". Proprio come se fosse un ospite d'onore. Il dramma: non avevo capito che era tutta per me. Alla fine con abile lavoro diplomatico faccio capire che io, col mio fisico da internato, ho una certa capienza gastrica oltre la quale poi esplodo come un kamikaze involontario. E voi non volete il terrorismo integralista nel Sultanato, vero? Ne abbiamo parlato poco fa di quanto di quanto sia liberal il kharigismo. Ed è trionfo. Il chilazzo di fiorenza viene diviso in cinque parti. La parte degli stuzzichi e dolci (datteri, marmellata di fichi, halva and so on) invece mi ha visto sfoderare la tecnica anti-rompicazzi cittadini ("già preso" - "prendo dopo"), altrimenti a quest'ora vi scrivevo dall'obitorio.

Per quanto riguarda i commensali, c'è poco da fare: uno degli aspetti su cui si valuta e si misura un uomo nella società araba è quello che pensano i suoi ospiti di lui. Per quel che ci riguarda, ci hanno fatti sentire da subito a nostro agio, ci siamo divertiti entrambi e, parlando tutti tra il bene e il benissimo l'inglese (la capra di famiglia è Abdi), abbiamo potuto conversare tranquillamente. Senonché, ad un certo punto si consuma il dramma: "Filippo, come mai lei ha la fede e tu no?"

Primo: in teoria persone senza vincoli di parentela non possono vivere nella stessa casa (in teoria e basta però, almeno nella capitale). Secondo: durante i primi giorni di conoscenza, Abdi continuava a spaccarmi le gonadi chiedendomi se ero sposato per portarmi a donnine. Oh, ma sempre, ogni giorno. Io gli avevo detto che "non sono sposato ma è come se lo fossi" ma lui non se ne dava per inteso (nel senso che proprio non capiva la sottigliezza), quindi una volta, tenendo insieme primo e secondo punto, gli dissi "sì, non te l'avevo mai detto prima perché sono timido". Quel giorno finirono le sue proposte. Un riposo lungo mesi e un risveglio brusco. La fede in realtà è l'anello di fidanzamento che io, vecchio arnese della reazione, residuato dell'Ottocento, eccetera, le ho regalato quando le ho chiesto di sposarmi. Su quella domanda è iniziato il cabaret, il teatro, la commedia degli equivoci. Ad un certo punto Ella, che sedeva al tavolo delle donne, mi uozzappa: "Daje Fili', 'n artro po' de balle, nun mollà, che tra 'n po' ce sta pure 'r mutawa", ossia il poliziotto religioso, che qui in realtà non esiste, ma nel mondo islamico è molto diffuso.

Dopo un venerdì passato tra tornei, preparazione pacchi, pacchetti e pacchini e ultima uscita nella Las Vegas del Golfo, al sabato mattina ci svegliamo alle 5 per evitare di aggiungere al dramma del trasloco anche quello del caldo (non so se ve ne ho mai parlato delle temperature miti di questo periodo). Faccio colazione (tè verde, cinque mandorle, tre pugne secche per chi fosse interessato), apro la porta dell'appartamento per andare in garage. Davanti a me un pakistano che mi chiedo se io sono io. Mi guardo bene: sono io. "Siete venuti a prendermi?" mentre cerco con lo sguardo il Giuda traditore. In realtà il babbo di Abdi, con cui avevo parlato di questo trasloco due sere prima, mi aveva mandato una ditta per darmi una mano. Mi veniva da piangere. Carichiamo sul camion un po' di roba, compresi mobili da montare (la fottuta Ikea è arrivata anche qua) e partiamo tutti e quattro (Trudi compresa, perché se la lascio dodici ore da sola mi tira giù il compound a forza di guaiti, pianti e lamenti) alla volta di Sur. Dio, Allah, o chi per essi benedica l'italiano che abbiamo incontrato nel giretto della città post-firma del contratto, quando l'altra settimana siamo scesi a scegliere casa, che ci aveva detto: "Io vi suggerisco di mettere dentro qualcosa il più presto possibile perché, contratto o meno, questi se trovano altro nel frattempo, la affittano a lui". E infatti il padrone di casa era davanti alla porta ad aspettare altra gente e non ha fatto una piega alle nostre """critiche""" stupite.

La Zorza pulisce casa, io e il paki scarichiamo e montiamo, la Trudi inizia a rompere i coglioni a tutti gli esseri viventi del vicinato. Sfiniti, alle 16 ci rimettiamo sul camion. Col paki avevo esaurito gli argomenti di conversazione all'andata, precisamente quando m'ha detto che "Il cricket è uno sport accattivante (charming)", quindi parlavo con la Zorza.

[...]
Lei: "Comunque è inutile star qui a rimuginare. Acqua salata non macina più"
Io: "Vero, vero. Passata comunque, non salata"
"No, eh. Salata"
"Passata"
"Guarda che...si dice così perché il sale c'è quello grosso e quello fino. E da quello macinato fino non si può tornare indietro. Non lo si può far ritornare sale grosso"
"No, si dice acqua passata perché una volta che l'acqua entra nella ruota del mulino, poi esce di nuovo e non serve più a macinare"
"Guarda che...io so come funzionano le saline, i miei nonni materni sono di Paceco"
"Col massimo rispetto per le autorità civili, religiose e militari, ma chi se ne incula?"
"Guarda che...a Paceco ci sono le saline più grandi d'Italia, probabilmente dell'Europa, forse del mondo"
"Mille...numeri che fanno girare la testa", imitando l'Ingegner Cane
"Mavvaffanculo"
"Pacheco comunque giocava nell'Inter, cioè giocava...lui di mestiere faceva l'amico di Recoba..."
"Piantala di dire cazzate e ascoltami"
"...altri tempi, tempi eroici, quando Moratti li buttava veramente dalla finestra"
"Ma mi ascolti o no?"
"Meglio di no, altrimenti ti metto la testa sul finestrino e faccio su e giù con l'alzacristalli fino a che non te la stacco"
"Guarda che..."
"Avanti, avanti con questi guarda che...l'unico guarda che...sarebbe guarda che...da un certo punto di vista è meglio che queste perle le tiri fuori con me, perché se le vai a dire in giro ti fanno un TSO alle scuole differenziali, altro che laurea"
"Guarda che...a Paceco c'è anche una riserva naturale del sale"
"Abbeh, se c'è la riserva naturale allora dormiamo proprio tra due guanciali. Siamo partiti da un mulino merdo e siamo arrivati alla riserva naturale dell'amico di Recoba. Sto andando ai matti, te lo dico, sto andando ai matti"
"Ah, tu ti stai incazzando? Guarda, Filippo, non urlo perché c'è qui lui, quando andiamo a casa, poi vediamo".

Porta di casa, notebook (c'era il mio già acceso ma ha preferito accendere il suo: sai mai che complottasse anche il computer) e, incredibilmente..."Acqua passata non macina più"

"Io quando andavo alle superiori al pomeriggio studiavo, non andavo in giro per i bar e i circoli a imparare proverbi". Ho chiesto scusa e mi sono molto rammaricato per le inadempienze della mia giovinezza.

mercoledì 26 giugno 2013

Scusate il ritardo


Il 28 febbraio scrivevo

"Litighiamo una volta l'anno. A maggio. E' un appuntamento fisso, come il Capodanno o il Palio di Siena. A maggio sappiamo che dobbiamo litigare. Il giorno in cui litigheremo ad aprile o a giugno capiremo di aver fallito come coppia. Quello che ha in mano viene scagliato. Per ora sono sempre riuscito ad evitarlo. Una volta ho anche salvato la portafinestra che dà sul terrazzo da una sicura rottura dovuta all'urto del telecomando di Sky. Poi solitamente io scendo in garage o in strada e tiro un pugno o un calcio a qualcosa. Finora il peggio è stata un'infrazione all'alluce (cassonetto della spazzatura)"

Sabato mattina torno a casa dal campetto. Abbiamo perso. In alcuni ambiti dell'esistenza sono impercettibilmente competitivo e la pallacanestro è uno di questi. Nella strada verso casa la Trudi si fermava ad OGNI angolo ad annusare cosa non si sa visto che ci saranno sette cani in tutto il quartiere, aumentando il moto circolare delle gonadi, perché dovevo tornare indietro di quaranta metri ogni cinquanta a urlarle "Alooooooora" - "Ti lascio qua, eh, ti lascio qua!" - "Oh, giuro fermati ancora una volta e a casa ci arrivi a calci in culo". Perché ci vuole eleganza anche nel redarguire il tuo cane. Quindi torno a casa già smaronato. Vado a far la doccia. Della lavatrice se ne occupa Ella. Apro il cassetto calzinimutandecanottiere e manca la canottiera. E' la scintilla che cercavo per accendere il fuoco e liberarmi dell'incazzo. "Giohoh, dov'è la canottiera?" - "Dimenticato di mettertele nel cassetto, comunque son..." - "Cazzo oh, l'emozione della prima volta", alludendo ad una pratica consueta: la caccia alla biancheria intima predoccia.
Anche lei aveva degli incazzi da buttar fuori, tra nuovo lavoro, ruggini del vecchio, trasloco. SWOOOOOOOSH. Oggetto di forma parallelepipeda si infrange sul mio malleolo. L'amico telecomando è stata sostituito dalla compagna grattugia. E fu porta di casa. E fu cantina. E fu calcio ad un cartone a caso. E fu tre giorni e mezzo di muso reciproco, che ci voleva la bindella per misurarlo. E fu pace sancita da "Però ti stai imborghesendo: gli anni scorsi miravi alla testa, mancandomi, però apprezzavo il tuo idealismo. Ora sei diventata moderata e pragmatica. Miri alla caviglia, ma mi centri. E non far finta di non ridere che tanto ti ho già visto". Per un anno dovremmo essere a posto.

martedì 11 giugno 2013

Le vacanze sono arrivate, voi ragazzi che cosa fate? Io pensavo di andare al mare, in America forse a surfare. EH SI', IL CAZZO.


Sono giorni duri, come cantavano i Derozer in un memorabile 45 giri a metà con Gli Impossibili (che citazioni colte alle 18.47 di un martedì qualunque), un po' per gli impegni, un po' per il caldo umido che toglie la voglia di vivere, figuratevi di scrivere, un po' per il fatto che tra meno di un mese inizia Ramadan, la morte civile di ogni paese islamico. Prima o poi farò un post su 'sta gente che ogni giorno riesce a stupirmi sempre più. Non ora però perché l'umidità ottunde il pensiero laterale per cui non so legare le frasi. Quindi vado di spifferi di pensiero frontale. In realtà non so che cazzo sto scrivendo, però 'sta cosa del lateral thinking ultimamente va di gran moda qua dentro. "Ingegnere, c'è un problema nell'impianto di smaltimento dell'acido solfidrico e per attuare la procedura di protocollo serve fermare il treno" - "Nonononono, fermare il treno non è possibile, abbiamo già perso troppo tempo settimana scorsa, provi col pensiero laterale". Io a quel punto vado a fumarmi una sigaretta e fingo di essere "Nella Terra di Bob".

- Sono stato come """relatore""" ad una """lezione""" pratica alla Facoltà di Ingegneria Chimica e del Petrolio della locale università. Una bella esperienza, anche perché ho fatto, e quindi imparato, un monte di cose per preparare l'evento e sono rimasti soddisfatti sia il professore, che gli studenti, che i miei aguzzini.

- Skype con mammà: "Bella quella polo a righe" - "Ti piace?" - "Bella, veramente" - "Me l'ha regalata la Zorza" - "A te mica non piacevano le polo a righe?"

- L'orrore che mi fanno le mani degli ometti che si vede chiaramente che non hanno mai girato un cacciavite, usato una spelafili, dato due colpi di vanga.

- Donne, gli occhiali da nerd non stanno bene a tutte, mettetevelo in testa. Poi lo so che "quando è moda è moda", ma anche "quando è specchio è specchio".

- Dopo riflessioni e colloqui durati mesi, tra pochi giorni la morosa darà le dimissioni da noto istituto bancario italiano per approdare in analogo istituto britannico. Questo comporterà, a partire dal 7 luglio, il trasferimento a Sur, cittadina 150 km a sud-est di Muscat. Io appena lei ha preso la decisione definitiva ho fatto domanda di trasferimento geografico interno (c'è un nostro impianto 20 km a nord di Sur) e tra qualche settimana dovrebbe liberarsi un posto.

- In sostanza per me non cambia niente, perché tanto la girandola di ingegneri, tecnici e operatori è continua. L'unico che abbandonerò è Abdi. Un po' mi dispiace ma neanche più di tanto. Siamo troppo diversi per andare oltre un sereno rapporto di lavoro.

- Dopo mesi di lacrime e pianti abbiamo accettato il fatto che, feste private a parte, il Sultanato oltre le 23 non offre niente per noi giovini senza portafogli per cui è necessaria una tasca supplementare.

- "Muscat rispetto a Sur è Las Vegas". Che belle prospettive.

- La Trudi è in calore. Questo comporta che quando andiamo al mare non possiamo entrare in acqua. Quindi ci sediamo sulla sabbia e stiamo lì a meditare. Lei adora sguazzare, quindi le ho spiegato i motivi del mancato ingresso in acqua. Prima a parole, poi tramite dei disegni. Finge di non capire. Appena mi siedo sul bagnasciuga, mi guarda, guarda il mare, mi riguarda e manca poco che unisca le dita per dirmi: "'mbé? Te movi?". Poi inizia ad abbaiarmi contro. A centimetri tre dalle orecchie. Fino a che non le dico: "Allora? Finito di fare il cinema?" Abbassa lo sguardo, le orecchie, se potesse abbasserebbe anche i denti, strozza in gola l'ultimo abbaio e si mette giù con la testa in mezzo alle zampe. A quel punto le prendo il muso e le dico: "Bella la mia Trudi". Lei sente che può far breccia nel mio cuore di cioccolato e ricomincia il giro: mi guarda, guarda il mare, ecc. Tutto questo può durare anche delle intere ore, mentre la Polizia Politica piglia appunti.

- La cloaca è tornata in Italia e in ufficio s'è tornati a respirare. Fino all'ultimo minuto, come un basij, ha deciso di proseguire la sua battaglia contro bagnoschiuma, deodoranti e acqua pulita. Quasi lo stimo, però deve morire comunque.

Mi rendo che è un post rivedibile ma a 34 gradi col 60% di umidità, accontentatevi.

lunedì 20 maggio 2013

Londra, wolframio e stracciacazzi

Una delle qualità che punteggiano la mia perfezione, oltre ad un'infinita modestia, è quella di essere abbastanza accomodante nei rapporti umani. Io metto giù dei paletti al wolframio su pochi e specifici punti, poi su tutto il resto sono "vivi e fatti una padellata di cazzi tuoi, non sfrugugliare la gente su argomenti che vedi che preferisce non toccare, non impuntarti sulle cazzate, se puoi aiutare un altro, fallo senza tante pugnette, che gli eroi e i martiri son tutti morti giovani, e ricordati che tra una manciata di anni sarai nient'altro che polvere". E' un aspetto della mia personalità che talvolta viene malinteso e quasi mai viene compreso totalmente. A volte viene recepito come remissività. A quel punto però bastano due o tre ruggiti e gli incauti capiscono subito che se non sottolineo quello che faccio o faccio finta di non vedere quello che fanno altri non è dovuto al fatto che sono un imbecille ma semmai che non lo considero così dirimente da rischiare di avvelenare inutilmente il clima. Diciamo che le tre persone che l'hanno capito appieno, perché condividono questo aspetto nella loro personalità, sono la morosa, la Kikka e mio babbo, con cui vivo, ognuno a suo modo, un meraviglioso rapporto di "non detti", di simboli, di segni, perché per volersi bene più si riesce a togliere, meno parole ci si dicono, meglio è. L'amore, l'affetto, il sentimento esistono in quanto tali e non hanno bisogno di essere (troppo) spiegati. Benita, che è un pianeta tutto suo, fatto di parametri che sfuggono alla catalogazione umana, è in prova.

A Londra eravamo in dodici. Io, la morosa, Benita e altri nove amicicici, sei ommini e tre fanciulle. Tutta gente del mio bar, escluse due che sono morose. Su una niente da segnalare. L'altra è una stracciacazzi che sembra creata in laboratorio dal Dottor Josef Mengele per rompere i coglioni. Su tutto. Dove andavamo la mattina, il pomeriggio, la sera. Il sole, la pioggia, il mez e mez. Il caldo, il freddo, il tiepido. Il ristorante, il pub, il take-away. La musica troppo alta, troppo bassa, troppo media. La odiavano tutti. I primi giorni ho cercato di mediare per stemperare una situazione che, con tutte le virgolette dell'universo, iniziava ad essere carica di tensione. Finché è riuscita a dirmi "A te va bene sempre tutto? Mah". E lì ho glissato, pur facendo un passo indietro del tipo "Amica, siccome a me va bene sempre tutto, adesso le situazioni che si creano te le smazzi da sola". Venerdì, a proposito di paletti al wolframio, c'era il motivo per cui siamo, o quantomeno sono, andato a Londra: le Final Four di Eurolega (semifinali e finale del torneo continentale di basket, per i meno avvezzi). A me piace andare a palazzo almeno dalle 15-16 (anche se la partita inizia alle 18) per gustarmi il clima, vedere le tifoserie, salutare gente che conosco e che non conosco, ecc. E tutti ovviamente erano concordi, fanciulle incluse, visto che il basket da noi è una religione. Lei no, "che tanto la partita inizia alle 18". Se con gli ommini mi riesce facile litigare, con le donne è raro. Tantopiù con quelle che non conosco. Però era in mod "emmobastaveramenteperò" (oh, giuro, una settimana che veniva voglia di chiederle se aveva fatto una scommessa oppure a che punto era nel Master in "Sfrangiare la minchia"). Non entro nei dettagli della pacata invettiva: fate conto una Catilinaria ma interpretata da Mario "Er Principe" Brega. Sappiate solo che la mia olimpica reazione ha fatto in modo che mi abbia piantato il muso (tipo i cinni, ma quelli scemi però, col beccuccio) per il resto del viaggio. Ormai sono dieci giorni che non chiudo occhio dall'intimo dolore che mi ha provocato.

Io so, ma non ho le prove, che gli altri hanno solo abbozzato ma interiormente mi applaudivano. Moroso compreso.

P.S.
Intendiamoci: mi sono divertito come un matto, eh. E comunque, ehm...Benita trovò moroso! Si chiama (di secondo nome) Carlo! Colonna sonora del viaggio, cantatale in ogni dove, anche sul cellulare alle 4 del mattino, è stata, ovviamente

martedì 30 aprile 2013

London Calling


Dalle 6.25 di venerdì 3 alle 7.10 di lunedì 13 sono a Londra, con amicicicici e morosa. Poi quattro giorni in Italia per il giro dei parenti e il montaggio dei soppalchi*. Sono già piuttosto corazzato, perché la morosa e gran parte degli amicicicici ci sono già stati, però se avete suggerimenti, preferibilmente alternativi ("Fily, c'è una bellissima torre dell'orologio!" - "Ma dai?"), ve ne sarei grato.

*
Copio da altri lidi (27 dic 2012)

"Pronto, ciao, sono la Paola, l'amica di tua mamma"
(pensiero: stupendo) "Buongiorno, dica"
"Niente, allora io debbo fare un soppalco in casa mia. Una roba da niente, eh, quattro metri per tre, per far giocare i bimbi senza buttarmi per aria il soggiorno"
"Bene"
"Solo che il muratore mi ha buttato fuori 18k euro di spesa"
"Eh beh, immagino, è un lavorone, anche se non sembra"
"Tu a quanto me lo faresti?"
"Io domani sera parto e torno a metà maggio"
"Sìsì, tua mamma me l'ha già detto, posso comunque aspettare. Non è urgente"

Già sono in un periodo in cui ho Erika De Nardo come sfondo del desktop, ti lascio immaginare la pacata reazione dopo aver attaccato la conversazione. Ti dico solo che la morosa m'ha chiamato FILIPPO come succede quando debbo essere richiamato all'ordine.

Questo pomeriggio sono andato a prendere le misure. Ci vorranno più putrelle per fare quel soppalco di merda che in tutto il PalaBiella.
Io le ho già detto che si scordi di pagarne meno di 12-15k, ma so già che a maggio lo stupore comparirà sul suo volto e mi vien voglia di comprare anche il calendario ebraico e musulmano per aver abbastanza santi da bestemmiare. Il bello di abitare in campagna/provincia/quel che l'è.

domenica 28 aprile 2013

Love in the time of bimbiminkia

28 aprile 2007

Un bimbominkia di 21 anni non ancora compiuti
Una bimbaminkia di 19 anni appena compiuti

Dopo quattro settimane di bacini e bacetti, con la risolutezza dei vent'anni: "Cioè, ma quindi, il cielo, noi, lo sai come vanno di moda in questo periodo le piastrelle con le greche nelle docce? possiamo dire, a Trieste si salutando dicendosi "Mandi", non "Ciao", domani piove, che siamo insieme?"
Sospiri sparsi
"Sì" e furono guanciotte viola e fu imbarazzato mutismo fino al giorno dopo
"Ahhhhhhh" e furono sei anni di cose belle che ci si sforza (spesso fallendo, qualche volta riuscendoci) di rendere sempre migliori, giorno dopo giorno.


mercoledì 17 aprile 2013

Que te pasa quemero

La scrivo oggi, che m'è passato un po' l'incazzo.

Sabato scorso sono in giro con un ingegnere e foriamo. Io ho 26 anni, lui 56. Io sono tecnico, lui ingegnere. Io peso 80 chili, lui 130 co' 'na panza che je fa regione autonoma. Fanno (solo) 30 gradi ma il problema è l'umidità: la bevi. Chi cambia la gomma? Anzi, chi sembrava non aspettare altro per dimostrarmi la sua abilità manuale? Lui. Va beh, lasciamoglielo fare. Intanto per velocizzare le operazioni gli farò da aiutante.

Prende il cric.
Lo fissa.
Scopriremo poi che fissare è un concetto estraneo alla sua persona.
Inizia a girare la vite
Il qui presente rimane perplesso e lo fa notare "L'ha fissato nel punto giusto?"
"Sìsì, ovvio"
Ovvio
Ovvio una sega ma lui è due gradini sopra a te nella scala gerarchica e qui la gerarchia è molto importante. Quindi ovvio.
Svito i bulloni
Il cric si rompe
E' la prima volta in vita mia che vendo un cric rompersi. Infatti non si è rotto, si è sfilato da sotto l'auto.
La macchina cade sul disco del freno
Levo la mano, onde evitare di ritrovarmela in Egitto in comode rate mensili.

Leggermente spaventato e pesantemente alterato:
"Scusi, ma era fissato nel punto giusto?"
"Sì, dove c'è duro"
Il famoso duro. Proprio i manuali d'istruzioni lo riportano: "Fissare il cric dove c'è duro"
Duro, il pianeta di Guerre Stellari probabilmente.
"Qui c'è una freccia per fissarla, santo dio!" - con braccia distese e mani conchetta - L'ha fissato lì o no?" - con indice da cui avrei tanto voluto che uscisse una mini-freccia con una soluzione al curaro.
"No"
"Non dico niente, sto zitto, non dico niente. Cosa devo dire? Niente"

Sul lavoro cerco sempre di avere un certo contegno ma anche i Filippi ogni tanto, nel loro piccolo, s'incazzano.

M'è rimasto un incazzo potente fino alla fine del turno, poi sono tornato a casa (cioè nel container dove dormo) e ho messo su questo in loop per un'ora. Funziona sempre, potrei farla cantare fuori dalla chiesa, al mio matrimonio. Così, per aggiungere ulteriore kitsch. Adesso la propongo alla CONTROparte. Così poi organizzo anche il mio funerale.

                                       Saltiamo, balliamo, cantiamo, ombrelloniamo, feliciamoci


Que te pasa quemero, todavia seguis esperando,
Que te pasa quemero, en la quema estan todos llorando,
Van pasando los años, jugadores, tambien dirigentes
Pero no te das cuenta que el problema lo tiene su gente.
Que no alienta cuando el globo va perdiendo oooooooooh
Que no estaba cuando te fuiste al descenso oooooooooooh
Que no aguanta cuando ve a San Lorenzo,
Yo se que duele, yo se que es feo, pero a tu hinchada le faltan huevos

Anche se debbo ammettere che da quando Bergoglio è Papa, è diventata troppo mainstream per i miei gusti.

E' arrivata nuova ingegnera a sostituire Good Little Sausage. Califfa vera. Prossimo post su di lei.

lunedì 15 aprile 2013

Guido, i' vorrei una canna e Sasha Grey

E' un post che non avrei non solo mai pensato di scrivere, ma neanche mai pensato di pensare. Però siccome da quando sono arrivato nel Sultanato questo blog è diventato la mia Benita virtuale a cui dire tutto, lo scrivo. Vado subito al punto: frequento da qualche tempo Twitter. Di maschi che si rivolgono in un determinato modo a donne che sembrano vivere solo in funzione dell'esibizione non è che sia solo orripilato ma anche al limite dell'inquietudine, del fastidio, del malessere.

Sono pronto a qualunque critica e perculeggiamento ma non uscitevene colla berlusconiana "certe cose basta non andarsele a cercare" perché vi mando a spazzare l'Idroscalo e se mi chiedete perché vi ci mando due volte. Intendiamoci: sono sempre stato diffidente nei confronti dei social network (e della tecnologia in generale) e poteva facilmente immaginare che sarebbe andata a finire così, ma Twitter mi sembrava un po' più evoluto rispetto a Facebook. In effetti lo è e fino a quando, come successo finora, gli aspetti positivi supereranno quelli negativi, ci resterò. Però questi atteggiamenti sono "uno sputo in faccia alla mia concezione di femmina, maschio, interazioni femmina/maschio", come scrisse qualche tempo fa una nota ideologa del pensiero occidentale. ;-)

Oltretutto non penso che sia un problema di social network, che non considero altro che lo specchio, forse amplificato ma non certo alterato, del contesto sociale. E non è che sia bacchettone e, tanto per citarne una stupida ma recente, non più tardi di giovedì mi sono svegliato con il pensiero fisso che alle 13.30 locali ci sarebbe stata Sashona a Deejay Chiama Italia e quando ho visto il podcast ho rischiato due o tre volte la lussazione della mandibola. E' che per sviluppare certe interazioni PUBBLICHE (ecco, forse la parola chiave è questa), che comprendono tutta la gamma di situazioni che passano dai discorsi ammiccanti alle orge violente, esistono determinati contesti che si chiamano venerdì sera, sabato sera, feste Erasmus, giovedì al Gattopardo, falò in spiaggia, eccetera eccetera. Sarà un retaggio d'ipocrisia borghese. Sarà, ma a 'sto punto viva viva un po' di sana doppiezza.

Invece il circo itinerante pare durare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni su 365. Ci sta una battuta, un doppio senso (che poi son sempre quelli...ma basta, basta), un complimento. La ginnastica da camera e tutto quello che le gira attorno è uno dei motori della vita e ci mancherebbe quindi che non fosse ipocritamente considerata tale. Una battuta, un complimento: non una catena di montaggio di cazzi, culi, tette ad ogni ora del giorno e della notte. Sarà che ho "Filippo, tu hai una visione della donna che farebbe apparire al passo coi tempi quella di Dante" ("Chi ha fatto palo?") e che ho vissuto due decenni e mezzo in un contesto ristretto in cui il controllo sociale rimane ferreo e su determinati argomenti, se si escludono singoli insider, fanciulli e fanciulle rimangono due mondi separati, ma ci sono voluti 5000 km di distanza e Twitter per farmi scoprire un modo, anzi un pensiero, unico di relazionarsi che a me infastidisce quasi fisicamente (capita che chiuda il notebook e vado a fumarmi una mozzica).

Non so, non so darmi una spiegazione razionale ad un sentimento di cui, ripeto, non solo non avrai mai pensato di scrivere, ma neanche avrei mai pensato di provare. Sto diventando forse ricchione? (è una citazione, eh. No perché...ci mancano giusto le mail dell' Arcigay).

Rileggendolo pare un post scritto da Nicolas Eymerich, ma vi assicuro che non è (mai stato?) così. Quindi adesso piazzo un titolo all'uopo per fugare ogni dubbio. Bon, mi sono sfogato. Non abbiate tatto nei commenti, eh. Benita a queste parole avrebbe obiettato: "Io te l'ho sempre detto che sei un somaro".

domenica 7 aprile 2013

Should I laugh or cry

Premessa n.1

La Zorza ha una passione per Johnny Depp che al confronto la mia per Emma Watson è solo una piccola simpatia. Ella, primatista mondiale di riservatezza, pudicizia, discrezione, al sol nominarlo si sdilinquisce come una belieber davanti a Bieber. Per farvi capire, qualche anno fa, corroborata da un po' di alcol e da una cannetta, arrivò a pennellare un "Se me lo trovassi di fronte? Lo ucciderei e lo mangerei, così una piccola parte di lui rimarrebbe per sempre in me". Voi pensate che stesse scherzando? Ecco, vi lascio col dubbio, io la mia certezza ce l'ho.

Premessa n.2

Io ho un'autonomia di 12 ore, lei di 36. In realtà la sua è molto minore, però le piace dire così giusto per accorciare di un altro centimetro il guinzaglio, che così passa dai tre ai due centimetri. Anche perché in realtà se a me date una maratona di college basket posso sopravvivere per almeno una settimana, senza iniziare a vedere San Pietro sulla traversa.

Mercoledì sera sono tornato a Muscat dopo due settimane a Khasab. Abbiamo chiuso la porta di casa alle 21 e l'abbiamo riaperta alle 17.30 di venerdì, assommando tre chili persi complessivi. Anche la cagnona, sempre un passo avanti, ha capito il momento e, senza dare nell'occhio e senza far pesare la situazione, si preparava da mangiare e si calava con la corda per andare ad espletare. C'avevamo da fare un consuntivo e un preventivo. Eh sì, perché poi son ripartito per Salalah e adesso per fino al 30 starò qui (ma sto spingendo per la creazione di un Soviet che porti avanti la giusta battaglia per farci tornare al 25. Mi sto giocando ogni carta, domani proverò con quella che il 25 in Italia è la Festa della Liberazione).
Insomma, sta di fatto che alle 17 di venerdì, in quei momenti di attesa del distacco che possono durare sette giorni, sette settimane, sette mesi ma li senti sempre e non sono mai belli da vivere (sì, sì, c'è di molto peggio, eccetera eccetera. Purtroppo lo so)...

"Guarda che se ritorno il 30 e ti ricordo che il 2 dobbiamo partire per Londra. Vedi di non avere la brillante idea di preparare le valige l'1, eh!" - L' "Eh" era un misto tra "Mario Bianchi, ma come si chiama questo bambino? Borlotto, per caso? Piccola ragade, non devi piangere, lo dico per il tuo bene. Eh, non lo so mica io...continua a scorreggiare. Regia, non le facciamo più le selezioni?" e il Sergente Hartman davanti a Soldato Joker.

Lei, che cerca di darsi un tono, ma quando le cose le escono senza filtri, ritorna la quindicenne dell' Esquilino, affresca: "Amo', che te credi? Che so' scema?"

Bacio, mi accompagna alla porta. Lei è dentro casa, io (sullo) zerbino.
"Che ce diciamo?" - con lo sguardo che mi faceva sempre quella di mate quando alla fine dell'interrogazione che iniziava con "Prof, se non esco quanto mi da? Due? Forse è meglio così, perché se esco passiamo ai numeri negativi" mi chiedeva che voto mettermi.
"Mea domina, la lascio solo per qualche settimana e comunque, qualsiasi cosa dovesse succedere, sono ad un'ora e mezza d'aereo, tranquilla"
"Vabbé oh, vedi de non ritorna' pirata" (Salalah è per i pirati somali come il miele per le api)
"Sarò il suo Jack Sparrow", chiudo gli occhi e metto le labbra a culo di gallina


SLAM - CLING

Porta chiusa ad una velocità angolare tipo, se lo scrivo giusto mi mangio un bricco, Kaffeetassen (ma cosa volete saperne della vita voi che non siete mai stati sulle tazze di Gardaland dieci minuti dopo aver mangiato...) e catenella di sicurezza in funzione.
"Fuori, via"
E dal terrazzo che dà sul cortile, mentre mi avviavo mogio e mesto alla fermata della corriera per l'aeroporto
"E non bestemmiare mai più"

Poi arrivo a Salalah, accendo Lello il cello e leggo l'SMS: "Valige per Londra pronte. Ci sentiamo il 29 per il briefing preparatorio". E rido. E un po' piango. E poi un po' mi chiedo se me la merito. E poi mi rispondo che forse sì. E poi mi chiedo se non sono "troppo" fortunato. E poi mi rispondo che indubbiamente sì, ma che un po' me la sono cercata, anche mangiando parecchia merda, perché se il gusto me lo sono tenuto per me, non è che per questo sia diventato più dolce, anzi. E poi mi dico che basta un niente, due centimetri nella nostra carne segreta, perché tutto questo finisca. E poi cerco di viverla meglio che posso. E poi mi dico che però certi luoghi comuni sono comuni perché veri. E poi mi dico che potrà finire tutto ma non una cosa. E mi illudo che sia vero. E poi so di non sapere e forse è giusto così. Poi rido. Poi piango. Poi rido ancora. E rido per sempre*.

Ci starebbe bene "Should I laugh or cry" degli Abba ma li ho visti di recente in una foto e mi sono venuti il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia e la lombalgia del camionista tutti in una volta. Va bene che l'alternativa sconfinfera poco ma quant'è brutto invecchiare...

*
Poi però mi chiedo anche se ci voleva il Sultanato per farmi scrivere queste cose, che prima serravo a settupla mandata nella mia anima. Deve essere la mancanza di Benita. Che si chieda di formare un governo per mandarmela qui come ambasciatrice dello "squilibrio stabilizzatore" (mi sento molto Aldo Moro con le "convergenze parallele").

venerdì 5 aprile 2013

La Pulce ordina, Filippo esegue

Uno

Grazie Pulce. Edit: quando l'ho scritto era un grazie di cuore. A metà test è diventato: un "grazie, graziella". Scherssso, Pulcetta! Però "c'è delle regole", eh!

Due

1 - Qual'è l'ultimo libro che hai letto?
2 - Visto che prima parlavo di Legolas, c'è un personaggio che vi piaceva parecchio e di cui ora vi vergognate?
3 - Primo pensiero mattutino?
4 - Ti piace il tuo lavoro?
5 - Dove vorresti vivere?
6 - Come ti immagini tra 10 anni? 
7 - Com'eri 10 anni fa?
8 - Hai vinto 1.000.000 €, che fai?
9 - La domanda più idiota che ti è stata fatta?
10 - Quanto mi odi per questa iper-mega catena?
11 - Essere o non essere, questo è il problema?

1 - "L'Eskimo in Redazione. Quando le Brigate Rosse erano sedicenti"
2 - L'unica cosa di cui mi vergogno è la lettera che scrissi ad una fanciulla. Riassume in sé tutte le vergogne del mondo. In fondo c'erano pure le caselle SI - NO. Avevo 11 anni.
3 - Quello di queste mattine è irriferibile. Due settimane di lontananza dalla morosa...fate voi.
4 - Sì
5 - Ovunque, ma coi miei amici
6 - Babbo (di minchia)
7 - Appena uscito da un coma etilico e in procinto di partire per il Colorado
8 - Compro un podere e me lo ristrutturo piano piano
9 - Non direttamente a me, ma alla morosa. Amica comune le chiede: "Cos'è la fuitina?" - "Quando due si volevano sposare e la famiglie si opponevano, facevano una fuga di qualche giorno, in modo da mettere i genitori di fronte al fatto compiuto" - "Quale?". Abbiamo finito di ridere dieci minuti fa.
10 - Non ti odio, ti affetto.
11 - To be or not to be? Two beer (queer)

Tre

1 - Ho vissuto a Roma per qualche mese, sommando diverse esperienze.
2 - Il senso di pienezza che mi danno le persone, e soprattutto Ella, quando mi ascoltano e si ricordano quello che ho detto a distanza di anni. Fatto questo, mi serve poco altro per essere felice.
3 - Sono un maniaco dell'igiene personale.
4 - Odio le pareti. Fosse per me pannelli di legno ovunque.
5 - Anche diventassi la persona più ricca dell'universo continuerei a rassettare casa da solo. Nelle mie cosine, nella mia casina, le manine ce le metto solo io.
6 - Ho la memoria visiva di un pesce. Lesso.
7 - Ho la memoria uditiva di una campana. Stonata.
8 - Però mi ricordo tutto.
9 - Ritengo indegno di respirare chiunque non abbia mai visto "La Guerra degli Antò". Se per uno sventurato caso foste lacunosi in materia, vi lascio 24h da questo post per ovviare alla vostra ignoranza.
10 - Sono frocio di Massimo Bordin. La sua rassegna stampa mi procura dei micro-orgasmi cerebrali.
11 - Adoro le lenzuola bianchissime.

Quattro


Claire, Pulce, Harley, Brioche, l' Hostess, Clerks, sono qui di fianco...

Cinque



Sei

Fai la brava, non farmi pubblicare David Guetta ft. Jessie J