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martedì 8 luglio 2014

Trenta giorni



Siccome nella barzelletta vivente che è questo posto mancava solo il giapponese, è arrivato. Anzi, la giapponese. Sorprendentemente per le abitudini dei figli del Sol Levante parla un inglese abbastanza fluente. In compenso non capisce una parola di italiano. Anzi, lei credeva di capirne qualcuna, poi gli è stato spiegato col giusto tatto che "Vaffanculo" non è la risposta più urbana per porgere il proprio garbato diniego. No, Harumi, "non proprio" non si traduce con "vaffanculo". Fortunatamente, prima della grande scoperta, ha sfanculato solo tecnici e operatori, anche se per lei, che mi ha detto che in giapponese non esiste manco il "No" (sarà vero?), è stato un grande trauma. Stiamo riallocando dispositivi all'interno dell'impianto e lei ieri era la mia ingegnerA di linea. Io, lei e l'altro tecnico abbiamo amabilmente chiacchierato durante il turno. Lei è affascinata dal fascino che il Giappone esercita su noi occidentali, io le ho detto che sono l'unico occidentale a cui del Giappone non frega un cazzo, non ho mai letto un manga, non guardavo neppure Dragonball - volevo anche dirle che hanno tutti la faccia in due dimensioni, che hanno la pelle gialla perché pisciano controvento e che se l'Oriente finisse col Pakistan si starebbe tutti molto meglio ma poi mi sono trattenuto perché non volevo apparire troppo chiuso nei confronti delle culture inferiori - e che le uniche cose che apprezzo del Giappone sono i calciatori (non è vero), le idol (è vero) e raccontare dell'omicidio Furuta ai più impressionabili tra gli amici e i parenti. Fatto sta che con giubilo e gaudio, nonché ripetuti indici (suoi) puntati sulla testa (sua) ad indicare l'igiene mentale della testa (mia) andiamo in mensa, dove per la prima volta dopo due mesi sono comparsi quei legumi noti al mondo come ceci (risotto alla greca).
Li vedo e sono felice, di una felicità inesprimibile a parole. Sono talmente felice, che potrei anche morire da un momento all'altro. L'autoctono mi dà le solite tre scucchiaiate di riso, io vorrei oltrapassare il vetro e pigliarlo per il bavero ma mi limito "One more, please", lui capisce che glielo avrei ripetuto almeno altre due volte e me ne dà subito altre tre. Caracollando dalla gioia mi dirigo verso il tavolo con un passo tipo Giulio Cesare quando passava sotto l'Arco di Trionfo. Scucchiaio. Eh, insomma, il riso era occhei ma i ceci: DURI COME IL MURO, roba da lasciarci lì una mezza arcata dentaria. Evitando scene tipo Fantozzi alla cena di gala a casa della Contessa, guardo il mio dirimpettaio, che viene dalle mie lande, e gli dico: "me paren i balet de sciopp" - mi sembrano i pallini del fucile. In un posto normale questa non sarebbe dovuta neanche essere una battuta, ma in questo luogo di desolazione devo essergli sembrato Woody Allen e inizia a ridere di gustissimo, diventa paonazzo, manca poco che si strozzi. Rido con moderazione del suo contorcersi dalle risate, lei chiede una spiegazione, poi esige una spiegazione, poi intima una spiegazione. Alla fine glielo traduco e succede una roba che pensavo succedesse solo in "Mai dire Banzai" (a proposito della mia ampia cultura giapponese): ride come lui di una battuta non solo spiegata ma pure tradotta. Ride e ride, ad un certo punto m'irrita (ma chi ha insegnato a ridere ai jappi? Nitriva anziché ridere), vorrei replicare l'omicidio Furuta e alla fine mi dice: "You're so fucking funny guy".

Ora, un mese fa durante una conversazione mando un messaggio alla Zorza in cui come al solito debbo aver commesso un imperdonabile errore, dopo essermi molto scusato "Se Le porto la palla, mi fa giocare un po'?", lei inizia a ridere e quindi è costretta a tradurre il tutto alla sua amica-collega Poppy (Poppy...nomi che pensavo esistessero solo nei libri d'inglese delle medie) e questa gli dice "Your husband is so fucking funny guy". Due settimane fa in preda ad una crisi d'ansia per le pene d'amore di un'altra amica-collega - che praticamente si vede con uno, ci passa le serate, tutto bravissimo, tutto bellissimo, tutto benissimo, poi finisce la serata, rimangono in macchina, parlano di ogni argomento dello scibile umano ma lui sia mai che ci provi - mi chiede: "Secondo te, dal tuo punto di vista maschile, cos'è che lo frena? Che poi lo chiedo a te che in realtà sei più mezzafiga di tutte noi messe insieme ma vabbé" e io, sempre scusandomi, le dico "Gli direi: Picchiami, ma baciami". Lo riferisce alla sventurata che le risponde: "Georgia, you're so fucking funny girl" - la signora si appropria anche delle battute altrui ma il fucking funny ero io, vergogna. Tra le altre cose poi l'amica non ha fatto come le avevo (mirabilmente, ammettetelo) suggerito e infatti il nostro Porfirio Rubirosa 2.0 s'è fatto di nebbia.

Forse dovevo andare a fare il comico per stranieri. Se penso che Iacchetti e Boldi si sono campati la vita con due sketch merdi (i due di Boldi: "Faccia da pirla" e "Tatatatatachicardia" perché Iacchetti manco quelli aveva) e io sono qui in una buca colla prospettiva di morire a cinquant'anni di enfisema mi viene (anche) la depressione. E' iniziato pure Ramadan ma tra i pochi pregi di questa prigione c'è che si avverte meno rispetto all'anno scorso e poi ormai siamo all'ultima boa: 30 giorni alla felicità. Me lo dico da solo: daje, Fili'. E quest'anno per la prima volta dopo un lustro non si scarpina in vacanza. L'obiettivo è sdraiarsi giorno 8 agosto e rialzarsi giorno 23. Anzi, preferibilmente mettersi di lato e rotolare verso Fontanarossa per sprecare meno energie possibili. Ovviamente sempre con crema solare protezione 700 perché anche in vacanza non bisogna mai dimenticarsi che abbronzarsi è male quasi come le scarpe aperte. Il malvagio sole è sempre in agguato e non bisogna farsi trovare impreparati.

venerdì 6 giugno 2014

Se ne volevo una Normale andavo a Pisa



Quella volta che alla domanda "Che lavoro fa?" dicesti ai tuoi "Lo conosco da poco, lui dice l'idraulico ma debbo ancora approfondire la questione, perché non me la racconta giusta". Quando lo venni a scoprire, da tua madre, il giorno in cui le dicemmo che ci saremmo sposati, ti chiesi: "Perché, cosa pensavi che facessi?" mi sentii rispondere, con quella tua intonazione impassibile come solo un medico ad un congresso, con quella tua aria franca, forte, ferma e fiera, quella che riesci a estrinsecare anche, soprattutto, quando spari le peggio cazzate "Ero convinta spacciassi". Alla mia espressione (colpevolmente) sbigottita obiettasti "Vabbé, non fare quella faccia di cazzo, non ti conoscevo nemmeno". Tua madre rise molto, intimamente chiedendosi cosa aveva sbagliato in quei nove mesi. E io capii che se avesti avuto tutte le rotelle e tutte perfettamente funzionanti, non mi saresti piaciuta, figurati sposata.

giovedì 2 gennaio 2014

Buon anno, gente!


Premessa: questo post viene scritto col permesso della controparte, altrimenti il divorzio lampo sarebbe stata una tragica certezza.

Il tutto è iniziato al mattino. Prima lezione del corso di tedesco visto che prima o poi (si spera entro l'anno, si ha la certezza entro settembre 2015) leveremo le tende e ce ne torneremo in Europa. Vienna o Baviera le destinazioni. Per cui quella lingua (di merda, diciamocelo) va imparata. Dopo fitto conciliabolo faccio valere il mio ruolo di maschio alfa (c'è sempre una prima volta) e la convinco a prendere posto all'ultimo banco sul lato opposto a quello della cattedra. A livello geografico, la posizione più distante possibile dalla professoressa. Il Paradiso.

Fatto questo primo importante passo, non si può che proseguire nel nostro iter, quindi, ammettiamolo candidamente, rompiamo il cazzo per tutte le due ore di lezione, al punto che mi chiedo cos'abbia trattenuto la prof o gli altri dal dirci cos'eravamo andati a fare, dato che il corso non viene via esattamente a due croste. Ma siamo simpatici, ammettiamo candidamente anche questo, e quindi sia la prof che gli altri non possono fare a meno di ridere alle nostre gag (peraltro tutte in inglese...se capissero anche l'italiano ci giravano direttamente lo stipendio sul c/c). A metà lezione, pausetta di cinque minuti che la prof ci suggerisce di sfruttare scrivendo i nostri nomi sui classici "cartellini" da mettere sul banco. Io: "Fai tu, dai, che c'hai una bella calligrafia". Lei parte bella decisa, fa una scritta lunga mezzo metro, che mi chiedo cosa stia arabeggiando (battuta di Carlo Sassi). Viene fuori un Giorgia con la celtica al posto della O, un Filippo dove la O lascia chiaramente spazio anch'essa alla cetlica e, per sovvramercato, le due P diventano due bei fasci littori. Completa l'opera un cuore uncinato in mezzo.

"Giò, macchemminchia fai?" - "Non capisci un cazzo, è tedesca, facciamo colpo". Già lì avrei dovuto capire che se la giornata iniziava così, non poteva che finire in splendida progressione. Comunque il foglio viene ovviamente capovolto e i nomi scritti secondo la consuetudine. Se alla crucca viene la tentazione di girarli, se salutamo bbbelli. Finisce la lezione, stiamo uscendo dall'aula, la prof ci ferma e, ridendo, ci fa: "Oh, se continuate così alla prossima vi separo" - "Nooooooo, con quello che costa" (indovinate chi l'ha detto tra noi due...). Ci guarda le mani. Ed è amore, l'abbiamo conquistata. Fatte salvo le rotture di cazzo dei colleghi di corso, potremo trasformarlo in una piazza d'armi. Poi in Crucconia ci capiremo a gesti ma sticazzi.

Vabbé, giornata di lavoro e s'arriva a sera. Cena di 19 persone tra miei e suoi colleghi. Tutta gente gggiusta. La conosco da sette anni, alcune volte l'ho visto allegrotta ma ubriaca cotta dura mai. Fino all'altra sera. Io vedevo che il gomito girava che era una meraviglia però oh, eh. Arriva il 2014, brindisi e 10 secondi dopo il brindisi parte il "Late Show with Giorgia G" in cui l'italiano viene abbandonato per lasciar posto al romanesco dell'Esquilino. 

"Mastigrancazzi del 2014, sempre e solo Lazio merda" e fa partire il coro. Coro a cui si uniscono TUTTI gli italiani e pure expat di altre nazioni che non sapendo le parole, fanno partire un "eh eh, oh oh". E' un momento bellissimo. Parte un secondo brindisi e con un cheers appena accennato sfracella il suo bicchiere sul mio. Peccato che non mi abbia toccato la mano, la deriva splatter sarebbe stato il tocco di classe. Poi inizia a raccontare barze senza capo né coda, nel mentre il gomito continuava a girare che era una meraviglia. Io era un po' preoccupato (diciamo lo zerovirgolacinquepecciento), un po' imbarazzato (diciamo l'unovirgolacinquepecciento) e molto divertito (la restante parte). Ad un certo punto, dal nulla, inizia ad indicare due persone, accusandole di essere Luigi e MariaCristina. Che le due fossero entrambe donne non conta, una era chiaramente Luigi. Mi è venuto talmente il dubbio che fosse vodka al peyote che c'ho pure dato dentro due sorsi. Dopo altre due ore di siparietto, l'ingegnerA norvegese, attualmente mia capA, un personaggio su cui da qualche tempo medito un post, mi si avvicina e mi fa: "Filippo, is she not too drunk?", al che capisco che era ora di portarla a casa. Io non è che fossi particolarmente in forma (quindi vi lascio immaginare in che stato versasse lei) e per cui veniamo accompagnati.

Apriamo la porta di casa, riusciamo stoicamente a raggiungere quella della camera e cadiamo a pochi centimetri dal traguardo. Mi sveglio alle 12.30 (alle 14 dovevo essere a lavoro, lei invece - grazie al Cielo - oggi e ieri è a casa) con lei come materasso (ignoro come abbia potuto sopravvivere), la sveglio, mi guarda stranita, la guardo perplesso, qualche ricordo affiora nella mia mente, zero nella sua, tranne uno "Fili', ieri sera se semo tajati 'n botto?" - "Penso" - Ah, ma se semo embriagati?" - "Sì" - "Pure io?" - il mio sguardo fa il giro della stanza, poi si posa sui nostri corpicini a cavallo tra la spalliera e le piastrelle, potrei aggiungere altri particolari ma vorrei conservare quel briciolo di dignità, quantomeno telematica - "No, tu non tanto".

P.S.
Non penso di aver vissuto questa scena in esclusiva, ma tra le cose meravigliose di questo Natale, oltre al fatto che mia cugggina dodicenne s'è definitivamente instradata sulla via del punk ("molto bene Melania, ora però non diventarmi anche femminista, altrimenti tutti i miei sforzi saranno stati vani"), c'è stato il pranzo di Natale colla sua famiglia. Eravamo in una trentina e c'erano tutti quei bei sentimenti da Natale che però nella sua famiglia sono veri, o quantomeno ci si avvicinano, perché essendo dislocata in tre parti diverse d'Italia (una parte in Sicilia, un'altra a Roma, la terza nell'hinterland milanese) gli attriti sono al minimo e la gioia di rivedersi è sempre molta. Sono solo parenti acquisti ma è proprio un bel clima, giuro. Soprattutto perché abbiamo messo romanisti (cioè la metà della tavolata) da una parte del tavolo e laziali (tre) dall'altra, ché poi quando l'alcol fa salire i giri, la tragedia è dietro l'angolo anche nelle migliori famiglie: al matrimonio, per lo stesso motivo, mettemmo i due tavoli uno a Lugano e l'altro a Montorfano. Insomma grande amore, grande serenità, grande pace ma poi arriva la tombola ed esce il settantuno.

Per chi non fosse appassionato al giuoco del calcio e non sapesse dell'impercettibile rivalità tra le due formazioni (non c'è niente di paragonabile in Italia)

"La nuova linea di abbigliamento, in collaborazione con Macron, chiamata "Lulic71", in onore del gol realizzato al minuto 71 che ha deciso la scorsa finale di Coppa Italia contro la Roma ,e che ha scritto una nuova pagina nella storia dei derby capitolini" (basta, no?)

Dalla parte del tavolo laziale "Lulic" e dall'altra "uomoddimmmerda" (71 nella smorfia). Il resto del parentame sotto il tavolo dal ridere (non paraculeggiamo: è dal 26 maggio che aspettavamo questo momento), matriarca perplessa "Ma-ma-ma, che succede?", top ten della mia vita.

P.P.S.
Così chiudiamo il cerchio: io tra tre giorni debbo presentare il piano ferie di massima per il 2014. Due settimane tra marzo e aprile, due settimane a dicembre e poi due settimane che fluttueranno in base all'eventuale scudetto da'a Maggica (se lo vince torniamo a maggio, altrimenti a luglio), "nono, se lo vincemo, io nun me li perdo, piuttosto me licenziano". L'espressione del manager quando gli dirò "le altre due settimane gliele saprò dire a seconda delle sorti della Roma" (perché gli dirò questo, non voglio raccontargli balle e del resto manco ne ho in mente una plausibile) sarà, già a gennaio, la faccia dell'anno.

venerdì 8 novembre 2013

Matteo! Anzi no, Paolino!


Domenica di prima mattina, all'ora in cui voi ritornerete ubriachi smarzi nelle vostre abitazioni pronti per quel lungo sonno che verrà interrotto solo dal profumo di brasato di mammà, partirò per un luogo dimenticato da Dio (e fin qui, vabbé...) e dagli uomini. Già il nome è un programma: Damietta, una città che sicuramente non avrete mai sentito ma che fa all'incirca gli abitanti di Trieste. Sarò confinato là. Cioè, io in realtà la città manco la vedrò, sarò confinato nel compound protetto come in Italia forse solo Napolitano. Dicevo, sarò confinato là per 40 (biblici) giorni. Poi torno nel Sultanato e riparto per l'Italia. Voi non potete capire lammerda di fare gli auguri di Natale in questi giorni. Tutto questo lo faccio solo per voi, per garantirvi le scorte di gas per il prossimo inverno. Quanti sacrifici faccio per voi...

Comunque tra le poche note positive, anzi l'unica, annoveriamo la connessione internet e finché c'è quella va tutto bene. Infatti il mio pronostico personale è che non ci sarà. Vabbé. Ora vi racconto un fatto di cronaca familiare per farvi capire che io non sono un'extrasistole o una sinapsi impazzita nel mio parentame ma una disfunzionale consuetudine.

Di lui ne avevo già parlato qua (se non l'avete letto fatelo, perché tratteggia il personaggio, il rapporto che ho con lui e con mia zia, a cui sono molto legato - è una zia per modo di dire, ha qualche anno in più di me: da bimbo ero il suo pupazzo, da passeggero ho girato più volte in scooter in due con lei che con i miei amici, ecc. - e che sento all'incirca una volta ogni due settimane)

http://unidraulico.blogspot.it/2013/03/slow-cheetah-altrimenti.html

E' un terremoto. Un piacevolissimo terremoto, almeno per me che lo adoro. Sua mamma ha sempre avuto il sogno di avere una grande famiglia, l'ha realizzato ed evidentemente ha trasmesso questo suo amore per la famiglia ai figli. Lui è legatissimo ai genitori ma, ancor di più, ai suoi fratelli. Improvvisandomi psicologo del venerdì sera penso che sia dovuto al fatto che svolgendo suo babbo una professione che lo porta spesso in trasferta si sente, in quanto primogenito, l'uomo di casa, pur avendo fatto dieci anni a febbraio.
Quest'anno suo fratello va in prima elementare, o come si chiama ora, e lui in quinta. Questo ha rafforzato ancora di più il legame tra loro, per motivi facilmente intuibili. La prima ha il tempo pieno, la quinta il sabato e tre rientri pomeridiani. Giovedì di due settimane fa, il piccolo torna a casa con le sembianze di un indiano metropolitano. Aveva litigato con un compagno ("Ma a te non ti dico chi è") sul pulmino e questi, oltre ad averlo bussato, l'aveva anche pittato come un Apache. La vicenda sembra finita lì.

Eh, il cazzo.

A posteriori, Samuele sembrava un po' strano quel pomeriggio. Quella sera. La mattina successiva. Le prime due ore a scuola. L'ora successiva all'intervallo non è in classe. La maestra controlla nei corridoi e nei bagni. Niente, non c'è. Parte la caccia all'uomo e lo trovano nel retro della scuola a cavalcioni sul madonnaro disteso a terra mentre senza soluzione di continuità lo sfondava di pugni sulla testa.

La maestra "Non so da quanto tempo fosse lì, penso dall'inizio dell'intervallo. So solo che dava l'idea di potersi anche non fermare mai. Pur imponendomi sia fisicamente che con tutta l'autorità che potevo, ho fatto fatica a levarglielo dalle mani"

Il viso del bimbo è praticamente una maschera che va dal rosso al blu al verde al marrone. Mia zia viene subito chiamata insieme alla madre dell'altro cinno (o di quello che ne rimaneva), lacrime fittissime, senso di fallimento, richieste di scuse, proposte di risarcimento, il melodramma, la scuola che diventa il set di un programma di Barbara d'Urso. L'altra mamma è intelligente (io non sono genitore ma non so se sarei stato così pacato come mi ha raccontato mia zia), le maestre fanno mea culpa pure loro, la vittima e il sadico vengono chiamati a fare la pace. La buriana passa anche se nessuno si spiega perché Samuele l'abbia bussato e non c'è verso di tirarglielo fuori, neanche con le domande a trabocchetto. Probabilmente stavano giocando, chissà. Ma tutti vogliono dimenticare e non pare il caso di tirare in lungo e in largo la storia, sia da una parte che dall'altra. Ci sarà tempo per capirlo. Nessuno si sogna di chiederlo al fratello che, omertoso, tace. Nel frattempo Samuele viene condotto a casa dove, a parte la vita, gli viene levato tutto.

Il giorno dopo, a colazione, con quell'aria di vaghezza che solo i maschi seienni hanno e che poi si trasferisce alle donne adulte

Piccolo inciso: Dio, quando sarò al tuo cospetto, a me non fregherà un cazzo di sapere dove vado, donde vengo, perché son qui. Io voglio sapere solo come avviene questo trasferimento. Mi devi delle spiegazioni. E che siano convincenti.

Leo: "Shamu, devo dirti una cosa!"
Samu: "Dimmi"
Lunga pausa, sguardo nel vuoto, mani che cercano posate
Leo: "Shai che forshe non è stato Matteo a farmi tutte quelle coshe. Shìshì, non è stato Matteo, mi shono sbagliato"
A mia zia, che è lì in cucina a rassettare, in quel preciso crescono le palle solo per potersele vedere franare al suolo.
Zia: "Ma come, Leo, ma che minchiaddici, sei stato tu a dirgli di picchiarlo? Ma ti rendi conto di quello che è successo? E gli hai pure indicato il bambino sbagliato?"
Leo: "Shìshì, anche perché Matteo non prende neanche il pulmino"
Zia: "..."
Leo: "Ora ricordo..." - e qui me lo voglio immaginare col piccolo indice alzato - "...è stato Paolino!"
Zia guarda Samuele che ha gli occhi già infuocati: "No, eh, no. Samuele no!"

P.S.
La mia idea è che anche Paolino non c'entri un cazzo e che il grembiule e la faccia se le sia pittate da solo per fare il grosso coi compagni. Poi accortosi della malparata abbia provato un rimedio che a momenti faceva due morti. E tutto ciò sarebbe meraviglioso e darebbe nuova linfa al proverbio veneto Pezo el tacon del buso (peggio la toppa del buco).

venerdì 27 settembre 2013

"Bello, bellissimo, quasi un matrimonio del Sud. Quasi"




Aeroporto di Doha, jet-lag a pallettoni, Zorza dormiente, dishdasha come se piovesse, aereo verso Perth tra una manciata di ore ma due righe voglio scriverle ora, a caldissimo, per rileggermele tra settimane, mesi, anni e ricordarmi cos'è stato. Dimenticherò qualcosa, spero trascurabile.

- Io amo le forme, le prassi e i riti perché servono a sacralizzare un momento di passaggio, restituendo un minimo di senso del sacro (in senso antropologico, non religioso) ad un'epoca in cui è sempre e tutta una gara a chi sbraca di più. Un formulario di rigide regole è infatti necessario per la gente che non sa disciplinarsi da sé e quando sento qualcuno che "infrange il protocollo" (che si può infrangere ma bisogna avere la classe per farlo e io non ne ho ancora trovato uno in grado di farlo) mi vengono degli eritemi da stress anche nel bianco degli occhi. Cerimonia perfetta. Ci tenevo molto.

- Lei temeva che sua mamma piangesse perché pianse al battesimo, alla comunione, alla cresima, alla laurea. In realtà, qualche lacrima ma niente di più. Temeva che suo babbo piangesse perché inscalfibile come il diamante finché vuoi, ma alla fine è pur sempre la sua bimba: niente. Temevo che mia mamma piangesse perché si sposa il suo bambino e invece niente. Chi aveva il magone? Egli! "Consolatelo voi, altrimenti dovrò uccidermi".

- E comunque gli mancavano la tuba, il monocolo e il bastone con pomello in avorio. Non ci sono cazzi: è sempre il più figo di tutti.

- "Siete marito e moglie, potete baciarvi". No, senti, Signor, Dottore, Ingegnere, Avvocato, Curato, come, adesso, qui, davanti a tutti, in pubblico, centinaia di matrimoni fatti, mesi e mesi a pensare alla cerimonia, ore intere a controllare tutti i canoni dal Concilio di Nicea ad oggi. La certezza che nessun prete, se non quelli dei film americani, lo dicono. E mo? Vabbuò, è già il nono in sei anni, nell'ultimo poi abbiamo proprio esagerato: tre! E non è ancora finito! Comunque se proprio vuoi, Don Abbondio del cazzo, forte coi deboli e debole coi forti, eseguiamo l'operazione. "Potevate indugiare anche un attimo di più". La solita ingerenza della Chiesa negli affari interni di altri soggetti.

- La Zorza si stringe nelle spalle con la faccia timidosa (e quelli sono i momenti in cui altro che bacio. Ne avrei fatta una direttamente sull'altare) e dice a bassa voce al prete "E' che non siamo abituati". Fanciulla, noti quello che il prete ha in mano? Si chiama microfono e concorre ad amplificare il suono. Se tu parli a lui, con tutta la bassa voce che vuoi, il sussurro diventa un urlo! Tutta l'abbazia è inondata da questa geniale trovata mentre la vecchia zia venuta da Campobello di Licata si chiedeva se ne era valsa la pena di spararsi 2000 km per assistere ad un matrimonio di copertura.

- Infatti poi per rimediare fuori dalla Chiesa abbiamo attaccato un limone talmente duro che è dovuta intervenire una camionetta dei vigili del fuoco per staccarci. Poi, per togliere tutti i dubbi, ci siamo fatti una spaghettata sul sagrato. Rigorosamente Barilla.

- Le fotografie odio guardarle, figuriamoci farle. Va da sé che la Zorza adora qualsiasi cosa abbia a che fare con la macchina fotografica. Tra obiettivi, macchine, corsi, cavalletti, filtri dai 12-13 anni ad ora ci ha speso una finanziaria. Odio farle, odio farle in posa, odio farle in posa con la faccia da pirla. "Ma è tradizione". Finito l'odiosissimo (si è capito?) servizio, siamo sul nostro amato laghetto a guardare il panorama. Dico al fotografo, che faceva anche da autista (nautico), di aspettarci sul motoscafo. "E' la nostra festa, no?" - "Direi" - "Adesso dobbiamo andare a cena: tutti che verranno là, urla, frasi fatte, berci, discorso-discorso, sorrisi di circostanza, tutte 'ste robine qui, no?" - "Sì". Pesco in tasca. "Superskunk e drum, solo da fumare, due tiri a testa. Dieci minuti solo nostri e poi andiamo". Che sorriso, che bello vederla sorridere con quella leggerezza dopo l'agostoddimmerda, che pace nel cuore.

- Il buffet a isole (drink, carpacci con salumi, fritture, formaggi con marmellate, frutti di mare, vegan, cereali), pensato per non annoiare gli ospiti mentre ci attendevano, è stato molto gradito. Questo peraltro ci ha consentito di fare un menu al tavolo leggero (3 primi, 2 secondi di pesce con contorno, sgroppino e 2 secondi di carne con contorno) e di dare ancora libertà agli ospiti per la torta e i dolci.

- Tra una portata e l'altra vado fuori a fumarmi una paglia. "E mo so cazzi tua", mi giro, sua mamma. Sorrisi, risate, abbracci, volevo quasi confessarle la storia della saRta. Lo farò al primo battesimo.

- Il filmino che intervallava Emmina, Johnny Depp e una carrellata di mie fattanze (l'imbarazzo della scelta, alcune manco me le ricordavo) ha turbato le coscienze delle vecchie zie e fatto assumere la forma della mano alla mia faccina. Amici? Anfami!

- Balli, balli e ancora balli. Niente trenini e buonedomenicate varie. Io avrò ballato tre volte in tutta la mia vita ma ieri sembravo al sambodromo di Rio.

 - Suo babbo è una persona molto riservata, schiva, discreta, quasi sfuggente. Aspetti del carattere che, in misura minore, sono anche della Zorza. Ha avuto una vita difficile, specie negli anni della formazione. Ha dovuto farsi un gran culo fin da quando ha imparato a camminare e più metteva un piede innanzi all'altro, più le situazioni della vita lo costringevano ad indurirsi. E' una persona che non solo difficilmente lascia trasparire i suoi sentimenti ma tende a frapporre una barriera nei modi e nelle parole tra sé e il mondo esterno. Ama la figlia di un bene che non tutti i genitori sanno donare ma che solo un genitore può donare ed è l'unica cosa che conta. Mi vuole bene e io ne voglio a lui ma abbiamo sempre mantenuto una certa distanza. Non sono nessuno per giudicare e anzi rispetto e comprendo. Nei saluti di rito mi ha messo le manone sulle spalle, mi ha accennato un sorriso, ho visto lo stesso sguardo che sua figlia mi ha rivolto tante volte, ho fatto un cenno col capo. E' stato un bel momento.

- Alla fine del ricevimento, vanno via tutti gli over-35. E lì sì che c'è stato lo sbraco assoluto. La scaletta a memoria, dimenticherò sicuramente qualcosa: Metallica, Aerosmith, Led Zeppelin, Bruce Dickinson, Guns 'N' Roses, Scorpions, Europe, Rolling Stones, Def Leppard, Clash. E poi, ovviamente, la chiusura che le avevo promesso


E di questa c'è stato il bis, il tris, il quater fino alla decima replica. "Ehi digggei, rimetti"

- Alle 5.30 i finti gggiovini hanno iniziato ad abbandonare il campo ma a me dispiaceva finirla lì, era ancora presto. Allora col gruppo selezionato dei veri gggiovini superstiti (una roba da nulla, una trentina di persone) siamo andati a fare colazione nel mio bar. Prima - e ultima - volta che la Zorza ne varcava la soglia. Una Benita in forma strepitosa gliel'ha fatto LETTERALMENTE visitare. Come se fossimo agli Uffizi con lei a fare da guida. "Non ti pare che la Bene abbia esagerato? Era infoiatissima a farmi vedere tutte le robe! Ma è un bar, che voleva farmi vedere?" - "E' Benita!" - "E' Benita!"

- Mia moglie. Ahhhhhhh.

Ciao belle e belli, ci rivedremo tra un mesetto o forse anche di più perché probabilmente appena ritorno nel Sultanato mi spediscono a Khasab. Chi c'è su Twitter invece mi becca sempre, a meno che un serpente non decida che è arrivata la mia ora (l'Australia è il continente con la più alta presenza di striscianti con morso letale, quindi sono sulla buona strada).

P.S.
Grassie a tutti per gli auguri che mi avete fatto in ogni dove. Di cuore.

martedì 11 giugno 2013

Le vacanze sono arrivate, voi ragazzi che cosa fate? Io pensavo di andare al mare, in America forse a surfare. EH SI', IL CAZZO.


Sono giorni duri, come cantavano i Derozer in un memorabile 45 giri a metà con Gli Impossibili (che citazioni colte alle 18.47 di un martedì qualunque), un po' per gli impegni, un po' per il caldo umido che toglie la voglia di vivere, figuratevi di scrivere, un po' per il fatto che tra meno di un mese inizia Ramadan, la morte civile di ogni paese islamico. Prima o poi farò un post su 'sta gente che ogni giorno riesce a stupirmi sempre più. Non ora però perché l'umidità ottunde il pensiero laterale per cui non so legare le frasi. Quindi vado di spifferi di pensiero frontale. In realtà non so che cazzo sto scrivendo, però 'sta cosa del lateral thinking ultimamente va di gran moda qua dentro. "Ingegnere, c'è un problema nell'impianto di smaltimento dell'acido solfidrico e per attuare la procedura di protocollo serve fermare il treno" - "Nonononono, fermare il treno non è possibile, abbiamo già perso troppo tempo settimana scorsa, provi col pensiero laterale". Io a quel punto vado a fumarmi una sigaretta e fingo di essere "Nella Terra di Bob".

- Sono stato come """relatore""" ad una """lezione""" pratica alla Facoltà di Ingegneria Chimica e del Petrolio della locale università. Una bella esperienza, anche perché ho fatto, e quindi imparato, un monte di cose per preparare l'evento e sono rimasti soddisfatti sia il professore, che gli studenti, che i miei aguzzini.

- Skype con mammà: "Bella quella polo a righe" - "Ti piace?" - "Bella, veramente" - "Me l'ha regalata la Zorza" - "A te mica non piacevano le polo a righe?"

- L'orrore che mi fanno le mani degli ometti che si vede chiaramente che non hanno mai girato un cacciavite, usato una spelafili, dato due colpi di vanga.

- Donne, gli occhiali da nerd non stanno bene a tutte, mettetevelo in testa. Poi lo so che "quando è moda è moda", ma anche "quando è specchio è specchio".

- Dopo riflessioni e colloqui durati mesi, tra pochi giorni la morosa darà le dimissioni da noto istituto bancario italiano per approdare in analogo istituto britannico. Questo comporterà, a partire dal 7 luglio, il trasferimento a Sur, cittadina 150 km a sud-est di Muscat. Io appena lei ha preso la decisione definitiva ho fatto domanda di trasferimento geografico interno (c'è un nostro impianto 20 km a nord di Sur) e tra qualche settimana dovrebbe liberarsi un posto.

- In sostanza per me non cambia niente, perché tanto la girandola di ingegneri, tecnici e operatori è continua. L'unico che abbandonerò è Abdi. Un po' mi dispiace ma neanche più di tanto. Siamo troppo diversi per andare oltre un sereno rapporto di lavoro.

- Dopo mesi di lacrime e pianti abbiamo accettato il fatto che, feste private a parte, il Sultanato oltre le 23 non offre niente per noi giovini senza portafogli per cui è necessaria una tasca supplementare.

- "Muscat rispetto a Sur è Las Vegas". Che belle prospettive.

- La Trudi è in calore. Questo comporta che quando andiamo al mare non possiamo entrare in acqua. Quindi ci sediamo sulla sabbia e stiamo lì a meditare. Lei adora sguazzare, quindi le ho spiegato i motivi del mancato ingresso in acqua. Prima a parole, poi tramite dei disegni. Finge di non capire. Appena mi siedo sul bagnasciuga, mi guarda, guarda il mare, mi riguarda e manca poco che unisca le dita per dirmi: "'mbé? Te movi?". Poi inizia ad abbaiarmi contro. A centimetri tre dalle orecchie. Fino a che non le dico: "Allora? Finito di fare il cinema?" Abbassa lo sguardo, le orecchie, se potesse abbasserebbe anche i denti, strozza in gola l'ultimo abbaio e si mette giù con la testa in mezzo alle zampe. A quel punto le prendo il muso e le dico: "Bella la mia Trudi". Lei sente che può far breccia nel mio cuore di cioccolato e ricomincia il giro: mi guarda, guarda il mare, ecc. Tutto questo può durare anche delle intere ore, mentre la Polizia Politica piglia appunti.

- La cloaca è tornata in Italia e in ufficio s'è tornati a respirare. Fino all'ultimo minuto, come un basij, ha deciso di proseguire la sua battaglia contro bagnoschiuma, deodoranti e acqua pulita. Quasi lo stimo, però deve morire comunque.

Mi rendo che è un post rivedibile ma a 34 gradi col 60% di umidità, accontentatevi.

giovedì 25 aprile 2013

25 aprile: Storia della mia gente

Sintetizzo con un tweet, perché mai come questa volta 140 caratteri servono a non sprecare inutili parole

#25aprile: da una parte il Bene, dall'altra il Male. In ambedue gli schieramenti: opportunisti, galantuomini, servi, benintenzionati, fanatici.

Da parte di padre non ho grandi storie di guerra. Erano una famiglia di contrabbandieri (no, non fate quella faccia. Allora qui era una roba consueta) e non serve aggiungere altro.

Da parte di madre famiglia interamente socialcomunista, con anche parenti presi a coltellate durante il Ventennio perché in osteria, dopo qualche bicchiere di troppo, si lasciarono leggermente andare.

Mio bisnonno, meccanico ferroviere al Deposito Locomotive di Milano Greco, aveva sette figli e non poteva andare in montagna. Il DLMG era un focolaio di Resistenza. I mezzi erano funzionali ai trasporti tra Repubblica di Salò e Germania e andavano sabotati, a qualunque costo. Consegna tassativa: ogni dieci treni, sei venivano riparati regolarmente, tre con ritardo, uno sabotato. Lui poi, extra-lavoro, si occupava di organizzare viveri, armi ma soprattutto informazioni per chi in montagna combatteva. Finché qualcuno cantò. A quel punto era un uomo morto. I tedeschi non scherzavano un cazzo, battevano in ritirata ed erano ancor più pericolosi, anche perché metadone e morfina per loro erano cibo quotidiano. Irruppero in casa e lui s'infilò nella canna del camino. Erano sicuri che fosse lì dentro e ribaltarono la casa per cercarlo. Quando sembrarono aver capito dove si era nascosto, mia zia, ventenne, si offrì. Diciamo che tecnicamente si può dire che non fu violentata, ma quella mezzora le segnò la vita, come facilmente intuibile, soprattutto considerando la società del tempo. Non si sposò, con tutto quel comportava. Ora sono tutti morti. E' una storia che nella mia famiglia si è sempre, comprensibilmente, raccontata a mezza bocca, ma a ben pensarci da vergognarsi non c'è proprio niente. Finì la guerra. Il 25 aprile mio nonno andò in piazza per festeggiare. Non fece neanche in tempo a varcarla, vide qualche faccia e tornò a lavorare.

Suo fratello, anche lui ferroviere ma macchinista, sfruttava la sua professione per volantinare controinformazione, fogli di lotta and so on, dove per volantinare ovviamente intendo appoggiare i volantini senza farsi vedere, nella stazione di partenza e in quella di arrivo. Finché un bel giorno, tra Sesto e Monza, i tedeschi fanno fermare il treno, lo circondano a mitra spianati e iniziano a farli scendere uno ad uno per la perquisizione. Equipaggio compreso. Furono giorni intensi per la sua naturale regolarità. Perché sì, i volantini li mangiò.

Non è un mio parente di sangue, sposò la sorella di una mia bisnonna. Lui era un uomo di quelli che adesso sarebbe molto apprezzato, allora era trattato alla stregua di un idiota perché non solo non bussava sua moglie, ma le voleva un bene che mia nonna tuttora lo usa come metro di paragone. Lui aveva solo un piccolo difettuccio: diciamo che il matrimonio lo riteneva tale solo se consumato. Tutte le sere. Siccome i metodi contraccettivi dell'epoca funzionavano sì ma soprattutto no, mia zia al decimo pargolo decise di chiudere la fabbrica dei figli. Lui non se ne dava per inteso. Allora lei lo piazzava nella stanza dei bambini. A cui lui passava le serate raccontando storie di paura, paurissima. Al settimo urlo sincrono cacciato dai cinni, mia zia era costretto a riprenderselo in letto, per evitare di svegliare tutta la corte. Per chiudere la premessa: commerciava in bestiame e qualche soldino l'aveva messo da parte, mia zia si prese la polmonite, lui VENDETTE tutto, casa compresa, per farla curare (di polmonite allora si moriva uso ridere. Contrarla voleva dire condanna a morte nel 99% dei casi). La sua famiglia in toto gli diede del coglione, con parole che possiamo riassumere così: "Ormai quello che doveva fare, ossia i figli, ha fatto, lasciala morire". Andarono a Milano insieme (anche qui, robe dell'altro mondo per quell'epoca) da un "professorone". Stettero là un mese, per i primi tempi lui dormiva su una panchina di fronte all'ospedale (non aveva più un ghello), finché le suore del pensionato dell'ospedale non si decisero a farlo dormire con un tetto sulla testa. Mia zia si salvò e morì a 97 anni. Evvaffanculo.
Sta di fatto che un bel giorno i partigiani locali gli dicono che hanno bisogno di due Breda mod.30/37 (mitragliatrici leggere) da andare a prendere presso mio bisnonno. Lui se ne ricorda solo alla sera. Siccome allora la parola data era tutto, soprattutto in situazioni come quelle, fa un giro in osteria per prendere la carica e poi va al cinema del paesello, punta due pipe alle spalle di due giovanissimi GNR: "Bagaj, lassi gio' i Breda che ve suced nagott" (Ragazzi, lasciate giù i Breda, che non vi succede niente) e tutto felice se ne esce dal cinema con le mitragliatrici. Quando raccontava questa storia, la concludeva sempre con un "Ah-Ahhhhhhh, se cagaven ados!", che non ha bisogno di traduzioni.

Tre storie, senza pretese di essere altro. Tutti e tre raccontavano le raccontavano, queste e molte altre, senza compiacimenti ed eroismi e questo è il motivo per cui, pur non avendoli mai conosciuti, vado particolarmente orgoglioso di aver incrociato le mie radici con le loro. Con massimo e immutato disprezzo dei partigiani del 24 aprile verso sera che poi hanno sfrombolato i coglioni per i decenni a seguire. Meglio chi è morto per Salò.

martedì 12 marzo 2013

L'alfabeto di Filippo

Citazioni, idoli, affetti, aspirazioni, manie, miti, contraddizioni di uno "stuntman per cartoni animati" (cit.)

A come Amici

Quelli del bar, quelli con cui uscivo la sera, quelli dell'Associazione. Tutti, a loro modo. Le briscole, le interminabili riunioni in piazza per decidere dove andare, il giro dei locali, le grigliate, l'occhiolino del carpentiere moldavo coi baffetti da sparviero, l'"Andiamo a casa di Filippo", l'ignoranza. Tutto.

B come BasketConnection

La vostra, la mia, la nostra community. Ne cito qualcuno così gli altri possono incazzarsi e odiarmi molto: Stiv, GaborZ, Jakoooo, Lulla, hog, Dave, rici, kenco, Cresi, Pozz, Alex, Rod, CondorZ, maistros, ste, Alcool, BW, Baldo, hifly, zuna, hard, namberZ, Walker. No, Allen no.

C come Cantucky

I mobili, il pizzo, i cimiteri del primo novembre come l'Orto Botanico, le luminarie di Natale come Las Vegas e soprattutto il basket. Ovunque. Dai campetti fuori dal Pianella alla Gazzetta che si legge dall'ultima pagina.

D come Dieta

No glutine, no lattosio, no solanacee, no carne rossa. Due pasti liberi a settimana. Carne bianca due volte ogni otto giorni. Salmone, mandorle, cicoria. Zenzero ovunque. E molto, molto altro.

E come Emma (Watson)

L'irrealizzabile amore della vita mia.

F come Fumo

Ho fumato la prima sigaretta a dodici anni. A quattordici le nascondevo nel cespuglio fuori da casa, avvolte in un quadratino di cerata per timore che, piovendo, si bagnassero. Rothmans Blu: anche da cinno avevo un certo gusto. Ho smesso e ripreso infinite volte, perché fondamentalmente mi piace. Oggi un pacchetto mi dura due settimane, a volte tre. Preferirei tagliarmi le palle che fumare l'ovale.

G come Genitori

Due persone più diverse non potevano esserci. Una è ansiosa anche per andare a pagare un bollettino in posta, l'altro se cade il mondo si sposta il giusto per non prenderlo in testa. Una mi disse che lo scooter non me l'avrebbe mai comprato, l'altro annuiva facendomi l'occhiolino. Una urla anche quando sussurra, l'altro l'ho sentito urlare due volte in via mia (ed in entrambi i casi ho riso molto). Eppure quanto vorrei che tra trent'anni il rapporto tra me e la Zorza fosse come il loro.

H come Hey Ho! Let's Go: The Anthology

Era l'estate tra terza media e prima superiore. La prima volta che andavamo a Milano da soli. Eravamo molto punk. E molto punkianamente lo rubai. Il viaggio di ritorno in metropolitana fu un mix tra l'essere ormai diventato definitivamente punk, l'ammirazione degli amici e il braccio violento della legge che sentivo incombere su di me ad ogni fermata. Sarà tutto in prescrizione ma meglio non dare coordinate, anche perché chi frequenta la capitale morale avrebbe già dovuto capire. Sì, è proprio quel Vento cantato da Renato Zero. Quello è stato il MIO CD. Le 58 canzoni e quelle 80 pagine di booklet le ho consumate come un figiciotto anni Cinquanta con "Il Capitale". H però, in questi giorni, è anche Harley: non voglio sprecare parole inutili, specialmente nei confronti di un'artista della parola, e non voglio farla più tragica di quello che già è. Prendo in prestito quelle di Angelo, che ho trovato bellissime nelle loro asciuttezza. "Se pensarti può servire, io lo farò". Sono cinque giorni che lo faccio. Un abbraccio.
Se pensarti può servire, io lo farò
I come Idraulico

"Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono" (Primo Levi, La chiave a stella). Un mestiere che non ho scelto, fatto più per necessità (di uscire as soon as possible da casa) che per scelta, ma che ho molto amato, che mi faceva alzare la mattina col sorriso sulle labbra, che magari un giorno tornerò a fare. Chissà...

L come Lloret de Mar

La prima vacanza all'estero da solo, ideata e organizzata da me, da noi. Sì, ero già stato a Jesolo nel 2002 e a Denver l'anno prima ma ero in Italia nel primo caso e nel secondo era stata un'idea di mammà, interamente organizzata da ESL: Lloret è stata tutta un'altra cosa. Diciotto anni e il mondo in mano. Spiego per chi non lo sapesse: Lloret è una sorta di Riviera Romagnola compressa e, nello stesso tempo, al cubo, non cinematograficamente consacrata da quel capolavoro di "Rimini, Rimini". Anzi, in realtà è molto peggio. Un mare che definire orinatoio è fargli un complimento, spiagge di raccapricciante bruttezza, di giorno un normalissimo paesino di mare, di notte un girone infernale. Diciamo che è tutto "facile": alcol, sesso, droga, risse, bravate. Tutte robe che adesso, vecchio merdo, non farei neanche se mi pagassero, ma che allora erano l'eden, inutile nascondersi dietro un dito. Vabbé, basta polpettone sociologico. Una sera punto una fanciulla: tra me, lei e l'amore che stava scoccando si frappone una montagna nederlandese, una roba tipo 1,95 per 120 chili, che non faceva da custodia solo a me ma anche alla mia eventuale replica. Io, ovviamente sobrissimo, cerco di far valere fisicamente le mie ragioni, la cosa fa molto ridere lui ma incazzare il buttafuori che, non aspettando altro, mi scaraventa fuori dalla disco, alla camallo del porto coi sacchi di farina. I miei amici non avendo visto la scena, e non vedendomi più, vengono a cercarmi. Sono fuori dalla porta della disco e voglio aspettare il bestio per dargli una lezione. Vabbé, alcuni vanno a casa, altri cambiano discoteca e mi lasciano lì solo con uno, a farmi da balia (questo per farvi capire quanto ero sobrio). Ad un certo punto la montagna esce, io punto il dito: "E' lui" e parto. L'amico mi prende per il colletto della polo, tipo gancio per caricare i container sulle navi. "E' lui quale, quello?" - "Sì". Mi prende sottobraccio tipo Corriere della Sera: "Tu sei completamente scemo, ma scemo. Scemo. Scemo forte" e mi porta in hotel. Così, come il Corsera alla domenica mattina.

M come Mattei, Montanelli, Mullah Omar

Tre uomini che più diversi non si può, che conoscendosi si sono detestati o si sarebbero detestati. Tre uomini che hanno fatto molto e sbagliato altrettanto. Ma tre Uomini, che hanno sempre combattuto in prima linea, per un ideale, giusto o sbagliato che fosse, e che l'hanno fatto disinteressatamente, rimettendoci tanto, non rinnegando nulla. Tre Uomini e basta.

N come Numero 16670

"Lei non ha capito nulla della vita, l'odio non serve a niente. Solo l'amore crea!" (Padre Maximiliano Kolbe)
Non la condivido totalmente, ma visto il contesto e le decisioni assunte in precedenza, la trovo forse una delle migliori frasi mai pronunciate da bocca umana. 

O come Ormoni

Qui la visita medica aziendale è molto accurata, non è una formalità come in Italia. E' una sorta di benefit. Alla fine c'è un consulto col medico. "Lei ha gli ormoni di un sedicenne". Ho abbozzato ma volevo abbracciarlo forte e dirgli "Amico miooo, l'avevo capito da mo".

P come Pirati

"Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare" (Samuel Bellamy)

Q come Quadrupede

Ha anche imparato a nuotare...

R come Radio

La TV non la guardo quasi per nulla. Anzi, facciamo prima a dire che, partite escluse, non la guardo per nulla. Se non per qualche talent visto in condizioni precarie, ma ormai son tutti finiti. La radio invece la adoro. In Italia l'ascoltavo quindici ore al giorno. Dalle 6 alle 21. Qui ad un certo punto mi mancava talmente tanto che mi son deciso a comprarmi lo smartphone. Ascolto tutto e dio solo sa quanto mi piacerebbe farla.

S come Sultanato

La mia nuova casa. Uno Stato con una sua anima e non un parco giochi come gli EAU e una sua corrente religiosa, all'interno della galassia islamica (non sono né sunniti, né sciiti, ma ibaditi), molto liberal rispetto alle altre due correnti. Mare, caldo, lavoro che mi piace. Mi sto facendo anche un bel giro di bellaggente. In generale, per ora, si sta bene.

T come Teseo Tesei

"Non si preoccupi comandante, a costo di spolettare a zero, alle 4.30 l’ostruzione salterà!". Perché gli eroi delle guerre perse non sono meno eroi degli eroi delle guerre vinte.

U come United Kingdom

Io ho pochissimi pregiudizi. Direi quasi nessuno, se si esclude quelli che ho nei confronti dei rappresentanti della bandiera con la ruota raggiata, ma quelli sono post-giudizi. Uno di questi, pur all'acqua di rose, era sui sudditi di Sua Maestà. Senza di loro, quaggiù, in questo "scatolone di sabbia", sentirei molto più la mancanza di tutto. A prescindere da qualunque sia il loro livello d'istruzione, il numero di primavere, la provenienza geografica sono fondamentalmente dei cinni di tre anni, capaci di entusiasmarsi e di deprimersi con irrisoria frequenza. E io li adoro, ogni giorno di più. E poi ho sempre ammirato chi alla sera striscia verso casa, va a letto vestito, magari si alza pure di notte per stracciare però allo scoccare dell'inizio del turno di lavoro e lì: giacca, camicia, cravatte, ventiquattrore e Blackberry. Henry Chinaski lifestyle.

V come Vinsanto

Sei bottiglie trafugate dalla sagrestia. Cinque compari. La prima sbronza della mia vita. D'altra parte era solo la Notte di Natale. Nonostante il prete fosse un amico di famiglia fummo comunque sospesi per un anno, quindi per sempre dato che ne avevamo tredici, dal chierichettamento, saltando tutta la trafila di cerimonie di congedo che ci sarebbero state da dicembre a giugno, che allora erano la "lussuria proprio". Sei anni di messe servite alle 7.30 della domenica, di attacchi di panico perché le boccettine del vino e dell'acqua non si ribaltassero, di ricordarsi al sabato notte che tua mamma non ti aveva ancora lavato la cotta, puff. Buttati nel cesso. Senza quell'amicizia probabilmente avrebbero riaperto i Tribunales e riesumato Nicolas Eymerich.

Z come Zorza

Sempre, ovunque e comunque. My first, my last, my everything. Ella.

A ripensarci potrei fare un altro alfabeto: da Musica a Calcio, da Bukowski a Religione, da Ultras a Punk, da Ibrahimovic a Fitch.

sabato 2 marzo 2013

Slow cheetah, altrimenti...

Per Natale regalai a mio cugggino decenne un libro fotografico della National Geographic. Mi sedette sulle gambe e lo sfogliammo, mentre io gliela raccontavo, foto per foto. Io per lui sono la scienza infusa. In settimana mio babbo mi fa sapere che mia zia mi vuole parlare.

Ieri:

- Tu anche anche a 5000 km di distanza rimani un deficiente, lo sai?
- Questo devi sempre darlo per scontato, zietta. Come ho declinato la mia deficienza in questo caso specifico?
- Ieri Samuele mi ha portato a casa la verifica di scienze. Sui felini. Gli ha dato comunque dieci.
- Ma?
- Alla domanda "Perché il ghepardo non può mantenere un'elevata velocità per più di 500 metri?" ha risposto "Perché la sua temperatura corporea, fondamentale per fargli fare quello scatto, si alza velocemente, non permettendogli di tenere quella velocità" e qui la risposta sarebbe finita, se non fosse cugino di un deficiente.
- Uhm
- Perché poi ha aggiunto: "Non sono rari i casi di ghepardi andati a fuoco mentre rincorrevano una gazzella"
- Ahahahahahahahah
- Non ho avuto neanche bisogno di chiedergli chi gli aveva detto una roba del genere. L'ho capito subito. Lui ha solo confermato, circostanziando. Ai colloqui ci manderei te, ci manderei.

giovedì 28 febbraio 2013

E' Natale!

Oggi è Natale. L'Essere Perfettissimo compie venticinque anni.

Breve excursus: metà 2004 nella nostra compagnia OnlyBragaPride fa ingresso una fanciulla, morosa di uno dei componenti. Quindici giorni dopo un altro decide di praticare quella oscura disciplina che prende il nome di fidanzamento. Sfortuna vuole con un'acerrima nemica della prima. Iniziano a sorgere mille veti per OGNI cosa. I due ommini, opportunamente aizzati, litigano tra di loro, si formano due fazioni e la compagnia va a catafascio. Inizia un periodo in cui pur di uscire accettavo aperitivi a Kandahar e sabati di shopping a Mbabane. Il periodo Fabbrutto, che alcuni già conoscono e che prima o poi spiegherò anche per gli altri. A fine ottobre trovo (sotto un cavolo) la morosa, la prima vera morosa della mia vita. Ci viviamo addosso (nel senso che gli altri erano presenze di contorno) fino a maggio 2006. Finisce la storia.

Io son senza compagnia stabile, tipo "amico di tutti, amico di nessuno". La sempre sia lodata Kikka mi dà una mano e piano piano me ne faccio una (di compagnia). Non è il rapporto viscerale che avevo con gli altri ma ci sto bene e sono tuttora, a 5000 e più km di distanza, la mia compagnia. OnlyBraga anche quella. Nel frattempo mi vedo (e ogni tanto mi sento pure) con una che ha una compagnia OnlyGonna. E' una potenziale fidanzata ma ha il difetto di essere una di quelle che concepisce il rapporto tipo una guerra fratricida. E siccome di gnappa isterica in un rapporto basto io (specialmente all'epoca), è un continuo prendersi e mollarsi, tipo montagne russe. Sta di fatto che i miei amici rompono la guallera perché, giustamente dal punto di vista del marketing, una compagnia OnlyBraga non ottempera a determinati criteri di Customer Satisfaction e quindi mi chiedono di proporle di unire le due compagnie. Fusione a freddo, tipo Partito Democratico. Adesso vi spiego come funzionavano le serate: andavamo in un pub, tavolo da 10-15, tutte le femminucce da una parte, tutti i maschietti dall'altra. Parole scambiate nell'ordine del minimo indispensabile per non farci chiedere dai camerieri se volevamo stare in due tavoli diversi. Tanto che una sera, pur di parlarci insieme, si scelse un argomento di quelli profondi e interessanti: lavoro dei genitori. E lì feci il mio ingresso nella Sua vita con indubitabile classe. "Mio babbo è manager alla C, mia madre fa la sarta", io mi giro verso quello che avevo vicino "La saRta, la saRta, la saRta sulla fava", riproposizione di una vignetta del Vernacoliere di Luglio 1996. Doveva essere una gag così, di quelle che mi escono quando mi va in folle il cervello, ma devo aver impostato male il tono della voce e la sentì tutto il tavolo. Diciamo che non la prese benissimo, come mi comunicò una sua amica. Continuammo comunque ad uscire nella stessa compagnia, dove non so se le virgolette siano più applicabili a stessa o a compagnia.

Qualche settimana dopo me la trovai di fronte insieme a suo babbo. Non potevo non salutarla, lei mi presentò a suo babbo e vidi uno strano flash sia nei suoi occhi che in quello del procreatore. Alche qualche sera dopo trovai motivo per attaccare bottone solo con lei e scoprimmo che "celeste è questa corrispondenza d'amorosi sensi". Lei però non ne voleva sapere mezza di uscire noi due soli, fornendo argomentazioni esaustive tipo "Perché è così. Punto. Non andare oltre, Filippo. Ogni cosa a suo tempo" a cui io rispondevo con voce alla Putignani "Ma peeerrrchééé? Ma soprattutto ma peeerrrccchééé?" A questo punto rapisco l'amico del cuore (un meraviglioso personaggio con un meraviglioso cane che poi meravigliosamente si affogò in un bidone d'acqua piovana) "Senti, ciccio, ma tu non frequenti la nona buca retro?" - "Sì, amore, perché, anche tu?" - "Eh, magari, cerbiattino, avrei risolto il 99% dei miei problemi, volevo dirti: perché la Giorgia non vuol uscire con me?" - "Perché vuole che sia una storia seria" - "Va bene, ho capito". In realtà non avevo capito una sega, ma il 30 marzo, venerdì sera, mi presentai a casa sua (colla tuba e il monocolo, temendo comunque di apparire troppo sciatto) e le dissi che ero passata a prenderla per portarla in piazza, che è il luogo dove ci si ritrova(va) per decidere, tra "una chitarra e uno spinello" ("passavo già di qui" che è come andare a Monaco di Baviera passando "già di qui" per Kigali), conobbi i suoi e, mentre si preparava, mangiai pure un dolce glutine e lattosio. Ora che ci penso probabilmente quel dolce che mi ha sicuramente levato almeno dieci minuti di vita fu il motivo che le fece capire che poteva fare di me quello che voleva. Il 31, sabato pomeriggio, usciti insieme da soli per la prima volta. Il primo aprile alle 14 primo bacio (che comunque non è rimasto l'unico: ce ne siamo dati altri quattro in pubblico in questi cinque anni e mezzo). Al 28 ci siamo messi insieme.

E' stato un amore che è praticamente l'opposto del colpo di fulmine. Esteticamente mi è piaciuta fin dal primo impatto (infatti l'amica-gancio è la sua fotocopia coi capelli naturalmente lisci), ma l'ho amata, a partire da quello sguardo, poco a poco, ogni giorno sempre di più. Non abbiamo due caratteri facili: io sono troppo innamorato di alcune mie libertà (ma è anche vero che ne concedo altrettante), che però lei accetta, lei ha toni da maestrina che t'insegna la vita (ma è anche vero che parla di ciò che sa e non parla di ciò che non sa), che però a me non urtano, e non voglio neanche star qui a far discorsi su mele combacianti che non farebbero comunque parte del mio bagaglio culturale. Semplicemente con lei sento la realizzazione di quel disegno che mi lega all'infinito, composto da tante di quelle piccole cose che mi mandano in brodo come, successo l'altra settimana, l'uscire a cena in venti, stare separati per una serata intera, alzare gli occhi, cercare LO sguardo, QUELLO sguardo, trovarlo e capirci tutto, senza dire una parola.

Litighiamo una volta l'anno. A maggio. E' un appuntamento fisso, come il Capodanno o il Palio di Siena. A maggio sappiamo che dobbiamo litigare. Il giorno in cui litigheremo ad aprile o a giugno capiremo di aver fallito come coppia. Quello che ha in mano viene scagliato. Per ora sono sempre riuscito ad evitarlo. Una volta ho anche salvato la portafinestra che dà sul terrazzo da una sicura rottura dovuta all'urto del telecomando di Sky. Poi solitamente io scendo in garage o in strada e tiro un pugno o un calcio a qualcosa. Finora il peggio è stata un'infrazione all'alluce (cassonetto della spazzatura), l'anno scorso me la son cavata con una mano tipo Madonna di Milazzo dovuta alla centra che tirai alla claire del garage. Il giorno dopo partimmo per Istanbul. Tra la barba da studente coranico e la mano fasciata accettarono comunque di farmi partire ma solo dopo avermi fatto indossare una camicia di forza.

Insomma, una volta l'amavo, adesso non tanto, però ormai è qui, tanto vale tenersela, la mia 1/100.

lunedì 28 gennaio 2013

A boy and his dog

Già l'inizio del nostro rapporto avrebbe dovuto far capire come sarebbe andata a finire. Iniziò tutto un giorno di dicembre, semaforo di Alzate, anno del Signore 2005. La precedente morosa mi disse: "Pensa che scena sarebbe se mi portassi il regalo alla cena della Vigilia, vestito da Babbo Natale". Queste cose a me non vanno MAI dette, perché stimolano la componente tre-enne del mio cervello, che è come dire il 99% della materia grigia. E per cui, alla cena della Vigilia, sua famiglia al gran completo, un idiota suona il campanello, tutti a chiedersi chi possa mai essere perché, come disse la Giulia, "anche Filippo adesso dovrebbe essere a preparare l'altare" tranne i bambini che, ignari del condizionale presente, affacciatisi alla finestra affrescarono "Babbo Natale, Babbo Natale". I suoi parenti mi salutarono con un misto di stupore e divertimento, ma appena congedatomi, una sua zia le si avvicinò e le disse: "Sei fidanzata con un cretino, ne sei consapevole?".

Il regalo era una palla di pulci, pelo e zecche di due mesi. Talmente peluchosa che venne chiamata "Trudi". Era, sarebbe dovuta essere, la nostra cagnoletta, stava da lei, ma io praticamente vivevo in quella casa (andavo ancora a scuola: praticamente 8-14 a scuola e 14-ora indefinita a casa sua) ed ero il suo giocattolo preferito (della cagnoletta, eh, della cagnoletta) perché contrapponevo la mia iper-cineticità alla tranquillità e dolcezza di quella famiglia, composta da tre donne. Poi ci lasciammo, rimanemmo in cattivi rapporti per ben dieci giorni e ci riappacificammo in un'armonia che dura tuttora. La cagnoletta, divenuta cagnona, passavo a trovarla almeno una-due volte a settimana e andava bene così. Senonché un anno e mezzo dopo l'ex sfornò prole e per cui, visto che già le tensioni familiari si potevano tagliare con la motosega (diciamo che la gravidanza, peraltro pure complicata, non era esattamente voluta), mi offrii per prendermela in carico.

Da allora viviamo insieme. E quando dico "viviamo insieme" vuol dire, almeno fino a quando ho vissuto in Italia, praticamente 24 ore su 24, escluse uscite con gli amici o con la morosa, ma lavoro incluso. Vuol dire che se andavo/vado in bagno o tenevo/tengo chiusa la porta e allora si mette/va lì fuori, spalmata per terra, ad aspettare che uscissi/esco oppure, se solo la tenevo accostata, da/va un colpo di muso, e mette/va, tra lo stipite e la porta, la ghigna con un'espressione "Legata alla catena fin da piccola, cresciuta tra i suoi escrementi, salvata dai volontari, in 15 anni non ha mai vissuto il calore di una famiglia, adottala e falle trascorrere in serenità questo lasso di tempo che le resta da vivere". Quando siamo venuti qui, lei è stata spedita qualche giorno prima (peraltro con un'esortazione/minaccia all'hostess di terra - non quella del blogroll - che è meglio non replicare) ed ha passato giornate intere a piangere, per la felicità della morosa, a cui è molto legata, come la corda all'impiccato. Quando sono arrivato in aeroporto ad aspettarmi c'era il dinamico duo collegato da un guinzaglio. D'odio. Per iniziare a camminare ho dovuto incazzarmi solennemente, altrimenti era un continuo passarmi tra le gambe per evitare che la abbandonassi di nuovo. Arrivati a casa, siccome c'erano da sbrigare delle commissioni e lei continuava a saltare sul letto per non mollarmi neanche là, ho dovuto chiuderla fuori dalla porta della camera e mentre le sbrigavamo, c'era un sottofondo di mariomerolate in versione canina fuori dalla porta. Perché lei non è gelosa: quando mi avvicino troppo alla morosa, lei prima lancia due guaiti di avvertimento ("Ma che stai affà?"), poi, se proprio mi ostino, sbuffa e si gira di culo, per segnalarmi la sua contrarietà. Allo stesso modo mi è impedito di accarezzare qualsiasi altro cane per strada, altrimenti è FINITA. E' l'unico cane che i fagiani non li caccia ma ne scappa.

Penso di aver un rapporto di fortissimo amore/odio filiale ma tipico con mia mamma, un rapporto di enorme stima/emulazione ma tipico con mio babbo, un profondissimo senso di amicizia ma tipico colla cerchia dei miei amici ma due rapporti penso, forse, anzi probabilmente, ingenuamente, forse, anzi probabilmente, banalmente, forse anzi probabilmente, vanagloriosamente, che siano speciali: quello con la mia morosa e quello con questo sacco di peli, pulci e zecche che riempie le mie giornate. O forse no, non sono speciali, sono comuni, ma rimangono speciali. E' il primo essere vivente che mi abbia fatto imparare la parola responsabilità, nel senso che lei dipende in tutto e per tutto da me, anche sotto l'aspetto pratico, che si tratti di curarle la congiuntivite o di portarla a pisciare o di, ..., evitare che ogni 7-8 mesi mi trasformi casa nel set di un film splatter. Io non piango mai, non è che lo consideri un punto di forza o di debolezza, è così e basta, non è che posso sforzarmi a piangere. Ecco, quando penso che le mancano 7-8 anni di vita ad essere larghissimi, mi viene una gola bondage. Viv(ev)o in campagna, amo gli animali, ci vivo in mezzo fin da piccolo (penso di aver avuto tutte le specie di animale domestico o da reddito conosciuti) ma non sono animalista, primo perché non mi piacciono le sette (è una dei motivi per cui mi definisco cristiano e non cattolico) e poi perché, pur con continui dubbi, continuo a considerarli nient'altro che un anello della catena alimentare. Detto questo, lei rimane una cagnona, io il suo capobranco. Si fa quello che dico io e niente mollezze borghesi tipo il letto (coperta e ringraziare), circolazione libera per casa (cucina off limits), cibo dal tavolo (che hai già il tuo), cappottini, gingillini, ecc...ma, allo stesso tempo, non mi frega una sega di quelli che dicono "Alla fine sono cani", "Si pensa più ai cani che ai bambini" (questa solitamente è pronunciata da chi, per non sbagliarsi, se ne fotte di entrambi) o amenità di questo genere, anzi li compatisco perché è evidente che "un cane" non l'hanno mai avuto o se l'hanno avuto, non oso manco immaginare come l'hanno trattato. E si sono persi moltissimo, troppo, quasi tutto. Poveri loro. E beato me. E voi, chiunque abbia capito di cosa sto parlando.

P.S.
A giugno, con l'Associazione, abbiamo organizzato una serie di camion per i terremotati emiliani. Ogni camion ha 26 bancali. 24 per i terremotati "comuni", 1 di cibo halal (macellazione islamica) e 1 per gli animali. Una simpatica vecchina pensò bene di obiettare. "Filippo, basta, adesso ha capito, l'hai insultata abbastanza". Alle volte il mio rispetto per l'età va a farsi benedire.

martedì 25 dicembre 2012

Buon Natale

Podio del Natale 2012

Al terzo posto, mio babbo

Pranzo di Natale (in casa nostra, mia e della morosa) con le rispettive famiglie, in vista del matrimonio. Alla fine del pranzo diapositive dei matrimoni e dei viaggi di nozze delle rispettive famiglie di provenienza. A dirla così sembra una roba fantozziana, ma vi assicuro che, grazie ai suoi commenti (del suo viaggio di nozze, a Cuba - quando Cuba era Cuba - aperta al turismo da una manciata di mesi. Tanto per dirne una: vi volavano solo Tupolev), c'era gente che ha rischiato secco il Pronto Soccorso a forza di ridere (il sottoscritto in prima linea). E' nettamente un primo posto, ma descrivere certe battute internettisticamente non rende l'idea, per cui terzo e va bene così.

Al secondo posto, mio nonno

Abbiamo la tradizione di andare a casa di  mio nonno nel tardo pomeriggio della Vigilia a mangiare una fetta di panettone e scambiarci gli auguri con tutti i parenti dalla sua parte. Sto aiutando mamma a preparare la tavola, lui è alle prese con una scatola dei Rocher Ferrero. Questa


La confezione è chiusa da una pellicola trasparente. Lui prova ad aprirla, non ci campana un cazzo, riprova, la piglia, la gira, la rigira, s'incazza, la gira ancora, prova a sentire con le unghie se c'è qualcosa da fare. Ad un certo punto, incazzato come una biscia, la appoggia sul tavolo, spara un "Ooooooostia" tritonale e con un pugno secco, tipo maglio, la sfascia. Buon Natale, nonnino, buon Natale.

Al primo posto

La Messa vigiliare delle 20 è frequentata da tutte quelle famiglie nanetti-munite che non possono fare quella della mezzanotte e neanche quelle delle giornata di Natale per ovvi motivi relativi ai nanetti. E' una Messa imperdibile per gli atei, di quelle che fan felice Satana per il disinteresse. Ieri, di passaggio, per dei preparativi per la Grande Notte. Nanetta """seduta""" in prima fila a stretto giro di posta e a voce acutissima, mentre il povero babbo le rispondeva sottovoce "Papà, quando finisce?" - "Papà, non è che Babbo Natale non ci trova in casa?" - "Papà, all'inizio? Siamo solo all'inizio?" - "Papà, io sono stanca" - "Papà, voglio andare a letto" - "Papà, guarda che se Babbo Natale salta la nostra casa, mi arrabbio veramente" - "Papà, se  per colpa tua Babbo Natale non viene, non vado più all'asilo". Su questa, Papà, ha capitolato. Ma la perla doveva ancora arrivare. Sulla porta della chiesa, con voce tipo orco: "E comunque CIAO a tutti. Io vado da Babbo Natale". Anche il prete s'è messo a ridere.

Buona prosecuzione a tutti

giovedì 26 gennaio 2012

Domenica, 25 settembre 2011 - Parentame - Seconda parte

Uno dei miei momenti preferiti è la doccia alla fine della giornata. L'esposizione è chiusa, i colleghi sono già tornati a casa, io accendo la radio e, con assoluta calma, mi faccio la doccia, facendo mentalmente il punto della situazione o, molto più prosaicamente, i fatti miei. E' veramente il relax totale. Anche mercoledì scorso lo era.

Senonchè...esco dalla doccia e mi trovo davanti due persone che vengono verso di me. Sono miope, non ho neanche il tempo di mettere a fuoco la situazione. Urla varie. Ho frequentato, frequento e spero di continuare a frequentare spogliatoi da vent'anni e per cui ho un senso del pudore, quantomeno per quel che riguarda la nudità, che rasenta lo zero. Nonostante questo cerco comunque di coprirmi, va bene morire ma nudo no, eccheccazzo.
"Filyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy"
Riconosco la voce di mia cugina e mi ricompongo. Niente di straordinario, solo l'imbecillità che trova la sua massima espressione.
"F, ma che stai facendo?"
"Ma dai, siamo venuti a correre nei boschi qui dietro, abbiam visto che c'era qui fuori la tua moto, abbiamo scavalcato e siamo entrati". Il plurale è dovuto al fatto che era insieme al suo nuovo toyboy. Un mammifero rinomato nella zona perchè anni fa, ma da allora non è migliorato, ci mise venti punti di sutura e una commozione cerebrale per capire il sempre ostico concetto in base al quale l'utilizzo del freno anteriore della bicicletta va sempre accompagnato dall'uso di quello posteriore.
"Ah!"
"Ma ti pare di andare in giro nudo per l'esposizione?"
(pensiero: "Quello scaldasalviette potrebbe essere usato come spranga?") "Hai ragione anche tu, la prossima volta farò la doccia con le mutande"
"Ahahahahahahahahahahahah, ci vediamo una volta ogni tanto ma rimani sempre un cretino!"
Il mio viso assume un'espressione che presumo non si sia più rivista dai tempi in cui scoprii che Babbo Natale non esisteva e che i bambini non li porta la cicogna.

Segue stimolante e divertente chiacchierata su vacanze ("Solo una settimana?"), inizio della stagione sportiva ("Alleni ancora quei bambini?" - N.B. i bambini avrebbero 18 anni - "Non sali più di categoria?"), ipotesi di famiglia ("Quando vi decidete a farmi zia, ah no, ahahah, non sarei manco zia") e "piccole" riparazioni domestiche ("Tu sai fare lavori di muratura, vero?" - "Bah sì, qualcosina" - "Se ti chiedessi di buttar giù il muro che divide camera mia da quella di mio fratello, che ora si sposa?") alla fine della quale la Linda Blair de L'Esorcista aveva un animo sereno e posato in confronto al mio.

P.S.
C'avrei un (breve) aneddoto pseudopornografico (parole, parole, parole, si capisce) ma prima ho bisogno dell'avallo delle lettrici.