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mercoledì 3 dicembre 2014

Ten seconds to andarmene affanculo



E' già un mese che non scrivo. Quante cose sono successe. Voce fuori campo: un cazzoooooooo. Di seguito gli episodi più esaltanti dell'ultimo mese. Utenti delle case di riposo leggete ed esaltatevi con me.

1) Oltre a quanto già in precedenza elencatovi, da una settimana dormo con un uomo di colore. Di quel colore là. In due letti separati. Separatissimi.

2) In compenso, per farvi capire l'abbruttimento, il collega con cui ho legato di più è uno che ha il corpo ricoperto di tatuaggi che vanno dal labrys ai fasci littori, dal teschio della Decima Mas ai motti del Ventennio e mi ha detto che quando ritorna vuole farsi un nuovo tatuaggio politico. Gli ho proposto "Noi non siamo del Leoncavallo" nel caso qualcuno avesse dubbi. Lui non ha capito. A volte mi dice "Ritorneremo", io gli dico "Sìsì, il 19 dicembre". Lui non capisce. Evidentemente è la condizione necessaria e sufficiente per farsi assumere.

3) A differenza sua, io sto benissimo. L'altro giorno, per un'operazione di preparazione ad una rilevazione, avevo in mano un crivello (non la raffinatissima Giorgia, che è di Bernareggio, Brianza profonda, ci tengo a ricordarvelo), che sarebbe quella cosa qui
  
e mi stupivo perché i granuli cadevano, anziché finire in fondo alla rete di maglie. Ebbene, amici miei, tenevo il crivello allegramente girato al contrario. Sono andato avanti per una buona decina di secondi a farmi domande sul curioso fenomeno fisico. Forse è meglio non capire e sperare in anacronistici (voto 2) ritorni.

4) Il puntello della mia allegrezza è la ricerca quotidiana della minore interazione possibile con esseri umani di sesso maschile - che poi qui sono tutti uomini a parte due donne con BMI superiore a 15,5. Quindi uomini, per me. Loro cercano di coinvolgermi. Io cerco di non farmi coinvolgere. Loro dicono che Emma Watson in fondo non è così meravigliosamente sublime. Io per una volta non dò ascolto ai consigli di mamma sulle "brutte compagnie" e mi coinvolgo. Mandandoli sonoramente a fare in culo, tirando in ballo le (loro) madri, le (loro) sorelle ma anche l'astemìa dei (loro) padri. Loro ridono. Un giorno li ammazzerò.

5) Mi hanno inflitto quattroeurovirgolatredici di penale sullo stipendio. Peraltro proprio ieri ragionavo - c'erano dei medici pronti ad intervenire in caso di complicazioni cliniche - sul fatto che quando esercitavo la nobile dell'allenatorato - mi chiamavano "Maestro" (giuro) e io ovviamente lasciavo fare ché anche quello serviva a gonfiare la ruota del pavone - pigliavo all'ora più di quanto prenda oggi.

6) E' arrivato l'assistente psicologo del lavoro. Già il fatto che ci abbiano mandato l'assistente fa capire quanto siamo considerati. Il mio colloquio si è aperto con l'assurda richiesta "Che problemi ha rilevato dall'arrivo in questo impianto?". La mia risposta è stata "Lei ha intenzione di morire di vecchiaia seduto su quella sedia?". Lui ha riso. Siamo finiti a parlare di basket. Quanta serietà, quanta empatia, quanta li stramortacci mia.

7) 19 rientro. 20 cena della leva ("dai, non fare l'asociale"). 21 cena delle superiori ("dai, non fare lammerda"). 22 cena ex-colleghi ("dai, non fare il robboso"). E mi hanno anche già chiesto "Ohhhhhhh, Filipppppppo, cazzo fai l'Ultimo?". E improvvisamente mi sono sentito piombare addosso come piombo (ah ah ah) tutto il carico ingiustificato della saudade che ho provato durante quest'anno che mi sembrava infinito. Non voglio più tornare. No, scherzo.

8) Skypo con la Zorza. Passa dietro un coglione (non ci si crede, vero?). 
Coglione: "Ciaooooooo, moje di Filippo"
Giorgia: "Ciaooooooo"
Filippo: "E' romano!"
G: "Dai?"
F: "Te lo chiamo!"
F: "Andreaaa, vieqqua"
Coglione arriva
G: "Sei di Roma?"
C: "Sì"
G: "Zona?"
C: "Pomezia"
G: "Levate va"

9) Ieri Ella ha sostenuto l'A2 di tedesco. Io, per ovvi motivi, no.  Lei non è una che fa pesare le cose. No. Ieri sera smessaggiamo, le chiedo cosa sta facendo, mi risponde che sta leggendo Hegel, in tedesco. L'ho insultata. Pesantemente.

10) Un altro tecnico mi telefona per un lavoro che dovrebbe fare lui ma lui decide che devo farlo io alle condizioni poste da un terzo tecnico. Già qui capite che la mia situazione psichiatrica già precaria diventa quella di Ed Gein. 
"Ascolta, facciamo così: io gli mando una mail e ti metto in copia, così io e Boris (perché tutto parte dai nomi: cosa cazzo vuoi pretendere da uno a cui le due persone che dovrebbero amarlo di più a questo mondo, hanno scelto di affibbiare il nome BORIS??? ndF) decidiamo i vari passaggi e tu sai cosa fare"
La mia risposta pacata per cui ha minacciato prima di bussarmi, poi di licenziarmi (non so con quali poteri ma non sottilizziamo), poi di denunciarmi è stata: "Devi finirla di collezionare cromosomi". 

Ciao belli e ricordatevi sempre "Beato tu che sei all'estero, qui è tutto uno schifo" slash "Beato tu che lavori in un ambiente internazionale, ricco di stimoli e di culture differenti".

P.S.
Ho (ri)iniziato ad ascoltare i Prodigy. E' grave? In realtà lo faccio solo perché immaginare migliaia di persone strafatte di droghe sintetiche che si muovono come una via di mezzo tra Robocop, Ken di Barbie e i tori di Pamplona è un'immagine che riporta una terapeutica serenità in questa mia anima tormentata.

venerdì 6 giugno 2014

Se ne volevo una Normale andavo a Pisa



Quella volta che alla domanda "Che lavoro fa?" dicesti ai tuoi "Lo conosco da poco, lui dice l'idraulico ma debbo ancora approfondire la questione, perché non me la racconta giusta". Quando lo venni a scoprire, da tua madre, il giorno in cui le dicemmo che ci saremmo sposati, ti chiesi: "Perché, cosa pensavi che facessi?" mi sentii rispondere, con quella tua intonazione impassibile come solo un medico ad un congresso, con quella tua aria franca, forte, ferma e fiera, quella che riesci a estrinsecare anche, soprattutto, quando spari le peggio cazzate "Ero convinta spacciassi". Alla mia espressione (colpevolmente) sbigottita obiettasti "Vabbé, non fare quella faccia di cazzo, non ti conoscevo nemmeno". Tua madre rise molto, intimamente chiedendosi cosa aveva sbagliato in quei nove mesi. E io capii che se avesti avuto tutte le rotelle e tutte perfettamente funzionanti, non mi saresti piaciuta, figurati sposata.

giovedì 24 aprile 2014

Il laureato, la boxe e altra roba


Due settimane fa tornai. Da una settimana i miei stazionano a casa. Stanno qui da ponte (pasquale) a ponte (primo maggio). Quindi Smilzo se vuoi aggregarti alla compagnia, fai pure. Così puoi passare le ore in cui io lavoro, con mammà a sciogliere inni a Zio VoLODYa e a parlare male di tutti gli altri. Quando pensavo alla convivenza Ella-mammà volevo morire. Speravo in una timpanosclerosi della prima e in una paralisi bilaterale dei muscoli fonatori per la seconda. Temporanee, eh. Invece le due si stanno ben comportando.

Poi, per non farsi mancare niente, in un giorno a caso tra l'8 e il 10 di maggio, parto per la Turchia. Siccome fare una trasferta "tranquilla" non fa immagine, saremo sì in Turchia ma su una condotta che attraversa il Mar Nero. Insomma, come dire, noi alla mattina ci affacceremo dalla finestra del container e vedremo...la Crimea. Permanenza in questo ameno posto dove però (però, capite, però) potete fare il bagno (cit.)? A discrezione del management (cit.). Quando sento la parola management, che è sempre sempre sempre preceduta o seguita da una minchiata, mi sento come Mastroianni-Prof.Sinigaglia ne "I compagni".

Venerdì scorso festa di laurea di Abdi, neo-dottore in Ingegneria Chimica (mica cotica). Una festa di laurea col tipico low-profile del Golfo. Anche il regalino è stato low-profile: Ella esclusa, non ho MAI speso così tanto per un regalo. Il bello (bello? La merda vera, altro che bello) è che se non ci fossero stati i buoni uffici di mio babbo, avrei speso il doppio (del troppo) che ho speso. Perché no, non funziona che "X, capisci che lui ha certe disponibilità, non è come voi" - "Basta il pensiero" e tutte queste mollezze occidentali. No, qui l'importanza che assume per te l'altra persona si misura in riyal. Al più, in dollari. Quando però, appena arrivato alla festa, ho visto cinque agnelli che pascolavano su cinque girarrosti mi sono dimenticato di quanto mi sia costata la mia amicizia con Abdi e da lì in poi l'unico scopo della serata è stato come trovare la via più breve per incularsene uno (nel senso di furto), trovare un angolino e finire la mia esistenza mangiandomelo tutto, zoccoli compresi. Non è andata così ma ho perso tutta la mia dignità, mangiandone praticamente uno intero pur senza angolino e senza termine dell'esistenza. Non c'era alcol (evvabbé) e neanche fumo (su questo ho i miei dubbi e la cosa mi fa molto girare i coglioni a ripensarci, quindi fingiamo che non mi sia accorto) ma quando ho fatto partire il coro "Dottore, dottore, ecc" sono stato comunque seguito da un buon numero di presenti che hanno quantomeno intonato l'aria.

Il corso di boxe prosegue, l'allenatore rompe il cazzo per farmi partecipare alle competizioni ufficiali. "Pesi Welter", dice lui. Io gli rispondo "Veltroni?" Lui non capisce. Io rido molto. Lui s'incazza. Ci ripenso. Gli dico che "Sì, mi sento pronto". Poi parlo con il mio vicino di panchina negli spogliatoi. Mi dice che lui a novembre al primo incontro è stato sorteggiato col campione regionale e al primo jab il naso ha deciso di traslocare sulla nuca. Io mi fingo morto.

Il corso di tedesco, tra amore, anarchia e tanti, tanti ma tanti cuori uncinati ché, vorrei ricordarvi, "non capisci un cazzo, è tedesca, facciamo colpo" va sempre meglio. Ieri figheggiavo con mammà iniziando un discorso in inglese, proseguendolo in italiano, chiudendolo in tedesco e salutando in arabo. Roba che non era così orgogliosa da me da quando le dissi che mi ero lasciato colla mia ex-morosa, non sapendo che con quella dopo mi sarei addirittura sposato.

Non c'è un cazzo di locale ma dato che, come diceva NickMakkia69, "dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà" sono riuscito a crearmi un discreto giro ed è finito il periodo Filmissimi di Rete4. Anzi, tra un po' dovrò comprarmi un'agenda per gestire questa "LucignoloBellaVita" way of life.


venerdì 18 aprile 2014

Numeri arabi e bestemmie ecumeniche

Sono a lavoro ed è venerdì e questo non va bene. Mi serve un fascicolo dell'unico archivio cartaceo dell'impianto. Mi serve il fascicolo di mercoledì 16 aprile. Chiedo al fattorino, l'unico che può entrare nell'archivio cartaceo, di portarmelo. Lo sfoglio, non riesco a comprendere perché alcuni numeri non tornino, guardo la data: 9 aprile. Lo richiamo. "Faisal, ti sei sbagliato, mi serve quello di mercoledì questo, 16 aprile". Ritorna. Lo sfoglio, non riesco a comprendere perché alcuni numeri non tornino, guardo la data: 15 aprile. Adesso mi sto vergognando io per lui e non so come dirgli che s'è sbagliato ancora. Giuro, roba che nel report sparerò dei numeri a spanne. Quanto sono fatto male? Perché mi hanno montato al contrario? Perché non riesco a incazzarmi anch'io come gli altri su 'ste cose? Ma soprattutto: ma !)()/&)£(&&=(==(=)=/!, ma !/&£()&=?(?)?!/=, ma li trovo TUTTI io? Oh, non me ne manca uno alla collezione, eh. /(&/$&$(/&()&))&=, i numeri si chiamano ARABI perché li avete inventati voi, su ogni fascicolo in alto a destra c'è scritto grande così a che cazzo di giorno si riferiscono e tu riesci a scagliarmene due su due. Bestemmiare di Venerdì Santo non si può, vero? Viro sulla Madonna e i santi? Punto "in direzione ostinata e contraria" Allah? Aiutatemi, vi prego. Mi sento morire. E domani arrivano pure i miei. E alle prossime ferie mancano tre mesi e mezzo.

mercoledì 15 gennaio 2014

Sopravvivenza in ambienti ostili


Forse vi ricorderete di me per "A metà del 2004 nella nostra compagnia OnlyBragaPride fa ingresso una fanciulla, morosa di uno dei componenti. Quindici giorni dopo un altro decide di praticare quella oscura disciplina che prende il nome di fidanzamento. Sfortuna vuole con un'acerrima nemica della prima. Iniziano a sorgere mille veti per OGNI cosa. I due ommini, opportunamente aizzati, litigano tra di loro, si formano due fazioni e la compagnia va a catafascio. Inizia un periodo in cui pur di uscire accettavo aperitivi a Kandahar e sabati di shopping a Mbabane. Il periodo Fabbrutto, che alcuni già conoscono e che prima o poi spiegherò anche per gli altri."

Il momento è arrivato

Insomma, dopo la tragedia, al sabato sera uscivo con una compagnia di scoppiati. Per farvi capire il livello: in questa compagnia c'era anche una fanciulla, tale Rachele, che non era neanche tra le più scoppiate. Una sera stavamo andando in discoteca. Io guidavo, lei dietro di me (nono, non ero un taxi, c'era anche altra gente in auto). Arriviamo al casello, sto per pagare, il casellante mi guarda e mi fa: "Ma la tizia lì dietro è normale?" -"Eh? - "Cosa sta facendo?" - Mi giro, stava limonando il vetro. Non eravamo ancora arrivati in disco ed era già fuori come un balcone - "Eh, stiamo andando in discoteca" - "Certa gente non la trovi neanche in galera" mentre mi ridà, schifato, il resto. Poi fortunatamente trovai la morosa, la prima "vera" della mia vita, e mi tirai fuori da quella compagnia, con cui comunque passai dei momenti bellissimi, aldilà del fatto che quelli che la componevano ora sono in carcere (il casellante ci aveva visto bene) o al cimitero o al SerT.

Ma non era di questo che volevo scrivervi. Anzi, non scrivo proprio nulla, riporto quello che scrissi anni fa, in presa diretta, senza filtri, senza censure, come neanche Salvo Sottile.

***
Oggi alle 19 avevo un intervento in quel di Milano. Dovevamo solo prendere delle misure e ci abbiamo messo un attimo. Siccome la morosa - bei tempi - è a Londra - bellissimi tempi - con le amichette (dice lei) e non avevo mezza voglia di tornare a casa a farmi da magnare, propongo di farci un mega gelato (oggi ci voleva) - anni bui, in cui mi drogavo ancora di lattosio, caseine, grassi idrogenati e tante altre schifezze - in una delle pochissime gelaterie già aperte in quel di Grande Verza city.
Eravamo nel tavolino di fianco all'entrata a diretto contatto con la vetrata che dava sulla strada e io davo le spalle alla cassa. Una bimba passa dalla strada e mi scruta con sguardo investigativo, io non ci faccio nemmeno caso (noi donne siamo abituate) e continuo a parlare col mio schiavo rumeno. Ad un certo punto lui mi fa: "C'è una tipa che ti guarda, è lì alla cassa e ti starà fissando da 30 secondi". Io non faccio alcun collegamento (la forza dell'abitudine) e non mi giro anche per non fare la figura del fesso. La conversazione prosegue, se non che ad un certo punto: "Oh, si avvicina, si avvic...", non fa in tempo a finire la frase che sento due gomiti cingermi il collo, due mani sulle spalle e due labbra stamparmi un bacio sulla guancia. Con notevole aplomb, mi giro come se mi avessero appena scippato: "Ma chi cazz..."

"Ciao Filiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii"

Ci guardiamo. Ad un occhio estraneo gli sguardi potevano corrispondere, in realtà mentre il suo era affermativo, il mio era interronegativo.

"Ma...ma...ma...non mi riconosci?

"No"

"Sono la Stefy"

(cassetti della memoria, Cassetti Marco, scatoloni del magazzino..."La Stefy, ma chi è la Stefy?")

Inizio a pensare che questa, tra l'altro vestita in modo che un aborigeno al confronto è fashion-style, mi stia facendo una supercazzola, snasando il nome in qualche biglietto da visita sul furgone.

"Oh, porca troia, ma sei fulminato? Eh sì che dovrei essere io quella a cui è bruciato il cervello! La Stefy! Siamo usciti per sei mesi di fila - errore, quattro mesi, al massimo cinque. Io sono pignolo, ma non era il caso di sindacare - a ballare tutti i sabati! Vabbè, tu non ballavi, ma ci siamo capiti!"

Questa conosce tutta la mia vita ma io non so niente di lei, ma veramente non mi ricordo niente, zero, buio assoluto.

Lei si gira verso un essere che potremmo entusiasticamente definire vivente e scossa il crapone, poi mi guarda (ero vestito da lavoro) e mi fa: "Ma adesso cosa fai? Lo squatter?" (qui ammetto che mi sono alzato in piedi solo per potermi ribaltare)

"No, ecc..." (le racconto la mia vita. Lei mi interrompeva, dimostrando di conoscermi - col senno di adesso mi sta risalendo l'ansia di quei momenti)

Alla fine a forza di dai e dai qualcosa inizio a ricordarmi. Sto per avviarmi verso l'uscio quando le chiedo: "Scusa, giusto per curiosità, chi è quello?" (indicando l'essere di cui sopra che dall'inizio della nostra conversazione continuava a fare: tuz, ta, tuz, tuz, ta, tuz, ta, tuz, tuz, ta, scossando le braccia)

"Lui è Fabbrutto"

Il sonno della ragione cessa, mi ritorna in mente tutto. Nella compagnia tra tutti gli altri scoppiati c'era anche questo mitico Fabrizio detto Fabbrutto, non certo per le scadenti peculiarità estetiche. La conversazione prosegue, ricordando i tempi mitici (mitici per lei) in cui lei si sparava 4 paste a sera (...), in cui altri sboccavano addosso ai buttafuori (...) e altre amenità, di cui nel frattempo tutta la gelateria viene a conoscenza. Alla fine, quando ormai il mio schiavo rumeno non ne può più di questi due, la saluto e le chiedo, occhieggiando Fabbrutto (che nel frattempo continuava il suo concerto personalissimo): "Ma...è in cartone?" (il cartone, per i non avvezzi al milanese-tossico, sarebbe l'LSD). Fabbrutto alla parola cartone si risveglia: "Eh, hai un cartone?" Io guardo, pietoso, lei: "No, Fabri..." Fabbrutto: "Vuoi un cartone? Oh tipo, vuoi un cartone?"

"Va beene, ciao!"
***

Mi rendo conto di essere un sopravvissuto. Dovrò discutere con la Zorza su cosa fare dei nostri figli maschi (per le femmine abbiamo già deciso: menarca farà rima con monastero): porterò avanti la mozione "Accademia Militare" allo scoccare dei quattordici anni. C'ho già l'ansia adesso, cazzo.

martedì 19 novembre 2013

"Bisogna combattere senza odiare per dimostrare quanto vale il cuore". Va bene, man, tieni ragione: però a me stan sul cazzo tutti



- Non scrivo perché non c'è un cazzo da scrivere.

- Questo è un posto di merda che più di merda sulla Terra non penso esista niente.

- I passa(uncazzo)tempi sono la salaTV e una palestrazza.

- Sala TV: proprio come nelle pensioni merde della Riviera romagnola, quelle che non c'avevano manco la TV in camera. Quelle dove andavo coi miei nonni, per capirci. Quella dove mio nonno cristonava sempre con un altro vecchio perché lui voleva vedere il TG3 e l'altro il TG1.

- Io in palestra ci sono andato un mese in tutta la mia vita. Mi sedevo sulle panchine a bere il Gatorade e guardavo quelli della sala cardio dicendo "Dura la vita, eh!"

- Capite che di passatempi mi rimane solo l'eroina?

- Ci sono dei russi. Che uno si chiede: ma con tutto il fottuto gas che avete in patria, perché vi sfondate i coglioni in 'sto posto? Oltretutto bevono ma non ruttano, non cantano e non sono felici. Ridatemi i miei inglesi.

- "Spain is an awesome country, mate!" - "Why?" - "Well, it's full of english people. You can find all the beers you could want. I can watch Premier League, because it's plenty of sports bar. Air coinditioning is more fucking massive than Stockport. I like bolognaise spaghetti, carbonara sauce and Spanish cuisine. But there are also McDonald, Burger King and KFC! Everybody go there, so we decided to do the same. And then..." - occhiolino - "Cristiano Ronaldo oh la la la" e braccia al cielo che ondeggiano.

- E sono passati solo nove giorni. Ne mancano altri trenta. Ma io ve lo dico: tra due settimane mi arruolo nelle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. E lo dico specialmente a te, agente segreto che mi leggi.

- Quasi tutti i miei colleghi italiani mi stanno sul cazzo. Quelli catalani manco a parlarne. E io se uno mi sta sul cazzo non riesco a mascherarlo troppo bene. Quindi c'è della tensione.

- La gente che puntualizza deve incularsi. Oggi in mensa, uno di quelli che mi sta meno sul cazzo dice: "Se vuoi capire cos'è il Vietnam, fai due figli in tre anni". Ora, a questa gag o ridi o non ridi. NON ROMPI IL CAZZO dicendo che tu ne hai fai tre in cinque, che l'hanno fatto in tanti, che c'è di peggio. E' una battuta, non un trattato di psicologia dell'età evolutiva, DIODUNDIO. Quindi inculati e poi muori. Gonfio.

L'unico motivo di gioia della settimana è stato che mio babbo ha incontrato il mio prof d'italiano delle superiori che gli ha detto di salutarmi. Pensate voi che vita di merda.

- Se è vero che io ho fatto delle scuole superiori che lasciamo perdere, lui era uno degli aspetti più da lasciar perdere. La sera prima della terza prova mi telefonò per tranquillizzarmi: "E poi comunque la seconda è andata bene, sei stato il secondo della classe" - "Ah sì? Convinto fosse venuta una schifezza e invece..." - "C'è X che ha preso 14 e poi tu, che hai preso 5" (in realtà avevo preso 10, ma non vorrei focalizzarmi sui dettagli). Beveva parecchio.

- Alle cene della classe si ricorda ancora con emozione quando andammo a visitare un caseificio di Grana Padano a Castenedolo, in cui alla fine della visita ci accompagnarono alla degustazione di Grana Padano e, per i professori, vini della Franciacorta. Lui, con la simpatica battuta "Mi dia un po' di Grana che non vorrei perdere la sete", mangiò una betoniera di formaggio annaffiata da un bidone di rosso. Il viaggio da Brescia durò tre ore, con frequenti fermate nelle piazzole di sosta, tra le bestemmie dell'autista.

- Le patenti a lui duravano 2-3 mesi. A parte l'amore per la bottiglia, c'era che non ha mai capito come si prendono le rotonde che, come qualcunA sa, in Brianza sono una religione. Lui le pigliava un po' a caso, come gli veniva, senza preoccuparsi di senso di marcia e precedenze. "Sono un uomo di lettere, non ho senso pratico". Poi decise di non pigliarle più e di comprarsi un'Ape. A cui tolse le portiere perché altrimenti non ci stava dentro. La usava anche per andare a caccia, sparando direttamente dall'abitacolo.

- Anni dopo lo incontrai durante una delle prime passeggiate con la Trudi. Ci correvano incontro sette-otto cani. Dieci metri di loro un'Ape. I cani iniziano ad abbaiare belli cattivi. Ad un certo punto l'Ape accelera e si schianta addosso ad uno dei cani "/&%$£%&/=^&/%$£, via, via". Era lui.

- Cani con cui viveva in casa. Conoscendo lui e conoscendo quanto possano essere merdi i cani (sette-otto poi...) le grandi pulizie stagionali probabilmente le faceva col napalm. No, in realtà non le faceva.

Saluti. E se vedete alla TV un campo profughi, pensate che c'è chi sta peggio (del campo profughi).

giovedì 5 settembre 2013

Sostanze

 

Dieci anni fa, in un periodo in cui il buonsenso viaggiava a vele spiegate, feci il famigerato coma etilico, di cui devo avervi già accennato. C'è chi diventa grande "sedendosi attorno ad un tavolo per intraprendere un cammino di riforme condivise all'interno del quadro disegnato dalla UE perché la realtà è che ci vuole più, e non meno, Europa e chi dice il contrario è un irresponsabile" e chi ha bisogno di un fatto a suo modo tragico. Ne parlo sdrammatizzando ma, ovviamente, non è che ne vada particolarmente fiero. Diciamo che è successo, mi è servito e va bene così. Sta di fatto che quando si fanno queste puttanate, specialmente se non hai ancora compiuto 17 anni, gli strascichi fisici possono essere pesanti, anche nel tempo. Quindi per otto, e dicasi otto, anni dovetti frequentare periodicamente una gastroenterologa. Esami del sangue, risonanze magnetiche e quattro visite all'anno (marzo, giugno, settembre, dicembre) per i primi tre, due (giugno e dicembre) per gli altri tre ed infine una a giugno negli ultimi due.

La prima volta che fui visitato, mentre attendevo il mio turno in sala d'aspetto quelli che già la conoscevano ne parlavano con lo stesso tono con cui gli internati di Mauthausen parlavano di Ziereis. Tra senso di colpa, terrore della dottoressa e odio per i medici stavo tra due guanciali.

Seduta dietro la bianca scrivania una cinquantenne, capello corto, occhiali da miope. Zero retropensieri su MILF o robe del genere. Non mi sconfiferano ora, figuriamoci allora. Mi fa sedere, probabilmente per evitare che svenissi, con un cenno della mano. Non parlava, interrogava. Io però a queste arpie non so perché sono sempre risultato simpatico. Forse perché come diceva il caro Silvio (sì, proprio lui, il nostro Papi) quando parlava ai suoi venditori: "Dovete essere affabili e calorosi con tutti, ma soprattutto con quelli più stronzi, perché uno stronzo è sempre consapevole di esserlo. Se lo tratti bene, è tuo". Quindi, sempre dandoci del lei, ogni tanto c'era la frecciatina o la battuta al vetriolo. Diciamo che era come se tra noi due ci fosse la rete delle reverenza, con da una parte uno che palleggiava come una cinna di sei anni al primo allenamento di pallavolo e dall'altra una che rispondeva come Djokovic. Tutto questo per otto anni.

Ultima visita

"Va bene, la saluto. Ci siamo conosciuti otto anni fa. E non faccia battute su quanto ero più bella, che ci pensa già mio figlio, che è un lazzarone come lei"
"Non mi permetterei mai"
"E da oggi, fortunatamente, non la rivedrò più"
"Ma come fortunatamente? Io per lei ho buttato il sangue. Ma proprio letteralmente, me ne avran cavati 3 litri in 8 anni. E adesso lei mi dice "fortunatamente"?"
"Ma si scherzava"
"Ma io poi m'intristisco. Si ricordi che dietro questa barba c'è sempre un orsacchiottone"
"E qui allora evito io di fare battute"
Raduna le carte, le squadra battendole sul tavolo, sta per consegnarmele...
"Signor Poletti, non è di mia competenza, ma lei usa sostanze?"
"In che senso?"
"Hashish, marijuana et similia"
"Mah, qualche volta"
"Quantifichiamo"
"Ogni tanto, a casa di amici"
Riguarda gli esami, scorrendo col dito
"Signor Poletti, dalle carte risulta che lei ha uno spiccato senso dell'amicizia. Me ne compiaccio"