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mercoledì 3 dicembre 2014

Ten seconds to andarmene affanculo



E' già un mese che non scrivo. Quante cose sono successe. Voce fuori campo: un cazzoooooooo. Di seguito gli episodi più esaltanti dell'ultimo mese. Utenti delle case di riposo leggete ed esaltatevi con me.

1) Oltre a quanto già in precedenza elencatovi, da una settimana dormo con un uomo di colore. Di quel colore là. In due letti separati. Separatissimi.

2) In compenso, per farvi capire l'abbruttimento, il collega con cui ho legato di più è uno che ha il corpo ricoperto di tatuaggi che vanno dal labrys ai fasci littori, dal teschio della Decima Mas ai motti del Ventennio e mi ha detto che quando ritorna vuole farsi un nuovo tatuaggio politico. Gli ho proposto "Noi non siamo del Leoncavallo" nel caso qualcuno avesse dubbi. Lui non ha capito. A volte mi dice "Ritorneremo", io gli dico "Sìsì, il 19 dicembre". Lui non capisce. Evidentemente è la condizione necessaria e sufficiente per farsi assumere.

3) A differenza sua, io sto benissimo. L'altro giorno, per un'operazione di preparazione ad una rilevazione, avevo in mano un crivello (non la raffinatissima Giorgia, che è di Bernareggio, Brianza profonda, ci tengo a ricordarvelo), che sarebbe quella cosa qui
  
e mi stupivo perché i granuli cadevano, anziché finire in fondo alla rete di maglie. Ebbene, amici miei, tenevo il crivello allegramente girato al contrario. Sono andato avanti per una buona decina di secondi a farmi domande sul curioso fenomeno fisico. Forse è meglio non capire e sperare in anacronistici (voto 2) ritorni.

4) Il puntello della mia allegrezza è la ricerca quotidiana della minore interazione possibile con esseri umani di sesso maschile - che poi qui sono tutti uomini a parte due donne con BMI superiore a 15,5. Quindi uomini, per me. Loro cercano di coinvolgermi. Io cerco di non farmi coinvolgere. Loro dicono che Emma Watson in fondo non è così meravigliosamente sublime. Io per una volta non dò ascolto ai consigli di mamma sulle "brutte compagnie" e mi coinvolgo. Mandandoli sonoramente a fare in culo, tirando in ballo le (loro) madri, le (loro) sorelle ma anche l'astemìa dei (loro) padri. Loro ridono. Un giorno li ammazzerò.

5) Mi hanno inflitto quattroeurovirgolatredici di penale sullo stipendio. Peraltro proprio ieri ragionavo - c'erano dei medici pronti ad intervenire in caso di complicazioni cliniche - sul fatto che quando esercitavo la nobile dell'allenatorato - mi chiamavano "Maestro" (giuro) e io ovviamente lasciavo fare ché anche quello serviva a gonfiare la ruota del pavone - pigliavo all'ora più di quanto prenda oggi.

6) E' arrivato l'assistente psicologo del lavoro. Già il fatto che ci abbiano mandato l'assistente fa capire quanto siamo considerati. Il mio colloquio si è aperto con l'assurda richiesta "Che problemi ha rilevato dall'arrivo in questo impianto?". La mia risposta è stata "Lei ha intenzione di morire di vecchiaia seduto su quella sedia?". Lui ha riso. Siamo finiti a parlare di basket. Quanta serietà, quanta empatia, quanta li stramortacci mia.

7) 19 rientro. 20 cena della leva ("dai, non fare l'asociale"). 21 cena delle superiori ("dai, non fare lammerda"). 22 cena ex-colleghi ("dai, non fare il robboso"). E mi hanno anche già chiesto "Ohhhhhhh, Filipppppppo, cazzo fai l'Ultimo?". E improvvisamente mi sono sentito piombare addosso come piombo (ah ah ah) tutto il carico ingiustificato della saudade che ho provato durante quest'anno che mi sembrava infinito. Non voglio più tornare. No, scherzo.

8) Skypo con la Zorza. Passa dietro un coglione (non ci si crede, vero?). 
Coglione: "Ciaooooooo, moje di Filippo"
Giorgia: "Ciaooooooo"
Filippo: "E' romano!"
G: "Dai?"
F: "Te lo chiamo!"
F: "Andreaaa, vieqqua"
Coglione arriva
G: "Sei di Roma?"
C: "Sì"
G: "Zona?"
C: "Pomezia"
G: "Levate va"

9) Ieri Ella ha sostenuto l'A2 di tedesco. Io, per ovvi motivi, no.  Lei non è una che fa pesare le cose. No. Ieri sera smessaggiamo, le chiedo cosa sta facendo, mi risponde che sta leggendo Hegel, in tedesco. L'ho insultata. Pesantemente.

10) Un altro tecnico mi telefona per un lavoro che dovrebbe fare lui ma lui decide che devo farlo io alle condizioni poste da un terzo tecnico. Già qui capite che la mia situazione psichiatrica già precaria diventa quella di Ed Gein. 
"Ascolta, facciamo così: io gli mando una mail e ti metto in copia, così io e Boris (perché tutto parte dai nomi: cosa cazzo vuoi pretendere da uno a cui le due persone che dovrebbero amarlo di più a questo mondo, hanno scelto di affibbiare il nome BORIS??? ndF) decidiamo i vari passaggi e tu sai cosa fare"
La mia risposta pacata per cui ha minacciato prima di bussarmi, poi di licenziarmi (non so con quali poteri ma non sottilizziamo), poi di denunciarmi è stata: "Devi finirla di collezionare cromosomi". 

Ciao belli e ricordatevi sempre "Beato tu che sei all'estero, qui è tutto uno schifo" slash "Beato tu che lavori in un ambiente internazionale, ricco di stimoli e di culture differenti".

P.S.
Ho (ri)iniziato ad ascoltare i Prodigy. E' grave? In realtà lo faccio solo perché immaginare migliaia di persone strafatte di droghe sintetiche che si muovono come una via di mezzo tra Robocop, Ken di Barbie e i tori di Pamplona è un'immagine che riporta una terapeutica serenità in questa mia anima tormentata.

martedì 4 novembre 2014

Finalmente


Venerdì scorso le voci che circolavano da qualche tempo sul fatto che saremo rivettati qua fino al 17 dicembre si sono trasformate in - tragica - conferma. Sospinto da uno spontaneo moto nascente dal primo nome, quello di Corridoni, e dal secondo nome, quello di Bresci, che gli ascendenti più prossimi mi affissero, ma soprattutto da due maroni che ormai sono diventati quattro, otto, sedici e che promettono di divenire trentadue, sessantaquattro, centoventotto nel prossimo mese e mezzo, scrivo una mail al Mega-Direttore Clamoroso Duca Conte Pier Carlo Ingegner Semenzara in cui, con felpati giri di parole, gli faccio capire che "Abbasta, mo me so popo rotto er cazzo".

Il M-DCDCPCIS mi risponde domenica facendo uscire un fax su cui apporre la mia prestigiosissima firma, recante una promozione motu proprio. Giubilo et gaudio? Manco per il cazzo, la promozione mi tiene inchiodato qua e ha un valore pari a "Se mangi la minestra, guardi i cartoni animati fino alle 21.30". Mi suscita una felicità pari solo a quando scartavo i regali aspettando un nuovo videogioco e vi trovavo un maglione.

Replico alla mail, scrivendogli, sempre con parole più felpate di una lingua dopo una tolla da cinque litri di Heineken, che non era esattamente quello il senso della mail, la sua risposta è quasi stizzita e mi dice che domani farà una conference call con me ed altri tecnici che si sono lamentati. Tecnici che, come il sottoscritto, evidentemente credono nell'anarco-individualismo e che infatti mica si erano consultati tra loro. A questo punto capisco che Zia Ulrike aveva ragione anche questa volta. "Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un’azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più" e che forse è il caso di organizzare una piattaforma comune di lotta. Dopo trenta secondi di discussione, mi sposto verso posizioni parimenti tedesche ma più hitleriane e propendo per la soluzione finale dei miei compagni.

Ieri alle 11 inizia la conference call e a quel punto ritorno all'anarco-individualismo, ma più prosaicamente a pensare ai cazzi miei, e prendo subito la parola, visibilmente alterato riporteranno le cronache, sparando ad alzo zero una roba tipo: "Guida suprema, condottiero illuminato, grande padre del nostro destino: sul contratto di trasferimento nel Sultanato, c'era scritto che avrei potuto essere spedito in trasferta al massimo due volte all'anno, per un periodo massimo di due mesi, di cui uno di trasferta a rischio. Ecco, in questo 2014 mi sono fatto da gennaio a marzo in Libia, trasferta a rischio, da maggio ad agosto in Turchia e ora dovrei star qui fino al 17 dicembre, altra trasferta a rischio?". Lui si stupisce e mi chiede come ciò sia possibile. Ho rischiato di trovare la quarta dimensione con un destro ben assestato al monitor. Visibilmente alterato, come le cronache continueranno a riportare, mi chiudo in un cupo mutismo, colla soave espressione di Anders Breivik quella mattina del 22 luglio 2011. Gli altri parlano dei cazzi loro, che sostanzialmente sono la prosecuzione dei cazzi miei con altri mezzi. Qualche spiantato parla pure di stipendio, ché io vorrei cantargli nelle orecchie "Alla nostra età devi essere sposato, con due figli, laureato, per esser rispettato da questa società, avere un conto in banca, un mutuo da pagare per un monolocale, dove poterti impiccare, quando ti vedrai nei debiti affogare e non potrai scappare. E alla nostra età invece noi suoniamo punk e alla nostra età invece noi suoniamo punk" ma poi lui non capirebbe e mi chiederebbe "E allora tu perché ti sei sposato?" e io gli dovrei rispondere "Per la sua nuvola di dubbi e di bellezza e de li mejo mortacci mia" e la conversazione non avrebbe senso.

Spippolo nervosamente sullo smartphone cercando un modo per iscrivermi ai terroristi e inneggiando alle Brigate Izz al-Din al-Qassam, peraltro protagoniste dell'ultima sbornia agostana come mi dissero due costernati miei colleghi l'indomani quando mi trovai a dormire sul pavimento della loro camera: "Fily, t'abbiamo portato in camera quando sei saltato sul tavolo inneggiando a dei martiri palestinesi o forse ad altra gente, non si capiva bene" e aspetto la fine della conversazione altrui, che si chiude all'incirca alle ore 12.28.

O almeno questo pensavo.

Perché in realtà s'era "chiuso" il video ma non l'audio e per cui mi metto ad imitarlo e alla fine dico "E il bello è che ha anche il coraggio di chiedermi: "Come mai?" ma io, ma io, ma veramente, mavvaffanculo".

Ecco, l'audio non era chiuso. Non so se il M-DCDCPCIS abbia sentito o magari ha sentito il tecnico o magari non ha sentito nessuno. Sticazzi. Forse ho trovato la via per farmi licenziare. Finalmente.

Poi non so, vogliamo aprire il capitolo permalosità dei miei colleghi? Insomma, cito solo un episodio perché altrimenti occuperei tutto il uorld uaid ueb: c'è questo abitante di quella zona del mondo su cui proseguirei senza requie a fare esperimenti nucleari, nota come "tutto quello che sta ad Est del Pakistan, ad Ovest degli USA, a Nord dell'Australia e a Sud della Russia". Un essere che a 'sto punto penso sia allergico all'acqua pulita, che sembra che viva in un friggione, che ogni volta che apre bocca muore una farfalla che batte le ali e poi l'uragano dall'altra parte del mondo o come cazzo era, eccetera che OGNI volta che accendo il notebook arriva a rompermi i coglioni. Se sono su Skype con qualcuno la rottura di coglioni quintuplica. Se poi è una fanciulla, la rottura di coglioni decuplica. Beh, chattavo con 'sta amica che risponde a tutte e cinque le virtù cardinali (è magra che ar parco le paperelle je butteno 'r pane, è bianca che co 'na candela je fai la radiografia, fuma, ha gli occhiali, ha i capelli castano chiari/biondi e gli occhi chiari), si apposta dietro come un gufo piddino da rottamare e inizia a rompere il cazzo: "Dai, fammela conoscere".

"No". Perentorio.

La richiesta viene replicata altre cinque volte. Contate, non scherzo. Io continuo ad opporre il mio forte, franco, fermo e fiero diniego. In maniera educata, da maturo, maschio, bianco, occidentale. Alla settima volta, da maturo, maschio, bianco, occidentale ma anche un po' anni Trenta, "Senti, amico, l'hai vista lei? Ecco, te sei mezzo cinese e mezzo negro, 'ndo cazzo vuoi anna'?". Beh, s'è offeso. Sticazzi. Forse ho trovato la via per togliermelo dai coglioni. Finalmente.

venerdì 31 ottobre 2014

Beato tu che sei all'estero, qui è tutto uno schifo o Del come s'inizia a bestemmiare



Ricapitolando

Faccio un lavoro non mio, in un Paese in guerra, in cui alle 18.30 fanno 32°C, c'è la sabbia che s'infila ovunque quindi non posso mettere le lenti ma sono costretto a mettere gli occhiali, ché a me senza ausili ottici - mavvaffanculo anche a me stesso, ausili ottici - mi ci vuole il cane e il bastone, mi stanno TUTTI sul cazzo - non c'è più neanche il quasi, TUTTI: stupidi come i sassi, permalosi come stamminchia e ce n'è anche uno, è notizia di queste ore, a cui ho prestato la BIC alle 15 e non me l'ha ancora ritornata, 'sto cesso ribaltato che sua madre piscia in piedi e suo padre è un uomo astemio - e probabilmente sono costretto qui fino al 17 dicembre. Quest'anno ho visto più i miei colleghi demmerda che mia moglie. L'unica cosa che mi consola è che da domani, se non direttamente da stanotte, tutti inizieranno a rompervi i coglioni o (e, per i più fortunati) le ovaie su cosa farete all'ultimo - "Ooooohhhhhhh, cazzo fai l'Ultimo?" con quel tono soave che contraddistingue questi luminari - mentre io me la scampo fino a metà dicembre.

Però un tempo sono stato felice anch'io, come quando il lunedì successivo ad un derby passato a devastarsi l'ugola, la prof chiese ad un mio compagno di leggere una novella. Inizia a leggere - "Marelli, non si sente!" - "Ehhh, prof" - Ricomincia a leggere - "Marelli, dobbiamo sentire tutti!" - "Ehhh, prof" - Ricomincia a leggere - "Marelli, mi prendi in giro? Alza quella voce".

Non potevo esimermi, mi girai, distesi il braccio, con la mano perpendicolare al piano delle ascisse e lo incitai "Alza la voce, coniglio alza la voce, aaaaalzaaaaa la voooceeeee, coooniiiglio aaaaalzaaaa la voooooceeeee".
Due settimane a spazzare il cortile, svuotare i cestini e verniciare le aule durante il pomeriggio. Sono stato più bidello io di tutti voi messi insieme. Però non potevo esimermi.

P.S.
Sono le 18.54 e il cretino continua a non ridarmi la BIC. Kuklinski, forever in my heart, ha ucciso per molto meno.

mercoledì 17 settembre 2014

Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione



Il primo giorno che entrai nella divisione sultanatica della company ci dissero che il dress code non è stringente come in Italia - comunque niente di eccezionale: camicia e barba rasata - ma che si può venire a lavoro anche in T-Shirt. Ricordo l'ultima postilla "Senza esagerare, mi raccomando". Penso sia una procedura standard, compreso il "Senza esagerare, mi raccomando". Ieri Mattia si è presentato al lavoro con una maglietta con un Hitler dalla sognante espressione e la scritta "I have a dream". Alle 14 ha iniziato il turno, alle 14.30 girava con una T-Shirt bianca. "Mah, L. (il nostro ingegnere di linea, ndF) m'ha rotto la minchia. Non c'ha proprio un cazzo da fare, quello".

L. è proprio una di quelle L. là, tipo Primo, tipo Carlo, tipo Rita. Lui immagino che non ne sappia niente, anche perché per lui è già tanto essere consapevole della propria esistenza in vita.

Dopo il corso di tedesco e quello di boxe, dovrò iscrivermi a quello per non volergli bene perché è ogni giorno sempre più difficile.

martedì 8 luglio 2014

Trenta giorni



Siccome nella barzelletta vivente che è questo posto mancava solo il giapponese, è arrivato. Anzi, la giapponese. Sorprendentemente per le abitudini dei figli del Sol Levante parla un inglese abbastanza fluente. In compenso non capisce una parola di italiano. Anzi, lei credeva di capirne qualcuna, poi gli è stato spiegato col giusto tatto che "Vaffanculo" non è la risposta più urbana per porgere il proprio garbato diniego. No, Harumi, "non proprio" non si traduce con "vaffanculo". Fortunatamente, prima della grande scoperta, ha sfanculato solo tecnici e operatori, anche se per lei, che mi ha detto che in giapponese non esiste manco il "No" (sarà vero?), è stato un grande trauma. Stiamo riallocando dispositivi all'interno dell'impianto e lei ieri era la mia ingegnerA di linea. Io, lei e l'altro tecnico abbiamo amabilmente chiacchierato durante il turno. Lei è affascinata dal fascino che il Giappone esercita su noi occidentali, io le ho detto che sono l'unico occidentale a cui del Giappone non frega un cazzo, non ho mai letto un manga, non guardavo neppure Dragonball - volevo anche dirle che hanno tutti la faccia in due dimensioni, che hanno la pelle gialla perché pisciano controvento e che se l'Oriente finisse col Pakistan si starebbe tutti molto meglio ma poi mi sono trattenuto perché non volevo apparire troppo chiuso nei confronti delle culture inferiori - e che le uniche cose che apprezzo del Giappone sono i calciatori (non è vero), le idol (è vero) e raccontare dell'omicidio Furuta ai più impressionabili tra gli amici e i parenti. Fatto sta che con giubilo e gaudio, nonché ripetuti indici (suoi) puntati sulla testa (sua) ad indicare l'igiene mentale della testa (mia) andiamo in mensa, dove per la prima volta dopo due mesi sono comparsi quei legumi noti al mondo come ceci (risotto alla greca).
Li vedo e sono felice, di una felicità inesprimibile a parole. Sono talmente felice, che potrei anche morire da un momento all'altro. L'autoctono mi dà le solite tre scucchiaiate di riso, io vorrei oltrapassare il vetro e pigliarlo per il bavero ma mi limito "One more, please", lui capisce che glielo avrei ripetuto almeno altre due volte e me ne dà subito altre tre. Caracollando dalla gioia mi dirigo verso il tavolo con un passo tipo Giulio Cesare quando passava sotto l'Arco di Trionfo. Scucchiaio. Eh, insomma, il riso era occhei ma i ceci: DURI COME IL MURO, roba da lasciarci lì una mezza arcata dentaria. Evitando scene tipo Fantozzi alla cena di gala a casa della Contessa, guardo il mio dirimpettaio, che viene dalle mie lande, e gli dico: "me paren i balet de sciopp" - mi sembrano i pallini del fucile. In un posto normale questa non sarebbe dovuta neanche essere una battuta, ma in questo luogo di desolazione devo essergli sembrato Woody Allen e inizia a ridere di gustissimo, diventa paonazzo, manca poco che si strozzi. Rido con moderazione del suo contorcersi dalle risate, lei chiede una spiegazione, poi esige una spiegazione, poi intima una spiegazione. Alla fine glielo traduco e succede una roba che pensavo succedesse solo in "Mai dire Banzai" (a proposito della mia ampia cultura giapponese): ride come lui di una battuta non solo spiegata ma pure tradotta. Ride e ride, ad un certo punto m'irrita (ma chi ha insegnato a ridere ai jappi? Nitriva anziché ridere), vorrei replicare l'omicidio Furuta e alla fine mi dice: "You're so fucking funny guy".

Ora, un mese fa durante una conversazione mando un messaggio alla Zorza in cui come al solito debbo aver commesso un imperdonabile errore, dopo essermi molto scusato "Se Le porto la palla, mi fa giocare un po'?", lei inizia a ridere e quindi è costretta a tradurre il tutto alla sua amica-collega Poppy (Poppy...nomi che pensavo esistessero solo nei libri d'inglese delle medie) e questa gli dice "Your husband is so fucking funny guy". Due settimane fa in preda ad una crisi d'ansia per le pene d'amore di un'altra amica-collega - che praticamente si vede con uno, ci passa le serate, tutto bravissimo, tutto bellissimo, tutto benissimo, poi finisce la serata, rimangono in macchina, parlano di ogni argomento dello scibile umano ma lui sia mai che ci provi - mi chiede: "Secondo te, dal tuo punto di vista maschile, cos'è che lo frena? Che poi lo chiedo a te che in realtà sei più mezzafiga di tutte noi messe insieme ma vabbé" e io, sempre scusandomi, le dico "Gli direi: Picchiami, ma baciami". Lo riferisce alla sventurata che le risponde: "Georgia, you're so fucking funny girl" - la signora si appropria anche delle battute altrui ma il fucking funny ero io, vergogna. Tra le altre cose poi l'amica non ha fatto come le avevo (mirabilmente, ammettetelo) suggerito e infatti il nostro Porfirio Rubirosa 2.0 s'è fatto di nebbia.

Forse dovevo andare a fare il comico per stranieri. Se penso che Iacchetti e Boldi si sono campati la vita con due sketch merdi (i due di Boldi: "Faccia da pirla" e "Tatatatatachicardia" perché Iacchetti manco quelli aveva) e io sono qui in una buca colla prospettiva di morire a cinquant'anni di enfisema mi viene (anche) la depressione. E' iniziato pure Ramadan ma tra i pochi pregi di questa prigione c'è che si avverte meno rispetto all'anno scorso e poi ormai siamo all'ultima boa: 30 giorni alla felicità. Me lo dico da solo: daje, Fili'. E quest'anno per la prima volta dopo un lustro non si scarpina in vacanza. L'obiettivo è sdraiarsi giorno 8 agosto e rialzarsi giorno 23. Anzi, preferibilmente mettersi di lato e rotolare verso Fontanarossa per sprecare meno energie possibili. Ovviamente sempre con crema solare protezione 700 perché anche in vacanza non bisogna mai dimenticarsi che abbronzarsi è male quasi come le scarpe aperte. Il malvagio sole è sempre in agguato e non bisogna farsi trovare impreparati.

mercoledì 30 aprile 2014

La sregolatezza pura che non ha a che fare col genio, non lo so, m'esalta (la voglia di uccidere)


La metto giù nel modo più semplice possibile: va rimodulata la disposizione dei pressostati perché alcuni confliggono dando origine a dei falsi positivi, con una parte dell'impianto che tra sirene ed allarmi pare un'operazione congiunta di Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Croce Rossa e Protezione Civile. Per dirla in endecasillabi sciolti, gli ingegneri se ne sciacquano i coglioni, la questione è tutta in capo a noi tecnici. Un miserabile coglione senza consultare nessuno durante un turno, anziché fare il suo lavoro (ma questa è un'altra storia, e indovinate chi era il tecnico del turno successivo, indovinate, £$%&^"=/?"£$?!=?=?§=/&), prende l'anima di Giovanni Muciaccia, dell'allegro chirurgo e di Barbara Gulienetti, inizia a scambiare tutti i pressostati e li monta, come dire, completamente a cazzo. Non solo: toglie quelli che nel progetto sono noti come "milestone" perché, ci spiegherà in seguito, "erano quelli che suonavano sempre". Ora, io adesso vorrei calmarmi e per cui prima di proseguire mi faccio un panino con farina di benzodiazepine. Dannato coglione, se il pressostato si chiama "milestone" un motivo ci sarà. Ora, ammettiamo anche che il tuo inglese sia quello che sia e cioè quella porcheria che parli, ma "Eight MILE" non l'hai mai visto? Non hai mai ascoltato un pezzo dei Rolling STONEs?

Briefing - "riunione" in questa Milano sul Golfo non fa immagine - in cui TUTTI (compresa gente per cui derogo al "Bisogna combattere senza odiare..." perché ho come unico sogno quello di fargli vedere le margherite dalla parte delle radici) sapevano che la coglionata era stata fatta dal coglione ma nessuno parlava. Al che, salutato come un delegato comunista che fa una critica a Stalin durante un congresso del PCUS, prendo la parola e gli dico: "Giacomo, incrociando i turni, puoi averlo fatto solo tu" - "Eh" - "E peraltro adesso mi spiego perché quel giorno non venivo ad una coi dati della 2A" - "Sìsì, sono stato io" - "Comunque non siamo qui a processare nessuno, veniamoci incontro e vediamo di risolvere la situazione". Questo miserabile coglione, probabilmente sorpreso dal fatto che la questione si fosse chiusa in così poco tempo senza spargimenti di sangue, e vi posso garantire che coll'odio e il disprezzo che serpeggia trattasi di risultato mirabolante, cala l'asso di spade: "Ehhhhhhh, l'ho fatto io perché qui se no non fa mai niente nessuno. E non solo: se qualcuno fa qualcosa, viene pure criticato, come state facendo con me adesso", tutto questo alzando progressivamente il tono della voce. "Ma no, guarda, nessuno ti sta criticando" - dentro di me sognavo che irrompesse un elefante, lo prendesse con la proboscide e lo sparasse su Plutone. Doveva rimanere vivo per tutto il viaggio e poi morire atterrando di faccia - "però tu capisci che se lo avessimo saputo tutti non saremmo diventati matti per giorni. Ma comunque non è un problema, ora lo sappiamo, ci mettiamo d'accordo un attimo, mettiamo giù una rivisitazione di massima e poi magari già domani cambiamo la disposizione. Vengo qui io, faccio anche due ore di straordinari, lo sai che non è un problema" - "Eh no, è che qui se uno prova a dare una mano, viene trattato così, come state facendo con me adesso. Lasciata così sarebbe andato tutto in malora" - "Ma dai, non esagerare. Guarda, non è vero, la riunione si sarebbe dovuta tenere nel giro di qualche giorno, lo sapevi" - "Qui si fa un gran parlare ma poi non si decide mai niente" - "Vabbé". A quel punto finisce il briefing ed inizia il mercato: 18 persone con gruppetti di 2-3 persone a parlare tra loro. E a me 'sta cosa fa enormemente girare i coglioni. Un giramento di coglioni che si aggiungeva a quello precedente. Risultato: i pressostati sono tuttora disposti così e chissà per quanto lo rimarranno.

Le aree dell'impianto che fanno riferimento all'area di preraffreddamento e raffreddamento hanno bisogno nei mesi più caldi (maggio, giugno, luglio, agosto) di una manutenzione ordinaria ulteriore. L'anno scorso, ma i tecnici con più anzianità mi hanno detto che è sempre stato così, i tecnici più ansiosi zaccagnavano i maroni per farla anche ad aprile (media del mese: 33°C). Decidiamo di fare un sondaggio: tutti dicono no, compresa la fazione - perché siamo a questi livelli, amici miei, ci sono le fazioni - ansiosa. Il secondo punto all'ordine del giorno prevedeva come rapportarsi alla manutenzione ordinaria nei prossimi quattro mesi. "Alt, prima di parlare di COME" - il COME è stato sottolineato con un improvviso aumento del tono della voce - "chiediamoci PERCHE'" - il PERCHE' è stato sottolineato con un improvviso aumento del tono della voce - "non è stato fatta la manutenzione ad aprile". Io non riesco a stare zitto, non ce la faccio. "Bruno ma se nel sondaggio hai votato pure tu "NO"... dai su, ma cos'è, uno scherzo?" - "Io non ho votato NO al sondaggio, ho votato NO alla richiesta di referendum" - REFERENDUM, amici miei - "perché la decisione non andava presa a maggioranza! Andava messa in atto, senza chiedere permessi". Qui ho proprio visto nero. Nel senso che come quando ci si ubriacava (bei tempi, altro che referendum) ho dovuto farmi raccontare dal grande Mattia cos'è successo dopo. "Hai fatto una faccia indescrivibile girandoti verso di me, come a dire: "Ma dove cazzo sono capitato?" e poi hai detto "No, vabbé, io non parlo più. Ma che senso ha parlare?". Ed in effetti...

Il peggio, se esiste un solo peggio, in tutto questo è che su 18 persone, in 12 hanno paura di parlare e per cui alla fine ti danno ragione in privato ma non prendono parola in pubblico se non per accodarsi e che quelli che prendono la parola sono coglioni come quelli di cui sopra. Lavoro con questa gente qui otto ore al giorno quando non sono dieci o dodici, cinque giorni alla settimana quando non sono sei, duecentrotrenta giorni all'anno. Le loro cazzate, negligenze, malattie mentali diventano le mie. Adesso qualcunO e qualcunA capisce perché tre mesi fa ho scapocciato.

mercoledì 8 gennaio 2014

In formissima

Ingegnere italiano mi presenta il caposquadra nigeriano del mio turno.
"He's Filippo, but you can call him Phil"
Piacere
"He's Adeola"
Io nel frattempo mi sto guardando in giro coll'espressione del condannato a morte.
"But you can call him Ade"
Ritorno in me e mi rivolgo all'ingegnere in italico idioma: "Ade? Ma che nome è? Il nome completo quale sarebbe? Adenoidi?"

Le facce di Jimmy il Fenomeno quando faceva le facce brutte.

Live and die, ma soprattutto die, in Wafa.

P.S.
Questo comunque è solo un pallido sequel di un grande classico dell'italiano all'estero. Funziona, provate.

X1: "Filippo, I think you remind me of somebody, but I don't really know who that is"
X2: "Maybe... Jim Carrey?"
X1: "No, is someone else...?...?...?"
Filippo, sottovoce: "'stocazzo"
X2: "Stucazzo?"
Filippo, dopo qualche secondo: "...yeah, 'stocazzo, it's an italian singer"
X1: "Uh, it's?"
Filippo: "He's, he's, excuse me" - risatina forzata ma convincente

lunedì 6 gennaio 2014

Felicità


In settimana, ma tipo che può essere, anzi probabilmente sarà, tra due giorni, parto per la Libia. E se le altre volte giocavo a fare il cretino, stavolta son veramente smaronato e la "sicurezza" è l'ultimo problema. Anzi, sono in quello stato che non me ne frega veramente un cazzo.

Che due coglioni, che due stramaledetti coglioni.

Ieri sera ero così felice...ma una roba che autostima di Sgarbi levati. Sono andato su Faccialibro coll'account della Zorza e ho visto la fine che ha fatto gente che non sento da anni. C'è chi non fa altro che pubblicare foto della sua cucina nuova (uomini, eh. Potevamo vincere la guerra?), c'è chi è diventato grillino e pubblica discorsi di Paola Taverna (amici miei, PAO-LA-TA-VER-NA), c'è chi linka offerte di supermercati. Ed erano tutti dei fighi pazzeschi ai tempi, eh. Poi c'era LEI, la regina dei miei sogni, la donna perfetta, la fanciulla a cui ho dedicato la gran parte delle seghe mentali della mia adolescenza (sìsì, ci ho perso anche delle diottrie, se è quello che volete sapere): parecchio imbruttita, sposata con un bruttone, con cui ha pure figliato una roba che si fa fatica a capire dove finisca il primate e dove inizi il neonato. Che fine terribile. E sapere che ridevi così tanto quando imitavo Kabir Bedi all'Isola dei Famosi che non riusciva ad infilarsi l'auricolare "Ciao SAmona, non tA sento tanto Bbene", con quella tua dentatura perfetta, con quel tuo taglio degli occhi molto orientale, con quei tuoi capelli che così corvini solo Pocahontas. Anzi, vorrei citare un grande poeta del nostro tempo: "Lo sapevo che ero ampiamente al di sotto dei tuoi standard (di allora, ndF) ma quando vedevo nei tuoi occhi quell'empatica sintonia, mi sentivo una sorta di invincibilità mistica che per uno come me, che faceva fatica pure a pisciare da in piedi, era irresistibile". Come hai potuto ridurti così? Forse la trasferta in Libia è solo un grande cerchio che si chiude, forse è tempo di morire.

martedì 19 novembre 2013

"Bisogna combattere senza odiare per dimostrare quanto vale il cuore". Va bene, man, tieni ragione: però a me stan sul cazzo tutti



- Non scrivo perché non c'è un cazzo da scrivere.

- Questo è un posto di merda che più di merda sulla Terra non penso esista niente.

- I passa(uncazzo)tempi sono la salaTV e una palestrazza.

- Sala TV: proprio come nelle pensioni merde della Riviera romagnola, quelle che non c'avevano manco la TV in camera. Quelle dove andavo coi miei nonni, per capirci. Quella dove mio nonno cristonava sempre con un altro vecchio perché lui voleva vedere il TG3 e l'altro il TG1.

- Io in palestra ci sono andato un mese in tutta la mia vita. Mi sedevo sulle panchine a bere il Gatorade e guardavo quelli della sala cardio dicendo "Dura la vita, eh!"

- Capite che di passatempi mi rimane solo l'eroina?

- Ci sono dei russi. Che uno si chiede: ma con tutto il fottuto gas che avete in patria, perché vi sfondate i coglioni in 'sto posto? Oltretutto bevono ma non ruttano, non cantano e non sono felici. Ridatemi i miei inglesi.

- "Spain is an awesome country, mate!" - "Why?" - "Well, it's full of english people. You can find all the beers you could want. I can watch Premier League, because it's plenty of sports bar. Air coinditioning is more fucking massive than Stockport. I like bolognaise spaghetti, carbonara sauce and Spanish cuisine. But there are also McDonald, Burger King and KFC! Everybody go there, so we decided to do the same. And then..." - occhiolino - "Cristiano Ronaldo oh la la la" e braccia al cielo che ondeggiano.

- E sono passati solo nove giorni. Ne mancano altri trenta. Ma io ve lo dico: tra due settimane mi arruolo nelle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. E lo dico specialmente a te, agente segreto che mi leggi.

- Quasi tutti i miei colleghi italiani mi stanno sul cazzo. Quelli catalani manco a parlarne. E io se uno mi sta sul cazzo non riesco a mascherarlo troppo bene. Quindi c'è della tensione.

- La gente che puntualizza deve incularsi. Oggi in mensa, uno di quelli che mi sta meno sul cazzo dice: "Se vuoi capire cos'è il Vietnam, fai due figli in tre anni". Ora, a questa gag o ridi o non ridi. NON ROMPI IL CAZZO dicendo che tu ne hai fai tre in cinque, che l'hanno fatto in tanti, che c'è di peggio. E' una battuta, non un trattato di psicologia dell'età evolutiva, DIODUNDIO. Quindi inculati e poi muori. Gonfio.

L'unico motivo di gioia della settimana è stato che mio babbo ha incontrato il mio prof d'italiano delle superiori che gli ha detto di salutarmi. Pensate voi che vita di merda.

- Se è vero che io ho fatto delle scuole superiori che lasciamo perdere, lui era uno degli aspetti più da lasciar perdere. La sera prima della terza prova mi telefonò per tranquillizzarmi: "E poi comunque la seconda è andata bene, sei stato il secondo della classe" - "Ah sì? Convinto fosse venuta una schifezza e invece..." - "C'è X che ha preso 14 e poi tu, che hai preso 5" (in realtà avevo preso 10, ma non vorrei focalizzarmi sui dettagli). Beveva parecchio.

- Alle cene della classe si ricorda ancora con emozione quando andammo a visitare un caseificio di Grana Padano a Castenedolo, in cui alla fine della visita ci accompagnarono alla degustazione di Grana Padano e, per i professori, vini della Franciacorta. Lui, con la simpatica battuta "Mi dia un po' di Grana che non vorrei perdere la sete", mangiò una betoniera di formaggio annaffiata da un bidone di rosso. Il viaggio da Brescia durò tre ore, con frequenti fermate nelle piazzole di sosta, tra le bestemmie dell'autista.

- Le patenti a lui duravano 2-3 mesi. A parte l'amore per la bottiglia, c'era che non ha mai capito come si prendono le rotonde che, come qualcunA sa, in Brianza sono una religione. Lui le pigliava un po' a caso, come gli veniva, senza preoccuparsi di senso di marcia e precedenze. "Sono un uomo di lettere, non ho senso pratico". Poi decise di non pigliarle più e di comprarsi un'Ape. A cui tolse le portiere perché altrimenti non ci stava dentro. La usava anche per andare a caccia, sparando direttamente dall'abitacolo.

- Anni dopo lo incontrai durante una delle prime passeggiate con la Trudi. Ci correvano incontro sette-otto cani. Dieci metri di loro un'Ape. I cani iniziano ad abbaiare belli cattivi. Ad un certo punto l'Ape accelera e si schianta addosso ad uno dei cani "/&%$£%&/=^&/%$£, via, via". Era lui.

- Cani con cui viveva in casa. Conoscendo lui e conoscendo quanto possano essere merdi i cani (sette-otto poi...) le grandi pulizie stagionali probabilmente le faceva col napalm. No, in realtà non le faceva.

Saluti. E se vedete alla TV un campo profughi, pensate che c'è chi sta peggio (del campo profughi).

venerdì 19 luglio 2013

Ridere per sempre

Tra un digiuno e un'astinenza (ieri sera è partita pure la Zorza, allegria), la vita scorre. Qui, in questo ridotto sassoso, sabbioso e desertico "dove la gente si spazza i piedi colle mani" (babbo di Abdi cit, personalmente non ancora verificata) ho conosciuto qualche altro esemplare dello zoo che compone l'umanità. Il mio superiore in grado è un ingegnere che ad ogni passo rilascia freddure che non fanno ridere. Ve ne elenco qualcuna perché è giusto che anche voi proviate la piacevole sensazione di appartenere alla stessa specie.
Ore 21.30, tutto gira come un orologio, mezzora alla fine del turno, si chiacchiera, buttando di tanto in tanto un'occhiata ai parametri.
"Nel tempo libero mi diletto a poetare"
"Bene"
"Ogni tanto vinco anche qualche concorso di poesia"
"Beh, allora è famoso"
Il battutista mediocre lo si distingue dal fenomeno proprio in queste cose. Il primo ha un copione, il secondo sa improvvisare. L'ingegnere appartiene a questa seconda categoria.
"In generale, dici?"
(pensiero: "Ma che minchia di domanda è?") "Sì"
"Lo sono soprattutto in questo momento?"
"Famoso?"
"Sì, nel senso che sono le 21.30 e ho fame"
Pensate che sia finita? 
"Ho provato anche a farmele musicare, ma non trovo nessuno di mio gradimento"
"Beh, ma canzone e poesia si assomigliano ma non sono proprio la stessa cosa"
"Secondo me potrebbero funzionare anche come canzoni"
"Ah, ok"
"E sapere che io suonavo al Conservatorio"
"Complimenti!"
"Ma non mi aprivano mai"
Questi sono i momenti in cui mi scopro fan di Massimo Ranieri e per la precisione "e avere voglia di morire, lasciami gridare, rinnegare il cielo, prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo, li farò cadere ad uno ad uno"

Quando poi gli ho detto da dove vengo (e mentre scrivo da dove vengo mi stupisco che non mi abbia ancora fatto la gag "dal cottolengo") e cioè "ah, sì conosco: vicino ad Erba" è stata la mia fine. Ora, tutte le battute su Erba erano già vecchie il giorno prima che l'uomo inventò la ruota e io abito a 10 km da Erba. Vuoi che non le abbia già sentite tutte, comprese quelle sui vicini di Erba?
"Sai dove sta Erba? - "In provincia di Como" - "No, nel prato". Le matte, mattissime risate proprio.
La prima volta che l'ho sentita il Muro di Berlino stava ancora bello gagliardo.

"In stazione - "Signora, questo treno va ad Erba?" - "No, è elettrico".

Me ne fotto di WWF, Greenpeace e compagnia io tifo guasto, fuoriuscita di gas, catastrofe ecologica per non dover sentire queste perle. Alle quali ogni tanto non riesco manco a fare la risata di circostanza e per cui lui mi chiede sconsolato "Questa non faceva ridere, vero?". Non l'ho ancora ammazzato solo perché come suoneria del cellulare ha "London Calling".

Con la Vale dopo due scazzi belli pesi (uno per motivi di lavoro, l'altro perché ascoltavo le cuffiette ad un volume troppo alto, vabbé) siamo ritornati in grande sintonia. Ora, io non è che sia un grande imitatore di personaggi famosi. Mi vengono bene Celentano (che, vabbé, viene bene a chiunque), Scalfaro (son sempre quelle due o tre frasette) ma Malgioglio lo faccio veramente bene. E a lei fa impazzire. E' chiaro che il grande CriCri rende al meglio quando puoi fare delle avances ad un altro uomo. In amministrazione ce n'è uno che sembra uscito da un'azienda che produce nerd, ma di quelli belli convinti, tipo Silvano di Camera Café. Ormai quando ci vede insieme cambia strada. "Giao, sono Grishdiano. Gabrielo, che bel pieto, che bella shcarpa, ti fa proprio la gamba shlanciada".

Giovedì scorso Ella mi chiama al lavoro: "C'è lì la Vale?" - "Yesss" - "Passamela" - "La Giorgia...uhm...ti vuole" - "Ciao Vale, Fily mi parla sempre di te..." - "...anche a me di te" - "Sìsì" - con l'indifferenza della donna che non deve chiedere mai - "so che sei sola qui e in 'sto periodo manco si può uscire. Vuoi venire a casa nostra a mangiare domani sera?" - così, senza avermi detto una sega, tanto per far vedere chi comanda. C'era il piccolo particolare che io al venerdì ho lo skypata coi miei, che mi parlano separatamente, perché altrimenti al secondo 7 è già guerra aperta (tra loro). Prima parla mio babbo, così gliel'ho fatto conoscere "Ma chi è, la nuova morosa, ma sei scemo?" - "No, una collega" - "Uhm, ma la Giorgia dov'è?" - "Paolo so' qua, che te credevi, che me tradiva?".
Finisce e arriva mia mamma. La Vale viene fatta sparire dallo schermo onde evitare milioni di parole di spiegazione. La vedo che ride (mammà). Sento un trambusto incredibile, antine che si aprono, carrelli che scorrono, stoviglie che sbatacchiano. E lei ride. Mia mamma che ride è un avvenimento tipo...ma no, neanche la cometa di Halley...ecco sì, la nascita della Terra. E continua a ridere.

Ad un certo punto un urlo squarcia il cielo: "Elena, dove cazzo è la MIA tavoletta di cioccolato?" - "E che ne so io?". Mio babbo, che ormai è più vicino ai 60 che ai 50 ma rimane sempre una cartola da paura, si sta preparando alla consueta settimana di rafting in Val di Sole e quindi è in dieta. Però al venerdì sera, cascasse il mondo, azzanna mezza tavoletta di cioccolato al latte.
"Elena, te lo ripeto ancora una volta: dove cazzo è la MIA tavoletta di cioccolato?"
"Che ne so io?"
"Certo, !"$%/%$£&/(%$|"!"£$%&/())=?^?=)(%£", ne mangio mezza tavoletta a settimana, siamo in casa in due, se non l'ho mangiata io, chi deve averla mangiata? Stocazzo?"
"Non io"
"L'avra mangiata stocazzo" - frase ripetuta all'incirca 777 volte a 777 decibel, con la Vale che da dietro lo schermo mi diceva: "Vorrei che questo momento non finisse mai".

La serata si conclude con Ella che le dice: "Sa fare bene anche l'arrotino"  e il qui presente costretto per ore a ripetere: "Donne, donne, è arrivato l'arrotino..." e tutto l'annuncio pubblicitario. Quando ormai avevo un edema alle corde vocali, la accompagnamo alla porta, la Zorza la chiude, mi guarda e mi dice: "Che figa, adesso capisco perché me ne parlavi così"

martedì 11 giugno 2013

Le vacanze sono arrivate, voi ragazzi che cosa fate? Io pensavo di andare al mare, in America forse a surfare. EH SI', IL CAZZO.


Sono giorni duri, come cantavano i Derozer in un memorabile 45 giri a metà con Gli Impossibili (che citazioni colte alle 18.47 di un martedì qualunque), un po' per gli impegni, un po' per il caldo umido che toglie la voglia di vivere, figuratevi di scrivere, un po' per il fatto che tra meno di un mese inizia Ramadan, la morte civile di ogni paese islamico. Prima o poi farò un post su 'sta gente che ogni giorno riesce a stupirmi sempre più. Non ora però perché l'umidità ottunde il pensiero laterale per cui non so legare le frasi. Quindi vado di spifferi di pensiero frontale. In realtà non so che cazzo sto scrivendo, però 'sta cosa del lateral thinking ultimamente va di gran moda qua dentro. "Ingegnere, c'è un problema nell'impianto di smaltimento dell'acido solfidrico e per attuare la procedura di protocollo serve fermare il treno" - "Nonononono, fermare il treno non è possibile, abbiamo già perso troppo tempo settimana scorsa, provi col pensiero laterale". Io a quel punto vado a fumarmi una sigaretta e fingo di essere "Nella Terra di Bob".

- Sono stato come """relatore""" ad una """lezione""" pratica alla Facoltà di Ingegneria Chimica e del Petrolio della locale università. Una bella esperienza, anche perché ho fatto, e quindi imparato, un monte di cose per preparare l'evento e sono rimasti soddisfatti sia il professore, che gli studenti, che i miei aguzzini.

- Skype con mammà: "Bella quella polo a righe" - "Ti piace?" - "Bella, veramente" - "Me l'ha regalata la Zorza" - "A te mica non piacevano le polo a righe?"

- L'orrore che mi fanno le mani degli ometti che si vede chiaramente che non hanno mai girato un cacciavite, usato una spelafili, dato due colpi di vanga.

- Donne, gli occhiali da nerd non stanno bene a tutte, mettetevelo in testa. Poi lo so che "quando è moda è moda", ma anche "quando è specchio è specchio".

- Dopo riflessioni e colloqui durati mesi, tra pochi giorni la morosa darà le dimissioni da noto istituto bancario italiano per approdare in analogo istituto britannico. Questo comporterà, a partire dal 7 luglio, il trasferimento a Sur, cittadina 150 km a sud-est di Muscat. Io appena lei ha preso la decisione definitiva ho fatto domanda di trasferimento geografico interno (c'è un nostro impianto 20 km a nord di Sur) e tra qualche settimana dovrebbe liberarsi un posto.

- In sostanza per me non cambia niente, perché tanto la girandola di ingegneri, tecnici e operatori è continua. L'unico che abbandonerò è Abdi. Un po' mi dispiace ma neanche più di tanto. Siamo troppo diversi per andare oltre un sereno rapporto di lavoro.

- Dopo mesi di lacrime e pianti abbiamo accettato il fatto che, feste private a parte, il Sultanato oltre le 23 non offre niente per noi giovini senza portafogli per cui è necessaria una tasca supplementare.

- "Muscat rispetto a Sur è Las Vegas". Che belle prospettive.

- La Trudi è in calore. Questo comporta che quando andiamo al mare non possiamo entrare in acqua. Quindi ci sediamo sulla sabbia e stiamo lì a meditare. Lei adora sguazzare, quindi le ho spiegato i motivi del mancato ingresso in acqua. Prima a parole, poi tramite dei disegni. Finge di non capire. Appena mi siedo sul bagnasciuga, mi guarda, guarda il mare, mi riguarda e manca poco che unisca le dita per dirmi: "'mbé? Te movi?". Poi inizia ad abbaiarmi contro. A centimetri tre dalle orecchie. Fino a che non le dico: "Allora? Finito di fare il cinema?" Abbassa lo sguardo, le orecchie, se potesse abbasserebbe anche i denti, strozza in gola l'ultimo abbaio e si mette giù con la testa in mezzo alle zampe. A quel punto le prendo il muso e le dico: "Bella la mia Trudi". Lei sente che può far breccia nel mio cuore di cioccolato e ricomincia il giro: mi guarda, guarda il mare, ecc. Tutto questo può durare anche delle intere ore, mentre la Polizia Politica piglia appunti.

- La cloaca è tornata in Italia e in ufficio s'è tornati a respirare. Fino all'ultimo minuto, come un basij, ha deciso di proseguire la sua battaglia contro bagnoschiuma, deodoranti e acqua pulita. Quasi lo stimo, però deve morire comunque.

Mi rendo che è un post rivedibile ma a 34 gradi col 60% di umidità, accontentatevi.

giovedì 30 maggio 2013

Mayflower


La gente si devONO lavare. So che sull'argomento sono un ripetitivo rompicoglioni, però giuro che anch'io ho un volto umano su queste cose. Ho lavorato per anni nei cantieri e, per non farmi mancare nulla, facevo volontariato in un centro assistenza migranti, per la maggior parte senzatetto oppure appena usciti da CIE oppure richiedenti asilo politico e qui sono a contatto quotidiano con indianini e pakistani che sembrano saltati fuori da una gamella di friggione. Qui potremmo aprire un'altra parentesi sui motivi per cui il friggione, piatto la cui notorietà fatica a varcare Porta Saragozza, non sia più conosciuto dei tortellini in brodo (di cappone, eh, di cappone) o delle tagliatelle (però se volete far incazzare un bulgnais consiglio di dire "spaghetti") al ragù, ma non divaghiamo.

BraDicamenDe e brevemenDe: c'è un ingegnere italiano che mi siede vicino almeno una mezzoretta (mezzorona) al giorno che presumo non si lavi da una settimana. Al momento fanno 34 gradi col 60% di umidità e dobbiamo ringraziare il fortissimo vento, quindi potete immaginare la media delle temperature, anche perché qui la minima non esiste. Non si scende sotto i 30 neanche a spingere. Siccome in quella fottuta mezzora mi è di fronte spostato sulla destra, quindi in posizione di tiro, talvolta mi chiede delle cose. L'altro giorno ha alzato l'infernale ascella per prendere una penna dalla mia postazione. Mi sono morte almeno tre milioni di cellule olfattive. A margine potrei aggiungere che questo è qui col figlio, che avrà 30 anni ed è la rappresentazione umana della tristezza di esistere. Io vorrei dirgli che la vita potrebbe essere un attimo più serena se consigliasse a suo babbo di lavarsi, ma per ora desisto.

Non vi dico nemmeno che se la mena in una maniera allucinante e magari si crede pure un bel fighino, vi dico olo che ieri ha commesso un errore. Io e la Vale, che lo schifa quanto me ma è meno paracula, parlavamo di cocktail e di quanto ci mancasse un cocktail ben fatto.
Lui, oltre a dimostrazioni di intelligenza di livello elevato del tipo

Io: "Quando ci ritrovavamo con la vecchia compagnia le serate iniziavano con almeno due Negroni".
C'è proprio bisogno di scrivere la sua intelligente e originalissima (era già vecchia "quanno l'omo inventò er cavallo") battutina?

saltava dentro nel discorso (L'Odio) dicendo la sua, per farsi passare a tutti i costi per viveur. Continuamente respinto con perdite, anche ricorrendo a trucchi di bassa cucina come quella di usare un linguaggio da gggiovini.
Finché dipinge: "E comunque voi ragazzi" - L'Odio parte seconda - "non vi capisco" - (pensiero: "Amico, ce ne faremo una ragione, però prima fatti una doccia") - "i liquori vanno bevuti così, lisci, perché mischiarli facendogli perdere forza?"
Vale: "Uh"
Io: "Uh"
Lui: "Io al massimo una sambuca con la mosca"
Vale, serissima: "Una sola? Ce ne vorrebbero almeno mille!!!"
Non so se l'abbia capita, in ogni caso sono andato in bagno. E avrei voluto morirci.

martedì 23 aprile 2013

Cinghiamattanza


E' arrivata una nuova ingegnera a sostituire l'ingegnera Sausage, che è ritornata a Muscat. Nella capitale faceva il turno inverso al mio e per cui la conoscevo di vista. S'è laureata ad ottobre ed è subito partita per il Sultanato. Sarà alta un metro e cinquantacinque. Ma riesce a sedersi in posizioni tali che se ti siede avanti finisce col centrarti sempre i piedi. Poi si scusa. Non alzando la mano, ma sventolandola come quando nello spot dell'Amaro Montenegro dice "Le nostre ricerche in mare erano durate mesi". Pesa quaranta chili (non scherzo, con le pollice-medio riesco a farle il giro dell'omero). Capelli alla maschio con principio di cresta. Pantaloni con cavallo alle ginocchia. Le manca un premolare o un molare. Talvolta si alza dalla sua postazione, sta dei minuti in piedi tipo periscopio, poi si siede e dice: "Mahhhhhhh". Quando non le torna qualcosa, stringe i pugni e bestemmia a bassa voce. Ogni tanto prende il notebook e lo tiene a mezz'aria. Risponde alle chiamate dicendo: "Ueilà". Mangia fette biscottate sopra la tastiera, sbriciolando ovunque, poi soffia facendo un rumore infernale. Soffia ovviamente in direzione del notebook di quello che le sta di fronte. Poi si accorge del danno, chiede scusa sempre con metodo Amaro Montenegro, va in quella postazione e soffia in direzione ostinata e contraria. Dopo cinque minuti di tornado, le briciole si "spantegano" per tutto il tavolo e così è possibile sentire un cra-cra ad ogni movimento delle braccia. Sbadiglia in continuazione: tante volte vien da chiedersi cosa faccia la notte, visto che le attività ricreative, fiorenti nel resto del Sultanato (ahahahahahahahahahahah), qui sono ancora più numerose. Ho la vaga sensazione che cerchi corrispondenza d'amorosi sensi con il suo stesso sesso. C'è simpatia.

Colloqui tra noi

Io e lei

"Come mai sei venuta qui? Non ti conveniva stare in Italia, almeno per i primi tempi?"
"Debbo comprarmi la moto, al più presto. Ho 25 anni, la patente da quando ne ho 16 ma mio padre non me l'ha mai voluta comprare. Neanche dopo il 100 alla matura! Bastardo!"
(pensiero: "Come fai a guidarla?") "Ah, e che moto?"
"Una naked, al 99% una Monster. Le giappe mi stanno sul cazzo"
"Ah!"
"Ti stai chiedendo come farò a guidarla? Eh, non lo so neanche io. Farò palestra"

Lei e io

"Lo sai che riesco a fumare una paglia in due tiri?"
(pensiero: "Nooo, non farlo. Avrai i polmoni di uno scoiattolo") "Wow"
Lo fa. Diventa color vergella. "Una volta riuscivo anche a fare i cerchi. Ora ho perso allenamento"
(pensiero: "Meno male")

Lei e io

"Ma le sorelle Bandiera - sarebbero le due ingegnere di cui ho già parlato, ndf - hanno una scopa in culo?"
Rido per sempre "Perché?"
"Ma non so, con una - quella che se la tira come una fionda, ndf - ci condivido anche la stanza e l'unica cosa che mi ha detto in una settimana è - Questo è il mio armadio"

Io e lei

"Questo caldo mi uccide"
"Eh, guarda, uccide me che sono sempre in ufficio, immagino te che giri per l'impianto"
"Ecco"
"Bisognerebbe fare come quello là, che non fa un cazzo da mattina a sera". Quello là sarebbe la stecca omanita che dobbiamo tenere in azienda. Il tutto detto indicandolo.

Lei e io

"A me piace la carne, ma qui più che agnello e pollo non si mangia"
"Ahah, e che vuoi mangiare?"
"Non so, un par de salsicce?"
"Lo sai che sono muslim"
"Eh, ma grazie al cazzo, non lo mangino loro. Da me che cazzo vogliono?"
Col sorriso della stanza delle torture della polizia politica: "Eheh"
"Sti beduini..."

Lei e io

Fa uno sbadiglio che le si vede anche l'appendice, poi emette anche il tipico suono successivo
"Scusami eh, ma tanto tu non sei un cagacazzi, vero?"
"Nono"
"Ma infatti lo vedo che mi stai simpatico"

Lei e io

Martedì scorso è stata una giornata di quelle che sconsiglierei ai cinni che cuciono palloni. Il mio turno è arrivato al lavoro alle 10 e ha mollato le ancore alle 2 di notte. 16 ore di fila con tempi morti infiniti per il download di alcuni dati che non quadravano. Tensione alle stelle, soprattutto per loro, che hanno delle percentuali sullo stipendio per queste cose. Mercoledì mattina, dopo una notte che vi potete immaginare, arriva in ufficio così

"Ho già i coglioni girati da ieri. Mi alzo, faccio la doccia, esco dalla stanza e chi ti incontro? Il merdone della lavanderia che mi dice che è dalle 9 che mi aspetta..."
Testuale: "Devi andare a prenderlo nel culo, idiota, non sai che cazzo di vita abbiamo fatto ieri?"

Al che si è seduta su una sedia, ha preso la sedia di fianco con le gambe, s'è praticamente sdraiata e ha iniziato a lavorare al notebook.

Venerdì sera ha fatto il suo ingresso in società.

"Mi han detto "International Business Casual Dress Code"...te che ci sei già stato...cazzo vogliono?"
"Bah, per gli uomini vuol dire un jeans, una camicia e magari una giacca estiva, per le donne non so. Ma niente di particolare, non preoccuparti"
"Nono, me ne sbatto proprio"
"Ecco brava"
"Al massimo mi metto la cintura"
E già qui "Terra inghiottimi, ho già avuto abbastanza dalla vita, compresa una che per aumentare la sua eleganza mette addirittura la cinta", ma non contento...
...carico molla: "E se ti dicono qualcosa?"
"Gli rispondo e allora la prossima volta al posto di IBCDC, mi scrivete beeeneee" - con tanto di gesto della mano che scrive su foglio immaginario - "cosa mi debbo mettere. Tanto poi non ce l'ho comunque..."
"Eheh"
"A parte che ti pare che posso diventare scema per mangiare il pollo alla diavola, che se restavo a casa compravo quello dei Quattro salti in padella?"
Alla sera è arrivata vestita con maglietta dei Misfits, jeans con cavallo al ginocchio e "Nike Basket Weaved" bianche e viola "Filippo, dì la verità: spacco di cristo?"
Con flebile voce: "Sììì, Vale, sììì"

Insomma, speriamo che me la mettano in turno al posto della Fionda. Chiederò ad Abdi di intercedere presso suo padre.

mercoledì 17 aprile 2013

Que te pasa quemero

La scrivo oggi, che m'è passato un po' l'incazzo.

Sabato scorso sono in giro con un ingegnere e foriamo. Io ho 26 anni, lui 56. Io sono tecnico, lui ingegnere. Io peso 80 chili, lui 130 co' 'na panza che je fa regione autonoma. Fanno (solo) 30 gradi ma il problema è l'umidità: la bevi. Chi cambia la gomma? Anzi, chi sembrava non aspettare altro per dimostrarmi la sua abilità manuale? Lui. Va beh, lasciamoglielo fare. Intanto per velocizzare le operazioni gli farò da aiutante.

Prende il cric.
Lo fissa.
Scopriremo poi che fissare è un concetto estraneo alla sua persona.
Inizia a girare la vite
Il qui presente rimane perplesso e lo fa notare "L'ha fissato nel punto giusto?"
"Sìsì, ovvio"
Ovvio
Ovvio una sega ma lui è due gradini sopra a te nella scala gerarchica e qui la gerarchia è molto importante. Quindi ovvio.
Svito i bulloni
Il cric si rompe
E' la prima volta in vita mia che vendo un cric rompersi. Infatti non si è rotto, si è sfilato da sotto l'auto.
La macchina cade sul disco del freno
Levo la mano, onde evitare di ritrovarmela in Egitto in comode rate mensili.

Leggermente spaventato e pesantemente alterato:
"Scusi, ma era fissato nel punto giusto?"
"Sì, dove c'è duro"
Il famoso duro. Proprio i manuali d'istruzioni lo riportano: "Fissare il cric dove c'è duro"
Duro, il pianeta di Guerre Stellari probabilmente.
"Qui c'è una freccia per fissarla, santo dio!" - con braccia distese e mani conchetta - L'ha fissato lì o no?" - con indice da cui avrei tanto voluto che uscisse una mini-freccia con una soluzione al curaro.
"No"
"Non dico niente, sto zitto, non dico niente. Cosa devo dire? Niente"

Sul lavoro cerco sempre di avere un certo contegno ma anche i Filippi ogni tanto, nel loro piccolo, s'incazzano.

M'è rimasto un incazzo potente fino alla fine del turno, poi sono tornato a casa (cioè nel container dove dormo) e ho messo su questo in loop per un'ora. Funziona sempre, potrei farla cantare fuori dalla chiesa, al mio matrimonio. Così, per aggiungere ulteriore kitsch. Adesso la propongo alla CONTROparte. Così poi organizzo anche il mio funerale.

                                       Saltiamo, balliamo, cantiamo, ombrelloniamo, feliciamoci


Que te pasa quemero, todavia seguis esperando,
Que te pasa quemero, en la quema estan todos llorando,
Van pasando los años, jugadores, tambien dirigentes
Pero no te das cuenta que el problema lo tiene su gente.
Que no alienta cuando el globo va perdiendo oooooooooh
Que no estaba cuando te fuiste al descenso oooooooooooh
Que no aguanta cuando ve a San Lorenzo,
Yo se que duele, yo se que es feo, pero a tu hinchada le faltan huevos

Anche se debbo ammettere che da quando Bergoglio è Papa, è diventata troppo mainstream per i miei gusti.

E' arrivata nuova ingegnera a sostituire Good Little Sausage. Califfa vera. Prossimo post su di lei.

domenica 24 marzo 2013

Nell'antica Persia non c'era più nessuno


E invece una connessione, ancorché insciallah (va e viene, a volte è una scheggia, altre lentissima, a volte si possono visitare solo siti arabi, altre è possibile usare il barba-trucco), c'è. Ieri sera ho rischiato di essere bussato da degli ingegneri iraniani (mai parlare di Israele in questi luoghi, mai!), per il resto le condizioni materiali sono addirittura migliori di quelle capitoline.

P.S.
Quanto pogare su quel pezzo.

lunedì 18 febbraio 2013

Cavalier Guido Catellani

Capitata venerdì, ha fatto molto ridere Abdi quindi ve la ripropongo con i suoi occhi

Stiamo ultimando un lavoro di manutenzione.
Gli telefonano sul cellulare.
Lui sta verificando l' ermetizzazione dei fori di trivellazione e quindi lo passa a me
Dall'altro capo del filo mi dicono che dall'impianto E1 hanno bisogno dieci operatori e un tecnico per un'urgentissima operazione di manutenzione. Giro la richiesta a Filippo.
"Ma che E1...no, non se ne parla neanche"
Provo a giustificarmi col tecnico che urla dentro al telefono, al contempo, tappando il microfono, dico a Filippo di cedere alle richieste
"Prima finiamo quello che dobbiamo fare su questa linea, poi eventualmente ne manderò là due o tre"
Il tecnico ormai sta dando in escandescenze, Filippo si ostina a dirmi che no, prima finiamo il lavoro.
"Passami sto cazzo di telefono" ringhia
Non faccio in tempo a dirgli che proprio in quel momento l'altro capo del filo è stato preso dall'ingegnere.
La sua faccia è quella dell'imbarazzo
"No, dicevo che...a prescindere dal fatto che queste cose non dovrebbero succedere perché io ve ne posso mandare due o tre, non una squadra intera più un tecnico, che poi sarei io, adesso stiamo finendo un lavoro"
"Esatto"
"Giusto"
"Ecco, vede che"
"Eh"
"Ma certo"
"Eh allora"
"Benissimo"
"A posto così allora"
-
--
---
--
-
Click
"Radunali. Andiamo all' E1"

Penso abbia smesso, lui, Abdi, di ridere dieci minuti fa.

venerdì 1 febbraio 2013

Cristiano Ronaldo Oh la la la

Prendo spunto dall'ottimo blog della Chiara* per parlare di quel magnifico popolo che passa le giornate libere bevendo, ruttando, andando in piscina, diventando fucsia, cantando ed essendo felice. Poi la sera va al pub beve, rutta, guarda la partita, canta ed è felice. Qui è pieno, murato, di sudditi di sua Maestà.
Io non è che sia un antropologo anche se l'Europa e un pezzo di mondo l'ho girato, ma è la prima volta che vivo a contatto, anche lavorativo, per un tempo così lungo, con un altro popolo. Ultimamente, complice i giorni di riposo sfalsati rispetto alla morosa, ci esco assieme almeno due volte a settimana, perché uscire a lume di candela con Goldrake che comunque è un califfo, aldilà degli Alvaro Pereira e delle gag da blog, non mi pare il caso.

Cose che ho capito

- Bevono, ruttano, vanno in piscina, diventano fucsia, cantano e sono felici.
- Nel giro di dieci minuti possono dirti che loro non sono andati in vacanza in Portogallo, ma a Madeira, farti un discorso di geopolitica (lo stesso che prima mi ha detto che va a Madeira e non in Portogallo, eh!) che ti vien da chiedergli se sono tecnici o corrispondenti di Limes, vedere un pakistano e mettersi a fare il verso della scimmia.
- Bevono, ruttano, vanno al pub, guardano la partita, cantano e sono felici.
- "Spain is an awesome country, mate!" - "Why?" - "Well, it's full of english people. You can find all the beers, you could want. I can watch Premier League, because it's plenty of sports bar". Ecco, dopo questa tripletta io mi stavo già domandando perché qui ti leghino per tre anni se ti beccano a fumarti una canna, ma lui/loro proseguono. "Air coinditioning is more fucking massive than Stockport. I like bolognaise spaghetti, carbonara sauce and Spanish cuisine. But there are also McDonald, Burger King and KFC!" Dopo questo secondo three-peat io ero ormai esanime. Lui era sempre più perplesso e allora va coll'affondo finale "Everybody go there, so we decided to do the same" - "Ah!" - "And then..." - col sorriso di chi ha capito tutto e adesso ti spara l'affondo finale, per farti capire che lui non è un cretino - "...Cristiano Ronaldo oh la la la"
- Come si può non volergli bene? Stiamo parlando non di un classe 1997, neanche di un 1987, ma di un 1977! 37 anni. Che ogni volta mi ricorda che se voglio uscire con loro la sera successiva debbo sottopormi al rito d'iniziazione a cui non mi sono ancora prestato. Incendiarmi una scoreggia.
- Non so se mi sono ricordato di scrivere come passano i giorni liberi?
- Ma gli voglio beniZZimo.
- Ah, la sera prima possono ammazzarsi di birre (non approvano la mia birretta media, anche se sono affascinati dal fatto che possono bermi due vodka lemon - che qui sono limonate - senza fare una piega, visto che loro sbarellano solo a sentirne l'odore), uscire dal locale barcollando (fumo negli occhi per gli indigeni), andare a letto vestiti da tanto che sono imballati ma il giorno dopo, inappuntabili, dieci minuti prima del loro turno sono lì, con camicia stirata e la faccia delle migliori occasioni.

*
http://lavitadiunapuntuale.wordpress.com

Andate a visitarlo, infedeli! Una grande narrazione popolare! Non come nei vostri blog torre d'avorio, che divaricano sempre più la distanza tra chi scrive e chi legge! Lì si è tutti sullo stesso piano, si scende in strada, ci si sporca le mani, senza limiti, senza tabù, senza barriere. Intendiamoci: non è che sia proprio per tutti, eh, lei lascia fare, ma poi arriva col suo tocco sapiente e distingue l'uva dai tralci, il grano dal loglio, il bambino dall'acqua sporca. Ogni commento è all'insegna della lisergia, mentre ci si dondola sull'altalena della metafisica (devo trovare il modo di produrre internamente THC, non ce la faccio più!). Guardate quanti commenti hanno fatto i suoi ultimi post! Sta quasi per raggiungere il suo idolo Fabio Volo, di cui apprezza il cammino di emancipazione socioeconomica e di cui ha inciso tutte le battutone (la sua preferita è: "La cosa più bella di Milano è il treno per Roma") sul muro della camera e le sue massime da uomo vero ("Ho letto da qualche parte che il vero motivo per cui si sono estinti i dinosauri è perché nessuno li accarezzava. Bisogna sperare che l'uomo non faccia lo stesso stupido errore con le donne". Fabietto, amico mio, io capisco che tu pigli vagonate di euro per scrivere 'ste cose ma in un Paese civile ti giustizierebbero colla garrota Apache per averci anche solo pensato ad una stronzata del genere) sull'elica del suo DNA.

Però non posso terminare un post su questo magnifico popolo senza rendere omaggio a Sua Maestà

Non so neanche scegliere una foto, mi commuovo e basta

https://www.google.it/search?q=emma+watson&rlz=1C1FDUM_enIT492IT492&aq=f&um=1&ie=UTF-8&hl=it&tbm=isch&source=og&sa=N&tab=wi&ei=M8kKUaPTBIyK4gTxzoGwAg&biw=1366&bih=667&sei=ZskKUdT1CeL_4QTI74HYCQ

Vorrei solo fare una richiesta a tutti i registi dell'universo: fate un film dove la inquadrate per 120' in primo piano. Compro io tutti i biglietti di tutti i cinemI della galassia, ve lo prometto.

mercoledì 23 gennaio 2013

John Peter Sloan vieni a me (non mi avventuro in "come to me")

Ieri colloquio col Mega Direttore Naturale Conte Lamberti. Tanta ansia per nulla, in realtà erano più domande per capire come mi trovavo che considerazioni sul mio operato, di cui sono complessivamente soddisfatti. 
Le chicche sono state essenzialmente due

Lascio da parte tutti i convenevoli, come il fatto che prima di pronunciare ogni singola parola chiedevo l'autorizzazione, accompagnata da un inchino, mentre pronunciavo formule di omaggio.

"C'è un fatto che non ci siamo ancora spiegati"
"Quale?"
"E' molto spigliato coll'inglese, nel senso che riesce sempre a farsi capire e risponde velocemente, senza le indecisioni dei primi tempi, che sono tipiche di chi è costretto a parlare inglese per otto ore di fila, comprende subito i testi tecnici senza chiedere spiegazioni, ma nello scrivere i report di fine servizio ci mette dentro di quei - non ricordo esattamente il termine - castroni che a volte fanno strabuzzare gli occhi al suo Ingegnere di linea"
"Eh..."
"Eh!"
"Eheh"
"Eh!"
"Eh..."
"Sa dirmi come mai?"
"Per il comprendere i testi tecnici mi sono molto impegnato nel corso"
"E per comunicare e comprendere l'inglese parlato?"
"Mah, sarà che ero abituato a parlarlo con gli americani della squadra che tifo"
A quel punto, fossimo stati in un film, sarei dovuto salire sulla scrivania, slacciarmi i jeans e intonare "It hurts when you gotta kill a nigga you love", invece ho iniziato a piangere
"Ah, sìsì, vero, me l'aveva detto quando ci siamo presentati"
"Eh!", col viso ormai inondato dalle lacrime, mentre usavo la cintura come frusta sulla schiena ormai martoriata
"Deve solo un po' migliorarsi sul versante della produzione scritta, non la prenda come un affronto"
"Nono", mentre guardavo la maniglia della porta per un caratteristico impiccamento alla Condé.

"E del suo assistente (Abdi, NdF) cosa mi dice?" 
"Eh"
"Eheh"
"Eh"
"Ci siamo capiti, d'altronde non c'è nemmeno di spiegarle come vanno le cose, vero?"
"Già"

Mercoledì, venerdì, domenica e lunedì sono uscito con degli inglesi. Io dovrò anche imparare a scrivere in inglese, ma spero di imparare solo quello.

martedì 15 gennaio 2013

Ci tenevo a dirlo

Oggi è arrivato un indianino a mettere le ali alla connessione del mio PC casalingUo. O, meglio, questo è quello che mi aveva promesso: in realtà il PC viaggia come prima (comunque velocità accettabile), ma in compenso m'ha sbloccato parecchi siti esteri, siti italiani e Youtube compreso, che però non riesco a incorporare in altri siti. Comunque, per ora, va bene così. Anche nel Sultanato, proprio come in Italia, gli indianini sembrano appena usciti da una vasca a dorso in una pentola di spezie. Ci tenevo a dirlo.

Dopo più di un mese di permanenza in quel del Sultanato ieri potrei aver avvistato la prima indigena degna di nota. E' l'ennesima stagista, tirocinante, quelchelè che passa da qui prima di spiccare il volo verso "magnifiche sorti e progressive". Appena arrivata nella sala-relax, per stendere la relazione, s'è tolta il velo (?!?) e ha sciorinato (quanto adoro questo verbo) una cascata di bulbo nero, che ha suscitato la ola degli astanti. Diciamo che si colloca in quell'area di nessuno dei lineamenti forti che ti possono far scivolare in un attimo tra Mariangela Fantozzi e Angelina Jolie. Giudizio puramente estetico, visto che ogni altro appetito è sepolto da mesi settanta. Questo ci tenevo a dirlo.

Qualche giorno fa incidente sotto casa mia. Purtroppo nessun morto e nessun ferito grave. Speravo di essere intervistato dallo Studio Aperto locale, ma mi è andata male. Speriamo che la curva ad angolo retto (sempre progettata dallo stesso ingegnere del marciapiede di VCdL a Monza) mi faccia assistere prima o poi al bis. Anche questo ci tenevo a dirlo.

Abdi mi ha detto che è grazie a lui che io faccio il miglior turno aziendale (14-22), perché suo padre, che è un pezzo grosso, ha messo una buona parola per lui e quindi anche per me. Grazie Abdi. Silenzio. Quindi debbo omaggiarlo. Non ho capito se vuole che gli faccia un regalo. Anche perché fare un regalo ad uno che gira con l'H1 vorrebbe dire vedermi partire sette-otto stipendi. E poi perché dovrei fargli un regalo? Anche questo ci tenevo a dirlo.

martedì 8 gennaio 2013

A testa alta siam qui a caricar

Ora lavoro col 6+2 con riposo a scorrimento. Oggi è il mio secondo giorno di riposo, domani inizia la mia settimana lavorativa. Da una parte è brutto perché sei in ferie quando gli altri lavorano (mentre invece lavorare quando gli altri sono in ferie non mi dispiace: boh, son montato al contrario), dall'altra va bene così, perché con la morosa non amiamo viverci addosso (e qui, conoscendo poche persone, ci sei quasi costretto) e per cui ci sono ampi spazi di libertà per entrambi. Libertà che io sublimo nel seguente modo: ieri giro in solitaria per la capitale, con cuffiette. Nel mio MP3 ho dentro di tutto, ma di tutto tutto. Di tutto, tutto, tuttissimo. Anche i Civico88. Non ne condivido, ovviamente, la linea politica (li trovo troppo moderati, ahahahahahah, scherzo), ma hanno due o tre canzoni che mi fomentano dabbestia, anche perché solleticano ricordi passati. Cammina, cammina, mi viene un voglino di crunch. No, non gli addominali, quelli impestati di formaggio. Entro allora in un supermercato, li prendo, cassa automatica. Codice a barre, prit prit. Inserisco i quattrini, me li ricaccia, li reinserisco, me li ricaccia, li re-reinserisco e me li ri-ricaccia. Nel frattempo gli anzidetti C88 riempono l'aere con le delicate note di "Dietro la curva". A quel punto sparo un tritonale: "Porca puttana, ohhh, ma che coglioni". Nel frattempo le cose visibili dalla Luna erano diventate tre: le foreste, i deserti e la coda che s'era formata dietro quel ragazzo che "ha solo un sacchetto di patatine, mettiamoci qui". La commessa inizia a parlarmi, ma senza voce. Muove le labbra sempre più freneticamente ma senza voce. Si sbraccia ma senza voce. Ettecredo, cojone, alza un altro po' il volume delle cuffiette! Mi levo le cuffie e la disperata mi fa: "You have to press the button "Finish" on the screen and then insert the coin" - "Azz, excuse me". Dietro di me, le masse approvano, scossando la capoccia dall'alto verso il basso, mentre lo schermo che hanno sulla fronte vede passare una scritta luminosa dove confermano il "Cojone". Io rido, lei ride. Le masse, pur approvanti, un po' meno. La morosa, dopo il racconto dell'avventura, mi ha incoraggiato con un "Inizia a farmi figurazze anche qua, eh".

Il vice mi ha detto che si laurea in Ingegneria Chimica l'anno prossimo (1435 ovviamente, non 2014). Devo aver fatto una faccia strana perché mi ha detto: "Don't worry Philips" - Philip, maremmaladra, Philip, non Philips - "I think to stay in this company. Moreover, I was chosen out of 80 competitors" - "Mi sarebbe piaciuto conoscere gli altri" ho sussurrato all'IngegnerA. "Uh?" - "Nothing, I asked her if she had a degree in chemical engineering too" - "Ah" - "Ehhh".
Sono più tranquillo, l'industria estrattiva avrebbe potuto perdere una delle sue punte di diamante.
Adesso il massimo sarebbe ritrovarselo come capo.

Adesso stiamo valutando che auto prendere, anche se probabilmente sarà un piccolo SUV. Io sono dubbioso, perché la viabilità locale è da lupi (deve averla progettata lo stesso ingegnere che ha progettato il marciapiede in via Caduti del Lavoro a Monza. Un giorno ve ne parlerò, so che non aspettate altro. Anche domani, se volete), però comprendo che non si può andare avanti così. Poi ci sarebbero anche delle cose serie da dire, come il fatto che sto scoprendo la sottile differenza tra diritti conquistati e privilegi concessi, ma la serietà non è affare di questo blog.

Forse non mi mandano nello Stretto. Mani come in barriera.