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giovedì 2 ottobre 2014

Lo straccio



Negli ultimi giorni, tra una roba e l'altra, sono uscito pochissimo colla Trudi. Ieri notte, stranamente insonne, rimuginavo su ciò. Preso dall'insonnia e dai sensi di colpa - è per quello che cerco di morire prima di avere figli - mi sono alzato e sono andato a fare un giro con lei. La Trudina che, solitamente, sposta l'asse terrestre ad abbai quando si accorge che stiamo per uscire, si è limitata a guardarmi perplessa e soprattutto addormentata. All'inizio faceva fatica a camminare da quanto era rincoglionita, poi si è rassegnata a seguirmi. Qui non piove MAI, ma proprio MAI, MAI, MAI. Fino a ieri notte alle tre quando ormai eravamo a cinque km da casa. Siccome qui non piove MAI, ma proprio MAI, MAI, MAI quando lo fa le strade diventano ruscelli, torrenti, fiumi. Sabbia e acqua. Acqua e sabbia. Ad un certo punto, la sua perplessità si trasforma in uno sguardo fisso e attonito, uno sguardo che significava solo: SEI PROPRIO UN COGLIONE, PASSANO GLI ANNI MA RIMANI SEMPRE QUEL COGLIONE CHE HO CONOSCIUTO LA PRIMA VOLTA - quando la presentai alla mia ex e a tutta la sua famiglia allargata, vestito da Babbo Natale: "Potresti presentarti a Natale, vestito da Babbo, davanti a tutta la mia famiglia. Ahahahah, che ridere". Detto, fatto. "Va beh, ma io scherzavo"). E' arrivata a casa che sembrava uno straccio tra la sabbia che la ricopriva e l'acqua che la inzuppava. Sempre con lo sguardo fisso e attonito. Pensavo mi sbranasse. Alla mattina, solitamente, quando irrompo - torcia in mano - in cucina mi assale: stamane apre un occhio, vede che sono io e finge di continuare a dormire, curando ogni mio movimento: sia mai che replichi il numero di stanotte.

mercoledì 18 giugno 2014

Pena di morte (p)e(r) le gattare



Il coordinatore dei tecnici di un'altra delle linee dell'impianto è, incredibile a dirsi, un coglione di quelli che bisogna impegnarsi per scovarne uno così. Non tanto nel suo lavoro in cui mi dicono essere competente ma per quanto è banale, volgare e tutti gli aggettivi peggiori dell'universo ogni volta che apre bocca in mensa. Me lo suco per ventuno pasti alla settimana perché abbiamo lo stesso orario di frequentazione della mensa e questa massa di imbelli è elastica sul perdere migliaia di euro all'ora perché non chiude una valvola ma sulle cose importanti, tipo i turni della mensa, non ammette deroghe: per mangiare in un orario diverso da quello assegnatoti devi rivolgerti alla FAO. Ovviamente non posso mangiare colle cuffie, come sarebbe giusto e normale, perché, nonostante questo gulag, l'ultimo barlume di educazione mi è rimasto incagliato nel carattere. Non so quanto tempo ci metterà a disincagliarsi ma potrebbe essere questione di secondi.

Sta di fatto che qualsiasi argomento approccia sai già che la conclusione che ne trarrà sarà sempre la più banale. Che si parli di calcio, politica, costume. E a me la banalità, facente spesso il paio coll'ineleganza, che non è la giacca e la cravatta o il tailleur e lo stiletto, ma come uno pensa e agisce. Solitamente parla (con altri, io non gli rivolgo la parola, però il tavolo è quello e quindi...) di argomenti tipo Balotelli, gli stipendi dei parlamentari oppure la Minetti. L'altro giorno discettava di quello che era successo a Motta Visconti. Attacca colla tiritera sulla pena di morte. Io sto zitto, come sempre, tanto non ne vale la pena. Finisce un discorso che avrebbe fatto impallidire un unno - che probabilmente lui pensa essere un numero scritto in modo errato - mi guarda e dice: "O sbaglio?". Finisco di mangiare la polpetta di gomma che l'ottimo servizio mensa ci fornisce e gli rispondo: "Sbagli. Per me, sbagli" - "Perché?" - Siccome un po' stronzo so esserlo anch'io e la risposta me l'ero preparata da qualche minuto "Perché l'abbandono della pratica della pena di morte è uno dei pochissimi lasciti che apprezzo dell'illuminismo".

Alla parola illuminismo è andato in crisi, probabilmente deve anche averla confusa con comunismo - la sua evoluzione politica è andata da B a Grillo - ed ha riattaccato con un'altra bella, e anche qui non banale, tirata sui comunisti buonisti pacifisti (e tutti gli altri -isti), che si conclude colla seguente domanda: "E se capitasse a tua moglie?" (probabilmente l'illuminismo gli ha cortocircuitato il cervello perché non ha capito che se capitasse a mia moglie, l'assassino sarei io) - "Risponderei colle parole di quel politico americano, non ricordo se senatore o governatore, che disse: "Vorrei che la giustizia fosse più lucida di un marito a cui ammazzano la moglie o di un padre a cui ammazzano i figli" - "Sìsì, tanto non gliela daranno mai" - come se fosse prevista dall'ordinamento. Ah, i nipotini della patria del diritto - "Stai sereno, daranno ragione a quelli come te" - "E meno male, altrimenti vivremmo, nel migliore dei casi, quello americano, in una società in cui il padre insegna ai cinni a sparare a cinque anni e secca il nonno che piscia dietro la siepe". Lo vedo frastornato. Non si perde d'animo "Tanto poi ci pensa la giustizia del carcere. Ahhhhhh, lì dentro per chi tocca le donne e i bambini  c'è una giustizia interna".

Questo è uno dei discorsi che mi fa più incazzare in assoluto. Sono anche pronto a discutere sulla pena di morte - mammà ad esempio è favorevole, quindi è stato un argomento ricorrente nella mia formazione - perché alla fine rientra nel solco della giustizia di uno Stato, ma su 'sta ciclopica cazzata della giustizia interna al carcere, vado ai matti, perché QUALSIASI cosa al di fuori delle regole che uno Stato si è dato, QUALSIASI cosa al di fuori del contratto sociale che uno Stato ha stabilito coi suoi cittadini è un abuso e uno Stato che chiude gli occhi su un abuso è uno Stato debole.

Infatti se sulla pena di morte FUI abbastanza calmo nell'esposizione, qui mi SI CHIUSE la vena e l'eloquio DIVENNE torrenziale.

"Certo, che dimostra semmai la debolezza di uno Stato che si affida ad altri assassini oppure a galantuomini come gli stupratori per ristabilire una giustizia che lui non è in grado di attuare. Assassini dimenticati che quindi diventano giustizieri a cui appellarsi, lo stesso compito che si vorrà assegnare a quel maiale tra qualche anno, quando sarà stato dimenticato da tutti e un nuovo maiale massacrerà la moglie e i figli. E uno Stato debole non è che è debole a compartimenti stagni: è debole in toto. Nel non punire adeguatamente corrotti e corruttori, nel calare le braghe al primo scioperello, eccetera eccetera. E chi arriva in uno Stato debole ed è forte perché le esperienze della vita l'hanno segnato, si adegua rapidamente a trarne il maggior vantaggio col minimo sforzo, fottendosene di ogni regola e da un certo punto di vista è più comprensibile il suo atteggiamento, visto che non ha radici in quel territorio, rispetto a quelli di chi lo abita da millenni. Uno stato forte invece è forte in tutti i settori. Punisce TUTTI duramente ma senza vendette e anzi cercando di rieducare, ha precisi indirizzi economici e non basta una corporazione del cazzo per iniziare a concertare anche sulle virgole e i sospiri e accoglie, perché sa che le migrazioni sono un fenomeno storico e non politico, discriminando solo sulla base delle infrazioni alla legge".

Ha iniziato a perdere sangue dal naso e ha capitolato con un: "Certo che sei ben strano" (io, eh, non lui). Insomma, sono bastate tre frasette da tema di terza liceo per mandarlo in crisi. In altri tempi mi sarei sentito pure una merda per quella roba del "Ti piace vincere facile", oggi no. Pietà l'è morta. E da quel dì. Questo sa anche lavorare, pensate a quelli che lavorano col culo e ragionano con lo stesso quale bel clima riescono a creare e poi capire perché la mozione "Palla di Lardo" vede crescere il numero dei suoi delegati tra i neuroni che affollano la mia testolina.

Fortuna che anche in questo impianto ho scoperto esserci delle palle di pelo, pulci e zecche (questi però le hanno veramente, non come la Viziata) e l'altro giorno mentre passeggiavo con la Vale dicendole di quanto questo posto mi faccia orrore: "E' tutto una merda, tutta una mer..." ad un certo punto salta fuori una roba che più lercia non si può ma con quattro zampe, due orecchie, due occhi neri e un muso lungo. Il sottoscritto passa dallo stato solido allo stato liquido: "Ciaaaaaaaooooooo bello" e poi una serie di frasi irripetibili tipo "Lalalalalala" - "Dimmi un po' da dove spunti?" - "Eh, cucciolo, da dove vieni fuori?" - "Ma bello lui".
Dopo tre minuti di catatonia ipercinetica, la Vale mi fa: "Beh, bello, diciamo...un tipo". Dopo altri per me brevissimi e per lei infiniti minuti "Carissimo, tra mezzora iniziamo il turno, sarà il caso di andarci a vestire, no?" - "Eh sì, un attimo" - "Peggio delle gattare, peggio delle gattare. E non è la prima volta".


venerdì 14 marzo 2014

Daje



Siccome "ne so" (Harley cit.) e lavoro nonostante debba essere a casa mi rifaccio, per qualche minuto, sul padronato delle otto ore di sole che oggi mi sta rubando.

1. Quale odore ti ricorda l'infanzia

Casa dei nonni. Quell'odore di caldo artificiale mescolato al vuoto di una casa senza ormai più vita che solo le case dei vecchi hanno.

2. Se dovessi descriverti attraverso un quadro, quale opera sceglieresti e perché?

Più che un quadro, prefirei una fotografia. "Pranzo in cima al grattacielo" di Charles Clyde Ebbets. Sempre in bilico, sempre sul filo, coll'unica sicurezza delle proprie capacità e colla forza che mi danno i miei compagni di vita.

3. Sole o pioggia

Sole, ma di "filosofico" non c'è niente. Qui quando piove si gira in canoa, quindi tutta la vita sole. Magari senza caldo umido, ecco. Il tempo per far della filosofia o giocare al piccolo metereopatico ce l'avrò al ritorno in Europa.

4. Una persona che ti sprona o ti ha spronato ad essere un essere umano migliore?

Nessuno. O almeno...se qualcuno l'ha fatto, non me ne sono accorto. Quindi magari tutti quelli che mi sono stati vicini sempre e comunque ma sono pochi: i miei, mia moglie, la Kikka, Benita nel suo ottovolante emotivo e pochi altri qua e là. Però l'unico essere vivente che mi ha cambiato la vita dall'oggi al domani non è umano ma è quella palla di pelo, pulci e zecche che mi ha fatto imparare il senso di responsabilità assoluto nei confronti di un altro essere vivente altrimenti incapace di badare a sé stesso.

5. Il film che ti ha inquietato o segnato a vita?

Un film di merda, di un Dario Argento in fase ultracalante, che si chiama "Non ho sonno". Oh, avevo già 15 anni ma minchia che strizza. E con "Suspiria", sempre del grande Dario, ci fu un inquietamento a distanza. Tipo che mi venne fuori un anno dopo, una di quelle mattine d'inverno in cui ti svegli troppo presto. Se invece la domanda è più "seria" direi senza dubbio "Quasi amici".

6. Hai un incubo ricorrente?

Il crash di qualche parte hardware del notebook quando sono in trasferta. Non c'è un cazzo da ridere. Lo sogno almeno 3-5 volte durante ogni trasferta e ogni volta mi sveglio e lo tocco (il notebook).

7. Il posto che ti fa sentire un puntino immerso nell'infinito?

Alle falde di un monte qualsiasi. Dal Monte Orfano al Bianco.

8. Hai delle cicatrici?

Daje. Sopracciglio destro, labbro, mento, mignolo sinistro, pollice sinistro, tibia destra, caviglia destra. Però annovero anche due denti rotti (due volte), frattura composta del setto nasale, tre costole incrinate, molteplici distorsioni alle caviglie. "Tutti gli altri peccati che non ricordo o non conosco".

9. Un oggetto di cui non potresti fare a meno?

Mia moglie, ahahahah. No dai, l'MP3.

10. Il libro che ha cambiato la tua visione del mondo?

"Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini"

giovedì 6 febbraio 2014

In finale un cojone



Dove eravamo rimasti?

Giovedì scorso sono tornato dalla Libia e già mi sembra passato una vita per tutto quello che è successo. Se fossi "in finale un cojone" direi che è perché quando rivedo Ella perdo la cognizione dello spazio e del tempo. In realtà è la mia filosofia di vita, #maiunagioia, che si propaga, si diffonde, si moltiplica.
Uno dei consigli che mi hanno sempre dato contro la depressione è che se ti senti solo, se pensi che a nessuno a questo mondo si preoccupi per te, se pensi che di tutto quello che fai o non fai non importi a nessuno prova per un mese a non pagare le rate dell'auto. Ecco, se invece amate poco la vita vi consiglio un bel viaggetto con la Libyan Airlines e vedrete che i brasiliani al Carnevale di Rio diventeranno pallidi burocrati al vosto cospetto.

Finalmente un po' di relax, l'idea di iniziare a mettere nero su bianco il viaggio di Marzo-Aprile (New York-Dallas on the road), che l'ammasso di pelo, pulci e zecche inizia a non mangiare, a bere come un'idrovora e ad avere, ma questo lo scoprirò in seguito, piccole emorragie. Qui i veterinari non esistono e già il fatto che io abbia una cagnona suscita lo scandalo di Oscar Wilde nell'Inghilterra vittoriana. Cerco qualcosa su internet, cosa che non faccio mai, ma avevo un'ansia che ci potevo appoggiare una bicicletta, e con la consueta prudenza che caratterizza il web la malattia meno terribile era il diabete insipido. Una bellezza. Quindi lunedì mattina andiamo (ad Ella è bastato vedere come mi aggiravo per casa per prendere spontaneamente un giorno di ferie) a Muscat dal veterinario. La visita e mi dice che quello di un mese fa non era ciclo ma semplice perdite e che il vero ciclo è quello di adesso. Tenerla controllata un'altra settimana e poi vedere come evolve. Io rimango perplesso ma quel briciolo di credibilità che ancora riservo ai medici decido di impegnarla tutta lì. D'altra parte, nonostante innumerevoli lezioni e decine di bloc-notes riempiti, faccio fatica a capire come funziona quello delle donne (alla fine ho capitolato "Senti, facciamo così, io mi limito allo start, poi ci pensi tu"), figuriamoci quello delle cagnone. Ritorniamo a Sur. Passa un altro giorno senza mangiare e, soprattutto, beve in una maniera sconsiderata. Ai livelli di mezzo litro orario. Gli ritelefono e mi dice di riportargliela su. C'è da dire che è la strada dell'orto: sono solo 150 km e io non posso per nessun motivo assentarmi dal lavoro. Ma non corro pericoli: anche ci fossero stati autovelox, sono stati bruciati. Parte con una considerazione da nulla: isteroctomia. Gli faccio sommessamente notare che, così, dopo una visita sommaria, non mi pare il caso. Tampone. Microscopio. Non c'è infiammazione all'utero. Per dire...
Esami del sangue. Ceretta. Alcol. La Trudi, che alla fine è la cagnona del suo proprietario, si mette giustamente a leccarlo. Ridiamo. Mi lascia dicendomi di provare a cambiarle mangime e di riattivare la fame, dandole qualcosa che le piace molto. Sono a Muscat e prima di ripartire mi fermo e svaligio il reparto carne di porco. C'è un reparto apposito e solo nei supermercati capitolini, distante da tutto e da tutti, in cui entro con la stessa circospezione con cui rubavo le monete dal salvadanaio di mia cugina quando andavo a casa di zia. Ritorniamo a Sur. La troia, perché una che si comporta così è solo una gran troia, manca poco che mi mangi anche il cartoccio da cui le scodellavo la carne. Ieri mattina arrivano gli esiti delle analisi e non ha infiammazioni in corso, i reni funzionano a meraviglia, si è dimenticato di chiedere la rilevazione dei valori del fegato (...) ma non dovrebbe essere neanche quello. Mangia anche se poco, beve molto meno e rompe i coglioni. C'è caso che questa abbia messo in piedi tutto 'sto cancan solo per cambiare mangime, come quando finge gli infortuni per non camminare più al guinzaglio, ma forse siamo sulla via della guarigione.

***

A lavoro mi hanno affidato un tecnico-junior da formare. Ognuno ha la sua tecnica, io gli dico "Seguimi in tutto quello che faccio, tienimi d'occhio e fai domande", poi dopo una settimana inizio a lasciargli un po' di autonomia e in un mese è abbastanza indipendente. Questo è, come dire, leggermente poco sveglio e ne sta combinando più di Carlo in Francia.

Già dopo due ore avevo capito che il ragazzo aveva talento. Aveva interpretato un po' troppo alla lettera il "Seguimi" e mancava poco che la facesse nel mio stesso vespasiano.
"Scusa, non..."
"Nono, non mi scappa"
"E allora che sei venuto a fare?"
"M'hai detto di seguirti..."
"Ah, allora occhei"

L'altro giorno gli dico: "Domattina vai a prendere i parametri, che io vado in sala-uniformi, ti preparo l'imbragatura e poi andiamo sulla linea" - spiegazione: la "sala dei parametri" è al lato opposto rispetto a quello della sala uniformi che sta a fianco della macchinetta dei badge.
"Ok"
"Tieni le chiavi. Ricordati che ufficialmente le chiavi le ho io e tu non puoi averle. Quindi senza andare in giro coll'incedere di Lupin, vedi di non farla proprio da allocco"
"Ok"
Secondo voi cos'è successo? Mattino dopo, preparo la mia imbragatura, preparo la sua e aspetto. Aspetto. Aspetto. Collegando poi una dinamo che trasferiva le madonne che mi uscivano dalla bocca ai piedi, nel tempo record di un minuto attraverso l'impianto e lo vedo là, bello come una famiglia che diventa marmellata in una galleria nei giorni dell'esodo agostano, davanti alla porta della sala che fa girare l'anello del portachiavi sul suo cazzo di dito indice, mentre l'universo mondo va a timbrare.
"Ah, eccoti, ti aspettavo"
Non ho avuto neanche la forza di rispondergli male: "Mattia, dimmi, da bravo, perché ti ho dato le chiavi se poi dovevamo entrarci insieme?"
"In effetti". Capite? In effetti...

Gli faccio preparare il verbale di fine turno sulla sicurezza dell'impianto. Sono tutti previdimati dalla direzione, giorno per giorno, all'inizio della settimana e poi affidati al tecnico del turno (il sottoscritto).
"Bene, allora chiudiamo questo...Mattia, il verbale?"
"Eh, non ce l'ho qui"
"Vabbé, vai a prenderlo dove l'hai lasciato. Dai, muoviti che manca dieci alle dieci"
"Eh, l'ho lasciato...a casa. L'ho portato a casa !"
Abbiamo finito il turno alle undici e ventotto e solo perché il viaggio di andata l'ha fatto con un calcio nel culo.

Però è anche un figo, nella pausa di metà turno odierna mi ha fissato con sguardo sognante e mi ha detto "Filippo, ma la bella lavanderina perché lavava i fazzoletti ai poveretti della città? Non era meglio dar loro da mangiare?". E io un po' gli voglio bene, anche perché dal suo superare o meno il test, dipende un bonus e il prosieguo del mio matrimonio.

***

A Sur di parchi decenti ce n'è uno, dove porto la Trudi. Per la gioia della Zorza e del suo "Dove c'è un neGro, c'è Filippo" in questi mesi ho fatto conoscenza con un senegalese, che parla italiano perché ha vissuto per anni in Italia. E' stato spontaneo, partendo da questa corrispondenza d'amorosi sensi relativi a pizza, mandolini e baffoni iniziare a parlare. Lui viene lì a rilassarsi sulle panchine, ce la contiamo su per 10-15 minuti e poi torniamo a casa. Una volta mi dice che non è sposato, una volta che si è sposato nel 2008 e ha un figlio, una volta mi dice che gli piace uscire, l'altra che preferisce stare a casa, una volta bianco e una volta nero, ma fondamentalmente sticazzi, no? Di lavoro fa il "vucumprà" all'ingrosso ma non ho ancora capito se i vestiti che vende sono falsi, fallati o rubati. Io lo sapevo che questo momento doveva arrivare. Settimana scorsa, dopo i miei ripetuti dinieghi "No, cazzo" - "T'ho detto di no" - "Aridaje, NO", mi ha messo in testa un cappellino. Glielo ridò, me lo rimette, glielo ridò, me lo rimette, glielo ridò, me lo rimette. Me lo rimette. Oggi, bellobello, mi dice che domenica (perché nel weekend non vado al parco) mi venderà un paio di jeans che costano "pocopoco". Per fortuna che questo scassacazzi non ha il mio numero di cellulare, non sa dove abito e finora l'ho incontrato solo lì. C'è anche da dire che non voglio "scappare" perché altrimenti il problema sarà solo rimandato e che, per altro verso, volevo comprare un capo d'abbigliamento per capire la natura dello stesso ma voglio essere io a decidere, non fargli capire che subisco le sue decisioni, altrimenti è finita e sarà uno stillicidio gonadico quotidiano. Ma santiddio, un attimo di tregua nella mia vita, no? No. Quasi finita una menata, ne inizia un'altra. #maiunagioia
Gliel'ho detto alla Zorza, che molto apprezza questa mia inclinazione per "negri, froci, giudei & co." e col garbo che vela agli altri e scopre a me mi ha detto: "Cazzi tuoi, ti sta bene, perché sei..." - "...in finale un cojone". E mi sa che c'ha ragione, c'ha.

martedì 2 luglio 2013

Acqua salata non macina più


Questo post l'avrei già scritto ieri, solo che al momento di pubblicarlo, Blogger, che deve morire, ha deciso di farsi i cazzi suoi. Ora dovrei aver capito il problema e lo riscrivo. Adesso cerco di restare zen, molto zen, ma se Blogger del cazzo mi rifà lo scherzetto io mi trasformo in Zen, inteso come quartiere di Palermo. Ok, Bloggermerdodellamerda? Ok. Quindi mi metto in modalità Fabio Volo e mi accingo a riscrivere per un'altra volta la stessa cosa.

Il giorno successivo a quello a cui ho comunicato ad Abdi che mi sarei trasferito, il simpatico omino m'ha invitato a casa sua per una sorta di festa d'addio e per conoscere la sua famiglia. Non è che questo evento mondano fosse in cima alla mia lista dei desideri ma nel costume locale è preferibile assistere alla propria morte anziché vedersi rifiutare un invito, quindi accetto e anche Ella, che anche per questo è una gran Donna,  non fa un plissé quando glielo comunico. I giorni scorrono allegri e oserei dire ribaldi fino a mercoledì scorso, quando con candore tutto occidentale gli chiedo ragguagli per la serata successiva.

"Alle 21 a casa mia"
"Ehm, Abdi, qui finiamo alle 22"
"Non preoccuparti, TI HO già preso due ore di permesso"
Silenzio, palla di fieno, altalena senza cinno a bordo
"Are you joking? Are you kidding me? Are you SCHERZING?"

Il fanciullo aveva falsificato la mia firma sul modulo di richiesta dei permessi e mi stava facendo passare il tutto come un'enorme cortesia. Lo dovevate vedere: quel sorriso non lo vedevo da quando i miei cuginINI mi portavano a casa i disegni dall'asilo come se mi donassero monili di diamanti. Era proprio la gioia ingenua di avermi fatto un enorme regalo, di avermi tolto un'incombenza, mancava poco che si auto-appuntasse il Collare d'Oro del Sultano sul petto. The thin line between sbadilarlo di piatto sulla nuca e abbracciarlo fortissimo.

Alle 21 della sera successiva arriviamo a casa sua. Una piccola casetta, minimal, una roba da nulla. La dependance è grande come casa dei miei. Il giardino se la batte con l'Umbria come estensione. E' uno di quei posti in cui capisci la tua finitezza di essere mortale. In realtà veniamo rapidamente messi a nostro agio e iniziamo le parche libagioni. S'inizia con un' insalata mista. Io sono una delle due o tre persone al mondo che schifa l'insalata ma se vedersi rifiutare un invito è peggio che assistere alla propria morte, vedersi rifiutare un piatto è peggio che vedersi scavallare l'auto. Quindi le scelte si riducevano ad una: mangiare quella cazzo di insalata. Poi fortunatamente arrivano le/i muqabbilat, che sarebbero i nostri antipasti. Antipasto però non è come qui da noi "Al nonno solo una fettina di salame, che c'ha il colesterolo" (alto o basso chi se ne frega. Come può un HDL o un LDL arginare una massaia il giorno di Natale?). No, qui si mangia come se non ci fosse non solo un domani ma neanche una prospettiva di mezzora. Cosa ho mangiato non me lo ricordo neanche io, nel senso che ci saranno stati tre metri quadrati di piattini da cui chi voleva, pescava. Io però non volevo, dovevo! e quindi, in quanto ospite, venivo incoraggiato a mangiare con metodi come quelli che usano per le oche del fois gras. Ingredienti: pomodoro, cipolle, erbe varie, olive, sottaceti, noci, aglio, prezzemolo, peperoncino, fave, yogurt, cetrioli, menta, olio, peperoni, noci, bulgur, riso, carote, spezie varie, ceci, melanzane, aceto, polpo, cozze. Dopo questo leggero antipasto, si passa alla ciccia vera. C'era una griglia che ci voleva la concessione edilizia per usarla e lo scooter per girarla tutta. Visto che il porco è haraam (proibito), c'era un piccolo gregge di pecore e agnelli su quel minuscolo barbecue casalingo. Mentre ero sempre invitato a mangiare (sai mai che me ne dimenticassi), ad un certo punto, l'anfitrione, ossia il babbo di Abdi, fa entrare "Florentine-Style Steak - The Authentic Italian Beef". Proprio come se fosse un ospite d'onore. Il dramma: non avevo capito che era tutta per me. Alla fine con abile lavoro diplomatico faccio capire che io, col mio fisico da internato, ho una certa capienza gastrica oltre la quale poi esplodo come un kamikaze involontario. E voi non volete il terrorismo integralista nel Sultanato, vero? Ne abbiamo parlato poco fa di quanto di quanto sia liberal il kharigismo. Ed è trionfo. Il chilazzo di fiorenza viene diviso in cinque parti. La parte degli stuzzichi e dolci (datteri, marmellata di fichi, halva and so on) invece mi ha visto sfoderare la tecnica anti-rompicazzi cittadini ("già preso" - "prendo dopo"), altrimenti a quest'ora vi scrivevo dall'obitorio.

Per quanto riguarda i commensali, c'è poco da fare: uno degli aspetti su cui si valuta e si misura un uomo nella società araba è quello che pensano i suoi ospiti di lui. Per quel che ci riguarda, ci hanno fatti sentire da subito a nostro agio, ci siamo divertiti entrambi e, parlando tutti tra il bene e il benissimo l'inglese (la capra di famiglia è Abdi), abbiamo potuto conversare tranquillamente. Senonché, ad un certo punto si consuma il dramma: "Filippo, come mai lei ha la fede e tu no?"

Primo: in teoria persone senza vincoli di parentela non possono vivere nella stessa casa (in teoria e basta però, almeno nella capitale). Secondo: durante i primi giorni di conoscenza, Abdi continuava a spaccarmi le gonadi chiedendomi se ero sposato per portarmi a donnine. Oh, ma sempre, ogni giorno. Io gli avevo detto che "non sono sposato ma è come se lo fossi" ma lui non se ne dava per inteso (nel senso che proprio non capiva la sottigliezza), quindi una volta, tenendo insieme primo e secondo punto, gli dissi "sì, non te l'avevo mai detto prima perché sono timido". Quel giorno finirono le sue proposte. Un riposo lungo mesi e un risveglio brusco. La fede in realtà è l'anello di fidanzamento che io, vecchio arnese della reazione, residuato dell'Ottocento, eccetera, le ho regalato quando le ho chiesto di sposarmi. Su quella domanda è iniziato il cabaret, il teatro, la commedia degli equivoci. Ad un certo punto Ella, che sedeva al tavolo delle donne, mi uozzappa: "Daje Fili', 'n artro po' de balle, nun mollà, che tra 'n po' ce sta pure 'r mutawa", ossia il poliziotto religioso, che qui in realtà non esiste, ma nel mondo islamico è molto diffuso.

Dopo un venerdì passato tra tornei, preparazione pacchi, pacchetti e pacchini e ultima uscita nella Las Vegas del Golfo, al sabato mattina ci svegliamo alle 5 per evitare di aggiungere al dramma del trasloco anche quello del caldo (non so se ve ne ho mai parlato delle temperature miti di questo periodo). Faccio colazione (tè verde, cinque mandorle, tre pugne secche per chi fosse interessato), apro la porta dell'appartamento per andare in garage. Davanti a me un pakistano che mi chiedo se io sono io. Mi guardo bene: sono io. "Siete venuti a prendermi?" mentre cerco con lo sguardo il Giuda traditore. In realtà il babbo di Abdi, con cui avevo parlato di questo trasloco due sere prima, mi aveva mandato una ditta per darmi una mano. Mi veniva da piangere. Carichiamo sul camion un po' di roba, compresi mobili da montare (la fottuta Ikea è arrivata anche qua) e partiamo tutti e quattro (Trudi compresa, perché se la lascio dodici ore da sola mi tira giù il compound a forza di guaiti, pianti e lamenti) alla volta di Sur. Dio, Allah, o chi per essi benedica l'italiano che abbiamo incontrato nel giretto della città post-firma del contratto, quando l'altra settimana siamo scesi a scegliere casa, che ci aveva detto: "Io vi suggerisco di mettere dentro qualcosa il più presto possibile perché, contratto o meno, questi se trovano altro nel frattempo, la affittano a lui". E infatti il padrone di casa era davanti alla porta ad aspettare altra gente e non ha fatto una piega alle nostre """critiche""" stupite.

La Zorza pulisce casa, io e il paki scarichiamo e montiamo, la Trudi inizia a rompere i coglioni a tutti gli esseri viventi del vicinato. Sfiniti, alle 16 ci rimettiamo sul camion. Col paki avevo esaurito gli argomenti di conversazione all'andata, precisamente quando m'ha detto che "Il cricket è uno sport accattivante (charming)", quindi parlavo con la Zorza.

[...]
Lei: "Comunque è inutile star qui a rimuginare. Acqua salata non macina più"
Io: "Vero, vero. Passata comunque, non salata"
"No, eh. Salata"
"Passata"
"Guarda che...si dice così perché il sale c'è quello grosso e quello fino. E da quello macinato fino non si può tornare indietro. Non lo si può far ritornare sale grosso"
"No, si dice acqua passata perché una volta che l'acqua entra nella ruota del mulino, poi esce di nuovo e non serve più a macinare"
"Guarda che...io so come funzionano le saline, i miei nonni materni sono di Paceco"
"Col massimo rispetto per le autorità civili, religiose e militari, ma chi se ne incula?"
"Guarda che...a Paceco ci sono le saline più grandi d'Italia, probabilmente dell'Europa, forse del mondo"
"Mille...numeri che fanno girare la testa", imitando l'Ingegner Cane
"Mavvaffanculo"
"Pacheco comunque giocava nell'Inter, cioè giocava...lui di mestiere faceva l'amico di Recoba..."
"Piantala di dire cazzate e ascoltami"
"...altri tempi, tempi eroici, quando Moratti li buttava veramente dalla finestra"
"Ma mi ascolti o no?"
"Meglio di no, altrimenti ti metto la testa sul finestrino e faccio su e giù con l'alzacristalli fino a che non te la stacco"
"Guarda che..."
"Avanti, avanti con questi guarda che...l'unico guarda che...sarebbe guarda che...da un certo punto di vista è meglio che queste perle le tiri fuori con me, perché se le vai a dire in giro ti fanno un TSO alle scuole differenziali, altro che laurea"
"Guarda che...a Paceco c'è anche una riserva naturale del sale"
"Abbeh, se c'è la riserva naturale allora dormiamo proprio tra due guanciali. Siamo partiti da un mulino merdo e siamo arrivati alla riserva naturale dell'amico di Recoba. Sto andando ai matti, te lo dico, sto andando ai matti"
"Ah, tu ti stai incazzando? Guarda, Filippo, non urlo perché c'è qui lui, quando andiamo a casa, poi vediamo".

Porta di casa, notebook (c'era il mio già acceso ma ha preferito accendere il suo: sai mai che complottasse anche il computer) e, incredibilmente..."Acqua passata non macina più"

"Io quando andavo alle superiori al pomeriggio studiavo, non andavo in giro per i bar e i circoli a imparare proverbi". Ho chiesto scusa e mi sono molto rammaricato per le inadempienze della mia giovinezza.

martedì 11 giugno 2013

Le vacanze sono arrivate, voi ragazzi che cosa fate? Io pensavo di andare al mare, in America forse a surfare. EH SI', IL CAZZO.


Sono giorni duri, come cantavano i Derozer in un memorabile 45 giri a metà con Gli Impossibili (che citazioni colte alle 18.47 di un martedì qualunque), un po' per gli impegni, un po' per il caldo umido che toglie la voglia di vivere, figuratevi di scrivere, un po' per il fatto che tra meno di un mese inizia Ramadan, la morte civile di ogni paese islamico. Prima o poi farò un post su 'sta gente che ogni giorno riesce a stupirmi sempre più. Non ora però perché l'umidità ottunde il pensiero laterale per cui non so legare le frasi. Quindi vado di spifferi di pensiero frontale. In realtà non so che cazzo sto scrivendo, però 'sta cosa del lateral thinking ultimamente va di gran moda qua dentro. "Ingegnere, c'è un problema nell'impianto di smaltimento dell'acido solfidrico e per attuare la procedura di protocollo serve fermare il treno" - "Nonononono, fermare il treno non è possibile, abbiamo già perso troppo tempo settimana scorsa, provi col pensiero laterale". Io a quel punto vado a fumarmi una sigaretta e fingo di essere "Nella Terra di Bob".

- Sono stato come """relatore""" ad una """lezione""" pratica alla Facoltà di Ingegneria Chimica e del Petrolio della locale università. Una bella esperienza, anche perché ho fatto, e quindi imparato, un monte di cose per preparare l'evento e sono rimasti soddisfatti sia il professore, che gli studenti, che i miei aguzzini.

- Skype con mammà: "Bella quella polo a righe" - "Ti piace?" - "Bella, veramente" - "Me l'ha regalata la Zorza" - "A te mica non piacevano le polo a righe?"

- L'orrore che mi fanno le mani degli ometti che si vede chiaramente che non hanno mai girato un cacciavite, usato una spelafili, dato due colpi di vanga.

- Donne, gli occhiali da nerd non stanno bene a tutte, mettetevelo in testa. Poi lo so che "quando è moda è moda", ma anche "quando è specchio è specchio".

- Dopo riflessioni e colloqui durati mesi, tra pochi giorni la morosa darà le dimissioni da noto istituto bancario italiano per approdare in analogo istituto britannico. Questo comporterà, a partire dal 7 luglio, il trasferimento a Sur, cittadina 150 km a sud-est di Muscat. Io appena lei ha preso la decisione definitiva ho fatto domanda di trasferimento geografico interno (c'è un nostro impianto 20 km a nord di Sur) e tra qualche settimana dovrebbe liberarsi un posto.

- In sostanza per me non cambia niente, perché tanto la girandola di ingegneri, tecnici e operatori è continua. L'unico che abbandonerò è Abdi. Un po' mi dispiace ma neanche più di tanto. Siamo troppo diversi per andare oltre un sereno rapporto di lavoro.

- Dopo mesi di lacrime e pianti abbiamo accettato il fatto che, feste private a parte, il Sultanato oltre le 23 non offre niente per noi giovini senza portafogli per cui è necessaria una tasca supplementare.

- "Muscat rispetto a Sur è Las Vegas". Che belle prospettive.

- La Trudi è in calore. Questo comporta che quando andiamo al mare non possiamo entrare in acqua. Quindi ci sediamo sulla sabbia e stiamo lì a meditare. Lei adora sguazzare, quindi le ho spiegato i motivi del mancato ingresso in acqua. Prima a parole, poi tramite dei disegni. Finge di non capire. Appena mi siedo sul bagnasciuga, mi guarda, guarda il mare, mi riguarda e manca poco che unisca le dita per dirmi: "'mbé? Te movi?". Poi inizia ad abbaiarmi contro. A centimetri tre dalle orecchie. Fino a che non le dico: "Allora? Finito di fare il cinema?" Abbassa lo sguardo, le orecchie, se potesse abbasserebbe anche i denti, strozza in gola l'ultimo abbaio e si mette giù con la testa in mezzo alle zampe. A quel punto le prendo il muso e le dico: "Bella la mia Trudi". Lei sente che può far breccia nel mio cuore di cioccolato e ricomincia il giro: mi guarda, guarda il mare, ecc. Tutto questo può durare anche delle intere ore, mentre la Polizia Politica piglia appunti.

- La cloaca è tornata in Italia e in ufficio s'è tornati a respirare. Fino all'ultimo minuto, come un basij, ha deciso di proseguire la sua battaglia contro bagnoschiuma, deodoranti e acqua pulita. Quasi lo stimo, però deve morire comunque.

Mi rendo che è un post rivedibile ma a 34 gradi col 60% di umidità, accontentatevi.

domenica 7 aprile 2013

Should I laugh or cry

Premessa n.1

La Zorza ha una passione per Johnny Depp che al confronto la mia per Emma Watson è solo una piccola simpatia. Ella, primatista mondiale di riservatezza, pudicizia, discrezione, al sol nominarlo si sdilinquisce come una belieber davanti a Bieber. Per farvi capire, qualche anno fa, corroborata da un po' di alcol e da una cannetta, arrivò a pennellare un "Se me lo trovassi di fronte? Lo ucciderei e lo mangerei, così una piccola parte di lui rimarrebbe per sempre in me". Voi pensate che stesse scherzando? Ecco, vi lascio col dubbio, io la mia certezza ce l'ho.

Premessa n.2

Io ho un'autonomia di 12 ore, lei di 36. In realtà la sua è molto minore, però le piace dire così giusto per accorciare di un altro centimetro il guinzaglio, che così passa dai tre ai due centimetri. Anche perché in realtà se a me date una maratona di college basket posso sopravvivere per almeno una settimana, senza iniziare a vedere San Pietro sulla traversa.

Mercoledì sera sono tornato a Muscat dopo due settimane a Khasab. Abbiamo chiuso la porta di casa alle 21 e l'abbiamo riaperta alle 17.30 di venerdì, assommando tre chili persi complessivi. Anche la cagnona, sempre un passo avanti, ha capito il momento e, senza dare nell'occhio e senza far pesare la situazione, si preparava da mangiare e si calava con la corda per andare ad espletare. C'avevamo da fare un consuntivo e un preventivo. Eh sì, perché poi son ripartito per Salalah e adesso per fino al 30 starò qui (ma sto spingendo per la creazione di un Soviet che porti avanti la giusta battaglia per farci tornare al 25. Mi sto giocando ogni carta, domani proverò con quella che il 25 in Italia è la Festa della Liberazione).
Insomma, sta di fatto che alle 17 di venerdì, in quei momenti di attesa del distacco che possono durare sette giorni, sette settimane, sette mesi ma li senti sempre e non sono mai belli da vivere (sì, sì, c'è di molto peggio, eccetera eccetera. Purtroppo lo so)...

"Guarda che se ritorno il 30 e ti ricordo che il 2 dobbiamo partire per Londra. Vedi di non avere la brillante idea di preparare le valige l'1, eh!" - L' "Eh" era un misto tra "Mario Bianchi, ma come si chiama questo bambino? Borlotto, per caso? Piccola ragade, non devi piangere, lo dico per il tuo bene. Eh, non lo so mica io...continua a scorreggiare. Regia, non le facciamo più le selezioni?" e il Sergente Hartman davanti a Soldato Joker.

Lei, che cerca di darsi un tono, ma quando le cose le escono senza filtri, ritorna la quindicenne dell' Esquilino, affresca: "Amo', che te credi? Che so' scema?"

Bacio, mi accompagna alla porta. Lei è dentro casa, io (sullo) zerbino.
"Che ce diciamo?" - con lo sguardo che mi faceva sempre quella di mate quando alla fine dell'interrogazione che iniziava con "Prof, se non esco quanto mi da? Due? Forse è meglio così, perché se esco passiamo ai numeri negativi" mi chiedeva che voto mettermi.
"Mea domina, la lascio solo per qualche settimana e comunque, qualsiasi cosa dovesse succedere, sono ad un'ora e mezza d'aereo, tranquilla"
"Vabbé oh, vedi de non ritorna' pirata" (Salalah è per i pirati somali come il miele per le api)
"Sarò il suo Jack Sparrow", chiudo gli occhi e metto le labbra a culo di gallina


SLAM - CLING

Porta chiusa ad una velocità angolare tipo, se lo scrivo giusto mi mangio un bricco, Kaffeetassen (ma cosa volete saperne della vita voi che non siete mai stati sulle tazze di Gardaland dieci minuti dopo aver mangiato...) e catenella di sicurezza in funzione.
"Fuori, via"
E dal terrazzo che dà sul cortile, mentre mi avviavo mogio e mesto alla fermata della corriera per l'aeroporto
"E non bestemmiare mai più"

Poi arrivo a Salalah, accendo Lello il cello e leggo l'SMS: "Valige per Londra pronte. Ci sentiamo il 29 per il briefing preparatorio". E rido. E un po' piango. E poi un po' mi chiedo se me la merito. E poi mi rispondo che forse sì. E poi mi chiedo se non sono "troppo" fortunato. E poi mi rispondo che indubbiamente sì, ma che un po' me la sono cercata, anche mangiando parecchia merda, perché se il gusto me lo sono tenuto per me, non è che per questo sia diventato più dolce, anzi. E poi mi dico che basta un niente, due centimetri nella nostra carne segreta, perché tutto questo finisca. E poi cerco di viverla meglio che posso. E poi mi dico che però certi luoghi comuni sono comuni perché veri. E poi mi dico che potrà finire tutto ma non una cosa. E mi illudo che sia vero. E poi so di non sapere e forse è giusto così. Poi rido. Poi piango. Poi rido ancora. E rido per sempre*.

Ci starebbe bene "Should I laugh or cry" degli Abba ma li ho visti di recente in una foto e mi sono venuti il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia e la lombalgia del camionista tutti in una volta. Va bene che l'alternativa sconfinfera poco ma quant'è brutto invecchiare...

*
Poi però mi chiedo anche se ci voleva il Sultanato per farmi scrivere queste cose, che prima serravo a settupla mandata nella mia anima. Deve essere la mancanza di Benita. Che si chieda di formare un governo per mandarmela qui come ambasciatrice dello "squilibrio stabilizzatore" (mi sento molto Aldo Moro con le "convergenze parallele").

martedì 12 marzo 2013

L'alfabeto di Filippo

Citazioni, idoli, affetti, aspirazioni, manie, miti, contraddizioni di uno "stuntman per cartoni animati" (cit.)

A come Amici

Quelli del bar, quelli con cui uscivo la sera, quelli dell'Associazione. Tutti, a loro modo. Le briscole, le interminabili riunioni in piazza per decidere dove andare, il giro dei locali, le grigliate, l'occhiolino del carpentiere moldavo coi baffetti da sparviero, l'"Andiamo a casa di Filippo", l'ignoranza. Tutto.

B come BasketConnection

La vostra, la mia, la nostra community. Ne cito qualcuno così gli altri possono incazzarsi e odiarmi molto: Stiv, GaborZ, Jakoooo, Lulla, hog, Dave, rici, kenco, Cresi, Pozz, Alex, Rod, CondorZ, maistros, ste, Alcool, BW, Baldo, hifly, zuna, hard, namberZ, Walker. No, Allen no.

C come Cantucky

I mobili, il pizzo, i cimiteri del primo novembre come l'Orto Botanico, le luminarie di Natale come Las Vegas e soprattutto il basket. Ovunque. Dai campetti fuori dal Pianella alla Gazzetta che si legge dall'ultima pagina.

D come Dieta

No glutine, no lattosio, no solanacee, no carne rossa. Due pasti liberi a settimana. Carne bianca due volte ogni otto giorni. Salmone, mandorle, cicoria. Zenzero ovunque. E molto, molto altro.

E come Emma (Watson)

L'irrealizzabile amore della vita mia.

F come Fumo

Ho fumato la prima sigaretta a dodici anni. A quattordici le nascondevo nel cespuglio fuori da casa, avvolte in un quadratino di cerata per timore che, piovendo, si bagnassero. Rothmans Blu: anche da cinno avevo un certo gusto. Ho smesso e ripreso infinite volte, perché fondamentalmente mi piace. Oggi un pacchetto mi dura due settimane, a volte tre. Preferirei tagliarmi le palle che fumare l'ovale.

G come Genitori

Due persone più diverse non potevano esserci. Una è ansiosa anche per andare a pagare un bollettino in posta, l'altro se cade il mondo si sposta il giusto per non prenderlo in testa. Una mi disse che lo scooter non me l'avrebbe mai comprato, l'altro annuiva facendomi l'occhiolino. Una urla anche quando sussurra, l'altro l'ho sentito urlare due volte in via mia (ed in entrambi i casi ho riso molto). Eppure quanto vorrei che tra trent'anni il rapporto tra me e la Zorza fosse come il loro.

H come Hey Ho! Let's Go: The Anthology

Era l'estate tra terza media e prima superiore. La prima volta che andavamo a Milano da soli. Eravamo molto punk. E molto punkianamente lo rubai. Il viaggio di ritorno in metropolitana fu un mix tra l'essere ormai diventato definitivamente punk, l'ammirazione degli amici e il braccio violento della legge che sentivo incombere su di me ad ogni fermata. Sarà tutto in prescrizione ma meglio non dare coordinate, anche perché chi frequenta la capitale morale avrebbe già dovuto capire. Sì, è proprio quel Vento cantato da Renato Zero. Quello è stato il MIO CD. Le 58 canzoni e quelle 80 pagine di booklet le ho consumate come un figiciotto anni Cinquanta con "Il Capitale". H però, in questi giorni, è anche Harley: non voglio sprecare parole inutili, specialmente nei confronti di un'artista della parola, e non voglio farla più tragica di quello che già è. Prendo in prestito quelle di Angelo, che ho trovato bellissime nelle loro asciuttezza. "Se pensarti può servire, io lo farò". Sono cinque giorni che lo faccio. Un abbraccio.
Se pensarti può servire, io lo farò
I come Idraulico

"Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono" (Primo Levi, La chiave a stella). Un mestiere che non ho scelto, fatto più per necessità (di uscire as soon as possible da casa) che per scelta, ma che ho molto amato, che mi faceva alzare la mattina col sorriso sulle labbra, che magari un giorno tornerò a fare. Chissà...

L come Lloret de Mar

La prima vacanza all'estero da solo, ideata e organizzata da me, da noi. Sì, ero già stato a Jesolo nel 2002 e a Denver l'anno prima ma ero in Italia nel primo caso e nel secondo era stata un'idea di mammà, interamente organizzata da ESL: Lloret è stata tutta un'altra cosa. Diciotto anni e il mondo in mano. Spiego per chi non lo sapesse: Lloret è una sorta di Riviera Romagnola compressa e, nello stesso tempo, al cubo, non cinematograficamente consacrata da quel capolavoro di "Rimini, Rimini". Anzi, in realtà è molto peggio. Un mare che definire orinatoio è fargli un complimento, spiagge di raccapricciante bruttezza, di giorno un normalissimo paesino di mare, di notte un girone infernale. Diciamo che è tutto "facile": alcol, sesso, droga, risse, bravate. Tutte robe che adesso, vecchio merdo, non farei neanche se mi pagassero, ma che allora erano l'eden, inutile nascondersi dietro un dito. Vabbé, basta polpettone sociologico. Una sera punto una fanciulla: tra me, lei e l'amore che stava scoccando si frappone una montagna nederlandese, una roba tipo 1,95 per 120 chili, che non faceva da custodia solo a me ma anche alla mia eventuale replica. Io, ovviamente sobrissimo, cerco di far valere fisicamente le mie ragioni, la cosa fa molto ridere lui ma incazzare il buttafuori che, non aspettando altro, mi scaraventa fuori dalla disco, alla camallo del porto coi sacchi di farina. I miei amici non avendo visto la scena, e non vedendomi più, vengono a cercarmi. Sono fuori dalla porta della disco e voglio aspettare il bestio per dargli una lezione. Vabbé, alcuni vanno a casa, altri cambiano discoteca e mi lasciano lì solo con uno, a farmi da balia (questo per farvi capire quanto ero sobrio). Ad un certo punto la montagna esce, io punto il dito: "E' lui" e parto. L'amico mi prende per il colletto della polo, tipo gancio per caricare i container sulle navi. "E' lui quale, quello?" - "Sì". Mi prende sottobraccio tipo Corriere della Sera: "Tu sei completamente scemo, ma scemo. Scemo. Scemo forte" e mi porta in hotel. Così, come il Corsera alla domenica mattina.

M come Mattei, Montanelli, Mullah Omar

Tre uomini che più diversi non si può, che conoscendosi si sono detestati o si sarebbero detestati. Tre uomini che hanno fatto molto e sbagliato altrettanto. Ma tre Uomini, che hanno sempre combattuto in prima linea, per un ideale, giusto o sbagliato che fosse, e che l'hanno fatto disinteressatamente, rimettendoci tanto, non rinnegando nulla. Tre Uomini e basta.

N come Numero 16670

"Lei non ha capito nulla della vita, l'odio non serve a niente. Solo l'amore crea!" (Padre Maximiliano Kolbe)
Non la condivido totalmente, ma visto il contesto e le decisioni assunte in precedenza, la trovo forse una delle migliori frasi mai pronunciate da bocca umana. 

O come Ormoni

Qui la visita medica aziendale è molto accurata, non è una formalità come in Italia. E' una sorta di benefit. Alla fine c'è un consulto col medico. "Lei ha gli ormoni di un sedicenne". Ho abbozzato ma volevo abbracciarlo forte e dirgli "Amico miooo, l'avevo capito da mo".

P come Pirati

"Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare" (Samuel Bellamy)

Q come Quadrupede

Ha anche imparato a nuotare...

R come Radio

La TV non la guardo quasi per nulla. Anzi, facciamo prima a dire che, partite escluse, non la guardo per nulla. Se non per qualche talent visto in condizioni precarie, ma ormai son tutti finiti. La radio invece la adoro. In Italia l'ascoltavo quindici ore al giorno. Dalle 6 alle 21. Qui ad un certo punto mi mancava talmente tanto che mi son deciso a comprarmi lo smartphone. Ascolto tutto e dio solo sa quanto mi piacerebbe farla.

S come Sultanato

La mia nuova casa. Uno Stato con una sua anima e non un parco giochi come gli EAU e una sua corrente religiosa, all'interno della galassia islamica (non sono né sunniti, né sciiti, ma ibaditi), molto liberal rispetto alle altre due correnti. Mare, caldo, lavoro che mi piace. Mi sto facendo anche un bel giro di bellaggente. In generale, per ora, si sta bene.

T come Teseo Tesei

"Non si preoccupi comandante, a costo di spolettare a zero, alle 4.30 l’ostruzione salterà!". Perché gli eroi delle guerre perse non sono meno eroi degli eroi delle guerre vinte.

U come United Kingdom

Io ho pochissimi pregiudizi. Direi quasi nessuno, se si esclude quelli che ho nei confronti dei rappresentanti della bandiera con la ruota raggiata, ma quelli sono post-giudizi. Uno di questi, pur all'acqua di rose, era sui sudditi di Sua Maestà. Senza di loro, quaggiù, in questo "scatolone di sabbia", sentirei molto più la mancanza di tutto. A prescindere da qualunque sia il loro livello d'istruzione, il numero di primavere, la provenienza geografica sono fondamentalmente dei cinni di tre anni, capaci di entusiasmarsi e di deprimersi con irrisoria frequenza. E io li adoro, ogni giorno di più. E poi ho sempre ammirato chi alla sera striscia verso casa, va a letto vestito, magari si alza pure di notte per stracciare però allo scoccare dell'inizio del turno di lavoro e lì: giacca, camicia, cravatte, ventiquattrore e Blackberry. Henry Chinaski lifestyle.

V come Vinsanto

Sei bottiglie trafugate dalla sagrestia. Cinque compari. La prima sbronza della mia vita. D'altra parte era solo la Notte di Natale. Nonostante il prete fosse un amico di famiglia fummo comunque sospesi per un anno, quindi per sempre dato che ne avevamo tredici, dal chierichettamento, saltando tutta la trafila di cerimonie di congedo che ci sarebbero state da dicembre a giugno, che allora erano la "lussuria proprio". Sei anni di messe servite alle 7.30 della domenica, di attacchi di panico perché le boccettine del vino e dell'acqua non si ribaltassero, di ricordarsi al sabato notte che tua mamma non ti aveva ancora lavato la cotta, puff. Buttati nel cesso. Senza quell'amicizia probabilmente avrebbero riaperto i Tribunales e riesumato Nicolas Eymerich.

Z come Zorza

Sempre, ovunque e comunque. My first, my last, my everything. Ella.

A ripensarci potrei fare un altro alfabeto: da Musica a Calcio, da Bukowski a Religione, da Ultras a Punk, da Ibrahimovic a Fitch.

lunedì 28 gennaio 2013

A boy and his dog

Già l'inizio del nostro rapporto avrebbe dovuto far capire come sarebbe andata a finire. Iniziò tutto un giorno di dicembre, semaforo di Alzate, anno del Signore 2005. La precedente morosa mi disse: "Pensa che scena sarebbe se mi portassi il regalo alla cena della Vigilia, vestito da Babbo Natale". Queste cose a me non vanno MAI dette, perché stimolano la componente tre-enne del mio cervello, che è come dire il 99% della materia grigia. E per cui, alla cena della Vigilia, sua famiglia al gran completo, un idiota suona il campanello, tutti a chiedersi chi possa mai essere perché, come disse la Giulia, "anche Filippo adesso dovrebbe essere a preparare l'altare" tranne i bambini che, ignari del condizionale presente, affacciatisi alla finestra affrescarono "Babbo Natale, Babbo Natale". I suoi parenti mi salutarono con un misto di stupore e divertimento, ma appena congedatomi, una sua zia le si avvicinò e le disse: "Sei fidanzata con un cretino, ne sei consapevole?".

Il regalo era una palla di pulci, pelo e zecche di due mesi. Talmente peluchosa che venne chiamata "Trudi". Era, sarebbe dovuta essere, la nostra cagnoletta, stava da lei, ma io praticamente vivevo in quella casa (andavo ancora a scuola: praticamente 8-14 a scuola e 14-ora indefinita a casa sua) ed ero il suo giocattolo preferito (della cagnoletta, eh, della cagnoletta) perché contrapponevo la mia iper-cineticità alla tranquillità e dolcezza di quella famiglia, composta da tre donne. Poi ci lasciammo, rimanemmo in cattivi rapporti per ben dieci giorni e ci riappacificammo in un'armonia che dura tuttora. La cagnoletta, divenuta cagnona, passavo a trovarla almeno una-due volte a settimana e andava bene così. Senonché un anno e mezzo dopo l'ex sfornò prole e per cui, visto che già le tensioni familiari si potevano tagliare con la motosega (diciamo che la gravidanza, peraltro pure complicata, non era esattamente voluta), mi offrii per prendermela in carico.

Da allora viviamo insieme. E quando dico "viviamo insieme" vuol dire, almeno fino a quando ho vissuto in Italia, praticamente 24 ore su 24, escluse uscite con gli amici o con la morosa, ma lavoro incluso. Vuol dire che se andavo/vado in bagno o tenevo/tengo chiusa la porta e allora si mette/va lì fuori, spalmata per terra, ad aspettare che uscissi/esco oppure, se solo la tenevo accostata, da/va un colpo di muso, e mette/va, tra lo stipite e la porta, la ghigna con un'espressione "Legata alla catena fin da piccola, cresciuta tra i suoi escrementi, salvata dai volontari, in 15 anni non ha mai vissuto il calore di una famiglia, adottala e falle trascorrere in serenità questo lasso di tempo che le resta da vivere". Quando siamo venuti qui, lei è stata spedita qualche giorno prima (peraltro con un'esortazione/minaccia all'hostess di terra - non quella del blogroll - che è meglio non replicare) ed ha passato giornate intere a piangere, per la felicità della morosa, a cui è molto legata, come la corda all'impiccato. Quando sono arrivato in aeroporto ad aspettarmi c'era il dinamico duo collegato da un guinzaglio. D'odio. Per iniziare a camminare ho dovuto incazzarmi solennemente, altrimenti era un continuo passarmi tra le gambe per evitare che la abbandonassi di nuovo. Arrivati a casa, siccome c'erano da sbrigare delle commissioni e lei continuava a saltare sul letto per non mollarmi neanche là, ho dovuto chiuderla fuori dalla porta della camera e mentre le sbrigavamo, c'era un sottofondo di mariomerolate in versione canina fuori dalla porta. Perché lei non è gelosa: quando mi avvicino troppo alla morosa, lei prima lancia due guaiti di avvertimento ("Ma che stai affà?"), poi, se proprio mi ostino, sbuffa e si gira di culo, per segnalarmi la sua contrarietà. Allo stesso modo mi è impedito di accarezzare qualsiasi altro cane per strada, altrimenti è FINITA. E' l'unico cane che i fagiani non li caccia ma ne scappa.

Penso di aver un rapporto di fortissimo amore/odio filiale ma tipico con mia mamma, un rapporto di enorme stima/emulazione ma tipico con mio babbo, un profondissimo senso di amicizia ma tipico colla cerchia dei miei amici ma due rapporti penso, forse, anzi probabilmente, ingenuamente, forse, anzi probabilmente, banalmente, forse anzi probabilmente, vanagloriosamente, che siano speciali: quello con la mia morosa e quello con questo sacco di peli, pulci e zecche che riempie le mie giornate. O forse no, non sono speciali, sono comuni, ma rimangono speciali. E' il primo essere vivente che mi abbia fatto imparare la parola responsabilità, nel senso che lei dipende in tutto e per tutto da me, anche sotto l'aspetto pratico, che si tratti di curarle la congiuntivite o di portarla a pisciare o di, ..., evitare che ogni 7-8 mesi mi trasformi casa nel set di un film splatter. Io non piango mai, non è che lo consideri un punto di forza o di debolezza, è così e basta, non è che posso sforzarmi a piangere. Ecco, quando penso che le mancano 7-8 anni di vita ad essere larghissimi, mi viene una gola bondage. Viv(ev)o in campagna, amo gli animali, ci vivo in mezzo fin da piccolo (penso di aver avuto tutte le specie di animale domestico o da reddito conosciuti) ma non sono animalista, primo perché non mi piacciono le sette (è una dei motivi per cui mi definisco cristiano e non cattolico) e poi perché, pur con continui dubbi, continuo a considerarli nient'altro che un anello della catena alimentare. Detto questo, lei rimane una cagnona, io il suo capobranco. Si fa quello che dico io e niente mollezze borghesi tipo il letto (coperta e ringraziare), circolazione libera per casa (cucina off limits), cibo dal tavolo (che hai già il tuo), cappottini, gingillini, ecc...ma, allo stesso tempo, non mi frega una sega di quelli che dicono "Alla fine sono cani", "Si pensa più ai cani che ai bambini" (questa solitamente è pronunciata da chi, per non sbagliarsi, se ne fotte di entrambi) o amenità di questo genere, anzi li compatisco perché è evidente che "un cane" non l'hanno mai avuto o se l'hanno avuto, non oso manco immaginare come l'hanno trattato. E si sono persi moltissimo, troppo, quasi tutto. Poveri loro. E beato me. E voi, chiunque abbia capito di cosa sto parlando.

P.S.
A giugno, con l'Associazione, abbiamo organizzato una serie di camion per i terremotati emiliani. Ogni camion ha 26 bancali. 24 per i terremotati "comuni", 1 di cibo halal (macellazione islamica) e 1 per gli animali. Una simpatica vecchina pensò bene di obiettare. "Filippo, basta, adesso ha capito, l'hai insultata abbastanza". Alle volte il mio rispetto per l'età va a farsi benedire.

lunedì 21 gennaio 2013

Sai che amarti non è mai abbastanza

Domani sarà giorno-ansia, sono convocato dal Megadirettore per un report sulla mia attività in questi primi mesi. Ma oggi è giorno-felicità. Uno degli amici del bar, stanti i miei mirabolanti report e la florida situazione economica italiana, ha fatto i colloqui per entrare nella Megaditta, con l'obiettivo (o il trucco, visto che la disponibilità a trasferte extraeuropee prolungate fa schizzare in "graduatoria") di raggiungermi e, a quanto pare, sono andati bene. Ci vorranno mesi e magari manco lo spediranno qua (la disponibilità per uno specifico Paese viene poi vagliata) ma il mio tempo libero potrebbe subire un'improvvisa impennata. Lui è un grande, ci conosciamo da quando eravamo all'asilo, e una volta dei tossici gli scavallarono l'auto. Quelli che gliel'avevano rubata l'avevano usata per fare dei furti nelle case poi, boccheggiati dai Karabigneri, si erano dati alla fuga, scappando nel bosco, centrando un albero e scappando a piedi (poi accalappiati). La macchina aveva tre mesi di vita, la stava ancora pagando (e l'avrebbe fatto per lungo tempo) con un finanziamento e quella fuga l'aveva trasformata in un relitto. Lui non si perse d'animo, apri la portiera posteriore, controllò nel taschino del sedile e, trionfante, aggiunse che "I CD me li han lasciati, però". No, non era la Butcher Cover dei Beatles ma una serie di Hit Mania primi anni Duemila. Masterizzati.

C'è stata la Settimana della Moda. Molto interessante. No.

"Ma tu che sei occidentale, dimmi un po', ma se una occidentale mi sorride vuol dire che c'è qualcosa tra noi?"
"No"
"Ah"
"Ma chi hai parlato insieme?"
"No, mai"
"Ah"
"Chi è?"
"M."
"Ah"
"Eh"
"Però potresti monitorare la macchinetta del caffè e quando arriva, casualmente, ti fai trovare là" - pensiero: "tanto, per quello che hai da fare" - "così almeno ci parli insieme"
Attendo con ansia Al-Porfirio Rubirosa e le evoluzioni caffeiniche.

A lavoro suo un tizio ha chiamato la mia morosa "Lanterna della mia conoscenza". 
"Pensa, mi conosce appena da due mesi e già mi parla così"
"Eh"
"Te non mi ha mai chiamato così" - disse quella che mi chiama: "Oh"

Io in realtà dedico anche canzoni d'amore. Alla cagnona, però. Ad esempio mercoledì scorso eravamo in spiaggia a giocare con la palla e l'ho abbracciata forte forte, mentre le cantavo "Se io non avessi te" di Nek (solo canzoni di un certo livello). Già i cani qua non sono molto amati...la scena, vista da un buon numero di persone, sicuramente starà contribuendo ad aumentare la lunghezza metrica del fascicolo aperto a mio nome dai servizi segreti locali.