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mercoledì 3 dicembre 2014

Ten seconds to andarmene affanculo



E' già un mese che non scrivo. Quante cose sono successe. Voce fuori campo: un cazzoooooooo. Di seguito gli episodi più esaltanti dell'ultimo mese. Utenti delle case di riposo leggete ed esaltatevi con me.

1) Oltre a quanto già in precedenza elencatovi, da una settimana dormo con un uomo di colore. Di quel colore là. In due letti separati. Separatissimi.

2) In compenso, per farvi capire l'abbruttimento, il collega con cui ho legato di più è uno che ha il corpo ricoperto di tatuaggi che vanno dal labrys ai fasci littori, dal teschio della Decima Mas ai motti del Ventennio e mi ha detto che quando ritorna vuole farsi un nuovo tatuaggio politico. Gli ho proposto "Noi non siamo del Leoncavallo" nel caso qualcuno avesse dubbi. Lui non ha capito. A volte mi dice "Ritorneremo", io gli dico "Sìsì, il 19 dicembre". Lui non capisce. Evidentemente è la condizione necessaria e sufficiente per farsi assumere.

3) A differenza sua, io sto benissimo. L'altro giorno, per un'operazione di preparazione ad una rilevazione, avevo in mano un crivello (non la raffinatissima Giorgia, che è di Bernareggio, Brianza profonda, ci tengo a ricordarvelo), che sarebbe quella cosa qui
  
e mi stupivo perché i granuli cadevano, anziché finire in fondo alla rete di maglie. Ebbene, amici miei, tenevo il crivello allegramente girato al contrario. Sono andato avanti per una buona decina di secondi a farmi domande sul curioso fenomeno fisico. Forse è meglio non capire e sperare in anacronistici (voto 2) ritorni.

4) Il puntello della mia allegrezza è la ricerca quotidiana della minore interazione possibile con esseri umani di sesso maschile - che poi qui sono tutti uomini a parte due donne con BMI superiore a 15,5. Quindi uomini, per me. Loro cercano di coinvolgermi. Io cerco di non farmi coinvolgere. Loro dicono che Emma Watson in fondo non è così meravigliosamente sublime. Io per una volta non dò ascolto ai consigli di mamma sulle "brutte compagnie" e mi coinvolgo. Mandandoli sonoramente a fare in culo, tirando in ballo le (loro) madri, le (loro) sorelle ma anche l'astemìa dei (loro) padri. Loro ridono. Un giorno li ammazzerò.

5) Mi hanno inflitto quattroeurovirgolatredici di penale sullo stipendio. Peraltro proprio ieri ragionavo - c'erano dei medici pronti ad intervenire in caso di complicazioni cliniche - sul fatto che quando esercitavo la nobile dell'allenatorato - mi chiamavano "Maestro" (giuro) e io ovviamente lasciavo fare ché anche quello serviva a gonfiare la ruota del pavone - pigliavo all'ora più di quanto prenda oggi.

6) E' arrivato l'assistente psicologo del lavoro. Già il fatto che ci abbiano mandato l'assistente fa capire quanto siamo considerati. Il mio colloquio si è aperto con l'assurda richiesta "Che problemi ha rilevato dall'arrivo in questo impianto?". La mia risposta è stata "Lei ha intenzione di morire di vecchiaia seduto su quella sedia?". Lui ha riso. Siamo finiti a parlare di basket. Quanta serietà, quanta empatia, quanta li stramortacci mia.

7) 19 rientro. 20 cena della leva ("dai, non fare l'asociale"). 21 cena delle superiori ("dai, non fare lammerda"). 22 cena ex-colleghi ("dai, non fare il robboso"). E mi hanno anche già chiesto "Ohhhhhhh, Filipppppppo, cazzo fai l'Ultimo?". E improvvisamente mi sono sentito piombare addosso come piombo (ah ah ah) tutto il carico ingiustificato della saudade che ho provato durante quest'anno che mi sembrava infinito. Non voglio più tornare. No, scherzo.

8) Skypo con la Zorza. Passa dietro un coglione (non ci si crede, vero?). 
Coglione: "Ciaooooooo, moje di Filippo"
Giorgia: "Ciaooooooo"
Filippo: "E' romano!"
G: "Dai?"
F: "Te lo chiamo!"
F: "Andreaaa, vieqqua"
Coglione arriva
G: "Sei di Roma?"
C: "Sì"
G: "Zona?"
C: "Pomezia"
G: "Levate va"

9) Ieri Ella ha sostenuto l'A2 di tedesco. Io, per ovvi motivi, no.  Lei non è una che fa pesare le cose. No. Ieri sera smessaggiamo, le chiedo cosa sta facendo, mi risponde che sta leggendo Hegel, in tedesco. L'ho insultata. Pesantemente.

10) Un altro tecnico mi telefona per un lavoro che dovrebbe fare lui ma lui decide che devo farlo io alle condizioni poste da un terzo tecnico. Già qui capite che la mia situazione psichiatrica già precaria diventa quella di Ed Gein. 
"Ascolta, facciamo così: io gli mando una mail e ti metto in copia, così io e Boris (perché tutto parte dai nomi: cosa cazzo vuoi pretendere da uno a cui le due persone che dovrebbero amarlo di più a questo mondo, hanno scelto di affibbiare il nome BORIS??? ndF) decidiamo i vari passaggi e tu sai cosa fare"
La mia risposta pacata per cui ha minacciato prima di bussarmi, poi di licenziarmi (non so con quali poteri ma non sottilizziamo), poi di denunciarmi è stata: "Devi finirla di collezionare cromosomi". 

Ciao belli e ricordatevi sempre "Beato tu che sei all'estero, qui è tutto uno schifo" slash "Beato tu che lavori in un ambiente internazionale, ricco di stimoli e di culture differenti".

P.S.
Ho (ri)iniziato ad ascoltare i Prodigy. E' grave? In realtà lo faccio solo perché immaginare migliaia di persone strafatte di droghe sintetiche che si muovono come una via di mezzo tra Robocop, Ken di Barbie e i tori di Pamplona è un'immagine che riporta una terapeutica serenità in questa mia anima tormentata.

mercoledì 3 settembre 2014

The Italian Job



Tutto cominciò una mattina di fine agosto. Era usanza che io facessi una settimana di vacanza con mio babbo che per contratto aveva cinque giorni di ferie in più di mammà. In quella settimana ci si preparava alla scuola, si finivano i compiti e si facevano 2-3 gite che iniziavano al mattino e si chiudevano in giornata. Quel giorno però dovevano arrivare a casa nostra i muratori a sistemare le tegole del tetto. E i muratori arrivarono. "C'è un problema, il ragazzo che doveva venire con noi, stanotte è stato male e quindi siamo solo in due, ci servirebbe qualcuno a darci una mano". Qualsiasi altro genitore si sarebbe offerto. Lui no. Offrì me. Nove anni. I muratori rimasero perplessi ma alla fine dissero che andava bene. Il mio lavoro consisteva nel pigliare la corda con nodo scorsoio che calavano dal tetto, infilare le tegole, chiudere il nodo e fargli segno di tirarle su, pigliare la caldarella piena di detriti che calavano dal tetto, svuotarla nel cassone del camion e fare segno di tirarla su. Quattro ore in cui mi divertii anche, debbo dire, se non fosse stato per quei continui "Attento eh, attento". E alla fine, oltre al divertimento, mio babbo mi diede anche settantamila lire, probabilmente per comprare il mio silenzio. Ma chi m'ammazzava? Infatti tutto orgoglioso lo dissi a mammà quando la vidi tornare dal lavoro. "Scusa, Fily, spiegami bene la storia" - "Eh, gliene mancava uno e allora hanno preso me!" - "Ma non poteva andare papà?" - "Lui ha detto che dovevo andarci io". Ricordo bene il passo dell'oca, che le è sempre venuto benissimo, con cui salì le scale. Lo affrontò piegando la testa leggermente verso sinistra "Tu sei completamente scemo" - pausa - "Anzi, la scema sono io, che dovevo capirlo da quel dì".

Il primo lavoro vero fu (riprendo un vecchio post)

"[...]Trenta dipendenti, fondata nella seconda metà degli anni Sessanta, in pieno boom economico, facevano tappi, maniglie, cappucci, protezioni, nastri, flange. Tutto in plastica, che iniziava proprio in quegli anni la sua clamorosa scalata al successo come materiale di straordinaria versatilità. 
Alpino, pugile in gioventù, capace, questo vuole la leggenda, di saltare sulla ribalta dei camion (1 metro) con due sacchi da 25 kg di boiacca nelle mani, era noto come "Ul cassù" ovverosia "Il mestolo" per la sua familiarità nel tirare chiavi inglesi del 30 nei confronti dei dipendenti che si fossero resi protagonisti di errori di lavorazione. Lei, che ci ha lasciato a gennaio dell'anno scorso, zitella, era tanto affettuosamente quanto carbonariamente chiamata dai suoi dipendenti schiavi come la "spaccacazzi dei sottotappi" per il suo realismo nel pigliare ordini. "120k sottotappi? Ne abbiamo a magazzino solo 50k!" - "Sìsì, non c'è problema, non ho fretta. Per quando riesce a completare l'ordine?" - "Domani va bene?". 
Col tempo si addolcirono entrambi (lei, ad esempio, negli ultimi anni aveva preso anche l'abitudine di salutare chi incontrava), ma negli anni Sessanta e Settanta il lavoro estivo degli adolescenti del paesello di mio babbo si divideva in due categorie: i promossi andavano a lavorare, i bocciati andavano a lavorare dal Cassù. I suoi metodi educativi si dimostravano più efficaci di quelli della Montessori nel raddrizzare giovinotti spiantati. C'era gente che dopo essere stata bocciata un anno in prima liceo, in quello successivo si laureava in Ingegneria Aerospaziale. Due anni di lavoro dal Cassù ed eri pronto ad entrare nella Legione Straniera. Come istruttore. C'era gente che tornava a casa e passava la serata a guardare il soffitto. "Cosa c'è?" chiedevano, piene di sensi di colpa, le loro madri "Sto pensando che domani lo debbo rivedere". 
Mio babbo, e il sottoscritto di conseguenza, invece era paraculato, perché nipote della moglie del Cassù, l'unica persona al mondo capace di tenerlo a freno, e quindi con lui il Cassù andava sì di chiave, ma mai superiore al 12. Perché era comunque uno che al vincolo familiare ci teneva.[...]
L'anno seguente il Cassù ebbe un calo di ordinativi che lo portarono a non assumere più per la sola estate, lo venni a sapere proprio a inizio giugno, dovevo pagarmi le prime vacanze a Jesolo (ebbeh, allora...), tutti erano già sistemati e finii a lavorare in nero, per una miseria, e su turni. Ricordo ancora con dolore il terribile turno 22-6 in cui sul tragitto per andare a lavoro passavo davanti al mio bar che proprio alle 21.30 iniziava a popolarsi, con le varie compagnie che lo usavano come luogo di ritrovo per poi trascorrere la serata in altri meravigliosi luoghi. Guardo le immagini dei bambini che lavorano nelle miniere e gli dico, pensando che possano sentirmi, "Eh, se sapeste quello che ho passato io, sorridereste alla macchina fotografica". Il proprietario pagava in nero perché era un amante del rischio: mai fatto lavoro più pericoloso. Realizzavamo reti metalliche con macchine che facevano paura solo a guardarle, le cui uniche protezioni erano le madonne che tiravano gli altri operai. Infatti nell'altro turno un mio omologo (studente che lavorava in estate) parcheggiò una mano dentro una trancia. Inevitabilmente, dato che arrivarono in azienda Polizia Stradale, Carabinieri, ACI, ANAS, AISCAT, AUTOSTRADE PER L'ITALIA e la partecipazione dell'AGIP, ci lasciò a casa tutti. Fortuna volle che comunque avevo già messo via soldi a sufficienza per le vacanze. Poi passammo gli ultimi giorni a rubare dallo spaccio del campeggio ma questa è un'altra storia... 
Al processo, il nostro uomo si difese dipigendosi come un benefattore che toglieva i giovani dalla strada, garantendogli un lavoro. Quando lo venni a sapere capii che questo mondo era popolato anche da gggente che non distingue tra il culo e la faccia. Cogli anni scoprirò che la maggior parte della gggente ha la faccia come il culo.

L'estate successiva Donna Elena decise che DOVEVO imparare l'inglese. E fu Ashley. E furono i nanetti a cui lei aveva iniziato a fare da babysitter. E fu che il nanetto maschio minacciava di modificare il ciclo delle stagione a lacrime ogni volta che mi allontanavo di sette centimetri dalla sua posizione. E fu che finimmo a dividerci i nanetti perché le bimbotte, già allora più sgamate, mi vedevano come Barbablù. E fu che i genitori decisero di farsi dieci giorni in California da soli. E fu che praticamente diventai il padre temporaneo del nanetto. Che poi è stato quello che mi ha insegnato l'inglese. Non ho mai avuto il coraggio di dirlo ai miei superiori, che così capirebbero perché lo parlo bene e lo scrivo come un bimbo di prima elementare. Al momento dell'addio, guance interne massacrate per evitare mariomerolate. Il nanetto quell'anno iniziò ad andare alle elementari. Il primo giorno tornò da scuola dicendo a sua mamma che: "Filippo era un maestro migliore". Se ci ripenso, ricomincio a masticarmi le guance interne. Poi com'è normale che sia i contatti si sono diradati ma quando un mese fa mi ha mandato un'e-mail dicendomi che stava iniziando a pianificare l'anno sabbatico tra high school e college che vorrebbe trascorrere in Italia, ho dovuto ricominciare a masticarmele. Non fu un vero e proprio lavoro ma debbo dire che oltre a mettere da parte qualche dollaro, prontamente sputtanato in canotte NBA che ci volevano due Filippo per indossarle, i racconti delle cose che successero in quei mesi, protagonista il nanetto, sono ancora uno dei pilastri con cui tendo a svoltare le serate-down in locali di dubbio gusto. I bimbotti sono bellissimi, in comode rate da dieci minuti alla settimana.

Arriviamo all'estate dei diciotto anni. Io quell'estate non è che ce l'abbia granché presente. Ho solo presente che al lavoro c'era Lei. Che lavorava con me. Che mi disse No e No e No. Ma allora non esisteva ancora il reato di stalking. Però esisteva il No. Secco e categorico. Per tutti ma non per me. Ché se lei mi chiedeva "Filippo, dove sono le bobine?" io avevo già in mente di prenotare tutte le chiese e tutti i ristoranti del lago la data del nostro del matrimonio. Sapevo tutto di lei: dove abitava, dove usciva, chi frequentava. E allora Facebook aveva quattro mesi e lo conosceva giusto Zuckerberg. Tutto il lavoro di ricerca era farina del mio sacco, c'avevo un dossier tipo Nanni in "Bianca". A distanza di dieci anni posso esprimere un commento sereno e pacato, oserei dire istituzionale: "Ti meriteresti le peggio cose, stronza demmerda. T'ho sacrificato un'estate per l'anima del cazzo!". Anzi, magari per l'anima del cazzo. L'ho rivista a dicembre (lei eh, non l'anima del cazzo). Anzi, mi ha rivisto a dicembre perché io mica l'ho riconosciuta, dato che se allora pareva una bambolina, ora la vedrei bene come matrioska maggiore. Le mie maledizioni possono essere lente ma sono inesorabili.

L'estate successiva lavorai in una cooperativa che durò un'estate. Ma non per colpa mia, che futuro poteva avere una cooperativa in cui si sbucciavano e lavavano verdura e frutta? Peraltro popolata da "lavoratori" anche simpatici ma storditi in una maniera tale che ti chiedevi se avevano trascorso la loro infanzia in una cassa del Number One. Un episodio per tutti: andavo a lavoro con quel Booster che ormai maltrattavo da cinque anni e la spia della broda non si accendeva più, per cui facevo benzina ogni tot km. In quei giorni, chissà dove avevo la testa, mi dimenticai di farla e rimasi a piedi sulla strada per andare a lavoro. Sulla stessa strada OGNI giorno incrociavo quello che lavorava nella postazione DI FRONTE alla mia. Sono lì che smadonno perché nell'avantindré dal benziano avrei perso la mezzora quando passa questo in auto. Ricapitoliamo, io sono lì, col motorino parcheggiato a bordo strada in curva, smadonno e arriva lui che mi lavora di fronte e sa benissimo che sto andando a lavoro. Cosa fa? Mi saluta e passa via. Arrivo a lavoro colla rabbia, ma anche il cimurro e pure la leishmaniosi, e questo mi fa: Filippo, ma cosa ci facevi lì? - O razza di pirla, avevo finito la benzina, non si capiva? - Nooooooo, sul serio, ma cazzo dovevi dirmelo: mi sarei fermato. Il TFR lo spesi in mazze chiodate.

Quell'inverno c'era in programma colla morosa di allora di fare un grande viaggio losalcazzodove (poi nell'incertezza su dove fare il viaggio, ci lasciammo) ed essendo sempre a corto di quattrini e non volendo chiederli ai miei, trovai il lavoro definitivo, quello casalingo. Avete presente le cinture colle borchie? I bracciali molto roooock, ecc. Ecco, io mettevo le borchie. A 5 centesimi a borchia. Ricordo il primo giorno di lavoro: da una parte un sacco con 5000 pezzi in pelle (similpelle, dai), dall'altro un sacco con svariate tipologie di borchie. Le recava in mano un simpatico capoarea che mi disse: domani alle 16 passiamo a ritirare. Domani che? Erano le 16, c'erano 24 ore di tempo, mi misi di buona lena e iniziai a mettere borchia su borchia: alcune (me le ricordo ancora: cono, killer, stud, piramide e QW) erano solo da avvitare, per quelle circolari invece c'era una macchinetta in comodato gratuito - il buon cuore, la grande anima, la generosità della casa madre. Alle 17 ero bello soddisfatto. Ma, dai, pensavo fosse più difficile. Alle 4 del mattino avevo ancora 1000 pezzi da fare e non avevo dormito un cazzo. Poi presi il giro (=mi cinesizzai), aiutato anche dal fatto che ogni tanto mi capitava di borchiare abbigliamento sadomaso che mi faceva molto ridere. Poi capii che forse era il caso di cercarmi un lavoro che non mi riducesse tipo il Chaplin di Tempi Moderni.

E iniziò la ricerca di un lavoro definitivo: dopo aver fatto il tornitore (benissimo, bravissimo - ma soprattutto bellissimo - però al termine del contratto puoi andare gentilmente, cortesemente, signorilmente a fare in culo?), l'accompagnatore di camionisti (nel senso che li accompagnavo nei viaggi lunghi), l'omino delle pizze (Brazzers e Naughty America purtroppo rimangono delle - meravigliose - opere di fantasia), il commesso/segretario/insomma quella roba lì in palestra e forse dimentico pure qualcosa, incontrai l'uomo che mi cambiò l'esistenza, lavorativa ma forse non solo, una sorta di secondo padre. Siccome poi la vita è una merda, cinque anni dopo mi e ci lasciò, al termine di tredici mesi di inusitata sofferenza. Per non farla troppo lunga che questo è un post da cazzeggio e poi mi viene il groppo in gola mentre scrivo, questo è quello che lessi al suo funerale.
Hai lottato come un uomo con la brutta compagnia
che non eri mica stanco
che nessuno mai è pronto quando c'è da andare via
hai pregato bestemmiando per la rabbia per tutta l'agonia
per le scelte che stava facendo Dio


Come sempre in questi casi ci sarebbero tante cose da dire, tante emozioni da rivivere, tanti anedotti da raccontare. Uno per tutti, il giorno in cui mi ha assunto. Dunque, cosa conosci o cosa sapresti fare a livello di idraulica? Niente, però ho una discreta motivazione. Derivante da? Non vedo l'ora di andare fuori di casa.
Risata: Beh, mi pare una buonissima motivazione.

Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi...


Un mestiere che ho amato in maniera viscerale, che solo chi mi ha conosciuto nel profondo sa quantificare la misura del piacere che provavo ogni mattina quando mi svegliavo, perché gli altri non si capacitavano e pensavano che la mia fosse quasi una posa, un mestiere che mi ha fatto apprezzare e vivere in prima persona quella frase definitiva di Primo Levi sulla felicità umana con cui penso di avervi già sfrombolato a sufficienza i maroni e le ovaie: Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono e un mestiere che, in ultima analisi, conto di continuare a fare una volta tornato in Italia, in una maniera o nell'altra. Ché lo so che di questi tempi è come bestemmiare in chiesa ma per me nessun contratto a tempo indeterminato vale determinate sensazioni che si chiamano orgoglio del lavoro ben fatto, piena autonomia nelle decisioni, armonia dell'ambiente lavorativo.

venerdì 22 novembre 2013

Di quando e di quanto l'MP3 può essere porco e infame


Oggi mentre sono lì a comparare dati DI MERDA, stendere report DI MERDA, analizzare relazioni altrui DI MERDA, ciccia nelle orecchie 'sta robina qua. Manco mi ricordavo di avercela caricata, chissà quanti anni fa. Ma si può? MA SI PUO'?

martedì 19 novembre 2013

"Bisogna combattere senza odiare per dimostrare quanto vale il cuore". Va bene, man, tieni ragione: però a me stan sul cazzo tutti



- Non scrivo perché non c'è un cazzo da scrivere.

- Questo è un posto di merda che più di merda sulla Terra non penso esista niente.

- I passa(uncazzo)tempi sono la salaTV e una palestrazza.

- Sala TV: proprio come nelle pensioni merde della Riviera romagnola, quelle che non c'avevano manco la TV in camera. Quelle dove andavo coi miei nonni, per capirci. Quella dove mio nonno cristonava sempre con un altro vecchio perché lui voleva vedere il TG3 e l'altro il TG1.

- Io in palestra ci sono andato un mese in tutta la mia vita. Mi sedevo sulle panchine a bere il Gatorade e guardavo quelli della sala cardio dicendo "Dura la vita, eh!"

- Capite che di passatempi mi rimane solo l'eroina?

- Ci sono dei russi. Che uno si chiede: ma con tutto il fottuto gas che avete in patria, perché vi sfondate i coglioni in 'sto posto? Oltretutto bevono ma non ruttano, non cantano e non sono felici. Ridatemi i miei inglesi.

- "Spain is an awesome country, mate!" - "Why?" - "Well, it's full of english people. You can find all the beers you could want. I can watch Premier League, because it's plenty of sports bar. Air coinditioning is more fucking massive than Stockport. I like bolognaise spaghetti, carbonara sauce and Spanish cuisine. But there are also McDonald, Burger King and KFC! Everybody go there, so we decided to do the same. And then..." - occhiolino - "Cristiano Ronaldo oh la la la" e braccia al cielo che ondeggiano.

- E sono passati solo nove giorni. Ne mancano altri trenta. Ma io ve lo dico: tra due settimane mi arruolo nelle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. E lo dico specialmente a te, agente segreto che mi leggi.

- Quasi tutti i miei colleghi italiani mi stanno sul cazzo. Quelli catalani manco a parlarne. E io se uno mi sta sul cazzo non riesco a mascherarlo troppo bene. Quindi c'è della tensione.

- La gente che puntualizza deve incularsi. Oggi in mensa, uno di quelli che mi sta meno sul cazzo dice: "Se vuoi capire cos'è il Vietnam, fai due figli in tre anni". Ora, a questa gag o ridi o non ridi. NON ROMPI IL CAZZO dicendo che tu ne hai fai tre in cinque, che l'hanno fatto in tanti, che c'è di peggio. E' una battuta, non un trattato di psicologia dell'età evolutiva, DIODUNDIO. Quindi inculati e poi muori. Gonfio.

L'unico motivo di gioia della settimana è stato che mio babbo ha incontrato il mio prof d'italiano delle superiori che gli ha detto di salutarmi. Pensate voi che vita di merda.

- Se è vero che io ho fatto delle scuole superiori che lasciamo perdere, lui era uno degli aspetti più da lasciar perdere. La sera prima della terza prova mi telefonò per tranquillizzarmi: "E poi comunque la seconda è andata bene, sei stato il secondo della classe" - "Ah sì? Convinto fosse venuta una schifezza e invece..." - "C'è X che ha preso 14 e poi tu, che hai preso 5" (in realtà avevo preso 10, ma non vorrei focalizzarmi sui dettagli). Beveva parecchio.

- Alle cene della classe si ricorda ancora con emozione quando andammo a visitare un caseificio di Grana Padano a Castenedolo, in cui alla fine della visita ci accompagnarono alla degustazione di Grana Padano e, per i professori, vini della Franciacorta. Lui, con la simpatica battuta "Mi dia un po' di Grana che non vorrei perdere la sete", mangiò una betoniera di formaggio annaffiata da un bidone di rosso. Il viaggio da Brescia durò tre ore, con frequenti fermate nelle piazzole di sosta, tra le bestemmie dell'autista.

- Le patenti a lui duravano 2-3 mesi. A parte l'amore per la bottiglia, c'era che non ha mai capito come si prendono le rotonde che, come qualcunA sa, in Brianza sono una religione. Lui le pigliava un po' a caso, come gli veniva, senza preoccuparsi di senso di marcia e precedenze. "Sono un uomo di lettere, non ho senso pratico". Poi decise di non pigliarle più e di comprarsi un'Ape. A cui tolse le portiere perché altrimenti non ci stava dentro. La usava anche per andare a caccia, sparando direttamente dall'abitacolo.

- Anni dopo lo incontrai durante una delle prime passeggiate con la Trudi. Ci correvano incontro sette-otto cani. Dieci metri di loro un'Ape. I cani iniziano ad abbaiare belli cattivi. Ad un certo punto l'Ape accelera e si schianta addosso ad uno dei cani "/&%$£%&/=^&/%$£, via, via". Era lui.

- Cani con cui viveva in casa. Conoscendo lui e conoscendo quanto possano essere merdi i cani (sette-otto poi...) le grandi pulizie stagionali probabilmente le faceva col napalm. No, in realtà non le faceva.

Saluti. E se vedete alla TV un campo profughi, pensate che c'è chi sta peggio (del campo profughi).

martedì 11 giugno 2013

Le vacanze sono arrivate, voi ragazzi che cosa fate? Io pensavo di andare al mare, in America forse a surfare. EH SI', IL CAZZO.


Sono giorni duri, come cantavano i Derozer in un memorabile 45 giri a metà con Gli Impossibili (che citazioni colte alle 18.47 di un martedì qualunque), un po' per gli impegni, un po' per il caldo umido che toglie la voglia di vivere, figuratevi di scrivere, un po' per il fatto che tra meno di un mese inizia Ramadan, la morte civile di ogni paese islamico. Prima o poi farò un post su 'sta gente che ogni giorno riesce a stupirmi sempre più. Non ora però perché l'umidità ottunde il pensiero laterale per cui non so legare le frasi. Quindi vado di spifferi di pensiero frontale. In realtà non so che cazzo sto scrivendo, però 'sta cosa del lateral thinking ultimamente va di gran moda qua dentro. "Ingegnere, c'è un problema nell'impianto di smaltimento dell'acido solfidrico e per attuare la procedura di protocollo serve fermare il treno" - "Nonononono, fermare il treno non è possibile, abbiamo già perso troppo tempo settimana scorsa, provi col pensiero laterale". Io a quel punto vado a fumarmi una sigaretta e fingo di essere "Nella Terra di Bob".

- Sono stato come """relatore""" ad una """lezione""" pratica alla Facoltà di Ingegneria Chimica e del Petrolio della locale università. Una bella esperienza, anche perché ho fatto, e quindi imparato, un monte di cose per preparare l'evento e sono rimasti soddisfatti sia il professore, che gli studenti, che i miei aguzzini.

- Skype con mammà: "Bella quella polo a righe" - "Ti piace?" - "Bella, veramente" - "Me l'ha regalata la Zorza" - "A te mica non piacevano le polo a righe?"

- L'orrore che mi fanno le mani degli ometti che si vede chiaramente che non hanno mai girato un cacciavite, usato una spelafili, dato due colpi di vanga.

- Donne, gli occhiali da nerd non stanno bene a tutte, mettetevelo in testa. Poi lo so che "quando è moda è moda", ma anche "quando è specchio è specchio".

- Dopo riflessioni e colloqui durati mesi, tra pochi giorni la morosa darà le dimissioni da noto istituto bancario italiano per approdare in analogo istituto britannico. Questo comporterà, a partire dal 7 luglio, il trasferimento a Sur, cittadina 150 km a sud-est di Muscat. Io appena lei ha preso la decisione definitiva ho fatto domanda di trasferimento geografico interno (c'è un nostro impianto 20 km a nord di Sur) e tra qualche settimana dovrebbe liberarsi un posto.

- In sostanza per me non cambia niente, perché tanto la girandola di ingegneri, tecnici e operatori è continua. L'unico che abbandonerò è Abdi. Un po' mi dispiace ma neanche più di tanto. Siamo troppo diversi per andare oltre un sereno rapporto di lavoro.

- Dopo mesi di lacrime e pianti abbiamo accettato il fatto che, feste private a parte, il Sultanato oltre le 23 non offre niente per noi giovini senza portafogli per cui è necessaria una tasca supplementare.

- "Muscat rispetto a Sur è Las Vegas". Che belle prospettive.

- La Trudi è in calore. Questo comporta che quando andiamo al mare non possiamo entrare in acqua. Quindi ci sediamo sulla sabbia e stiamo lì a meditare. Lei adora sguazzare, quindi le ho spiegato i motivi del mancato ingresso in acqua. Prima a parole, poi tramite dei disegni. Finge di non capire. Appena mi siedo sul bagnasciuga, mi guarda, guarda il mare, mi riguarda e manca poco che unisca le dita per dirmi: "'mbé? Te movi?". Poi inizia ad abbaiarmi contro. A centimetri tre dalle orecchie. Fino a che non le dico: "Allora? Finito di fare il cinema?" Abbassa lo sguardo, le orecchie, se potesse abbasserebbe anche i denti, strozza in gola l'ultimo abbaio e si mette giù con la testa in mezzo alle zampe. A quel punto le prendo il muso e le dico: "Bella la mia Trudi". Lei sente che può far breccia nel mio cuore di cioccolato e ricomincia il giro: mi guarda, guarda il mare, ecc. Tutto questo può durare anche delle intere ore, mentre la Polizia Politica piglia appunti.

- La cloaca è tornata in Italia e in ufficio s'è tornati a respirare. Fino all'ultimo minuto, come un basij, ha deciso di proseguire la sua battaglia contro bagnoschiuma, deodoranti e acqua pulita. Quasi lo stimo, però deve morire comunque.

Mi rendo che è un post rivedibile ma a 34 gradi col 60% di umidità, accontentatevi.

mercoledì 10 aprile 2013

Message in a bottle

Ho sempre avuto un buon rapporto con l'altra metà del cielo. Fin da piccolo, quando andava di moda, almeno nel mio asilo, dire che ci si sarebbe sposati con l'amico del cuore travestito da donna.
In questa riserva di pirati, siamo trenta uomini e tre donne. Le tre donne più odiose che il Cielo abbia mai deciso di mandare sulla Terra. Caratteristica comune è che non sorridono MAI. Io odio l'appiccosità non richiesta ma nel mio mondo ideale se incontro uno con cui divido l'intera giornata lavorativa, ossia dodici ore, e nell'altra metà lo vedo, diciamo così, frequentemente, un sorriso (anche solo solo un sorriso, mica pretendo un rivoluzionario "Ciao", mi basterebbe un sorriso), glielo faccio, no? No. E mica solo con me, con tutti. Non so agli altri, ma a me 'ste cose danno sulle palle molto, ma molto, più di 100 euro in meno sulla busta paga. Sono fatto male, lo so.

Una è ingegnerA Chimica e in realtà non la odio, ma mi serviva perché il numero due lo odio quasi ancor più delle altre, toh, due e poi dovevo parlavi del problema che ho con lei. E' bassissima. Intendiamoci, le legioni (ahahahahah) di morose che ho avuto prima dell'ultima non hanno mai superato il metro e sessantacinque, quindi non è che io abbia problemi con le donne basse. Anzi, mi piacciono molto. Il problema è che è pure tozza. Collo, gambe, braccia, mani, dita. Qualsiasi parte cilindrica del suo corpo è a forma di salsiccia. E a me qualsiasi essere vivente tozzo fa star male, proprio fisicamente. Per dire, nonostante mi sia stato spiegato anche con metodo Gasparri (bacini, carezze e disegni), che i pony non sono cavalli che soffrono perché scientemente tenuti piccoli e tozzi, io ogni volta che ne vedo uno, muoio dentro. Mi sembra che incarnino la sofferenza, che vi devo dire? Sempre per citare episodi che "cosa volete saperne voi della vita se..." quando ero piccolo c'era un parco divertimenti che si chiamava Fantasilandia o qualcosa del genere e tra le altre cose ai bambini veniva fatto fare un giro sul pony, i genitori molto orgogliosi ti facevano le foto ed erano tutti molto felici. Tutti tranne il sottoscritto che, tre-enne, organizzò un Soviet per fare il giro sul cavallo, consentito solo ai bambini dagli otto anni, perché lui del pony aveva il terrore. Inutile dire che già allora era uno sfilaccia maroni di quelli da competizione e il giro sul cavallo venne accordato. E insomma...'sta qui è alta come me seduto, non so se arriva al metro e mezzo e io quando la vedo nei paraggi vorrei tanto saltare sulle pareti. Comunque non la odio, ma dovevo trovare il modo di parlarne.

L'altra è pure lei ingegnerAChimica. Nella capitale abitava nello stabile di fronte al mio e faceva il mio turno, 14-22, quindi prendeva la mia corriera. Ci siamo visti per sei mesi sei giorni su otto, all'inizio provavo anche a scambiarci qualche parola, poi ho capito che non era il caso. Una volta si alzò il mio vicino di posto per scendere e io misi la borsa sul sedile che occupava lui, non vedendo che lei, in piedi fino a quel momento, stava venendo lì per sedersi. Quale miglior momento per conoscersi? No. "Oh, scusa" ridendo. Reazioni? Niente, zero. Una volta m'ha rivolto la parola. Stavamo scendendo dalla corriera e mi spinse, esattamente come quell'altro imbecille: "Sì sì, devo scendere anch'io qua" - "Io voglio andare là" indicandomi col dito un punto del corridoio vuoto, oltre la porta di discesa. Il mistero per cui volesse andare là non è ancora stato svelato. Si fa spedire "Chi" dalla madre ogni settimana e siccome "mostrasi sì piacente a chi la mira" se la tira pure come una fionda. La simpatia in persona, in sostanza.

L'ultima addirittura la conosco da decenni. Mio babbo è intimo con un pezzo grosso della company, che ogni tanto fa un giro sul territorio, manda qualche decina di persone che conosce al colloquio (poi alcuni li prendono e altri no, non ci sono più le raccomandazioni di una volta) e per cui capita di ritrovare persone delle tue zone. Lei è due anni più grande di me. Dopo essersi laureata in Ingegneria Informatica, l'hanno assunta come data engineer. E' una di quelle cattoliche che farebbero diventare ateo pure Francesco. Croce in bella vista e discorsi da gente che la dottrina sociale non l'ha vista neanche in fotografia. Roba che poi uno la ascolta e "si iscrive ai terroristi". Formalista, bigotta, "sepolcro imbiancato", per dirla colle giuste parole.

Anni fa, in un periodo di povertà estrema in cui alla libreria avevo sostituito la biblioteca, andai in quella del mio paesello a cercare qualcosa da leggere. Lei, universitaria, faceva servizio civile. Ai tempi ero intrigatissimo dall'Antica Roma (lo sono tuttora, ma in quegli anni eravamo dalle parti della patologia) e per cui presi un libro da veri feticisti: "La lettura nella Roma Antica", che raccontava cosa scrivevano e leggevano i romani, come erano organizzate le biblioteche e la censura, la distribuzione e i premi letterari, i salotti e le scuole. Se state pensando "Ma non potevi drogarti come i tuoi amici?" la risposta è "Forse è per quello chepoi leggevo certi libri". Mi metto a leggerlo e, siccome mi cattura, ad un certo punto mi viene una voglia da tutto e subito, vado da lei e le dico: "Prova a vedere se questa Salles ha scritto qualche altro libro". E lì tutto finì. Sì, ne aveva scritto un altro, che si chiama "I bassifondi dell'antichità. Prostitute, ladri, schiavi, gladiatori: dietro lo scenario eroico del mondo classico" che lei oltretutto mi lesse, me lo ricordo come se fosse ora, "[...] lo scenario eroTico del mondo classico". La sua faccia assunse 777 colori diversi che spaziavano dal rosso pompeiano al blu tenebra. Io "Sì, dai, ordinamelo" (col servizio di prestito inter-bibliotecario, ndF)

Praticamente per una come lei in quel momento mi ero trasformato in una via di mezzo tra Paolo Malatesta e Hugh Hefner e da allora dire che mi saluta a stento è dire poco. Non oso immaginare cosa abbia raccontato in famiglia sul mio conto (il babbo è Carabiniere, giusto per non farsi mancare niente), perché sua mamma da allora ha diradato le occasioni di incontro colla mia, fortunatamente senza fare alcun riferimento (ci sarebbe mancato giusto quello). Quando mi sono presentato nella company il primo giorno penso abbia avuto un coccolone alla mia sola vista.

Tutto questo per dire che ieri, mentre scrivevo il report col mio computer e loro mi sedevano di fronte a fare, presumo, analoga operazione, con incauto gesto della mano, ho rovesciato tutto il litro e mezzo della bottiglia dell'acqua (in questo momento 28 gradi col 75% di umidità) addosso a vestiti, scarpe e notebook di entrambe. Che, non avendo confidenza, non hanno neanche potuto incazzarsi, ma si sono limitate a fare delle facce irriproducibili. Poi sono andato in bagno e, chiusa la porta, solingo, mi sono battuto triplicemente il cuore con serrato pugno, dopodiché l'ho appoggiato sulle labbra e, baciandolo, ho alzato gli indici al cielo.

Anche questa volta il Bene ha trionfato sul Male.

giovedì 3 gennaio 2013

Cheb Abdi

Ultimamente lavoro in sala controllo, nota come "La Trincea", perché proprio come le trincee militari è una noia assurda, con la tensione però sempre altissima, perché se succede qualcosa deve essere risolto nel minor tempo possibile, perché altrimenti partono dei 100k USD/h.
Mio vice è un indigeno, stecca della Megaditta alle autorità del posto. Ovviamente, stante l'alto criterio meritocratico, la Megaditta imbarca rusco e brusco, poi se valgono li assegna ad un ruolo di responsabilità, altrimenti li nomina vice di qualcun'altro. Avete già capito.

C'è di buono che non fa danni. Non fa niente.

Arriva mediamente con dieci minuti di ritardo e quando mangia le tipiche pietanze mai troppo speziate del posto soffia dal naso. Ho provato a spiegargli che non è cosa, si è scusato, il giorno dopo ha ripetuto come se niente fosse. Qui finiscono le note positive.

Si è presentato come campione di Moraingy, insegnatogli dal suo precettore malgascio. Io pensavo fosse un gioco da tavolo, che qui vanno molto, per dimostrarmi la sua intelligenza. Invece ho scoperto essere un arte marziale particolarmente violenta. Cosa cazzo me ne potesse fregare non è dato di sapersi. In ogni caso presumo sia l'unica cosa che gli ha insegnato.

Parla un inglese personalissimo e quando non capisco (mica per la costruzione della frase, perché proprio inventa o storpia le parole) mi dice che noi dovremmo parlare arabo, perché lui quando ha fatto Venezia-Firenze-Roma-Napoli parlava in italiano.

Inutile dirvi che chiava come un riccio solo delle grandiZZime gnappe, soprattutto straniere. Sì, Abdi, ho capito di che straniere parli, quelle di cui ho ormai tappezzato casa mia con gli opuscoli samizdat che fanno tanto ridere me e la morosa. Comunque questa è nella norma di tutti gli ommini dell'universo, tranne il sottoscritto che ammette di aver chiavato assai poco prima di aver intimamente accettato che ne vale sempre e comunque la pena e che la selezione la lasciamo agli altri, quelli che a furia di selezionare, finiscono a farsi sventolare.

Non abbiamo ancora l'auto, anche se la compreremo, perché è troppo limitante spostarsi in taxi nel tempo libero notturno, mentre per spostarmi da casa alla Megaditta passa un fantozziano pulmino aziendale (anzi, peggio, visto che Fantozzi andava con la corriera) che spara musica araba. Qui va fortissimo il rai algerino, in cui cantanti hanno il vezzo di aggiungere Cheb, ossia Giovane, davanti al nome: Cheb Khaled, Cheb Hasni, Cheb Mami. Io ovviamente penso a Supegiovane di Elio e rido, loro non capiscono e abbozzano, pensando a quell'occidentale così strano. Ha comprato l'Hummer H1, molto in voga tra i giovini ricchi del Sultanato, con un serbatoio che, non vorrei dire vaccate, è intorno ai 200 litri. Se vi state chiedendo, data la leggerezza del mezzo e la cilindrata del veicolo, quanto costa fargli il pieno: meno di 50 euro. Da noi neanche se le macchine andassero ad acqua.
Dopo avermi stressato per una settimana, mi ha accompagnato a casa per farmi vedere il mezzo e la sua abilità alla guida. Mai più. Io non so se sia rimasto deluso dal fatto che non mostrassi meraviglia per l'auto (non me ne frega nulla. Anzi, se penso a tutte le canne che si sarebbe potuto fare con quei 200k USD che ha speso mi viene la depressione), sta di fatto che, amore mio, qui le leggi sulla circolazione sono severissime (galera uso ridere) e tu non puoi viaggiare al ritmo di 2-3 infrazioni al km, per fare colpo sul tuo collega occidentale. A momenti mi resta in mano la maniglia di sicurezza.

Oltre ad essere campione di Moraingy è campione mondiale in qualsiasi disciplina: scacchi, domino, dadi, ma soprattutto di dama. Io a scacchi e domino non so giocare o comunque sono ad un livello troppo basso per competere, a dadi è meglio che non ci giochi visto che ho gettato via abbastanza quattrini da giovine. Quindi, durante i duri giorni di lavoro (passano anche delle otto ore a guardar per aria), una volta ebbi la felice idea di sfidarlo a dama. La nostra dama italiana, l'unica che conosco. Legnato. L'ha preso come un affronto tale che, giuro, pensavo che mi volesse corcare. Allora mi ha detto che la dama italiana non è la vera dama, è quella turca la vera dama. Cambiano parecchie regole e per cui, non avendo la forma mentis, ho preso una tostata via l'altra. Lui era molto felice. Io anche, mi vedevo già in mano il foglio di via.

lunedì 3 dicembre 2012

Chi parla delle Notti d'Oriente è perché non ne conosce i giorni!

Da martedì alle 9.15 sono nel Sultanato. Cosa sia successo martedì mattina, mezzogiorno, pomeriggio, cena, sera, notte, notte fonda non è argomento di questo blog, quindi passiamo al mercoledì. Ho conosciuto il mio capo (che non è Goldrake), un ingegnere pavese (a cui però non ho ancora chiesto perché i pavesini si chiamano pavesini se son di Novara) e, soprattutto, i miei dieci schiavi. A cui fa molto ridere il fatto che io mi chiami...Calippo. Vedete, non abbiamo esportato solo mamma, pizza, mafia, spaghetti e mandolino ma pure quello stronzo ghiacciato che ora mi si ritorce contro. Il fatto che poi esista il Calippo Fizz, che con Filippo produce ulteriore assonanza, li fa ulteriormente ridere. Praticamente sono sputtanato già dalla presentazione.  Sabato è stato il primo giorno, perché qui il weekend usa di giovedì e venerdì (c'è anche l'alternativa occidentale: venerdì-sabato, ma volevo calarmi da subito nella nuova realtà). E' dura, ma penso sia solo questione d'abitudine, nel senso che debbo imparare a tenere insieme troppe cose (nuovo lavoro, nuovi compagni, nuova lingua), ma non c'è molto altro da dire. Il Sultanato per ora è un parco giochi, nel senso che mi fa TUTTO molto ridere e molto stupire, giro per le strade come se fossi a Gardaland, mi sento Alice nel Paese delle Meraviglie (con molta meno droga, purtroppo).

Anzi, a dir la verità ci sarebbero da dire tre cose:

- Debbo affinare il mio inglese: ieri mentre eravamo sull'impianto, parlavo al cellulare per dare istruzioni a tre miei schiavi che operavano sullo stesso impianto a qualche centinaio di metri. Guardate che è difficile dabbestia parlare in inglese (inglese tecnico) otto ore al giorno. No, non è un alibi per giustificare il "Shut up", con loro che al posto di chiudere la check valve (valvola di non ritorno, per voi italofoni), hanno pensato bene di chiudere la bocca.

- La marca verso il polpottismo procede a passi sempre più spediti. Ora siamo nella fase del sindacalismo rivoluzionario. Orbene, nel contratto ci sono i voli pagati. Vacanze di Natale: dal 23 al 28. Il che vuol dire che 22 (e 29, ma transeat) si lavora. Ma che senso ha, quando c'è un comodo volo il 21? Faccio weekend, poi lavoro un giorno e poi parto? E poi il 22 iniziano le prove per la Messa di Natale, debbo compiere i necessari atti di nonnismo nei confronti dei chierichetti più giovani, non posso arrivare bel bello il 24, solo alle prove generali! Sto cercando di trovare altri europei per condurre la battaglia! Lotta dura senza paura!

- Oggi sono stato per la prima volta in vita mia, anche se per poche ore, su una piattaforma. Goldrake ha pensato bene di allietarmi la giornata con un: "La prima volta? E sapere che la tua fidanzata non mi sembra tanto prosperosa". Ora, sommando il contenuto della battuta, il fatto di usare fidanzata anziché morosa "and this rub salt into the wound" avrei voluto buttarlo giù dall'elicottero.

Goldrake, con cui peraltro vivo in simbiosi, dentro e fuori dal lavoro, e che, per giunta, ha familiarizzato con la morosa nella festa di benvenuto di venerdì (non vi dico i triboli per trovare una bottiglia di Moscato). Anzi, a giudicare da una foto, gli è anche scappata un attimo la frizione. Ovviamente, nell'eventualità, mi riserverei di ammazzarli qui, dove ho un diritto familiare all'avanguardia che mi tutela. No, non dovete fare quella faccia lì, farvi rubare (e vedete che signore, con tutti i termini che c'erano ho usato rubare) la morosa da Goldrake è uno smacco che si lava solo col sangue. Macellazione halal, per la precisione.

Direi che per oggi basta, un altro giorno vi racconterò dei magnifici modi per passare il tempo libero usati dai giovinotti locali (gli omanotti, anche questa è marchiata GR), roba da far sembrare Crotone o Aosta una via di mezzo tra Las Vegas e Disneyland.

sabato 21 gennaio 2012

Giovedì, 14 aprile 2011 - Pane e volpe

Premessa 1: LA CLIENTE TECNICAMENTE AVEVA RAGIONE
Premessa 2: LA CLIENTE E' SORDA. Non sorda per modo di dire, quello lo era prima, poi, ATTENZIONE: LA LETTURA DI QUANTO SEGUE POTREBBE URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA', non rassegnatasi al fatto che è normale sentir meno con l'avanzare dell'età e convinta che fosse solo una questione di tappo di cerume particolarmente duro a morire, ha pensato bene di lavarsi le orecchie con la canna dell'acqua, trapanandosi il timpano. Questa storia, particolarmente significativa della sua salute mentale, l'ho appresa col tempo, perchè questa cliente la conosco ormai da anni e uno dei miei primi interventi da apprendista fu proprio la ristrutturazione del bagno della casa dove viveva in precedenza. Dico "dove viveva in precedenza" perchè ora il figlio, che abitava a 70 km dalla madre, l'ha deportata. Direte voi, a casa sua o comunque nei pressi? No, a 10 km e questo vi fa capire che anche al figlio manca qualche venerdì.

Fatte queste due necessarie premesse, inizio

"Pronto?"
"Pronto, l'idraulico?"
"Sì"
"Può venire a casa mia stasera?"
"Mmm, signora l'appuntamento non era venerdì?"
"Sì, ma...c'è un piccolo problema alla doccia che mi ha costruito (vabbè, ndf) qualche tempo fa"
"Quale?"
"Ah boh, non glielo so dire"
"Ok, facciamo verso le 20?"
"Va bene, la ringrazio molto"
"Arrivederci"
"Arrivederci"

Click

Sono perplesso, penso a tutte le ipotesi più disparate, alla fine mi convinco che sia il calcare nel soffione. Non so perchè, ma me lo sento, è il calcare nel soffione. Non vedo cos'altro possa avere una doccia installata meno di un anno fa e che è funzionata alla perfezione per un anno. Avrà un'acqua un pò calcarea, ci sta.
Dopo 60 km di sorpassi passando sopra alle auto, clacsonando anche ai marciapiedi, ecc... (a breve, visto l'elevato numero di km che macino ogni settimana, è previsto post sui dementi patentati, comunque vogliate declinare l'aggettivo) arrivo in quelle che a breve avrebbe potuto trasformarsi nel set di un film horror.

Mi accoglie con il viso di "una che ne sa"

"Scusi il disturbo, il problema è piccolino..."

(pensiero: "Grazie signora, sarei già dovuto venir qua dopodomani e lei per un problema piccolino mi fa fare 120 km due giorni prima?")

Quando poi sento qual è il problema piccolino...

"Praticamente ha presente la radio nella doccia? Eh, non va"

Mi rotolano i maroni per terra, uno finisce in giardino e devo pure rincorrerlo.

"Ma lei sbaglio o non sente niente?"
"Sì, per fortuna che se n'è accorto mio figlio"
"Eh, sono fortune..." - io non prendo (quasi) mai in giro i miei clienti, ma questa me l'ha tirata fuori.
"E' venuto qui proprio ieri, gli ho fatto vedere la doccia e, tac, se n'è accorto subito"
"Tac"

Ho smontato la doccia (un lavorazzo di tre quarti d'ora) ed effettivamente il cavetto della radio era staccato, io o il mio collega, che stamattina, per sicurezza, ha preso parecchie sviduzzate dietro le orecchie, ci saremo dimenticato di attaccarlo.

Alla fine del lavoro mi dice, con sguardo di una che s'era mangiata un panozzo alla volpe prima di telefonarmi

"Ha capito perchè al telefono non le ho detto qual era il danno?"
"-"
"Altrimenti col cavolo che veniva, sapendo che sarebbe venuto qui dopodomani"
"-"

Centoventi km alle 21.30 per l'anima del cazzo. Vi meritate gli idraulici delle Iene, vi meritate.