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venerdì 26 settembre 2014

Un anno dopo

 
26 settembre 2013 - 26 settembre 2014

"Tu, che hai dato alla mia vita il suono del tuo nome
Tu, hai trasformato tutto il resto in uno sfondo
Tu, della mia esistenza sei l'essenza"

Io, che mai e poi mai avrei detto "mia moglie" e ora invece mi riempie il cuore, la testa, tutto.

mercoledì 3 settembre 2014

The Italian Job



Tutto cominciò una mattina di fine agosto. Era usanza che io facessi una settimana di vacanza con mio babbo che per contratto aveva cinque giorni di ferie in più di mammà. In quella settimana ci si preparava alla scuola, si finivano i compiti e si facevano 2-3 gite che iniziavano al mattino e si chiudevano in giornata. Quel giorno però dovevano arrivare a casa nostra i muratori a sistemare le tegole del tetto. E i muratori arrivarono. "C'è un problema, il ragazzo che doveva venire con noi, stanotte è stato male e quindi siamo solo in due, ci servirebbe qualcuno a darci una mano". Qualsiasi altro genitore si sarebbe offerto. Lui no. Offrì me. Nove anni. I muratori rimasero perplessi ma alla fine dissero che andava bene. Il mio lavoro consisteva nel pigliare la corda con nodo scorsoio che calavano dal tetto, infilare le tegole, chiudere il nodo e fargli segno di tirarle su, pigliare la caldarella piena di detriti che calavano dal tetto, svuotarla nel cassone del camion e fare segno di tirarla su. Quattro ore in cui mi divertii anche, debbo dire, se non fosse stato per quei continui "Attento eh, attento". E alla fine, oltre al divertimento, mio babbo mi diede anche settantamila lire, probabilmente per comprare il mio silenzio. Ma chi m'ammazzava? Infatti tutto orgoglioso lo dissi a mammà quando la vidi tornare dal lavoro. "Scusa, Fily, spiegami bene la storia" - "Eh, gliene mancava uno e allora hanno preso me!" - "Ma non poteva andare papà?" - "Lui ha detto che dovevo andarci io". Ricordo bene il passo dell'oca, che le è sempre venuto benissimo, con cui salì le scale. Lo affrontò piegando la testa leggermente verso sinistra "Tu sei completamente scemo" - pausa - "Anzi, la scema sono io, che dovevo capirlo da quel dì".

Il primo lavoro vero fu (riprendo un vecchio post)

"[...]Trenta dipendenti, fondata nella seconda metà degli anni Sessanta, in pieno boom economico, facevano tappi, maniglie, cappucci, protezioni, nastri, flange. Tutto in plastica, che iniziava proprio in quegli anni la sua clamorosa scalata al successo come materiale di straordinaria versatilità. 
Alpino, pugile in gioventù, capace, questo vuole la leggenda, di saltare sulla ribalta dei camion (1 metro) con due sacchi da 25 kg di boiacca nelle mani, era noto come "Ul cassù" ovverosia "Il mestolo" per la sua familiarità nel tirare chiavi inglesi del 30 nei confronti dei dipendenti che si fossero resi protagonisti di errori di lavorazione. Lei, che ci ha lasciato a gennaio dell'anno scorso, zitella, era tanto affettuosamente quanto carbonariamente chiamata dai suoi dipendenti schiavi come la "spaccacazzi dei sottotappi" per il suo realismo nel pigliare ordini. "120k sottotappi? Ne abbiamo a magazzino solo 50k!" - "Sìsì, non c'è problema, non ho fretta. Per quando riesce a completare l'ordine?" - "Domani va bene?". 
Col tempo si addolcirono entrambi (lei, ad esempio, negli ultimi anni aveva preso anche l'abitudine di salutare chi incontrava), ma negli anni Sessanta e Settanta il lavoro estivo degli adolescenti del paesello di mio babbo si divideva in due categorie: i promossi andavano a lavorare, i bocciati andavano a lavorare dal Cassù. I suoi metodi educativi si dimostravano più efficaci di quelli della Montessori nel raddrizzare giovinotti spiantati. C'era gente che dopo essere stata bocciata un anno in prima liceo, in quello successivo si laureava in Ingegneria Aerospaziale. Due anni di lavoro dal Cassù ed eri pronto ad entrare nella Legione Straniera. Come istruttore. C'era gente che tornava a casa e passava la serata a guardare il soffitto. "Cosa c'è?" chiedevano, piene di sensi di colpa, le loro madri "Sto pensando che domani lo debbo rivedere". 
Mio babbo, e il sottoscritto di conseguenza, invece era paraculato, perché nipote della moglie del Cassù, l'unica persona al mondo capace di tenerlo a freno, e quindi con lui il Cassù andava sì di chiave, ma mai superiore al 12. Perché era comunque uno che al vincolo familiare ci teneva.[...]
L'anno seguente il Cassù ebbe un calo di ordinativi che lo portarono a non assumere più per la sola estate, lo venni a sapere proprio a inizio giugno, dovevo pagarmi le prime vacanze a Jesolo (ebbeh, allora...), tutti erano già sistemati e finii a lavorare in nero, per una miseria, e su turni. Ricordo ancora con dolore il terribile turno 22-6 in cui sul tragitto per andare a lavoro passavo davanti al mio bar che proprio alle 21.30 iniziava a popolarsi, con le varie compagnie che lo usavano come luogo di ritrovo per poi trascorrere la serata in altri meravigliosi luoghi. Guardo le immagini dei bambini che lavorano nelle miniere e gli dico, pensando che possano sentirmi, "Eh, se sapeste quello che ho passato io, sorridereste alla macchina fotografica". Il proprietario pagava in nero perché era un amante del rischio: mai fatto lavoro più pericoloso. Realizzavamo reti metalliche con macchine che facevano paura solo a guardarle, le cui uniche protezioni erano le madonne che tiravano gli altri operai. Infatti nell'altro turno un mio omologo (studente che lavorava in estate) parcheggiò una mano dentro una trancia. Inevitabilmente, dato che arrivarono in azienda Polizia Stradale, Carabinieri, ACI, ANAS, AISCAT, AUTOSTRADE PER L'ITALIA e la partecipazione dell'AGIP, ci lasciò a casa tutti. Fortuna volle che comunque avevo già messo via soldi a sufficienza per le vacanze. Poi passammo gli ultimi giorni a rubare dallo spaccio del campeggio ma questa è un'altra storia... 
Al processo, il nostro uomo si difese dipigendosi come un benefattore che toglieva i giovani dalla strada, garantendogli un lavoro. Quando lo venni a sapere capii che questo mondo era popolato anche da gggente che non distingue tra il culo e la faccia. Cogli anni scoprirò che la maggior parte della gggente ha la faccia come il culo.

L'estate successiva Donna Elena decise che DOVEVO imparare l'inglese. E fu Ashley. E furono i nanetti a cui lei aveva iniziato a fare da babysitter. E fu che il nanetto maschio minacciava di modificare il ciclo delle stagione a lacrime ogni volta che mi allontanavo di sette centimetri dalla sua posizione. E fu che finimmo a dividerci i nanetti perché le bimbotte, già allora più sgamate, mi vedevano come Barbablù. E fu che i genitori decisero di farsi dieci giorni in California da soli. E fu che praticamente diventai il padre temporaneo del nanetto. Che poi è stato quello che mi ha insegnato l'inglese. Non ho mai avuto il coraggio di dirlo ai miei superiori, che così capirebbero perché lo parlo bene e lo scrivo come un bimbo di prima elementare. Al momento dell'addio, guance interne massacrate per evitare mariomerolate. Il nanetto quell'anno iniziò ad andare alle elementari. Il primo giorno tornò da scuola dicendo a sua mamma che: "Filippo era un maestro migliore". Se ci ripenso, ricomincio a masticarmi le guance interne. Poi com'è normale che sia i contatti si sono diradati ma quando un mese fa mi ha mandato un'e-mail dicendomi che stava iniziando a pianificare l'anno sabbatico tra high school e college che vorrebbe trascorrere in Italia, ho dovuto ricominciare a masticarmele. Non fu un vero e proprio lavoro ma debbo dire che oltre a mettere da parte qualche dollaro, prontamente sputtanato in canotte NBA che ci volevano due Filippo per indossarle, i racconti delle cose che successero in quei mesi, protagonista il nanetto, sono ancora uno dei pilastri con cui tendo a svoltare le serate-down in locali di dubbio gusto. I bimbotti sono bellissimi, in comode rate da dieci minuti alla settimana.

Arriviamo all'estate dei diciotto anni. Io quell'estate non è che ce l'abbia granché presente. Ho solo presente che al lavoro c'era Lei. Che lavorava con me. Che mi disse No e No e No. Ma allora non esisteva ancora il reato di stalking. Però esisteva il No. Secco e categorico. Per tutti ma non per me. Ché se lei mi chiedeva "Filippo, dove sono le bobine?" io avevo già in mente di prenotare tutte le chiese e tutti i ristoranti del lago la data del nostro del matrimonio. Sapevo tutto di lei: dove abitava, dove usciva, chi frequentava. E allora Facebook aveva quattro mesi e lo conosceva giusto Zuckerberg. Tutto il lavoro di ricerca era farina del mio sacco, c'avevo un dossier tipo Nanni in "Bianca". A distanza di dieci anni posso esprimere un commento sereno e pacato, oserei dire istituzionale: "Ti meriteresti le peggio cose, stronza demmerda. T'ho sacrificato un'estate per l'anima del cazzo!". Anzi, magari per l'anima del cazzo. L'ho rivista a dicembre (lei eh, non l'anima del cazzo). Anzi, mi ha rivisto a dicembre perché io mica l'ho riconosciuta, dato che se allora pareva una bambolina, ora la vedrei bene come matrioska maggiore. Le mie maledizioni possono essere lente ma sono inesorabili.

L'estate successiva lavorai in una cooperativa che durò un'estate. Ma non per colpa mia, che futuro poteva avere una cooperativa in cui si sbucciavano e lavavano verdura e frutta? Peraltro popolata da "lavoratori" anche simpatici ma storditi in una maniera tale che ti chiedevi se avevano trascorso la loro infanzia in una cassa del Number One. Un episodio per tutti: andavo a lavoro con quel Booster che ormai maltrattavo da cinque anni e la spia della broda non si accendeva più, per cui facevo benzina ogni tot km. In quei giorni, chissà dove avevo la testa, mi dimenticai di farla e rimasi a piedi sulla strada per andare a lavoro. Sulla stessa strada OGNI giorno incrociavo quello che lavorava nella postazione DI FRONTE alla mia. Sono lì che smadonno perché nell'avantindré dal benziano avrei perso la mezzora quando passa questo in auto. Ricapitoliamo, io sono lì, col motorino parcheggiato a bordo strada in curva, smadonno e arriva lui che mi lavora di fronte e sa benissimo che sto andando a lavoro. Cosa fa? Mi saluta e passa via. Arrivo a lavoro colla rabbia, ma anche il cimurro e pure la leishmaniosi, e questo mi fa: Filippo, ma cosa ci facevi lì? - O razza di pirla, avevo finito la benzina, non si capiva? - Nooooooo, sul serio, ma cazzo dovevi dirmelo: mi sarei fermato. Il TFR lo spesi in mazze chiodate.

Quell'inverno c'era in programma colla morosa di allora di fare un grande viaggio losalcazzodove (poi nell'incertezza su dove fare il viaggio, ci lasciammo) ed essendo sempre a corto di quattrini e non volendo chiederli ai miei, trovai il lavoro definitivo, quello casalingo. Avete presente le cinture colle borchie? I bracciali molto roooock, ecc. Ecco, io mettevo le borchie. A 5 centesimi a borchia. Ricordo il primo giorno di lavoro: da una parte un sacco con 5000 pezzi in pelle (similpelle, dai), dall'altro un sacco con svariate tipologie di borchie. Le recava in mano un simpatico capoarea che mi disse: domani alle 16 passiamo a ritirare. Domani che? Erano le 16, c'erano 24 ore di tempo, mi misi di buona lena e iniziai a mettere borchia su borchia: alcune (me le ricordo ancora: cono, killer, stud, piramide e QW) erano solo da avvitare, per quelle circolari invece c'era una macchinetta in comodato gratuito - il buon cuore, la grande anima, la generosità della casa madre. Alle 17 ero bello soddisfatto. Ma, dai, pensavo fosse più difficile. Alle 4 del mattino avevo ancora 1000 pezzi da fare e non avevo dormito un cazzo. Poi presi il giro (=mi cinesizzai), aiutato anche dal fatto che ogni tanto mi capitava di borchiare abbigliamento sadomaso che mi faceva molto ridere. Poi capii che forse era il caso di cercarmi un lavoro che non mi riducesse tipo il Chaplin di Tempi Moderni.

E iniziò la ricerca di un lavoro definitivo: dopo aver fatto il tornitore (benissimo, bravissimo - ma soprattutto bellissimo - però al termine del contratto puoi andare gentilmente, cortesemente, signorilmente a fare in culo?), l'accompagnatore di camionisti (nel senso che li accompagnavo nei viaggi lunghi), l'omino delle pizze (Brazzers e Naughty America purtroppo rimangono delle - meravigliose - opere di fantasia), il commesso/segretario/insomma quella roba lì in palestra e forse dimentico pure qualcosa, incontrai l'uomo che mi cambiò l'esistenza, lavorativa ma forse non solo, una sorta di secondo padre. Siccome poi la vita è una merda, cinque anni dopo mi e ci lasciò, al termine di tredici mesi di inusitata sofferenza. Per non farla troppo lunga che questo è un post da cazzeggio e poi mi viene il groppo in gola mentre scrivo, questo è quello che lessi al suo funerale.
Hai lottato come un uomo con la brutta compagnia
che non eri mica stanco
che nessuno mai è pronto quando c'è da andare via
hai pregato bestemmiando per la rabbia per tutta l'agonia
per le scelte che stava facendo Dio


Come sempre in questi casi ci sarebbero tante cose da dire, tante emozioni da rivivere, tanti anedotti da raccontare. Uno per tutti, il giorno in cui mi ha assunto. Dunque, cosa conosci o cosa sapresti fare a livello di idraulica? Niente, però ho una discreta motivazione. Derivante da? Non vedo l'ora di andare fuori di casa.
Risata: Beh, mi pare una buonissima motivazione.

Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi...


Un mestiere che ho amato in maniera viscerale, che solo chi mi ha conosciuto nel profondo sa quantificare la misura del piacere che provavo ogni mattina quando mi svegliavo, perché gli altri non si capacitavano e pensavano che la mia fosse quasi una posa, un mestiere che mi ha fatto apprezzare e vivere in prima persona quella frase definitiva di Primo Levi sulla felicità umana con cui penso di avervi già sfrombolato a sufficienza i maroni e le ovaie: Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono e un mestiere che, in ultima analisi, conto di continuare a fare una volta tornato in Italia, in una maniera o nell'altra. Ché lo so che di questi tempi è come bestemmiare in chiesa ma per me nessun contratto a tempo indeterminato vale determinate sensazioni che si chiamano orgoglio del lavoro ben fatto, piena autonomia nelle decisioni, armonia dell'ambiente lavorativo.

venerdì 6 giugno 2014

Se ne volevo una Normale andavo a Pisa



Quella volta che alla domanda "Che lavoro fa?" dicesti ai tuoi "Lo conosco da poco, lui dice l'idraulico ma debbo ancora approfondire la questione, perché non me la racconta giusta". Quando lo venni a scoprire, da tua madre, il giorno in cui le dicemmo che ci saremmo sposati, ti chiesi: "Perché, cosa pensavi che facessi?" mi sentii rispondere, con quella tua intonazione impassibile come solo un medico ad un congresso, con quella tua aria franca, forte, ferma e fiera, quella che riesci a estrinsecare anche, soprattutto, quando spari le peggio cazzate "Ero convinta spacciassi". Alla mia espressione (colpevolmente) sbigottita obiettasti "Vabbé, non fare quella faccia di cazzo, non ti conoscevo nemmeno". Tua madre rise molto, intimamente chiedendosi cosa aveva sbagliato in quei nove mesi. E io capii che se avesti avuto tutte le rotelle e tutte perfettamente funzionanti, non mi saresti piaciuta, figurati sposata.

giovedì 22 maggio 2014

Giornate dure


Prendo spunto dal quinto punto dell'ultimo post della grandiZZima Brioche a cui mando un grande e sentito abbraccio. Parla di storie di emigrazione, mettendo inizialmente in chiaro che

"[...]sono pur sempre una migrante fortunata, arrivata qui su un comodo aereo, con un contratto e la prospettiva di una vita normale a tempo limitato. Non ho avuto bisogno di un permesso di soggiorno né di un permesso di lavoro per poter rimanere: queste cose mi sono garantite per nascita, senza fatica. Ok, vivo in un convento e già questa mi sembra una bella penitenza o pena del contrappasso, ma ancora mi è ben chiara la differenza tra queste vicissitudini fastidiose e il dramma di chi viene dal mare, disperato: il mio alla fin fine è un racconto da poco, lo sappiamo tutti. [...]"

e io sono ancor più fortunato di lei perché il mio lavoro è stabile e comunque mi sono portato un pezzo, il più importante della mia vita, con me. Anche se poi durante l'anno passo mesi interi senza vederla. Quindi, continuando a citarla, rafforzo il suo:

"Fatte queste debite premesse, che spero mi scagionino da ogni forma di confronto con ben altre questioni"

Il punto 5, dicevamo...

"5- Il bilancio tra cosa si è guadagnato e cosa si è perso stando qui, in termini umani, di relazioni sociali, di amicizie perdute o nate: un gioco (o giogo) quotidiano."

Ecco, questa situazione sta diventando vieppiù frustrante e sta iniziando seriamente a pregiudicare la mia qualità della vita. Tra le altre cose, ho disturbi del sonno, che per uno come me che diceva "Vabbé, buonanotte" e in trenta secondi era nel regno di Morfeo, che non si svegliava MAI, che dopo quattro-cinque ore di nanna era nuova di pacca sono una roba inconcepibile (e infatti non ci crede nessuno).

Senza sconfinare nel francescanesimo o nell'hippismo QUEL tipo di rapporti umani, QUEL tipo di relazioni sociali, QUELLE amicizie sono il metro di paragone con cui giudico, misuro e valuto la qualità della mia vita. Qualche amicizia me la sono fatta anche qua, tante conoscenze me le sono fatte anche qua ma in termini umani, veramente umani, qualitativi?, è come paragonare un bicchiere d'acqua ad un oceano. E a me del conoscere gente tanto per conoscerla, restando sulla superficie del rapporto oppure, peggio ancora, perché un domani potrei trarne un vantaggio non me ne frega proprio una sega.

- Mi chiedo se il problema non sia dentro di me, poi però mi ricordo che nella vita precedente, perché sembra veramente una vita precedente, ero consapevole e lo dicevo, forse l'ho scritto anche qui, di essere "fortunato".

- M'interrogo sul fatto se quello che mi pesa non sia che là ero il Re e qua solo uno dei tanti. Mi rispondo che non è vero che là ero il Re, però ero circondato da persone a cui volevo e che mi volevano, con diverse sfumature, sinceramente bene. Che stimavo e mi stimavano. Che aiutavano e mi aiutavano. Qui quando non sono sconosciuti, sono persone che vedrei bene mentre le grattano via dall'asfalto dopo che sono state arrotate da un autotreno.

- Io, che venivo "accusato" di non incazzarmi mai abbastanza, se non in quelle quattro/cinque occasioni che bastavano per il resto dell'anno, mi accorgo di essere sempre sul filo della sbroccata. Basta qualsiasi piccolo inconveniente - dalla connessione che salta a qualcuno che mi sfiora - per farmi esplodere. Peggio ancora, alle volte faccio apposta a crearlo, solo per sfogarmi. Ci sono dei giorni che mi sto sul cazzo da solo per quanto sono irritante.

- Ne parlo con altri e tutti, indistintamente, mi dicono che "questa esperienza ti rafforzerà" ma io ho in mente altri tipi di rafforzamento. Penso di essere abbastanza predisposto, nei limiti dell'esistenza di un giovane uomo occidentale, ai sacrifici, ai dolori, in generale alle difficoltà. Non mi spaventano ed è vero che affrontandoli mi sono rafforzato. Ma se per rafforzarmi sotto il versante degli affetti, debbo perdere tutta quella sensibilità che penso di avere o di avere avuto e diventare uno dei tanti stronzi GordonGekkoWannabe ne faccio volentieri a meno. Molto volentieri a meno.

- Quel discorso sulle radici che ciclicamente scrivo posso anche fingere di non essermelo fatto, posso anche cercare di allontanarlo ma poi, basta un attimo di deconcentrazione, ed eccolo ricicciare. Forse è tutto qua.

Sono le serate di giornate dure, senza consolazioni.

venerdì 9 maggio 2014

Mi raccomando



Aeroporto capitolino. Sala d'aspetto della pista di decollo per gli aerei privati.

"Comunque Vale, tienimelo d'occhio perché è un mese che va avanti a parlarmi di un'ingegnerA spagnola..."
"...basca, te l'ho già detto mille volte. Basca. Padre di San Sebastian e madre di Ustaritz..."
"...sgrunt..."
"...quindi tecnicamente franco-spagnola. Ma comunque basca. Puta Espana y puta Madrid"
"Finito di rompere il cazzo?"
"Precisavo"
"Beh comunque, c'è 'sta cazzo di ingegnerA"
"Sì, beh, non parlarne così che sai com'è...saremmo circondati da miei colleghi"
"Alooooooora, c'è 'sta ingegnerA che dopo che me ne ha parlato per un mese, l'altro giorno me l'ha fatta vedere"
"Sì, ma guarda che la conosce anche lei"
"Eh, se l'hai vista anche te" - pausa - "dimmE se nun è una di quelle mezzefighe che je piacciono a lui" - "Secca che quanno fa la doccia deve sta' attenta a centra' li schizzi, bianca che co' 'na candela je fai la radiografia..."
"...ehi, non permetterti, bruta..."
"...e le caviglie ne vogliamo parla'? Pare che se spezzeno ad ogni passo. E anche come se veste, ma come se veste??? Daje Fili', sembra 'na tossica. 'N po' de buongusto, almeno quello"
"...diafana, meravigliosamente diafana" dico con (studiato) sguardo sognante
"Vai avanti a fare il cretino. Capito Vale? Mi raccomando,,."

Ci giriamo verso la Vale che nel frattempo s'era appoggiata al muro e col tipico colorito porpora ci chiedeva il permesso per scoppiare a ridere per sempre.

Tra un'ora inizio il turno. Dei prossimi tre mesi.

P.S.
"Secca che quanno fa la doccia deve sta' attenta a centra' li schizzi" è l'alternativa a "Secca che quanno va al lago, e papere je butteno 'r pane"

giovedì 27 marzo 2014

Si paaaaaaarte!



Tra cinque ore, finalmente, faccio come Baglioni e me ne vado due settimane in USA. Tre giorni a NY poi si va in auto verso Dallas. Volo interno per Chicago, tre giorni nella Windy City e ritorno nel Sultanato. In mezzo tanto basket, l'incommensurabile gioia di fare un (altro) viaggio coi miei amicici, forse una carrambata con Ashley nella città dell'omonima serie televisiva.

P.S.
Ashley per chi non lo sapesse è la figlia della famiglia che mi ospitò a Denver quando Donna Elena decise che DOVEVO imparare l'inglese. Avevamo 17 anni e gli ormoni a cui si poteva appoggiare una bicicletta (di ghisa). Il resto lo potete intuire. Lei vive ancora a Denver e sta valutando di farsi più di 800 miglia, 1300 km al cambio, solo per rivedermi. Che je facevo io alle donne? Niente, appunto. Vedete, cari uomini...non disperate di un iniziale due, ma che dico due? una napola, di picche. Insistere, insistere, insistere. Fino a perdere la dignità. Accusation stalking's the limit. Il karma dice che avrete (forse) la vostra rivincita undici anni dopo. Non è una prospettiva allettante? Con vostra moglie di fianco pronta a sviduzzarvi dietro le orecchie al minimo ammiccamento. Già so che le mie parole suoneranno vuote nella vostre menti sorde e grigie, del resto cosa volete saperne della vita voi che continuate a battere forte sul tasto del rispetto di sé stessi e di tutte queste belle robine da uomini dell'Ottocento. Anzi, dell'800...voi e Carlo Magno.

P.P.S.
Ovviamente al ritorno aspettatevi un post di smaronamento, in cui mi mancherà tutto, predirrò il mio suicidio di lì a tre giorni, eccetera eccetera. Ciclotimia non una moda ma uno stile di vita!

venerdì 22 novembre 2013

Di quando e di quanto l'MP3 può essere porco e infame


Oggi mentre sono lì a comparare dati DI MERDA, stendere report DI MERDA, analizzare relazioni altrui DI MERDA, ciccia nelle orecchie 'sta robina qua. Manco mi ricordavo di avercela caricata, chissà quanti anni fa. Ma si può? MA SI PUO'?

domenica 27 ottobre 2013

Amore e trasferte




Ore 14.01

Apro la casella mail lavorativa, consapevole di quello che mi aspetta dopo cinque settimane di ferie (meritate, cazzo, meritate)
Do' una veloce scorsa
In mezzo a 28 mail canoniche, c'è lei, anzi lui, perché non è manco una mail, ma uno dei messaggi interni.

Data: 24-10-2013
Oggetto: comunicazione non prioritaria
Testo: La risorsa è pregata di presentarsi al direttore OHR (Office of Human Resources, mica pizza e fichi)

Questi messaggi sottendono SEMPRE ad un'inculata. E vorrei usare una metafora cara all'Ariosto: non un'inculata leggera ma una di quelle con colpo d'ariete. In questo caso però sono tranquillo (che ha fatto proprio quella brutta, bruttissima fine), me l'avevan già detto che dovevo andare a Khasab, ormai c'ho fatto il callo, d'altra parte lo sapevo prima di venire a lavorare qua che mi toccavano dalle due alle tre trasferte annue e poi con la Zorza ci sono stato viscino viscino quattro settimane, che problema c'è? Giusto, che problema c'è? Eh, che problema c'è? Sono lì che ciuccio il mio siwak, ci gioco, faccio anche degli sguardi alla Clint. CHE-PROBLEMA-C'E? Nessuno! E allora dopo aver completato con molta calma tutte le procedure di inizio turno, coll'aria di quello che ritorna al lavoro dopo cinque settimane e deve risolvere tutti i problemi dell'universo in dieci minuti, alle 16 salgo al piano di sopra. "Dura la vita di noi discendenti di Atlante"

Interminabile dissertazione oratoria su matrimonio, viaggio di nozze, ecc. con miei sorrisi di circostanza (Filippo parla di sé, se Filippo ha voglia. Niente domande, niente pressioni, niente intrusioni) poi l'esimio Human Resources Manager mi dice che sono tempi di ristrettezze anche per le multinazionali (lacrime fitte, stiamo qui ad occuparci di disoccupati, pensionati, disabili, ma chi ci pensa alle povere multinazionali?) e "quindi anche la gestione delle risorse va rivista in ottica di efficientamento, di ottimizzazione, di miglioramento nell'allocazione delle risorse". Inizio a sentire i Carmina Burana infilarsi tra una sinapsi e l'altra.

Prosegue


"Lei è una delle risorse che ha dimostrato" - segue una serie di parole da intorto che non funzionavano neanche quando ci provavo con le sedicenni allo Spazio, figuratevi dieci anni dopo e, per sovrammercato, in un contesto lavorativo. "Dottore, la ringrazio. Però sa, io non sono molto avvezzo a queste cose, non vorrei metterle fretta ma debbo andare in linea a fare le rilevazioni".
"Anche in questo appunto che mi fa si dimostra" - e giù altra sbrodolata - "Arrivo subito al punto" - era passata mezzora di chiacchiere inutili - "nella riqualificazione delle risorse, per quanto riguarda la sua area, la trasferta a Khasab è stata sostituita da una trasferta in Qatar o in Turchia, da effettuarsi l'anno prossimo verso marzo"

Niente panico

"Bene". Alla fine non mi cambia niente, sempre lontano da Ella sono. Anzi, c'è caso di vedere posti nuovi, quindi speriamo mi mandino sul Mar Nero che ho già ammirato per quanto riguarda la sponda Ovest ed è un luogo meraviglioso. Quelle a Sud pare siano ancora più affascinanti, per cui...

"Comunque non si parla di mesi, ma di settimane, niente di lungo"
(pensiero: "Com'è umano lei!") "Ok, d'altra parte anche le precedenti trasferte sono state nell'ordine di settimane. Noi l'abbiamo vissuta come un mese perché sono state immediatamente successive ma erano comunque due trasferte separate"
Lui fa una faccia di cazzo come se la mia frase gli avesse interrotto il ragionamento.
"O no?"
"Certo, nell'ordine di mesi, direi 45-50 giorni, invece sarà la prossima trasferta"

E da qui è la caduta, la frana, la valanga, la bomba atomica, il terremoto, lo tsunami, la fine del mondo: i Carmina Burana vanno a volume 99.

"Mesi?"
"Attraverso una serie di analisi dati abbiamo determinato che non è più conveniente spostare risorse dall'Italia e quindi dove le nostre operazioni possono svolgersi per lunghi periodi senza particolari intoppi vorremmo impiegare manodopera locale, spostando risorse ad elevata professionalizzazione nelle aree dove la specializzazione è necessaria"
Ringrazio di essere seduto su una sedia coi braccioli e di essere sufficientemente vicino alla scrivania per non svenire e cadere di lato oppure, peggio ancora, faccia avanti: "Tipo?"
"Non si preoccupi"
"Nono, qui non si preoccupa nessuno" (pensiero: "Eh, il cazzo")
"Le presenteremo una rosa di nazioni e lei potrà stilare una classifica in ordine di preferenza, poi ovviamente decideremo noi, ma tenendo conto anche delle sue indicazioni"
"I nomi quali sarebbero?" (il tono era di quelli che presupponeva il "Senti ciccio, mollala lì" all'inizio della frase)
"Algeria, Angola, Egitto, Libia, Nigeria, Tunisia"
Ormai dissocio, penso stiano parlando di un altro. No dai, non può essere...
"Una rosa all'insegna della sicurezza e della tranquillità, eheh" (pensiero: "I tre Paesi più tranquilli - ahahahahah, risata nervosissima - sono quelli immersi in una guerra civile, fate voi)
"Eheh"
Completamente posseduto metto l'indice sulla scrivania, quasi a scavarla, ritorno in me (più o meno)
"Ricapitoliamo, io, proprio io intendo, si sta parlando di me, dovrei andare in uno di questi sei Paesi per un mese e mezzo?"
"Sì. Ovviamente ogni zona poi ha un coefficiente di pericolosità che le verrà riconosciuto monetariamente"
(pensiero: "Com'è umano lei vol.II") "Non ho capito se sono obbligato o meno"
"Vivamente consigliato, diciamo così" (sorriso alla Silvio)
"Non le dico né sì, né no. Prima ne parlo con mia moglie"

WhatsApp
"Mi mandano in trasferta in Nigeria" - ho messo lo Stato più pericoloso per farla preoccupare
"Quanto ti danno di bonus?"
"Mi pare che il coefficiente sia 2,5" (che non vuol dire stipendio moltiplicato per due volte e mezzo, intendiamoci. Due volte è il coefficiente che messo in una formula che studiano solo ad Analisi II moltiplica la parte variabile dello stipendio. Anzi, nei prossimi giorni posterò l'IBAN, che qui dopo lo scherzo del 26 settembre di denari non ce ne stanno più. Se arrivano i ladri a casa nostra, lasciano un'offerta)
"Quando parti?" - obiettivo raggiunto

L'amore, signori, l'amore.

P.S.
Segue mio messaggio strappalacrime.
"Dai - vezzeggiativo da vergognarsi di appartenere al genere umano - scherzavo. Anzi, sdrammatizzavo, perché sarei molto preoccupata nel caso"
Segue mio messaggio di grande dirittura morale, coesione d'intenti, roccia e vincastro dell'unione amorosa. Lo mando con l'espressione soddisfatta che aveva Hank Wooden mentre dondolava sulla sedia in "Sentieri Selvaggi" (che sembra la parodia porno della famosa soap opera ma in realtà è un western)
"Sìsì, vabbé, ma fatti dare bene la formula dello stipendio da trasferta"
Ho fallito su tutta la linea. Per espiare la mia colpa dovrei andare in Somalia, altro che Nigeria.

P.P.S.
Un'ora e mezza fa comunque m'è arrivato un altro messaggio da parte sua.
(pensiero: "Si sta preoccupando, mi dirà di non andarci")
Leggo
"Braaaaaaadley" (per chi non lo sapesse è il centrocampista della Roma che oggi ha segnato il gol della vittoria giallorossa ad Udine)

venerdì 27 settembre 2013

"Bello, bellissimo, quasi un matrimonio del Sud. Quasi"




Aeroporto di Doha, jet-lag a pallettoni, Zorza dormiente, dishdasha come se piovesse, aereo verso Perth tra una manciata di ore ma due righe voglio scriverle ora, a caldissimo, per rileggermele tra settimane, mesi, anni e ricordarmi cos'è stato. Dimenticherò qualcosa, spero trascurabile.

- Io amo le forme, le prassi e i riti perché servono a sacralizzare un momento di passaggio, restituendo un minimo di senso del sacro (in senso antropologico, non religioso) ad un'epoca in cui è sempre e tutta una gara a chi sbraca di più. Un formulario di rigide regole è infatti necessario per la gente che non sa disciplinarsi da sé e quando sento qualcuno che "infrange il protocollo" (che si può infrangere ma bisogna avere la classe per farlo e io non ne ho ancora trovato uno in grado di farlo) mi vengono degli eritemi da stress anche nel bianco degli occhi. Cerimonia perfetta. Ci tenevo molto.

- Lei temeva che sua mamma piangesse perché pianse al battesimo, alla comunione, alla cresima, alla laurea. In realtà, qualche lacrima ma niente di più. Temeva che suo babbo piangesse perché inscalfibile come il diamante finché vuoi, ma alla fine è pur sempre la sua bimba: niente. Temevo che mia mamma piangesse perché si sposa il suo bambino e invece niente. Chi aveva il magone? Egli! "Consolatelo voi, altrimenti dovrò uccidermi".

- E comunque gli mancavano la tuba, il monocolo e il bastone con pomello in avorio. Non ci sono cazzi: è sempre il più figo di tutti.

- "Siete marito e moglie, potete baciarvi". No, senti, Signor, Dottore, Ingegnere, Avvocato, Curato, come, adesso, qui, davanti a tutti, in pubblico, centinaia di matrimoni fatti, mesi e mesi a pensare alla cerimonia, ore intere a controllare tutti i canoni dal Concilio di Nicea ad oggi. La certezza che nessun prete, se non quelli dei film americani, lo dicono. E mo? Vabbuò, è già il nono in sei anni, nell'ultimo poi abbiamo proprio esagerato: tre! E non è ancora finito! Comunque se proprio vuoi, Don Abbondio del cazzo, forte coi deboli e debole coi forti, eseguiamo l'operazione. "Potevate indugiare anche un attimo di più". La solita ingerenza della Chiesa negli affari interni di altri soggetti.

- La Zorza si stringe nelle spalle con la faccia timidosa (e quelli sono i momenti in cui altro che bacio. Ne avrei fatta una direttamente sull'altare) e dice a bassa voce al prete "E' che non siamo abituati". Fanciulla, noti quello che il prete ha in mano? Si chiama microfono e concorre ad amplificare il suono. Se tu parli a lui, con tutta la bassa voce che vuoi, il sussurro diventa un urlo! Tutta l'abbazia è inondata da questa geniale trovata mentre la vecchia zia venuta da Campobello di Licata si chiedeva se ne era valsa la pena di spararsi 2000 km per assistere ad un matrimonio di copertura.

- Infatti poi per rimediare fuori dalla Chiesa abbiamo attaccato un limone talmente duro che è dovuta intervenire una camionetta dei vigili del fuoco per staccarci. Poi, per togliere tutti i dubbi, ci siamo fatti una spaghettata sul sagrato. Rigorosamente Barilla.

- Le fotografie odio guardarle, figuriamoci farle. Va da sé che la Zorza adora qualsiasi cosa abbia a che fare con la macchina fotografica. Tra obiettivi, macchine, corsi, cavalletti, filtri dai 12-13 anni ad ora ci ha speso una finanziaria. Odio farle, odio farle in posa, odio farle in posa con la faccia da pirla. "Ma è tradizione". Finito l'odiosissimo (si è capito?) servizio, siamo sul nostro amato laghetto a guardare il panorama. Dico al fotografo, che faceva anche da autista (nautico), di aspettarci sul motoscafo. "E' la nostra festa, no?" - "Direi" - "Adesso dobbiamo andare a cena: tutti che verranno là, urla, frasi fatte, berci, discorso-discorso, sorrisi di circostanza, tutte 'ste robine qui, no?" - "Sì". Pesco in tasca. "Superskunk e drum, solo da fumare, due tiri a testa. Dieci minuti solo nostri e poi andiamo". Che sorriso, che bello vederla sorridere con quella leggerezza dopo l'agostoddimmerda, che pace nel cuore.

- Il buffet a isole (drink, carpacci con salumi, fritture, formaggi con marmellate, frutti di mare, vegan, cereali), pensato per non annoiare gli ospiti mentre ci attendevano, è stato molto gradito. Questo peraltro ci ha consentito di fare un menu al tavolo leggero (3 primi, 2 secondi di pesce con contorno, sgroppino e 2 secondi di carne con contorno) e di dare ancora libertà agli ospiti per la torta e i dolci.

- Tra una portata e l'altra vado fuori a fumarmi una paglia. "E mo so cazzi tua", mi giro, sua mamma. Sorrisi, risate, abbracci, volevo quasi confessarle la storia della saRta. Lo farò al primo battesimo.

- Il filmino che intervallava Emmina, Johnny Depp e una carrellata di mie fattanze (l'imbarazzo della scelta, alcune manco me le ricordavo) ha turbato le coscienze delle vecchie zie e fatto assumere la forma della mano alla mia faccina. Amici? Anfami!

- Balli, balli e ancora balli. Niente trenini e buonedomenicate varie. Io avrò ballato tre volte in tutta la mia vita ma ieri sembravo al sambodromo di Rio.

 - Suo babbo è una persona molto riservata, schiva, discreta, quasi sfuggente. Aspetti del carattere che, in misura minore, sono anche della Zorza. Ha avuto una vita difficile, specie negli anni della formazione. Ha dovuto farsi un gran culo fin da quando ha imparato a camminare e più metteva un piede innanzi all'altro, più le situazioni della vita lo costringevano ad indurirsi. E' una persona che non solo difficilmente lascia trasparire i suoi sentimenti ma tende a frapporre una barriera nei modi e nelle parole tra sé e il mondo esterno. Ama la figlia di un bene che non tutti i genitori sanno donare ma che solo un genitore può donare ed è l'unica cosa che conta. Mi vuole bene e io ne voglio a lui ma abbiamo sempre mantenuto una certa distanza. Non sono nessuno per giudicare e anzi rispetto e comprendo. Nei saluti di rito mi ha messo le manone sulle spalle, mi ha accennato un sorriso, ho visto lo stesso sguardo che sua figlia mi ha rivolto tante volte, ho fatto un cenno col capo. E' stato un bel momento.

- Alla fine del ricevimento, vanno via tutti gli over-35. E lì sì che c'è stato lo sbraco assoluto. La scaletta a memoria, dimenticherò sicuramente qualcosa: Metallica, Aerosmith, Led Zeppelin, Bruce Dickinson, Guns 'N' Roses, Scorpions, Europe, Rolling Stones, Def Leppard, Clash. E poi, ovviamente, la chiusura che le avevo promesso


E di questa c'è stato il bis, il tris, il quater fino alla decima replica. "Ehi digggei, rimetti"

- Alle 5.30 i finti gggiovini hanno iniziato ad abbandonare il campo ma a me dispiaceva finirla lì, era ancora presto. Allora col gruppo selezionato dei veri gggiovini superstiti (una roba da nulla, una trentina di persone) siamo andati a fare colazione nel mio bar. Prima - e ultima - volta che la Zorza ne varcava la soglia. Una Benita in forma strepitosa gliel'ha fatto LETTERALMENTE visitare. Come se fossimo agli Uffizi con lei a fare da guida. "Non ti pare che la Bene abbia esagerato? Era infoiatissima a farmi vedere tutte le robe! Ma è un bar, che voleva farmi vedere?" - "E' Benita!" - "E' Benita!"

- Mia moglie. Ahhhhhhh.

Ciao belle e belli, ci rivedremo tra un mesetto o forse anche di più perché probabilmente appena ritorno nel Sultanato mi spediscono a Khasab. Chi c'è su Twitter invece mi becca sempre, a meno che un serpente non decida che è arrivata la mia ora (l'Australia è il continente con la più alta presenza di striscianti con morso letale, quindi sono sulla buona strada).

P.S.
Grassie a tutti per gli auguri che mi avete fatto in ogni dove. Di cuore.

venerdì 19 luglio 2013

Ridere per sempre

Tra un digiuno e un'astinenza (ieri sera è partita pure la Zorza, allegria), la vita scorre. Qui, in questo ridotto sassoso, sabbioso e desertico "dove la gente si spazza i piedi colle mani" (babbo di Abdi cit, personalmente non ancora verificata) ho conosciuto qualche altro esemplare dello zoo che compone l'umanità. Il mio superiore in grado è un ingegnere che ad ogni passo rilascia freddure che non fanno ridere. Ve ne elenco qualcuna perché è giusto che anche voi proviate la piacevole sensazione di appartenere alla stessa specie.
Ore 21.30, tutto gira come un orologio, mezzora alla fine del turno, si chiacchiera, buttando di tanto in tanto un'occhiata ai parametri.
"Nel tempo libero mi diletto a poetare"
"Bene"
"Ogni tanto vinco anche qualche concorso di poesia"
"Beh, allora è famoso"
Il battutista mediocre lo si distingue dal fenomeno proprio in queste cose. Il primo ha un copione, il secondo sa improvvisare. L'ingegnere appartiene a questa seconda categoria.
"In generale, dici?"
(pensiero: "Ma che minchia di domanda è?") "Sì"
"Lo sono soprattutto in questo momento?"
"Famoso?"
"Sì, nel senso che sono le 21.30 e ho fame"
Pensate che sia finita? 
"Ho provato anche a farmele musicare, ma non trovo nessuno di mio gradimento"
"Beh, ma canzone e poesia si assomigliano ma non sono proprio la stessa cosa"
"Secondo me potrebbero funzionare anche come canzoni"
"Ah, ok"
"E sapere che io suonavo al Conservatorio"
"Complimenti!"
"Ma non mi aprivano mai"
Questi sono i momenti in cui mi scopro fan di Massimo Ranieri e per la precisione "e avere voglia di morire, lasciami gridare, rinnegare il cielo, prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo, li farò cadere ad uno ad uno"

Quando poi gli ho detto da dove vengo (e mentre scrivo da dove vengo mi stupisco che non mi abbia ancora fatto la gag "dal cottolengo") e cioè "ah, sì conosco: vicino ad Erba" è stata la mia fine. Ora, tutte le battute su Erba erano già vecchie il giorno prima che l'uomo inventò la ruota e io abito a 10 km da Erba. Vuoi che non le abbia già sentite tutte, comprese quelle sui vicini di Erba?
"Sai dove sta Erba? - "In provincia di Como" - "No, nel prato". Le matte, mattissime risate proprio.
La prima volta che l'ho sentita il Muro di Berlino stava ancora bello gagliardo.

"In stazione - "Signora, questo treno va ad Erba?" - "No, è elettrico".

Me ne fotto di WWF, Greenpeace e compagnia io tifo guasto, fuoriuscita di gas, catastrofe ecologica per non dover sentire queste perle. Alle quali ogni tanto non riesco manco a fare la risata di circostanza e per cui lui mi chiede sconsolato "Questa non faceva ridere, vero?". Non l'ho ancora ammazzato solo perché come suoneria del cellulare ha "London Calling".

Con la Vale dopo due scazzi belli pesi (uno per motivi di lavoro, l'altro perché ascoltavo le cuffiette ad un volume troppo alto, vabbé) siamo ritornati in grande sintonia. Ora, io non è che sia un grande imitatore di personaggi famosi. Mi vengono bene Celentano (che, vabbé, viene bene a chiunque), Scalfaro (son sempre quelle due o tre frasette) ma Malgioglio lo faccio veramente bene. E a lei fa impazzire. E' chiaro che il grande CriCri rende al meglio quando puoi fare delle avances ad un altro uomo. In amministrazione ce n'è uno che sembra uscito da un'azienda che produce nerd, ma di quelli belli convinti, tipo Silvano di Camera Café. Ormai quando ci vede insieme cambia strada. "Giao, sono Grishdiano. Gabrielo, che bel pieto, che bella shcarpa, ti fa proprio la gamba shlanciada".

Giovedì scorso Ella mi chiama al lavoro: "C'è lì la Vale?" - "Yesss" - "Passamela" - "La Giorgia...uhm...ti vuole" - "Ciao Vale, Fily mi parla sempre di te..." - "...anche a me di te" - "Sìsì" - con l'indifferenza della donna che non deve chiedere mai - "so che sei sola qui e in 'sto periodo manco si può uscire. Vuoi venire a casa nostra a mangiare domani sera?" - così, senza avermi detto una sega, tanto per far vedere chi comanda. C'era il piccolo particolare che io al venerdì ho lo skypata coi miei, che mi parlano separatamente, perché altrimenti al secondo 7 è già guerra aperta (tra loro). Prima parla mio babbo, così gliel'ho fatto conoscere "Ma chi è, la nuova morosa, ma sei scemo?" - "No, una collega" - "Uhm, ma la Giorgia dov'è?" - "Paolo so' qua, che te credevi, che me tradiva?".
Finisce e arriva mia mamma. La Vale viene fatta sparire dallo schermo onde evitare milioni di parole di spiegazione. La vedo che ride (mammà). Sento un trambusto incredibile, antine che si aprono, carrelli che scorrono, stoviglie che sbatacchiano. E lei ride. Mia mamma che ride è un avvenimento tipo...ma no, neanche la cometa di Halley...ecco sì, la nascita della Terra. E continua a ridere.

Ad un certo punto un urlo squarcia il cielo: "Elena, dove cazzo è la MIA tavoletta di cioccolato?" - "E che ne so io?". Mio babbo, che ormai è più vicino ai 60 che ai 50 ma rimane sempre una cartola da paura, si sta preparando alla consueta settimana di rafting in Val di Sole e quindi è in dieta. Però al venerdì sera, cascasse il mondo, azzanna mezza tavoletta di cioccolato al latte.
"Elena, te lo ripeto ancora una volta: dove cazzo è la MIA tavoletta di cioccolato?"
"Che ne so io?"
"Certo, !"$%/%$£&/(%$|"!"£$%&/())=?^?=)(%£", ne mangio mezza tavoletta a settimana, siamo in casa in due, se non l'ho mangiata io, chi deve averla mangiata? Stocazzo?"
"Non io"
"L'avra mangiata stocazzo" - frase ripetuta all'incirca 777 volte a 777 decibel, con la Vale che da dietro lo schermo mi diceva: "Vorrei che questo momento non finisse mai".

La serata si conclude con Ella che le dice: "Sa fare bene anche l'arrotino"  e il qui presente costretto per ore a ripetere: "Donne, donne, è arrivato l'arrotino..." e tutto l'annuncio pubblicitario. Quando ormai avevo un edema alle corde vocali, la accompagnamo alla porta, la Zorza la chiude, mi guarda e mi dice: "Che figa, adesso capisco perché me ne parlavi così"

lunedì 8 luglio 2013

Happy Ramadan!


Giovedì sera, come solo i grandi fuoriclasse, dopo una settimana anonima, la stoccata del(la) campione(ssa).

"Fily avevo pensato che potremmo imbiancare casa". Tradotto in italiano "Fido, esigo che tu imbianchi casa"

Lasciando perdere il fatto che imbiancare è l'UNICO, non uno dei pochi: l'UNICO, lavoretto di fai da te che ODIO, e che comunque già di per sé sarebbe condizione ostativa, ci sarebbe un piccolo particolare: ci sono già metà mobili montati e appoggiati al muro e l'altra metà li monterò tra domani (venerdì) e dopo (sabato). Verrebbe da fare la banale considerazione: "Non potevi dirmelo settimana scorsa?" ma la risposta sarebbe "Non potevi arrivarci da solo?" quindi, siccome non ho mezza voglia di litigare, abbozzo un "Vedremo", sperando che la questione si consumi da sé. Sabato sera, casa finita. Ceniamo nel nuovo nido con un'emozione inconsueta, forse anche insensata, ma visibile e meravigliosa. Forse è perché ogni cosa che all'inizio sembra enorme poi col tempo diventa routine ma se ti fermi a pensare, e quello era uno di quei momenti, riscopri quanto sia enorme. Ed Ella mi dice due cose che, non so come dire, avrei iniziato quella sera stessa ad imbiancare non solo la casa ma anche l'aria, l'acqua e il fuoco. Con uno spazzolino da denti.

P.S.
Ovviamente se fosse una soap opera sarebbe finita qui. Invece tra ieri mattina e stamattina ho fatto quello che dovevo (alla fine sono 50 mq, una mano ieri e una oggi), due ore fa le mando un SMS: "Finito, quando rientri non toccare niente, lascia asciugare, che domattina rimetto i mobili al loro posto" - "Visto? Ci hai messo più tempo con le chiacchiere che coi lavori".

P.P.S.
Una delle prossime due notti dovrebbe iniziare Ramadan. Per capire quale bisogna vedere quando la luna butterà fuori la prima falce. Gli astronomi locali, soprattutto quelli sauditi, sono in sbattimento feroce. Non sto neanche a dirvi che, vista l'apprensione con cui è seguito il fenomeno (in questi giorni si parla solo di quello, manco si stesse discutendo della nuova morosa di Balotelli), se in questo Paese fossero consentite le scommesse, avrei già cremato lo stipendio. In ogni caso, pensatemi e vogliatemi un po' di bene. Ne avrò bisogno. E fate l'amore, voi che potete.
Una felicità così non la ricordo da quando, anziché colpire la boccia, il difensore centrò con la testa il mio nasino, creandome tre.

martedì 2 luglio 2013

Acqua salata non macina più


Questo post l'avrei già scritto ieri, solo che al momento di pubblicarlo, Blogger, che deve morire, ha deciso di farsi i cazzi suoi. Ora dovrei aver capito il problema e lo riscrivo. Adesso cerco di restare zen, molto zen, ma se Blogger del cazzo mi rifà lo scherzetto io mi trasformo in Zen, inteso come quartiere di Palermo. Ok, Bloggermerdodellamerda? Ok. Quindi mi metto in modalità Fabio Volo e mi accingo a riscrivere per un'altra volta la stessa cosa.

Il giorno successivo a quello a cui ho comunicato ad Abdi che mi sarei trasferito, il simpatico omino m'ha invitato a casa sua per una sorta di festa d'addio e per conoscere la sua famiglia. Non è che questo evento mondano fosse in cima alla mia lista dei desideri ma nel costume locale è preferibile assistere alla propria morte anziché vedersi rifiutare un invito, quindi accetto e anche Ella, che anche per questo è una gran Donna,  non fa un plissé quando glielo comunico. I giorni scorrono allegri e oserei dire ribaldi fino a mercoledì scorso, quando con candore tutto occidentale gli chiedo ragguagli per la serata successiva.

"Alle 21 a casa mia"
"Ehm, Abdi, qui finiamo alle 22"
"Non preoccuparti, TI HO già preso due ore di permesso"
Silenzio, palla di fieno, altalena senza cinno a bordo
"Are you joking? Are you kidding me? Are you SCHERZING?"

Il fanciullo aveva falsificato la mia firma sul modulo di richiesta dei permessi e mi stava facendo passare il tutto come un'enorme cortesia. Lo dovevate vedere: quel sorriso non lo vedevo da quando i miei cuginINI mi portavano a casa i disegni dall'asilo come se mi donassero monili di diamanti. Era proprio la gioia ingenua di avermi fatto un enorme regalo, di avermi tolto un'incombenza, mancava poco che si auto-appuntasse il Collare d'Oro del Sultano sul petto. The thin line between sbadilarlo di piatto sulla nuca e abbracciarlo fortissimo.

Alle 21 della sera successiva arriviamo a casa sua. Una piccola casetta, minimal, una roba da nulla. La dependance è grande come casa dei miei. Il giardino se la batte con l'Umbria come estensione. E' uno di quei posti in cui capisci la tua finitezza di essere mortale. In realtà veniamo rapidamente messi a nostro agio e iniziamo le parche libagioni. S'inizia con un' insalata mista. Io sono una delle due o tre persone al mondo che schifa l'insalata ma se vedersi rifiutare un invito è peggio che assistere alla propria morte, vedersi rifiutare un piatto è peggio che vedersi scavallare l'auto. Quindi le scelte si riducevano ad una: mangiare quella cazzo di insalata. Poi fortunatamente arrivano le/i muqabbilat, che sarebbero i nostri antipasti. Antipasto però non è come qui da noi "Al nonno solo una fettina di salame, che c'ha il colesterolo" (alto o basso chi se ne frega. Come può un HDL o un LDL arginare una massaia il giorno di Natale?). No, qui si mangia come se non ci fosse non solo un domani ma neanche una prospettiva di mezzora. Cosa ho mangiato non me lo ricordo neanche io, nel senso che ci saranno stati tre metri quadrati di piattini da cui chi voleva, pescava. Io però non volevo, dovevo! e quindi, in quanto ospite, venivo incoraggiato a mangiare con metodi come quelli che usano per le oche del fois gras. Ingredienti: pomodoro, cipolle, erbe varie, olive, sottaceti, noci, aglio, prezzemolo, peperoncino, fave, yogurt, cetrioli, menta, olio, peperoni, noci, bulgur, riso, carote, spezie varie, ceci, melanzane, aceto, polpo, cozze. Dopo questo leggero antipasto, si passa alla ciccia vera. C'era una griglia che ci voleva la concessione edilizia per usarla e lo scooter per girarla tutta. Visto che il porco è haraam (proibito), c'era un piccolo gregge di pecore e agnelli su quel minuscolo barbecue casalingo. Mentre ero sempre invitato a mangiare (sai mai che me ne dimenticassi), ad un certo punto, l'anfitrione, ossia il babbo di Abdi, fa entrare "Florentine-Style Steak - The Authentic Italian Beef". Proprio come se fosse un ospite d'onore. Il dramma: non avevo capito che era tutta per me. Alla fine con abile lavoro diplomatico faccio capire che io, col mio fisico da internato, ho una certa capienza gastrica oltre la quale poi esplodo come un kamikaze involontario. E voi non volete il terrorismo integralista nel Sultanato, vero? Ne abbiamo parlato poco fa di quanto di quanto sia liberal il kharigismo. Ed è trionfo. Il chilazzo di fiorenza viene diviso in cinque parti. La parte degli stuzzichi e dolci (datteri, marmellata di fichi, halva and so on) invece mi ha visto sfoderare la tecnica anti-rompicazzi cittadini ("già preso" - "prendo dopo"), altrimenti a quest'ora vi scrivevo dall'obitorio.

Per quanto riguarda i commensali, c'è poco da fare: uno degli aspetti su cui si valuta e si misura un uomo nella società araba è quello che pensano i suoi ospiti di lui. Per quel che ci riguarda, ci hanno fatti sentire da subito a nostro agio, ci siamo divertiti entrambi e, parlando tutti tra il bene e il benissimo l'inglese (la capra di famiglia è Abdi), abbiamo potuto conversare tranquillamente. Senonché, ad un certo punto si consuma il dramma: "Filippo, come mai lei ha la fede e tu no?"

Primo: in teoria persone senza vincoli di parentela non possono vivere nella stessa casa (in teoria e basta però, almeno nella capitale). Secondo: durante i primi giorni di conoscenza, Abdi continuava a spaccarmi le gonadi chiedendomi se ero sposato per portarmi a donnine. Oh, ma sempre, ogni giorno. Io gli avevo detto che "non sono sposato ma è come se lo fossi" ma lui non se ne dava per inteso (nel senso che proprio non capiva la sottigliezza), quindi una volta, tenendo insieme primo e secondo punto, gli dissi "sì, non te l'avevo mai detto prima perché sono timido". Quel giorno finirono le sue proposte. Un riposo lungo mesi e un risveglio brusco. La fede in realtà è l'anello di fidanzamento che io, vecchio arnese della reazione, residuato dell'Ottocento, eccetera, le ho regalato quando le ho chiesto di sposarmi. Su quella domanda è iniziato il cabaret, il teatro, la commedia degli equivoci. Ad un certo punto Ella, che sedeva al tavolo delle donne, mi uozzappa: "Daje Fili', 'n artro po' de balle, nun mollà, che tra 'n po' ce sta pure 'r mutawa", ossia il poliziotto religioso, che qui in realtà non esiste, ma nel mondo islamico è molto diffuso.

Dopo un venerdì passato tra tornei, preparazione pacchi, pacchetti e pacchini e ultima uscita nella Las Vegas del Golfo, al sabato mattina ci svegliamo alle 5 per evitare di aggiungere al dramma del trasloco anche quello del caldo (non so se ve ne ho mai parlato delle temperature miti di questo periodo). Faccio colazione (tè verde, cinque mandorle, tre pugne secche per chi fosse interessato), apro la porta dell'appartamento per andare in garage. Davanti a me un pakistano che mi chiedo se io sono io. Mi guardo bene: sono io. "Siete venuti a prendermi?" mentre cerco con lo sguardo il Giuda traditore. In realtà il babbo di Abdi, con cui avevo parlato di questo trasloco due sere prima, mi aveva mandato una ditta per darmi una mano. Mi veniva da piangere. Carichiamo sul camion un po' di roba, compresi mobili da montare (la fottuta Ikea è arrivata anche qua) e partiamo tutti e quattro (Trudi compresa, perché se la lascio dodici ore da sola mi tira giù il compound a forza di guaiti, pianti e lamenti) alla volta di Sur. Dio, Allah, o chi per essi benedica l'italiano che abbiamo incontrato nel giretto della città post-firma del contratto, quando l'altra settimana siamo scesi a scegliere casa, che ci aveva detto: "Io vi suggerisco di mettere dentro qualcosa il più presto possibile perché, contratto o meno, questi se trovano altro nel frattempo, la affittano a lui". E infatti il padrone di casa era davanti alla porta ad aspettare altra gente e non ha fatto una piega alle nostre """critiche""" stupite.

La Zorza pulisce casa, io e il paki scarichiamo e montiamo, la Trudi inizia a rompere i coglioni a tutti gli esseri viventi del vicinato. Sfiniti, alle 16 ci rimettiamo sul camion. Col paki avevo esaurito gli argomenti di conversazione all'andata, precisamente quando m'ha detto che "Il cricket è uno sport accattivante (charming)", quindi parlavo con la Zorza.

[...]
Lei: "Comunque è inutile star qui a rimuginare. Acqua salata non macina più"
Io: "Vero, vero. Passata comunque, non salata"
"No, eh. Salata"
"Passata"
"Guarda che...si dice così perché il sale c'è quello grosso e quello fino. E da quello macinato fino non si può tornare indietro. Non lo si può far ritornare sale grosso"
"No, si dice acqua passata perché una volta che l'acqua entra nella ruota del mulino, poi esce di nuovo e non serve più a macinare"
"Guarda che...io so come funzionano le saline, i miei nonni materni sono di Paceco"
"Col massimo rispetto per le autorità civili, religiose e militari, ma chi se ne incula?"
"Guarda che...a Paceco ci sono le saline più grandi d'Italia, probabilmente dell'Europa, forse del mondo"
"Mille...numeri che fanno girare la testa", imitando l'Ingegner Cane
"Mavvaffanculo"
"Pacheco comunque giocava nell'Inter, cioè giocava...lui di mestiere faceva l'amico di Recoba..."
"Piantala di dire cazzate e ascoltami"
"...altri tempi, tempi eroici, quando Moratti li buttava veramente dalla finestra"
"Ma mi ascolti o no?"
"Meglio di no, altrimenti ti metto la testa sul finestrino e faccio su e giù con l'alzacristalli fino a che non te la stacco"
"Guarda che..."
"Avanti, avanti con questi guarda che...l'unico guarda che...sarebbe guarda che...da un certo punto di vista è meglio che queste perle le tiri fuori con me, perché se le vai a dire in giro ti fanno un TSO alle scuole differenziali, altro che laurea"
"Guarda che...a Paceco c'è anche una riserva naturale del sale"
"Abbeh, se c'è la riserva naturale allora dormiamo proprio tra due guanciali. Siamo partiti da un mulino merdo e siamo arrivati alla riserva naturale dell'amico di Recoba. Sto andando ai matti, te lo dico, sto andando ai matti"
"Ah, tu ti stai incazzando? Guarda, Filippo, non urlo perché c'è qui lui, quando andiamo a casa, poi vediamo".

Porta di casa, notebook (c'era il mio già acceso ma ha preferito accendere il suo: sai mai che complottasse anche il computer) e, incredibilmente..."Acqua passata non macina più"

"Io quando andavo alle superiori al pomeriggio studiavo, non andavo in giro per i bar e i circoli a imparare proverbi". Ho chiesto scusa e mi sono molto rammaricato per le inadempienze della mia giovinezza.

mercoledì 26 giugno 2013

Scusate il ritardo


Il 28 febbraio scrivevo

"Litighiamo una volta l'anno. A maggio. E' un appuntamento fisso, come il Capodanno o il Palio di Siena. A maggio sappiamo che dobbiamo litigare. Il giorno in cui litigheremo ad aprile o a giugno capiremo di aver fallito come coppia. Quello che ha in mano viene scagliato. Per ora sono sempre riuscito ad evitarlo. Una volta ho anche salvato la portafinestra che dà sul terrazzo da una sicura rottura dovuta all'urto del telecomando di Sky. Poi solitamente io scendo in garage o in strada e tiro un pugno o un calcio a qualcosa. Finora il peggio è stata un'infrazione all'alluce (cassonetto della spazzatura)"

Sabato mattina torno a casa dal campetto. Abbiamo perso. In alcuni ambiti dell'esistenza sono impercettibilmente competitivo e la pallacanestro è uno di questi. Nella strada verso casa la Trudi si fermava ad OGNI angolo ad annusare cosa non si sa visto che ci saranno sette cani in tutto il quartiere, aumentando il moto circolare delle gonadi, perché dovevo tornare indietro di quaranta metri ogni cinquanta a urlarle "Alooooooora" - "Ti lascio qua, eh, ti lascio qua!" - "Oh, giuro fermati ancora una volta e a casa ci arrivi a calci in culo". Perché ci vuole eleganza anche nel redarguire il tuo cane. Quindi torno a casa già smaronato. Vado a far la doccia. Della lavatrice se ne occupa Ella. Apro il cassetto calzinimutandecanottiere e manca la canottiera. E' la scintilla che cercavo per accendere il fuoco e liberarmi dell'incazzo. "Giohoh, dov'è la canottiera?" - "Dimenticato di mettertele nel cassetto, comunque son..." - "Cazzo oh, l'emozione della prima volta", alludendo ad una pratica consueta: la caccia alla biancheria intima predoccia.
Anche lei aveva degli incazzi da buttar fuori, tra nuovo lavoro, ruggini del vecchio, trasloco. SWOOOOOOOSH. Oggetto di forma parallelepipeda si infrange sul mio malleolo. L'amico telecomando è stata sostituito dalla compagna grattugia. E fu porta di casa. E fu cantina. E fu calcio ad un cartone a caso. E fu tre giorni e mezzo di muso reciproco, che ci voleva la bindella per misurarlo. E fu pace sancita da "Però ti stai imborghesendo: gli anni scorsi miravi alla testa, mancandomi, però apprezzavo il tuo idealismo. Ora sei diventata moderata e pragmatica. Miri alla caviglia, ma mi centri. E non far finta di non ridere che tanto ti ho già visto". Per un anno dovremmo essere a posto.

domenica 7 aprile 2013

Should I laugh or cry

Premessa n.1

La Zorza ha una passione per Johnny Depp che al confronto la mia per Emma Watson è solo una piccola simpatia. Ella, primatista mondiale di riservatezza, pudicizia, discrezione, al sol nominarlo si sdilinquisce come una belieber davanti a Bieber. Per farvi capire, qualche anno fa, corroborata da un po' di alcol e da una cannetta, arrivò a pennellare un "Se me lo trovassi di fronte? Lo ucciderei e lo mangerei, così una piccola parte di lui rimarrebbe per sempre in me". Voi pensate che stesse scherzando? Ecco, vi lascio col dubbio, io la mia certezza ce l'ho.

Premessa n.2

Io ho un'autonomia di 12 ore, lei di 36. In realtà la sua è molto minore, però le piace dire così giusto per accorciare di un altro centimetro il guinzaglio, che così passa dai tre ai due centimetri. Anche perché in realtà se a me date una maratona di college basket posso sopravvivere per almeno una settimana, senza iniziare a vedere San Pietro sulla traversa.

Mercoledì sera sono tornato a Muscat dopo due settimane a Khasab. Abbiamo chiuso la porta di casa alle 21 e l'abbiamo riaperta alle 17.30 di venerdì, assommando tre chili persi complessivi. Anche la cagnona, sempre un passo avanti, ha capito il momento e, senza dare nell'occhio e senza far pesare la situazione, si preparava da mangiare e si calava con la corda per andare ad espletare. C'avevamo da fare un consuntivo e un preventivo. Eh sì, perché poi son ripartito per Salalah e adesso per fino al 30 starò qui (ma sto spingendo per la creazione di un Soviet che porti avanti la giusta battaglia per farci tornare al 25. Mi sto giocando ogni carta, domani proverò con quella che il 25 in Italia è la Festa della Liberazione).
Insomma, sta di fatto che alle 17 di venerdì, in quei momenti di attesa del distacco che possono durare sette giorni, sette settimane, sette mesi ma li senti sempre e non sono mai belli da vivere (sì, sì, c'è di molto peggio, eccetera eccetera. Purtroppo lo so)...

"Guarda che se ritorno il 30 e ti ricordo che il 2 dobbiamo partire per Londra. Vedi di non avere la brillante idea di preparare le valige l'1, eh!" - L' "Eh" era un misto tra "Mario Bianchi, ma come si chiama questo bambino? Borlotto, per caso? Piccola ragade, non devi piangere, lo dico per il tuo bene. Eh, non lo so mica io...continua a scorreggiare. Regia, non le facciamo più le selezioni?" e il Sergente Hartman davanti a Soldato Joker.

Lei, che cerca di darsi un tono, ma quando le cose le escono senza filtri, ritorna la quindicenne dell' Esquilino, affresca: "Amo', che te credi? Che so' scema?"

Bacio, mi accompagna alla porta. Lei è dentro casa, io (sullo) zerbino.
"Che ce diciamo?" - con lo sguardo che mi faceva sempre quella di mate quando alla fine dell'interrogazione che iniziava con "Prof, se non esco quanto mi da? Due? Forse è meglio così, perché se esco passiamo ai numeri negativi" mi chiedeva che voto mettermi.
"Mea domina, la lascio solo per qualche settimana e comunque, qualsiasi cosa dovesse succedere, sono ad un'ora e mezza d'aereo, tranquilla"
"Vabbé oh, vedi de non ritorna' pirata" (Salalah è per i pirati somali come il miele per le api)
"Sarò il suo Jack Sparrow", chiudo gli occhi e metto le labbra a culo di gallina


SLAM - CLING

Porta chiusa ad una velocità angolare tipo, se lo scrivo giusto mi mangio un bricco, Kaffeetassen (ma cosa volete saperne della vita voi che non siete mai stati sulle tazze di Gardaland dieci minuti dopo aver mangiato...) e catenella di sicurezza in funzione.
"Fuori, via"
E dal terrazzo che dà sul cortile, mentre mi avviavo mogio e mesto alla fermata della corriera per l'aeroporto
"E non bestemmiare mai più"

Poi arrivo a Salalah, accendo Lello il cello e leggo l'SMS: "Valige per Londra pronte. Ci sentiamo il 29 per il briefing preparatorio". E rido. E un po' piango. E poi un po' mi chiedo se me la merito. E poi mi rispondo che forse sì. E poi mi chiedo se non sono "troppo" fortunato. E poi mi rispondo che indubbiamente sì, ma che un po' me la sono cercata, anche mangiando parecchia merda, perché se il gusto me lo sono tenuto per me, non è che per questo sia diventato più dolce, anzi. E poi mi dico che basta un niente, due centimetri nella nostra carne segreta, perché tutto questo finisca. E poi cerco di viverla meglio che posso. E poi mi dico che però certi luoghi comuni sono comuni perché veri. E poi mi dico che potrà finire tutto ma non una cosa. E mi illudo che sia vero. E poi so di non sapere e forse è giusto così. Poi rido. Poi piango. Poi rido ancora. E rido per sempre*.

Ci starebbe bene "Should I laugh or cry" degli Abba ma li ho visti di recente in una foto e mi sono venuti il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia e la lombalgia del camionista tutti in una volta. Va bene che l'alternativa sconfinfera poco ma quant'è brutto invecchiare...

*
Poi però mi chiedo anche se ci voleva il Sultanato per farmi scrivere queste cose, che prima serravo a settupla mandata nella mia anima. Deve essere la mancanza di Benita. Che si chieda di formare un governo per mandarmela qui come ambasciatrice dello "squilibrio stabilizzatore" (mi sento molto Aldo Moro con le "convergenze parallele").

giovedì 14 marzo 2013

Lloret de Mar - Decimo cerchio, quarto girone, undicesima bolgia

Su richiesta di Harley...

Alcol

- Ricordo Tequila Bum Bum a 80 centesimi a shottino.

- Alle volte però facevano delle offerte a 60 centesimi.

- Bisogna sempre stare attenti a dove si mettono i piedi, perché le pozze di qualsiasi liquido umano sono ovunque. E bisogna stare doppiamente attenti perché c'è il rischio di incappare in qualche produttore di quel liquido riverso a terra è altrettanto alto.

Droghe

- Le droghe leggere manca poco che te le vendano con lo scontrino.

- Per la prima volta scoprii perché alcuni prendevano la bamba prima di fare ginnastica. Cioèèè...io sapevo che era vasocostrittrice e quindi...quanto spreco, speriamo almeno fosse gesso.

- Se avessero un minimo di senso del business dovrebbero aprire dei centri di chirurgia maxillo-facciale a ritmo di sette al giorno, con tutta la gente che smascella fuori dalle disco.

Risse

- La Guardia Civil, i nostri Carabinieri, accetta sportivamente le risse che avvengono all'incirca ogni cinquanta metri.

- Quando poi le risse escono dai binari fisiologici della mezza dozzina di componenti per ciascuna fazione, arrivano i Mossos d'Esquadra, i membri della polizia autonoma catalana. Al confronto quelli del 2° Reparto mobile di Padova, la vecchia Celere, sono dei frillini. Saltano giù dalla camionetta, vestiti come per andare in guerra, e iniziano a manganellare. In quel caso "chi tuca, taca" oppure "a chi tocca nun se 'ngrugna". Mai visti tanti nasi rompersi in così pochi secondi.

- A quanto pare era proibito bere per strada. Fa molto ridere ma era così, ovviamente il divieto era costantemente disatteso. Poi però non era raro che se incontravi uno della GC questi ti tirasse un calcio, uno spintone, una manata per fartela buttare per terra. FdO dalla parte della gente.

- I francesi cercavano sempre e comunque per andare a manate cogli italiani, che non aspettavano altro. Io 'sta roba non la capirò mai. Ma non le manate, per carità, la "rivalità"...ma perché? Ma soprattutto ma peeerché?

- I negozianti sono contrari alla violenza. Infatti come souvenir vendono armi ad aria compressa, mazze da baseball e...coltelli!

Sesso

- Non è raro, di notte, fare una passeggiata sulla spiaggia e trovarsi circondati da coppie, che coprono tutti i colori dell'arcobaleno, che si danno all'amore libero e spensierato.

- Lì per la prima volta ebbi un incontro ravvicinato del terzo tipo con un travestito o magari anche di più, non ricordo se aveva già montato le tette. Mi toccò il culo in disco. Mi girai entusiasta, ma bastò una rapida occhiata affinché il mio entusiasmo svanisse. Con lui/lei ebbi una delle conversazione più lunghe di quelle due settimane: "Guarda, non sono della partita" - "Oh, scusa, sai...io debbo provarci un po' con tutti, per trovarne uno. Poi ho capito che eravate italiani e allora..." - "Ok, tranquilla"

- Non era problema nostro in quanto siamo andati al mare due volte in due settimane ma se volete vi dico il contenuto del mare in un giorno medio. Però prima dovete assicurarmi che state leggendo questo post lontano dai pasti.

- Per andare in bianco bisogna aver fatto delle scommesse prima di partire.

- Le francesi prima di andare cogli italiani volevano delle dichiarazioni giurate, due marche da bollo e una fototessera.

Bravate

- Il balcone è al centro di tutto. Oltre a chi passa da un balcone all'altro cercando camere di sole ragazze (molto di queste, soprattutto se della stessa nazionalità, aprono senza problemi), c'è l'intelligente pratica anglo-spagnola del balconing, ossia usare come piattaforma il balcone della camera per buttarsi in piscina. Due-tre morti ad ogni estate solo a Lloret.

- Ogni tanto sulle strade laterali passano delle auto, quasi tutte di residenti. Uno dei passatempi preferiti dei sudditi di Sua Maestà era lanciarsi sopra il cofano motore mentre queste procedevano a passo d'uomo. Se questa intelligente manovra veniva fatta davanti ai MdE, tutto il male che non ti eri fatto durante il volo, te lo facevi nei dieci secondi successivi all'atterraggio.

- Un inglese di fianco a me ordinò tre shottini di assenzio, li bevve uno in fila all'altro e svenne. La barista chiamò l'ambulanza che arrivò nel giro di cinque minuti e senza neanche fare domande lo caricò sull'autolettiga. Così, come se fosse una cosa normale.

Varie ed eventuali

- Venivo dai 14 gradi dell'aria condizionata del Colorado dell'estate prima, dove almeno c'erano 30 gradi e l'escursione termica era accettabile (accettabile per un popolo che ha come piatto nazionale il tacchino farcito, intendiamoci). Qui invece i gradi sono 40 e l'aria condizionata è a 10. Ci sono punti delle disco dove viene sparato fuori il getto che, giuro, ci puoi ballare solo con una felpa. Ad agosto.

- Nei ristoranti quando capiscono che sei italiano, contano le posate ad ogni giro. A me frega zero, altri della mia compagnia andarono ad un passo dal fare a manate (anche) coi camerieri. Abbiamo provato a spacciarci per sammarinesi. Non ha funzionato.

- I PR sono divisi per nazionalità. Quegli italiani, lo so che troverete le mie parole incredibili, hanno come unico punto irrinunciabile del loro mansionario quello di inchiappettare i connazionali. In tutti i modi possibili ed immaginabili. Veramente, potrebbero tenere dei corsi universitari.

Insomma, la classica vacanza per guardarsi dentro e stare un po' da soli con sé stessi. Sai Baba era solito frequentare Lloret. Claire se ho dimenticato qualcosa, integra.

P.S.
Poi ci sarebbe il capitolo "Italiano a Lloret" o in generale in qualsiasi destinazione turistica, ma è tema già abbondantemente dibattuto, anche dai cine-panettoni. Da parte mia debbo dire che tanto siamo trattati da imbecilli e tamarri nei posti turistici tanto siamo visti come delle semi-divinità nei posti da viaggiatori. In Ecuador a momenti piangevano quando gli dicevo che ero italiano, in Transilvania dire che ero italiano era un passepartout per ogni evenienza, a Tarlabasi (quartiere ultra-popolare di Istanbul) mi dissero che se volevo restare lì la notte ero il benvenuto nel letto del figlio maggiore, che avrebbe dormito per terra.

martedì 12 marzo 2013

L'alfabeto di Filippo

Citazioni, idoli, affetti, aspirazioni, manie, miti, contraddizioni di uno "stuntman per cartoni animati" (cit.)

A come Amici

Quelli del bar, quelli con cui uscivo la sera, quelli dell'Associazione. Tutti, a loro modo. Le briscole, le interminabili riunioni in piazza per decidere dove andare, il giro dei locali, le grigliate, l'occhiolino del carpentiere moldavo coi baffetti da sparviero, l'"Andiamo a casa di Filippo", l'ignoranza. Tutto.

B come BasketConnection

La vostra, la mia, la nostra community. Ne cito qualcuno così gli altri possono incazzarsi e odiarmi molto: Stiv, GaborZ, Jakoooo, Lulla, hog, Dave, rici, kenco, Cresi, Pozz, Alex, Rod, CondorZ, maistros, ste, Alcool, BW, Baldo, hifly, zuna, hard, namberZ, Walker. No, Allen no.

C come Cantucky

I mobili, il pizzo, i cimiteri del primo novembre come l'Orto Botanico, le luminarie di Natale come Las Vegas e soprattutto il basket. Ovunque. Dai campetti fuori dal Pianella alla Gazzetta che si legge dall'ultima pagina.

D come Dieta

No glutine, no lattosio, no solanacee, no carne rossa. Due pasti liberi a settimana. Carne bianca due volte ogni otto giorni. Salmone, mandorle, cicoria. Zenzero ovunque. E molto, molto altro.

E come Emma (Watson)

L'irrealizzabile amore della vita mia.

F come Fumo

Ho fumato la prima sigaretta a dodici anni. A quattordici le nascondevo nel cespuglio fuori da casa, avvolte in un quadratino di cerata per timore che, piovendo, si bagnassero. Rothmans Blu: anche da cinno avevo un certo gusto. Ho smesso e ripreso infinite volte, perché fondamentalmente mi piace. Oggi un pacchetto mi dura due settimane, a volte tre. Preferirei tagliarmi le palle che fumare l'ovale.

G come Genitori

Due persone più diverse non potevano esserci. Una è ansiosa anche per andare a pagare un bollettino in posta, l'altro se cade il mondo si sposta il giusto per non prenderlo in testa. Una mi disse che lo scooter non me l'avrebbe mai comprato, l'altro annuiva facendomi l'occhiolino. Una urla anche quando sussurra, l'altro l'ho sentito urlare due volte in via mia (ed in entrambi i casi ho riso molto). Eppure quanto vorrei che tra trent'anni il rapporto tra me e la Zorza fosse come il loro.

H come Hey Ho! Let's Go: The Anthology

Era l'estate tra terza media e prima superiore. La prima volta che andavamo a Milano da soli. Eravamo molto punk. E molto punkianamente lo rubai. Il viaggio di ritorno in metropolitana fu un mix tra l'essere ormai diventato definitivamente punk, l'ammirazione degli amici e il braccio violento della legge che sentivo incombere su di me ad ogni fermata. Sarà tutto in prescrizione ma meglio non dare coordinate, anche perché chi frequenta la capitale morale avrebbe già dovuto capire. Sì, è proprio quel Vento cantato da Renato Zero. Quello è stato il MIO CD. Le 58 canzoni e quelle 80 pagine di booklet le ho consumate come un figiciotto anni Cinquanta con "Il Capitale". H però, in questi giorni, è anche Harley: non voglio sprecare parole inutili, specialmente nei confronti di un'artista della parola, e non voglio farla più tragica di quello che già è. Prendo in prestito quelle di Angelo, che ho trovato bellissime nelle loro asciuttezza. "Se pensarti può servire, io lo farò". Sono cinque giorni che lo faccio. Un abbraccio.
Se pensarti può servire, io lo farò
I come Idraulico

"Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono" (Primo Levi, La chiave a stella). Un mestiere che non ho scelto, fatto più per necessità (di uscire as soon as possible da casa) che per scelta, ma che ho molto amato, che mi faceva alzare la mattina col sorriso sulle labbra, che magari un giorno tornerò a fare. Chissà...

L come Lloret de Mar

La prima vacanza all'estero da solo, ideata e organizzata da me, da noi. Sì, ero già stato a Jesolo nel 2002 e a Denver l'anno prima ma ero in Italia nel primo caso e nel secondo era stata un'idea di mammà, interamente organizzata da ESL: Lloret è stata tutta un'altra cosa. Diciotto anni e il mondo in mano. Spiego per chi non lo sapesse: Lloret è una sorta di Riviera Romagnola compressa e, nello stesso tempo, al cubo, non cinematograficamente consacrata da quel capolavoro di "Rimini, Rimini". Anzi, in realtà è molto peggio. Un mare che definire orinatoio è fargli un complimento, spiagge di raccapricciante bruttezza, di giorno un normalissimo paesino di mare, di notte un girone infernale. Diciamo che è tutto "facile": alcol, sesso, droga, risse, bravate. Tutte robe che adesso, vecchio merdo, non farei neanche se mi pagassero, ma che allora erano l'eden, inutile nascondersi dietro un dito. Vabbé, basta polpettone sociologico. Una sera punto una fanciulla: tra me, lei e l'amore che stava scoccando si frappone una montagna nederlandese, una roba tipo 1,95 per 120 chili, che non faceva da custodia solo a me ma anche alla mia eventuale replica. Io, ovviamente sobrissimo, cerco di far valere fisicamente le mie ragioni, la cosa fa molto ridere lui ma incazzare il buttafuori che, non aspettando altro, mi scaraventa fuori dalla disco, alla camallo del porto coi sacchi di farina. I miei amici non avendo visto la scena, e non vedendomi più, vengono a cercarmi. Sono fuori dalla porta della disco e voglio aspettare il bestio per dargli una lezione. Vabbé, alcuni vanno a casa, altri cambiano discoteca e mi lasciano lì solo con uno, a farmi da balia (questo per farvi capire quanto ero sobrio). Ad un certo punto la montagna esce, io punto il dito: "E' lui" e parto. L'amico mi prende per il colletto della polo, tipo gancio per caricare i container sulle navi. "E' lui quale, quello?" - "Sì". Mi prende sottobraccio tipo Corriere della Sera: "Tu sei completamente scemo, ma scemo. Scemo. Scemo forte" e mi porta in hotel. Così, come il Corsera alla domenica mattina.

M come Mattei, Montanelli, Mullah Omar

Tre uomini che più diversi non si può, che conoscendosi si sono detestati o si sarebbero detestati. Tre uomini che hanno fatto molto e sbagliato altrettanto. Ma tre Uomini, che hanno sempre combattuto in prima linea, per un ideale, giusto o sbagliato che fosse, e che l'hanno fatto disinteressatamente, rimettendoci tanto, non rinnegando nulla. Tre Uomini e basta.

N come Numero 16670

"Lei non ha capito nulla della vita, l'odio non serve a niente. Solo l'amore crea!" (Padre Maximiliano Kolbe)
Non la condivido totalmente, ma visto il contesto e le decisioni assunte in precedenza, la trovo forse una delle migliori frasi mai pronunciate da bocca umana. 

O come Ormoni

Qui la visita medica aziendale è molto accurata, non è una formalità come in Italia. E' una sorta di benefit. Alla fine c'è un consulto col medico. "Lei ha gli ormoni di un sedicenne". Ho abbozzato ma volevo abbracciarlo forte e dirgli "Amico miooo, l'avevo capito da mo".

P come Pirati

"Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare" (Samuel Bellamy)

Q come Quadrupede

Ha anche imparato a nuotare...

R come Radio

La TV non la guardo quasi per nulla. Anzi, facciamo prima a dire che, partite escluse, non la guardo per nulla. Se non per qualche talent visto in condizioni precarie, ma ormai son tutti finiti. La radio invece la adoro. In Italia l'ascoltavo quindici ore al giorno. Dalle 6 alle 21. Qui ad un certo punto mi mancava talmente tanto che mi son deciso a comprarmi lo smartphone. Ascolto tutto e dio solo sa quanto mi piacerebbe farla.

S come Sultanato

La mia nuova casa. Uno Stato con una sua anima e non un parco giochi come gli EAU e una sua corrente religiosa, all'interno della galassia islamica (non sono né sunniti, né sciiti, ma ibaditi), molto liberal rispetto alle altre due correnti. Mare, caldo, lavoro che mi piace. Mi sto facendo anche un bel giro di bellaggente. In generale, per ora, si sta bene.

T come Teseo Tesei

"Non si preoccupi comandante, a costo di spolettare a zero, alle 4.30 l’ostruzione salterà!". Perché gli eroi delle guerre perse non sono meno eroi degli eroi delle guerre vinte.

U come United Kingdom

Io ho pochissimi pregiudizi. Direi quasi nessuno, se si esclude quelli che ho nei confronti dei rappresentanti della bandiera con la ruota raggiata, ma quelli sono post-giudizi. Uno di questi, pur all'acqua di rose, era sui sudditi di Sua Maestà. Senza di loro, quaggiù, in questo "scatolone di sabbia", sentirei molto più la mancanza di tutto. A prescindere da qualunque sia il loro livello d'istruzione, il numero di primavere, la provenienza geografica sono fondamentalmente dei cinni di tre anni, capaci di entusiasmarsi e di deprimersi con irrisoria frequenza. E io li adoro, ogni giorno di più. E poi ho sempre ammirato chi alla sera striscia verso casa, va a letto vestito, magari si alza pure di notte per stracciare però allo scoccare dell'inizio del turno di lavoro e lì: giacca, camicia, cravatte, ventiquattrore e Blackberry. Henry Chinaski lifestyle.

V come Vinsanto

Sei bottiglie trafugate dalla sagrestia. Cinque compari. La prima sbronza della mia vita. D'altra parte era solo la Notte di Natale. Nonostante il prete fosse un amico di famiglia fummo comunque sospesi per un anno, quindi per sempre dato che ne avevamo tredici, dal chierichettamento, saltando tutta la trafila di cerimonie di congedo che ci sarebbero state da dicembre a giugno, che allora erano la "lussuria proprio". Sei anni di messe servite alle 7.30 della domenica, di attacchi di panico perché le boccettine del vino e dell'acqua non si ribaltassero, di ricordarsi al sabato notte che tua mamma non ti aveva ancora lavato la cotta, puff. Buttati nel cesso. Senza quell'amicizia probabilmente avrebbero riaperto i Tribunales e riesumato Nicolas Eymerich.

Z come Zorza

Sempre, ovunque e comunque. My first, my last, my everything. Ella.

A ripensarci potrei fare un altro alfabeto: da Musica a Calcio, da Bukowski a Religione, da Ultras a Punk, da Ibrahimovic a Fitch.

giovedì 28 febbraio 2013

E' Natale!

Oggi è Natale. L'Essere Perfettissimo compie venticinque anni.

Breve excursus: metà 2004 nella nostra compagnia OnlyBragaPride fa ingresso una fanciulla, morosa di uno dei componenti. Quindici giorni dopo un altro decide di praticare quella oscura disciplina che prende il nome di fidanzamento. Sfortuna vuole con un'acerrima nemica della prima. Iniziano a sorgere mille veti per OGNI cosa. I due ommini, opportunamente aizzati, litigano tra di loro, si formano due fazioni e la compagnia va a catafascio. Inizia un periodo in cui pur di uscire accettavo aperitivi a Kandahar e sabati di shopping a Mbabane. Il periodo Fabbrutto, che alcuni già conoscono e che prima o poi spiegherò anche per gli altri. A fine ottobre trovo (sotto un cavolo) la morosa, la prima vera morosa della mia vita. Ci viviamo addosso (nel senso che gli altri erano presenze di contorno) fino a maggio 2006. Finisce la storia.

Io son senza compagnia stabile, tipo "amico di tutti, amico di nessuno". La sempre sia lodata Kikka mi dà una mano e piano piano me ne faccio una (di compagnia). Non è il rapporto viscerale che avevo con gli altri ma ci sto bene e sono tuttora, a 5000 e più km di distanza, la mia compagnia. OnlyBraga anche quella. Nel frattempo mi vedo (e ogni tanto mi sento pure) con una che ha una compagnia OnlyGonna. E' una potenziale fidanzata ma ha il difetto di essere una di quelle che concepisce il rapporto tipo una guerra fratricida. E siccome di gnappa isterica in un rapporto basto io (specialmente all'epoca), è un continuo prendersi e mollarsi, tipo montagne russe. Sta di fatto che i miei amici rompono la guallera perché, giustamente dal punto di vista del marketing, una compagnia OnlyBraga non ottempera a determinati criteri di Customer Satisfaction e quindi mi chiedono di proporle di unire le due compagnie. Fusione a freddo, tipo Partito Democratico. Adesso vi spiego come funzionavano le serate: andavamo in un pub, tavolo da 10-15, tutte le femminucce da una parte, tutti i maschietti dall'altra. Parole scambiate nell'ordine del minimo indispensabile per non farci chiedere dai camerieri se volevamo stare in due tavoli diversi. Tanto che una sera, pur di parlarci insieme, si scelse un argomento di quelli profondi e interessanti: lavoro dei genitori. E lì feci il mio ingresso nella Sua vita con indubitabile classe. "Mio babbo è manager alla C, mia madre fa la sarta", io mi giro verso quello che avevo vicino "La saRta, la saRta, la saRta sulla fava", riproposizione di una vignetta del Vernacoliere di Luglio 1996. Doveva essere una gag così, di quelle che mi escono quando mi va in folle il cervello, ma devo aver impostato male il tono della voce e la sentì tutto il tavolo. Diciamo che non la prese benissimo, come mi comunicò una sua amica. Continuammo comunque ad uscire nella stessa compagnia, dove non so se le virgolette siano più applicabili a stessa o a compagnia.

Qualche settimana dopo me la trovai di fronte insieme a suo babbo. Non potevo non salutarla, lei mi presentò a suo babbo e vidi uno strano flash sia nei suoi occhi che in quello del procreatore. Alche qualche sera dopo trovai motivo per attaccare bottone solo con lei e scoprimmo che "celeste è questa corrispondenza d'amorosi sensi". Lei però non ne voleva sapere mezza di uscire noi due soli, fornendo argomentazioni esaustive tipo "Perché è così. Punto. Non andare oltre, Filippo. Ogni cosa a suo tempo" a cui io rispondevo con voce alla Putignani "Ma peeerrrchééé? Ma soprattutto ma peeerrrccchééé?" A questo punto rapisco l'amico del cuore (un meraviglioso personaggio con un meraviglioso cane che poi meravigliosamente si affogò in un bidone d'acqua piovana) "Senti, ciccio, ma tu non frequenti la nona buca retro?" - "Sì, amore, perché, anche tu?" - "Eh, magari, cerbiattino, avrei risolto il 99% dei miei problemi, volevo dirti: perché la Giorgia non vuol uscire con me?" - "Perché vuole che sia una storia seria" - "Va bene, ho capito". In realtà non avevo capito una sega, ma il 30 marzo, venerdì sera, mi presentai a casa sua (colla tuba e il monocolo, temendo comunque di apparire troppo sciatto) e le dissi che ero passata a prenderla per portarla in piazza, che è il luogo dove ci si ritrova(va) per decidere, tra "una chitarra e uno spinello" ("passavo già di qui" che è come andare a Monaco di Baviera passando "già di qui" per Kigali), conobbi i suoi e, mentre si preparava, mangiai pure un dolce glutine e lattosio. Ora che ci penso probabilmente quel dolce che mi ha sicuramente levato almeno dieci minuti di vita fu il motivo che le fece capire che poteva fare di me quello che voleva. Il 31, sabato pomeriggio, usciti insieme da soli per la prima volta. Il primo aprile alle 14 primo bacio (che comunque non è rimasto l'unico: ce ne siamo dati altri quattro in pubblico in questi cinque anni e mezzo). Al 28 ci siamo messi insieme.

E' stato un amore che è praticamente l'opposto del colpo di fulmine. Esteticamente mi è piaciuta fin dal primo impatto (infatti l'amica-gancio è la sua fotocopia coi capelli naturalmente lisci), ma l'ho amata, a partire da quello sguardo, poco a poco, ogni giorno sempre di più. Non abbiamo due caratteri facili: io sono troppo innamorato di alcune mie libertà (ma è anche vero che ne concedo altrettante), che però lei accetta, lei ha toni da maestrina che t'insegna la vita (ma è anche vero che parla di ciò che sa e non parla di ciò che non sa), che però a me non urtano, e non voglio neanche star qui a far discorsi su mele combacianti che non farebbero comunque parte del mio bagaglio culturale. Semplicemente con lei sento la realizzazione di quel disegno che mi lega all'infinito, composto da tante di quelle piccole cose che mi mandano in brodo come, successo l'altra settimana, l'uscire a cena in venti, stare separati per una serata intera, alzare gli occhi, cercare LO sguardo, QUELLO sguardo, trovarlo e capirci tutto, senza dire una parola.

Litighiamo una volta l'anno. A maggio. E' un appuntamento fisso, come il Capodanno o il Palio di Siena. A maggio sappiamo che dobbiamo litigare. Il giorno in cui litigheremo ad aprile o a giugno capiremo di aver fallito come coppia. Quello che ha in mano viene scagliato. Per ora sono sempre riuscito ad evitarlo. Una volta ho anche salvato la portafinestra che dà sul terrazzo da una sicura rottura dovuta all'urto del telecomando di Sky. Poi solitamente io scendo in garage o in strada e tiro un pugno o un calcio a qualcosa. Finora il peggio è stata un'infrazione all'alluce (cassonetto della spazzatura), l'anno scorso me la son cavata con una mano tipo Madonna di Milazzo dovuta alla centra che tirai alla claire del garage. Il giorno dopo partimmo per Istanbul. Tra la barba da studente coranico e la mano fasciata accettarono comunque di farmi partire ma solo dopo avermi fatto indossare una camicia di forza.

Insomma, una volta l'amavo, adesso non tanto, però ormai è qui, tanto vale tenersela, la mia 1/100.