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martedì 8 luglio 2014

Trenta giorni



Siccome nella barzelletta vivente che è questo posto mancava solo il giapponese, è arrivato. Anzi, la giapponese. Sorprendentemente per le abitudini dei figli del Sol Levante parla un inglese abbastanza fluente. In compenso non capisce una parola di italiano. Anzi, lei credeva di capirne qualcuna, poi gli è stato spiegato col giusto tatto che "Vaffanculo" non è la risposta più urbana per porgere il proprio garbato diniego. No, Harumi, "non proprio" non si traduce con "vaffanculo". Fortunatamente, prima della grande scoperta, ha sfanculato solo tecnici e operatori, anche se per lei, che mi ha detto che in giapponese non esiste manco il "No" (sarà vero?), è stato un grande trauma. Stiamo riallocando dispositivi all'interno dell'impianto e lei ieri era la mia ingegnerA di linea. Io, lei e l'altro tecnico abbiamo amabilmente chiacchierato durante il turno. Lei è affascinata dal fascino che il Giappone esercita su noi occidentali, io le ho detto che sono l'unico occidentale a cui del Giappone non frega un cazzo, non ho mai letto un manga, non guardavo neppure Dragonball - volevo anche dirle che hanno tutti la faccia in due dimensioni, che hanno la pelle gialla perché pisciano controvento e che se l'Oriente finisse col Pakistan si starebbe tutti molto meglio ma poi mi sono trattenuto perché non volevo apparire troppo chiuso nei confronti delle culture inferiori - e che le uniche cose che apprezzo del Giappone sono i calciatori (non è vero), le idol (è vero) e raccontare dell'omicidio Furuta ai più impressionabili tra gli amici e i parenti. Fatto sta che con giubilo e gaudio, nonché ripetuti indici (suoi) puntati sulla testa (sua) ad indicare l'igiene mentale della testa (mia) andiamo in mensa, dove per la prima volta dopo due mesi sono comparsi quei legumi noti al mondo come ceci (risotto alla greca).
Li vedo e sono felice, di una felicità inesprimibile a parole. Sono talmente felice, che potrei anche morire da un momento all'altro. L'autoctono mi dà le solite tre scucchiaiate di riso, io vorrei oltrapassare il vetro e pigliarlo per il bavero ma mi limito "One more, please", lui capisce che glielo avrei ripetuto almeno altre due volte e me ne dà subito altre tre. Caracollando dalla gioia mi dirigo verso il tavolo con un passo tipo Giulio Cesare quando passava sotto l'Arco di Trionfo. Scucchiaio. Eh, insomma, il riso era occhei ma i ceci: DURI COME IL MURO, roba da lasciarci lì una mezza arcata dentaria. Evitando scene tipo Fantozzi alla cena di gala a casa della Contessa, guardo il mio dirimpettaio, che viene dalle mie lande, e gli dico: "me paren i balet de sciopp" - mi sembrano i pallini del fucile. In un posto normale questa non sarebbe dovuta neanche essere una battuta, ma in questo luogo di desolazione devo essergli sembrato Woody Allen e inizia a ridere di gustissimo, diventa paonazzo, manca poco che si strozzi. Rido con moderazione del suo contorcersi dalle risate, lei chiede una spiegazione, poi esige una spiegazione, poi intima una spiegazione. Alla fine glielo traduco e succede una roba che pensavo succedesse solo in "Mai dire Banzai" (a proposito della mia ampia cultura giapponese): ride come lui di una battuta non solo spiegata ma pure tradotta. Ride e ride, ad un certo punto m'irrita (ma chi ha insegnato a ridere ai jappi? Nitriva anziché ridere), vorrei replicare l'omicidio Furuta e alla fine mi dice: "You're so fucking funny guy".

Ora, un mese fa durante una conversazione mando un messaggio alla Zorza in cui come al solito debbo aver commesso un imperdonabile errore, dopo essermi molto scusato "Se Le porto la palla, mi fa giocare un po'?", lei inizia a ridere e quindi è costretta a tradurre il tutto alla sua amica-collega Poppy (Poppy...nomi che pensavo esistessero solo nei libri d'inglese delle medie) e questa gli dice "Your husband is so fucking funny guy". Due settimane fa in preda ad una crisi d'ansia per le pene d'amore di un'altra amica-collega - che praticamente si vede con uno, ci passa le serate, tutto bravissimo, tutto bellissimo, tutto benissimo, poi finisce la serata, rimangono in macchina, parlano di ogni argomento dello scibile umano ma lui sia mai che ci provi - mi chiede: "Secondo te, dal tuo punto di vista maschile, cos'è che lo frena? Che poi lo chiedo a te che in realtà sei più mezzafiga di tutte noi messe insieme ma vabbé" e io, sempre scusandomi, le dico "Gli direi: Picchiami, ma baciami". Lo riferisce alla sventurata che le risponde: "Georgia, you're so fucking funny girl" - la signora si appropria anche delle battute altrui ma il fucking funny ero io, vergogna. Tra le altre cose poi l'amica non ha fatto come le avevo (mirabilmente, ammettetelo) suggerito e infatti il nostro Porfirio Rubirosa 2.0 s'è fatto di nebbia.

Forse dovevo andare a fare il comico per stranieri. Se penso che Iacchetti e Boldi si sono campati la vita con due sketch merdi (i due di Boldi: "Faccia da pirla" e "Tatatatatachicardia" perché Iacchetti manco quelli aveva) e io sono qui in una buca colla prospettiva di morire a cinquant'anni di enfisema mi viene (anche) la depressione. E' iniziato pure Ramadan ma tra i pochi pregi di questa prigione c'è che si avverte meno rispetto all'anno scorso e poi ormai siamo all'ultima boa: 30 giorni alla felicità. Me lo dico da solo: daje, Fili'. E quest'anno per la prima volta dopo un lustro non si scarpina in vacanza. L'obiettivo è sdraiarsi giorno 8 agosto e rialzarsi giorno 23. Anzi, preferibilmente mettersi di lato e rotolare verso Fontanarossa per sprecare meno energie possibili. Ovviamente sempre con crema solare protezione 700 perché anche in vacanza non bisogna mai dimenticarsi che abbronzarsi è male quasi come le scarpe aperte. Il malvagio sole è sempre in agguato e non bisogna farsi trovare impreparati.

mercoledì 18 giugno 2014

Pena di morte (p)e(r) le gattare



Il coordinatore dei tecnici di un'altra delle linee dell'impianto è, incredibile a dirsi, un coglione di quelli che bisogna impegnarsi per scovarne uno così. Non tanto nel suo lavoro in cui mi dicono essere competente ma per quanto è banale, volgare e tutti gli aggettivi peggiori dell'universo ogni volta che apre bocca in mensa. Me lo suco per ventuno pasti alla settimana perché abbiamo lo stesso orario di frequentazione della mensa e questa massa di imbelli è elastica sul perdere migliaia di euro all'ora perché non chiude una valvola ma sulle cose importanti, tipo i turni della mensa, non ammette deroghe: per mangiare in un orario diverso da quello assegnatoti devi rivolgerti alla FAO. Ovviamente non posso mangiare colle cuffie, come sarebbe giusto e normale, perché, nonostante questo gulag, l'ultimo barlume di educazione mi è rimasto incagliato nel carattere. Non so quanto tempo ci metterà a disincagliarsi ma potrebbe essere questione di secondi.

Sta di fatto che qualsiasi argomento approccia sai già che la conclusione che ne trarrà sarà sempre la più banale. Che si parli di calcio, politica, costume. E a me la banalità, facente spesso il paio coll'ineleganza, che non è la giacca e la cravatta o il tailleur e lo stiletto, ma come uno pensa e agisce. Solitamente parla (con altri, io non gli rivolgo la parola, però il tavolo è quello e quindi...) di argomenti tipo Balotelli, gli stipendi dei parlamentari oppure la Minetti. L'altro giorno discettava di quello che era successo a Motta Visconti. Attacca colla tiritera sulla pena di morte. Io sto zitto, come sempre, tanto non ne vale la pena. Finisce un discorso che avrebbe fatto impallidire un unno - che probabilmente lui pensa essere un numero scritto in modo errato - mi guarda e dice: "O sbaglio?". Finisco di mangiare la polpetta di gomma che l'ottimo servizio mensa ci fornisce e gli rispondo: "Sbagli. Per me, sbagli" - "Perché?" - Siccome un po' stronzo so esserlo anch'io e la risposta me l'ero preparata da qualche minuto "Perché l'abbandono della pratica della pena di morte è uno dei pochissimi lasciti che apprezzo dell'illuminismo".

Alla parola illuminismo è andato in crisi, probabilmente deve anche averla confusa con comunismo - la sua evoluzione politica è andata da B a Grillo - ed ha riattaccato con un'altra bella, e anche qui non banale, tirata sui comunisti buonisti pacifisti (e tutti gli altri -isti), che si conclude colla seguente domanda: "E se capitasse a tua moglie?" (probabilmente l'illuminismo gli ha cortocircuitato il cervello perché non ha capito che se capitasse a mia moglie, l'assassino sarei io) - "Risponderei colle parole di quel politico americano, non ricordo se senatore o governatore, che disse: "Vorrei che la giustizia fosse più lucida di un marito a cui ammazzano la moglie o di un padre a cui ammazzano i figli" - "Sìsì, tanto non gliela daranno mai" - come se fosse prevista dall'ordinamento. Ah, i nipotini della patria del diritto - "Stai sereno, daranno ragione a quelli come te" - "E meno male, altrimenti vivremmo, nel migliore dei casi, quello americano, in una società in cui il padre insegna ai cinni a sparare a cinque anni e secca il nonno che piscia dietro la siepe". Lo vedo frastornato. Non si perde d'animo "Tanto poi ci pensa la giustizia del carcere. Ahhhhhh, lì dentro per chi tocca le donne e i bambini  c'è una giustizia interna".

Questo è uno dei discorsi che mi fa più incazzare in assoluto. Sono anche pronto a discutere sulla pena di morte - mammà ad esempio è favorevole, quindi è stato un argomento ricorrente nella mia formazione - perché alla fine rientra nel solco della giustizia di uno Stato, ma su 'sta ciclopica cazzata della giustizia interna al carcere, vado ai matti, perché QUALSIASI cosa al di fuori delle regole che uno Stato si è dato, QUALSIASI cosa al di fuori del contratto sociale che uno Stato ha stabilito coi suoi cittadini è un abuso e uno Stato che chiude gli occhi su un abuso è uno Stato debole.

Infatti se sulla pena di morte FUI abbastanza calmo nell'esposizione, qui mi SI CHIUSE la vena e l'eloquio DIVENNE torrenziale.

"Certo, che dimostra semmai la debolezza di uno Stato che si affida ad altri assassini oppure a galantuomini come gli stupratori per ristabilire una giustizia che lui non è in grado di attuare. Assassini dimenticati che quindi diventano giustizieri a cui appellarsi, lo stesso compito che si vorrà assegnare a quel maiale tra qualche anno, quando sarà stato dimenticato da tutti e un nuovo maiale massacrerà la moglie e i figli. E uno Stato debole non è che è debole a compartimenti stagni: è debole in toto. Nel non punire adeguatamente corrotti e corruttori, nel calare le braghe al primo scioperello, eccetera eccetera. E chi arriva in uno Stato debole ed è forte perché le esperienze della vita l'hanno segnato, si adegua rapidamente a trarne il maggior vantaggio col minimo sforzo, fottendosene di ogni regola e da un certo punto di vista è più comprensibile il suo atteggiamento, visto che non ha radici in quel territorio, rispetto a quelli di chi lo abita da millenni. Uno stato forte invece è forte in tutti i settori. Punisce TUTTI duramente ma senza vendette e anzi cercando di rieducare, ha precisi indirizzi economici e non basta una corporazione del cazzo per iniziare a concertare anche sulle virgole e i sospiri e accoglie, perché sa che le migrazioni sono un fenomeno storico e non politico, discriminando solo sulla base delle infrazioni alla legge".

Ha iniziato a perdere sangue dal naso e ha capitolato con un: "Certo che sei ben strano" (io, eh, non lui). Insomma, sono bastate tre frasette da tema di terza liceo per mandarlo in crisi. In altri tempi mi sarei sentito pure una merda per quella roba del "Ti piace vincere facile", oggi no. Pietà l'è morta. E da quel dì. Questo sa anche lavorare, pensate a quelli che lavorano col culo e ragionano con lo stesso quale bel clima riescono a creare e poi capire perché la mozione "Palla di Lardo" vede crescere il numero dei suoi delegati tra i neuroni che affollano la mia testolina.

Fortuna che anche in questo impianto ho scoperto esserci delle palle di pelo, pulci e zecche (questi però le hanno veramente, non come la Viziata) e l'altro giorno mentre passeggiavo con la Vale dicendole di quanto questo posto mi faccia orrore: "E' tutto una merda, tutta una mer..." ad un certo punto salta fuori una roba che più lercia non si può ma con quattro zampe, due orecchie, due occhi neri e un muso lungo. Il sottoscritto passa dallo stato solido allo stato liquido: "Ciaaaaaaaooooooo bello" e poi una serie di frasi irripetibili tipo "Lalalalalala" - "Dimmi un po' da dove spunti?" - "Eh, cucciolo, da dove vieni fuori?" - "Ma bello lui".
Dopo tre minuti di catatonia ipercinetica, la Vale mi fa: "Beh, bello, diciamo...un tipo". Dopo altri per me brevissimi e per lei infiniti minuti "Carissimo, tra mezzora iniziamo il turno, sarà il caso di andarci a vestire, no?" - "Eh sì, un attimo" - "Peggio delle gattare, peggio delle gattare. E non è la prima volta".


venerdì 30 maggio 2014

Vecchio dell'Alpe stile di vita



E' arrivato un tecnico nuovo. Romano, 35 anni. E' simpatico ma è uno di quelli che pensano di essere più simpatici di quello che sono. Io lo sapevo che il momento doveva arrivare, lo percepivo nell'aere, lo annusavo colla mia canappia (che, ricordiamoci: "Amo', se dici de no, sparecchi e se dici de sì, affetti er pane"). Però in questo circo psichiatrico è uno dei pochi che non vedrei bene grattato via dall'asfalto eccetera eccetera e quindi me tocca.

Lui: "Ma come fai a conoscere così bene Roma?"
Io: "C'ho vissuto, contando diversi periodi, per qualche mese. Ci abitano alcuni miei parenti, andavo a trovarli, mi feci un giro d'amicizie e d'estate ci tornavo spesso. Mentre invece mia moglie c'è nata e cresciuta per 16 anni e quindi ogni tanto torniamo"
Lui: "Dove stavi?"
La prendo larga: "Roma Nord"
Lui: "Ahah, anch'io. Io so' di Grottarossa"
(pensiero: "Fiùùù, m'ha detto la zona, non la frazione, dai che la sfanghiamo) Io: "Ah, conosco, dove han trovato la Mummia". Poi, incauto, aggiungo: "Io stavo alla Marcigliana"
Lui: "Io a Saxa Rubra, vicino alla Rai. Presente?"
Io, che lo sapevo, che lo sapevo, che lo sapevo che sarebbe andata a finire così: "Più o meno"
E poi, eccola, come Damocle se la sentì sulla collottola: "E tu dove stavi alla Marcigliana?"
(pensiero: "Rassegnati Filippo, rassegnati"): "Settebagni"

Gente, siamo nel 2014, viviamo in comode case con la luce, l'acqua corrente, il gas a rete. Abbiamo una. due, anche tre famiglie. Stasera uscirete, riderete, ballerete, canterete, forse v'innamorerete. Ma ricordatevi sempre che anche nel 2014 (in lettere: duemilaquattordici) al solo sentire "Settebagni" c'è ancora chi risponde "Poi t'asciughi".

E quell'infame così rispose.

La prima volta che sentii quella divertente (...) espressione non sapevo ancora scrivere.

Eravamo nella sala di compressione del gas e ho sentito un irresistibile impulso ad accendermi una mozzica. E quando succederà, perché succederà, voi saprete che non l'ho certo fatto per futili motivi ma perché, al culmine dell'abbruttimento fisico e mentale, c'è chi m'ha risposto "Poi t'asciughi".

Voi capite che in ambienti come questo, l'ultimo problema sarà calarmi per tre giorni nelle viscere della terra a respirare metalli pesanti?

P.S.
Se poi vogliamo aggiungere dolore al dolore, l'altro ieri mammà m'ha scritto che Emma "ha il mento da streghetta". Ma come posso continuare a rapportarmi con gente così malvagia? Il progetto nonno di Heidi procede a tappe forzate.

mercoledì 14 maggio 2014

Palla di lardo


                                          

Sala relax (relax...) dell'impianto. Un computer per chi non ha il notebook, due grandi tavoloni, dove collegarsi ad internet oppure leggere i quotidiani e le riviste delle tre nazioni "estere" che affollano questo luogo di disperazione. Nell'impianto ci sono due neri (su 256 persone), entrambi italiani per matrimonio. Uno di questi, Jean-Aimé, quando prende possesso del computer non lo smolla manco se gli altri iniziano a sparare. Ieri ad un suo collega è scesa la catena e ha iniziato ad incazzarsi. Ecco, diciamo che stante i fisici dei due era dai tempi di King Kong contro Godzilla che non si vedeva una scena del genere. Roba che se fossero arrivati alle mani, toccava attivare le procedure anti-incendio, data la quantità di energia cinetica che avrebbero generato. Il guardiano della sicurezza interna, che invece è più simile ad un barattolo di Nutella ma di quelli piccoli, si prende, come dire, un filo (marrone) di paura e chiama la Jandarma (polizia turca).

Quando i solerti tutori dell'ordine arrivano, Jean-Aimé è andato a dormire e l'altro ha iniziato il turno. Aprono la porta come i Navy Seals irruppero nel covo di Bin Laden, urlando (relax...) in turco. Alzo la testa e abbasso i maroni, pensando "finiscono di rompere i coglioni quelli dentro e arrivano quelli fuori" quando questi partono a passo spedito, mi superano e vanno nell'altro tavolone che io non vedevo perché tra i due c'è l'emeroteca, e ricominciano ad urlare in turco. Mi alzo ed ecco che come nei migliori B-Movie sono riusciti a beccare l'unico altro nero dell'impianto. Rido. Mi guardano malissimo in quattro. Mathieu, il guardiano e i due poliziotti. Gli chiedo se sanno l'inglese, annuiscono, gli spiego che lui non c'entra niente e che è l'altro ad aver questionato, gli racconto come sono andati i fatti e che comunque è tutto a posto, loro guardano malissimo il guardiano (il mio mezzo dollaro bucato sul fatto che lui gli abbia detto che si stavano pigliando a noci), si scusano (!!!) e se ne vanno insieme al guardiano. Guardo Mathieu, gli sorrido, mi chiede perché sono andati a prendere proprio lui. Penso "Vabbé, ma allora non hai capito proprio un cazzo" ma coll'ultima stilla di umanità che questo gulag mi ha concesso, gli dico: "Ti hanno confuso con Jean-Aimé che è nero come te" - "Ehi, non siamo tutti uguali solo perché siamo neri. Perché devi essere raSSista?"

Ormai da Palla di Lardo mi separa solo il soprannome. C'è solo da capire chi sarà il mio Joker.


Aggiornamento delle 13.51

Vado al cesso, ce n'è lì uno a lavarsi le mani, entro in uno scompartimento, non faccio in tempo ad abbassare la zip che..."La poooooorta!". Il giovin signore, probabilmente digiuno di spogliatoi, campeggi, varie ed eventuali s'irritava molto perché girato di spalle e in un cesso per soli uomini non ho chiuso la porta. Ignoro cosa potesse vedere e se anche avesse potuto vedere cosa sarebbe successo. Ecco, lui potrebbe essere il mio Joker.

venerdì 9 maggio 2014

Mi raccomando



Aeroporto capitolino. Sala d'aspetto della pista di decollo per gli aerei privati.

"Comunque Vale, tienimelo d'occhio perché è un mese che va avanti a parlarmi di un'ingegnerA spagnola..."
"...basca, te l'ho già detto mille volte. Basca. Padre di San Sebastian e madre di Ustaritz..."
"...sgrunt..."
"...quindi tecnicamente franco-spagnola. Ma comunque basca. Puta Espana y puta Madrid"
"Finito di rompere il cazzo?"
"Precisavo"
"Beh comunque, c'è 'sta cazzo di ingegnerA"
"Sì, beh, non parlarne così che sai com'è...saremmo circondati da miei colleghi"
"Alooooooora, c'è 'sta ingegnerA che dopo che me ne ha parlato per un mese, l'altro giorno me l'ha fatta vedere"
"Sì, ma guarda che la conosce anche lei"
"Eh, se l'hai vista anche te" - pausa - "dimmE se nun è una di quelle mezzefighe che je piacciono a lui" - "Secca che quanno fa la doccia deve sta' attenta a centra' li schizzi, bianca che co' 'na candela je fai la radiografia..."
"...ehi, non permetterti, bruta..."
"...e le caviglie ne vogliamo parla'? Pare che se spezzeno ad ogni passo. E anche come se veste, ma come se veste??? Daje Fili', sembra 'na tossica. 'N po' de buongusto, almeno quello"
"...diafana, meravigliosamente diafana" dico con (studiato) sguardo sognante
"Vai avanti a fare il cretino. Capito Vale? Mi raccomando,,."

Ci giriamo verso la Vale che nel frattempo s'era appoggiata al muro e col tipico colorito porpora ci chiedeva il permesso per scoppiare a ridere per sempre.

Tra un'ora inizio il turno. Dei prossimi tre mesi.

P.S.
"Secca che quanno fa la doccia deve sta' attenta a centra' li schizzi" è l'alternativa a "Secca che quanno va al lago, e papere je butteno 'r pane"

mercoledì 7 maggio 2014

Tutto normale. Tutto assolutamente normale.



Io e la Vale alla macchinetta del caffé a parlare malissimo di tutti quelli che lavorano in "sto posto del cazzo" e di come la vita difficile e la natura matrigna ci costringano in "sto posto del cazzo". Arriva l'operatore. Indonesiano, se può interessare. Apre la macchinetta per svuotarla dalle monetine.

Problema

Testo

Le monete (5 baisa, 10 baisa, 25 baisa, 50 baisa) sono ovviamente mescolate. L'indonesiano reca in mano il contenitore delle monetine e un bagaglio con quattro cilindri cavi ognuno con un diametro corrispondente al diametro delle monete. L'operatore deve inserire le monete dello stesso valore racchiuse nel contenitore nel cilindro dal diametro corrispondente e il bagaglio dirà quante monete di ciascun valore esso contiene attraverso la scala graduata di ciascun cilindro cavo.

Dati

n monete da 5 baisa
n monete da 10 baisa
n monete da 25 baisa
n monete da 50 baisa
Bagaglio autocalcolante

Risolvo

Rovescio il contenitore delle monetine per terra, faccio andare le monetine ovunque: sotto la macchinetta, giù dalle scale, tra i piedi della coppia di inspiegabilmente costernati lavoratori al mio fianco, sotto la fotocopiatrice, financo nell'ufficio di fronte. Poi, con assoluta nonchalance, pulisco l'intera regione di Al-Sharqiyya colle ginocchia, probabilmente chiedo anche un lasciapassare orario all'Iran, mentre raccolgo monetine e le infilo nel bagaglio.

Risposta (della Vale)

"Filippo, perché quella faccia? Mi sembra normale che quando non bastano i nostri, li andiamo a prendere da fuori, per mantenere stabile il livello. Del resto ogni sistema tende all'equilibrio."

lunedì 5 maggio 2014

Proseguendo...



Quasi sempre le mail di lavoro tra tecnici sono scritte in un italiano spaventoso. Quasi sempre faccio finta di niente, fondamentalmente perché non me ne frega un cazzo e ho già abbastanza menate.

Oggi il più illetterato di tutti ha il coraggio di scrivere:

"Gli apostrofi non costano nulla. Adoperateli. Magari assieme al resto della punteggiatura; che aiuta a capire che cosa cazzo volete dire."

Poi la mail prosegue e tre righe sotto

"[...]chissà come mai nella 3C, le uniche che non vengono mai regolate siano le valvole di spurgo[...]"  

P.S.
Le due righe copincollate dalla mail (di lavoro, eh, non tra amici di vecchia data) fanno anche capire l'ambientino. Sempre per ricordarvi perché ogni tanto scapoccio.

mercoledì 30 aprile 2014

La sregolatezza pura che non ha a che fare col genio, non lo so, m'esalta (la voglia di uccidere)


La metto giù nel modo più semplice possibile: va rimodulata la disposizione dei pressostati perché alcuni confliggono dando origine a dei falsi positivi, con una parte dell'impianto che tra sirene ed allarmi pare un'operazione congiunta di Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Croce Rossa e Protezione Civile. Per dirla in endecasillabi sciolti, gli ingegneri se ne sciacquano i coglioni, la questione è tutta in capo a noi tecnici. Un miserabile coglione senza consultare nessuno durante un turno, anziché fare il suo lavoro (ma questa è un'altra storia, e indovinate chi era il tecnico del turno successivo, indovinate, £$%&^"=/?"£$?!=?=?§=/&), prende l'anima di Giovanni Muciaccia, dell'allegro chirurgo e di Barbara Gulienetti, inizia a scambiare tutti i pressostati e li monta, come dire, completamente a cazzo. Non solo: toglie quelli che nel progetto sono noti come "milestone" perché, ci spiegherà in seguito, "erano quelli che suonavano sempre". Ora, io adesso vorrei calmarmi e per cui prima di proseguire mi faccio un panino con farina di benzodiazepine. Dannato coglione, se il pressostato si chiama "milestone" un motivo ci sarà. Ora, ammettiamo anche che il tuo inglese sia quello che sia e cioè quella porcheria che parli, ma "Eight MILE" non l'hai mai visto? Non hai mai ascoltato un pezzo dei Rolling STONEs?

Briefing - "riunione" in questa Milano sul Golfo non fa immagine - in cui TUTTI (compresa gente per cui derogo al "Bisogna combattere senza odiare..." perché ho come unico sogno quello di fargli vedere le margherite dalla parte delle radici) sapevano che la coglionata era stata fatta dal coglione ma nessuno parlava. Al che, salutato come un delegato comunista che fa una critica a Stalin durante un congresso del PCUS, prendo la parola e gli dico: "Giacomo, incrociando i turni, puoi averlo fatto solo tu" - "Eh" - "E peraltro adesso mi spiego perché quel giorno non venivo ad una coi dati della 2A" - "Sìsì, sono stato io" - "Comunque non siamo qui a processare nessuno, veniamoci incontro e vediamo di risolvere la situazione". Questo miserabile coglione, probabilmente sorpreso dal fatto che la questione si fosse chiusa in così poco tempo senza spargimenti di sangue, e vi posso garantire che coll'odio e il disprezzo che serpeggia trattasi di risultato mirabolante, cala l'asso di spade: "Ehhhhhhh, l'ho fatto io perché qui se no non fa mai niente nessuno. E non solo: se qualcuno fa qualcosa, viene pure criticato, come state facendo con me adesso", tutto questo alzando progressivamente il tono della voce. "Ma no, guarda, nessuno ti sta criticando" - dentro di me sognavo che irrompesse un elefante, lo prendesse con la proboscide e lo sparasse su Plutone. Doveva rimanere vivo per tutto il viaggio e poi morire atterrando di faccia - "però tu capisci che se lo avessimo saputo tutti non saremmo diventati matti per giorni. Ma comunque non è un problema, ora lo sappiamo, ci mettiamo d'accordo un attimo, mettiamo giù una rivisitazione di massima e poi magari già domani cambiamo la disposizione. Vengo qui io, faccio anche due ore di straordinari, lo sai che non è un problema" - "Eh no, è che qui se uno prova a dare una mano, viene trattato così, come state facendo con me adesso. Lasciata così sarebbe andato tutto in malora" - "Ma dai, non esagerare. Guarda, non è vero, la riunione si sarebbe dovuta tenere nel giro di qualche giorno, lo sapevi" - "Qui si fa un gran parlare ma poi non si decide mai niente" - "Vabbé". A quel punto finisce il briefing ed inizia il mercato: 18 persone con gruppetti di 2-3 persone a parlare tra loro. E a me 'sta cosa fa enormemente girare i coglioni. Un giramento di coglioni che si aggiungeva a quello precedente. Risultato: i pressostati sono tuttora disposti così e chissà per quanto lo rimarranno.

Le aree dell'impianto che fanno riferimento all'area di preraffreddamento e raffreddamento hanno bisogno nei mesi più caldi (maggio, giugno, luglio, agosto) di una manutenzione ordinaria ulteriore. L'anno scorso, ma i tecnici con più anzianità mi hanno detto che è sempre stato così, i tecnici più ansiosi zaccagnavano i maroni per farla anche ad aprile (media del mese: 33°C). Decidiamo di fare un sondaggio: tutti dicono no, compresa la fazione - perché siamo a questi livelli, amici miei, ci sono le fazioni - ansiosa. Il secondo punto all'ordine del giorno prevedeva come rapportarsi alla manutenzione ordinaria nei prossimi quattro mesi. "Alt, prima di parlare di COME" - il COME è stato sottolineato con un improvviso aumento del tono della voce - "chiediamoci PERCHE'" - il PERCHE' è stato sottolineato con un improvviso aumento del tono della voce - "non è stato fatta la manutenzione ad aprile". Io non riesco a stare zitto, non ce la faccio. "Bruno ma se nel sondaggio hai votato pure tu "NO"... dai su, ma cos'è, uno scherzo?" - "Io non ho votato NO al sondaggio, ho votato NO alla richiesta di referendum" - REFERENDUM, amici miei - "perché la decisione non andava presa a maggioranza! Andava messa in atto, senza chiedere permessi". Qui ho proprio visto nero. Nel senso che come quando ci si ubriacava (bei tempi, altro che referendum) ho dovuto farmi raccontare dal grande Mattia cos'è successo dopo. "Hai fatto una faccia indescrivibile girandoti verso di me, come a dire: "Ma dove cazzo sono capitato?" e poi hai detto "No, vabbé, io non parlo più. Ma che senso ha parlare?". Ed in effetti...

Il peggio, se esiste un solo peggio, in tutto questo è che su 18 persone, in 12 hanno paura di parlare e per cui alla fine ti danno ragione in privato ma non prendono parola in pubblico se non per accodarsi e che quelli che prendono la parola sono coglioni come quelli di cui sopra. Lavoro con questa gente qui otto ore al giorno quando non sono dieci o dodici, cinque giorni alla settimana quando non sono sei, duecentrotrenta giorni all'anno. Le loro cazzate, negligenze, malattie mentali diventano le mie. Adesso qualcunO e qualcunA capisce perché tre mesi fa ho scapocciato.

giovedì 6 febbraio 2014

In finale un cojone



Dove eravamo rimasti?

Giovedì scorso sono tornato dalla Libia e già mi sembra passato una vita per tutto quello che è successo. Se fossi "in finale un cojone" direi che è perché quando rivedo Ella perdo la cognizione dello spazio e del tempo. In realtà è la mia filosofia di vita, #maiunagioia, che si propaga, si diffonde, si moltiplica.
Uno dei consigli che mi hanno sempre dato contro la depressione è che se ti senti solo, se pensi che a nessuno a questo mondo si preoccupi per te, se pensi che di tutto quello che fai o non fai non importi a nessuno prova per un mese a non pagare le rate dell'auto. Ecco, se invece amate poco la vita vi consiglio un bel viaggetto con la Libyan Airlines e vedrete che i brasiliani al Carnevale di Rio diventeranno pallidi burocrati al vosto cospetto.

Finalmente un po' di relax, l'idea di iniziare a mettere nero su bianco il viaggio di Marzo-Aprile (New York-Dallas on the road), che l'ammasso di pelo, pulci e zecche inizia a non mangiare, a bere come un'idrovora e ad avere, ma questo lo scoprirò in seguito, piccole emorragie. Qui i veterinari non esistono e già il fatto che io abbia una cagnona suscita lo scandalo di Oscar Wilde nell'Inghilterra vittoriana. Cerco qualcosa su internet, cosa che non faccio mai, ma avevo un'ansia che ci potevo appoggiare una bicicletta, e con la consueta prudenza che caratterizza il web la malattia meno terribile era il diabete insipido. Una bellezza. Quindi lunedì mattina andiamo (ad Ella è bastato vedere come mi aggiravo per casa per prendere spontaneamente un giorno di ferie) a Muscat dal veterinario. La visita e mi dice che quello di un mese fa non era ciclo ma semplice perdite e che il vero ciclo è quello di adesso. Tenerla controllata un'altra settimana e poi vedere come evolve. Io rimango perplesso ma quel briciolo di credibilità che ancora riservo ai medici decido di impegnarla tutta lì. D'altra parte, nonostante innumerevoli lezioni e decine di bloc-notes riempiti, faccio fatica a capire come funziona quello delle donne (alla fine ho capitolato "Senti, facciamo così, io mi limito allo start, poi ci pensi tu"), figuriamoci quello delle cagnone. Ritorniamo a Sur. Passa un altro giorno senza mangiare e, soprattutto, beve in una maniera sconsiderata. Ai livelli di mezzo litro orario. Gli ritelefono e mi dice di riportargliela su. C'è da dire che è la strada dell'orto: sono solo 150 km e io non posso per nessun motivo assentarmi dal lavoro. Ma non corro pericoli: anche ci fossero stati autovelox, sono stati bruciati. Parte con una considerazione da nulla: isteroctomia. Gli faccio sommessamente notare che, così, dopo una visita sommaria, non mi pare il caso. Tampone. Microscopio. Non c'è infiammazione all'utero. Per dire...
Esami del sangue. Ceretta. Alcol. La Trudi, che alla fine è la cagnona del suo proprietario, si mette giustamente a leccarlo. Ridiamo. Mi lascia dicendomi di provare a cambiarle mangime e di riattivare la fame, dandole qualcosa che le piace molto. Sono a Muscat e prima di ripartire mi fermo e svaligio il reparto carne di porco. C'è un reparto apposito e solo nei supermercati capitolini, distante da tutto e da tutti, in cui entro con la stessa circospezione con cui rubavo le monete dal salvadanaio di mia cugina quando andavo a casa di zia. Ritorniamo a Sur. La troia, perché una che si comporta così è solo una gran troia, manca poco che mi mangi anche il cartoccio da cui le scodellavo la carne. Ieri mattina arrivano gli esiti delle analisi e non ha infiammazioni in corso, i reni funzionano a meraviglia, si è dimenticato di chiedere la rilevazione dei valori del fegato (...) ma non dovrebbe essere neanche quello. Mangia anche se poco, beve molto meno e rompe i coglioni. C'è caso che questa abbia messo in piedi tutto 'sto cancan solo per cambiare mangime, come quando finge gli infortuni per non camminare più al guinzaglio, ma forse siamo sulla via della guarigione.

***

A lavoro mi hanno affidato un tecnico-junior da formare. Ognuno ha la sua tecnica, io gli dico "Seguimi in tutto quello che faccio, tienimi d'occhio e fai domande", poi dopo una settimana inizio a lasciargli un po' di autonomia e in un mese è abbastanza indipendente. Questo è, come dire, leggermente poco sveglio e ne sta combinando più di Carlo in Francia.

Già dopo due ore avevo capito che il ragazzo aveva talento. Aveva interpretato un po' troppo alla lettera il "Seguimi" e mancava poco che la facesse nel mio stesso vespasiano.
"Scusa, non..."
"Nono, non mi scappa"
"E allora che sei venuto a fare?"
"M'hai detto di seguirti..."
"Ah, allora occhei"

L'altro giorno gli dico: "Domattina vai a prendere i parametri, che io vado in sala-uniformi, ti preparo l'imbragatura e poi andiamo sulla linea" - spiegazione: la "sala dei parametri" è al lato opposto rispetto a quello della sala uniformi che sta a fianco della macchinetta dei badge.
"Ok"
"Tieni le chiavi. Ricordati che ufficialmente le chiavi le ho io e tu non puoi averle. Quindi senza andare in giro coll'incedere di Lupin, vedi di non farla proprio da allocco"
"Ok"
Secondo voi cos'è successo? Mattino dopo, preparo la mia imbragatura, preparo la sua e aspetto. Aspetto. Aspetto. Collegando poi una dinamo che trasferiva le madonne che mi uscivano dalla bocca ai piedi, nel tempo record di un minuto attraverso l'impianto e lo vedo là, bello come una famiglia che diventa marmellata in una galleria nei giorni dell'esodo agostano, davanti alla porta della sala che fa girare l'anello del portachiavi sul suo cazzo di dito indice, mentre l'universo mondo va a timbrare.
"Ah, eccoti, ti aspettavo"
Non ho avuto neanche la forza di rispondergli male: "Mattia, dimmi, da bravo, perché ti ho dato le chiavi se poi dovevamo entrarci insieme?"
"In effetti". Capite? In effetti...

Gli faccio preparare il verbale di fine turno sulla sicurezza dell'impianto. Sono tutti previdimati dalla direzione, giorno per giorno, all'inizio della settimana e poi affidati al tecnico del turno (il sottoscritto).
"Bene, allora chiudiamo questo...Mattia, il verbale?"
"Eh, non ce l'ho qui"
"Vabbé, vai a prenderlo dove l'hai lasciato. Dai, muoviti che manca dieci alle dieci"
"Eh, l'ho lasciato...a casa. L'ho portato a casa !"
Abbiamo finito il turno alle undici e ventotto e solo perché il viaggio di andata l'ha fatto con un calcio nel culo.

Però è anche un figo, nella pausa di metà turno odierna mi ha fissato con sguardo sognante e mi ha detto "Filippo, ma la bella lavanderina perché lavava i fazzoletti ai poveretti della città? Non era meglio dar loro da mangiare?". E io un po' gli voglio bene, anche perché dal suo superare o meno il test, dipende un bonus e il prosieguo del mio matrimonio.

***

A Sur di parchi decenti ce n'è uno, dove porto la Trudi. Per la gioia della Zorza e del suo "Dove c'è un neGro, c'è Filippo" in questi mesi ho fatto conoscenza con un senegalese, che parla italiano perché ha vissuto per anni in Italia. E' stato spontaneo, partendo da questa corrispondenza d'amorosi sensi relativi a pizza, mandolini e baffoni iniziare a parlare. Lui viene lì a rilassarsi sulle panchine, ce la contiamo su per 10-15 minuti e poi torniamo a casa. Una volta mi dice che non è sposato, una volta che si è sposato nel 2008 e ha un figlio, una volta mi dice che gli piace uscire, l'altra che preferisce stare a casa, una volta bianco e una volta nero, ma fondamentalmente sticazzi, no? Di lavoro fa il "vucumprà" all'ingrosso ma non ho ancora capito se i vestiti che vende sono falsi, fallati o rubati. Io lo sapevo che questo momento doveva arrivare. Settimana scorsa, dopo i miei ripetuti dinieghi "No, cazzo" - "T'ho detto di no" - "Aridaje, NO", mi ha messo in testa un cappellino. Glielo ridò, me lo rimette, glielo ridò, me lo rimette, glielo ridò, me lo rimette. Me lo rimette. Oggi, bellobello, mi dice che domenica (perché nel weekend non vado al parco) mi venderà un paio di jeans che costano "pocopoco". Per fortuna che questo scassacazzi non ha il mio numero di cellulare, non sa dove abito e finora l'ho incontrato solo lì. C'è anche da dire che non voglio "scappare" perché altrimenti il problema sarà solo rimandato e che, per altro verso, volevo comprare un capo d'abbigliamento per capire la natura dello stesso ma voglio essere io a decidere, non fargli capire che subisco le sue decisioni, altrimenti è finita e sarà uno stillicidio gonadico quotidiano. Ma santiddio, un attimo di tregua nella mia vita, no? No. Quasi finita una menata, ne inizia un'altra. #maiunagioia
Gliel'ho detto alla Zorza, che molto apprezza questa mia inclinazione per "negri, froci, giudei & co." e col garbo che vela agli altri e scopre a me mi ha detto: "Cazzi tuoi, ti sta bene, perché sei..." - "...in finale un cojone". E mi sa che c'ha ragione, c'ha.

mercoledì 8 gennaio 2014

In formissima

Ingegnere italiano mi presenta il caposquadra nigeriano del mio turno.
"He's Filippo, but you can call him Phil"
Piacere
"He's Adeola"
Io nel frattempo mi sto guardando in giro coll'espressione del condannato a morte.
"But you can call him Ade"
Ritorno in me e mi rivolgo all'ingegnere in italico idioma: "Ade? Ma che nome è? Il nome completo quale sarebbe? Adenoidi?"

Le facce di Jimmy il Fenomeno quando faceva le facce brutte.

Live and die, ma soprattutto die, in Wafa.

P.S.
Questo comunque è solo un pallido sequel di un grande classico dell'italiano all'estero. Funziona, provate.

X1: "Filippo, I think you remind me of somebody, but I don't really know who that is"
X2: "Maybe... Jim Carrey?"
X1: "No, is someone else...?...?...?"
Filippo, sottovoce: "'stocazzo"
X2: "Stucazzo?"
Filippo, dopo qualche secondo: "...yeah, 'stocazzo, it's an italian singer"
X1: "Uh, it's?"
Filippo: "He's, he's, excuse me" - risatina forzata ma convincente

martedì 10 dicembre 2013

Sempre con grande umiltà e con la massima, massima, ironia


Mercoledì e giovedì scorso abbiamo compiuto due operazioni ad alto rischio. Non vi tedio con la descrizione tecnica della cosa ma abbiamo avuto a che fare per due giorni con acido solfidrico/idrogeno solforato e mercurio. Due sostanze da nulla, infatti per proteggersi (forse, andiamo poi a leggere tra trent'anni) ci si veste così.


Anche se le nostre tutine tiravano più sul verde speranza.

Il mio cruccio principale comunque non era morire ma che il cadavere avrebbe potuto portare i segni della maschera, compromettendo così una degna sepoltura. Perché anche al funerale ci vuole sempre una certa immagine. Quindi se dovesse succedere, mi raccomando, non fiori ma Rolex Ghiera Verde. Altrimenti ci sarà un funerale per i poveri in cui potrete venire vestiti come vi pare. Ma non è di questo che voglio parlarvi.

Ieri mattina visita di controllo per gli effetti a breve termine dei veleni.
Medico egiziano cinquantenne che, "diciamo, è un tipetto un po’ particolare, a quell’età puoi proprio inquadrare con certezza ASSOLUTA gli orientamenti sessuali di una persona e in lui si vede chiaramente uno spirito alternativo". (semicit.)
Sono uomo di mondo e non mi faccio intimorire almeno finché non mi dice di spogliarmi completamente. Scoprirò poi che una delle prime tracce dei veleni sono delle piccole macchie che si annidano nelle parti molli. Mi chiede se ho le lenti e gli dico di sì. Scoprirò poi che il nervo ottico è la prima terminazione nervosa assalita dai veleni. Ma sul momento anche se "io rispetto l'omofobia"


mi viene quasi da fare il simpatico ma gli dico solo che senza lenti sono praticamente da bastone bianco e cane. Mi visita scrupolosamente per quel che posso capire ma ogni tanto mi pianta lì per dei minuti interi ed esce dalla stanza, poi rientra sorridendo. Insomma, pare di essere al bar, se non che, amico mio, sarei nudo. Per carità, ho fatto per decenni vita di spogliatoio, non è che sia a disagio, ma santiddio non siamo su una spiaggia naturista, famme rimette' i miei quattro stracci e poi fai quello che vuoi. In realtà faccio il sostenuto ma complice il mio mese di lager e il suo orientamento sessuale siamo andati ad un passo dal remake egiziano di Morte a Venezia. Ma non è di questo che voglio parlarvi.

Alla fine della visita mi fa salire sulla bilancia. E lì finalmente la prima buona notizia di questo mese di merda. Redde rationem: ansia e palpitazioni. Il risultato me lo comunica lui perché io facevo fatica a vedere i lineamenti del suo volto, figurarsi a leggere una bilancia.

Bbbeh

Sono ancora sotto i settanta chili. SessantanovePuntoSette. Sentivo una gioia dell'anima che spingeva verso la testa e una gioia mentale che spingeva verso lo stomaco che ciao proprio. Una roba, rega', ma 'na roba che penso sia paragonabile solo quando ad una mamma appoggiano in grembo il figlio appena nato. Non ci volevo credere, stavo quasi piangendo.

Quando all'improvviso guardo verso il monitor della bilancia. Un attimo di smarrimento e recupero la vista. Ma 'na roba, rega', 'na roba che carote levateve.

"Scusi, signor GustavAbbronzato, cosa mi significa quel QuattordiciPuntoUno?"
"E' la massa grassa, mio adorato TadzioAncorPiùEsangue"
"Di chi? Del ragazzo di prima?" - giuro che questa l'ho detta veramente
"No, la tua"
"La mia?"
"Sì"

Ho un mancamento. Inizio a barcollare sulla bilancia. Sembro un funambolo senza stabilizzatore.

A quel punto mentre davanti ai miei occhi scorrevano le immagini di me che dovevo prenotare due posti per tornare a casa in aereo, usando come cintura di sicurezza un cavo del Golden Gate e poi...e poi...sempre di me all'ospedale coll'infermiera che diceva: "Per il signore prendi dalla dispensa i farmaci per obesi" and so on, le mie sinapsi dicevano più o meno questo

"Maccristo, ma come la mia? Ma è sicuro? Ma lei è medico? Guardi che andiamo all'università di Cheope o di dove cazzo è lei e glielo chiedo io se è medico! Guardi che se Tutankhamon la vede, salta fuori dalla piramide e la piglia a schiaffazzi "made in my life". Non è che un OSS e si spaccia per medico? Guardi, lei me lo dica: no, io in realtà butto via i sacchi. E' solo che il medico è a gnappa a Sharm e allora lo sostituisco io. E io lo accetto sportivamente. COME QUATTORDICIPUNTOUNO. Ma che, scherziamo?"

"Sul serio?"
"Ma perché è così turbato? Di solito quando gli occidentali vengono a visitarsi per queste cose sono tutti molto agitati, mi riempiono di domande, ecc. Lei era molto tranquillo, mi ha lasciato fare tutto quello che voleva, aveva i battiti che sembrava che stesse dormendo e si agita per la bilancia?"

Le sinapsi

"Senta, adesso lei stia zitto e faccia quello che dico. E' un ordine. Mi porti alla sedia a braccia, mi faccia sedere, mi dia un bicchiere di acqua, anzi una bottiglia da due litri e una scatola di Tavor. Anzi, me ne porti due. Una per sedermi e una per uscire da qui"

"Io sono partito per il viaggio di nozze che ero DieciPuntoSei"

Sinapsi

"Matrimonio a parte, ero un ragazzo felice"

"No ma guardi che le bilance bioimpedenziometriche, anche quelle che usiamo noi professionalmente, non sono precise per definizione. E' giusto una cosa così per avere un primo riscontro. Infatti io neanche la guardavo, non l'avrei nemmeno preso in considerazione, è stato lei a chiedermene conto. Le misurazioni attendibili sono altre. Magari quell'altra era tarata in difetto e questa in eccesso! Ma anche se fosse vero il dato, non succede niente, guardi che lei è ben al di sotto della soglia. Ma che preoccupazioni si fa?"

"Ah!" con una faccia che neanche quando la Trudi mi mangiò due etti di crudo con la carta e le veline nel tempo intercorso tra l'arrivo in casa e il lavaggio delle mani.

Le prossime due settimane digiuno. A Natale passato di verdura.

P.S. che prego i miei affezionatissimi di non commentare perché non voglio dare eccessiva pubblicità a tre maigoduti e malvissuti

Speravo di non doverlo mai scrivere perché letto da gente mediamente intelligente ma viste le tre rotture di cazzo arrivatemi in PRIVATO - e già qui potremmo aprire il fortunato concorso "Ma che sbatta c'avete?" Poi però uno ha anche puntualizzato "Per non fare polemica pubblica", ahahahahahahahahahah - specifico che questo post come - quasi - tutti gli altri va letto "sempre con grande umiltà e con la massima, massima, ironia". Se non ce l'avete, fuori dai coglioni: questo non è un assessorato ai servizi sociali.