E' già un mese che non scrivo. Quante cose sono successe. Voce fuori campo: un cazzoooooooo. Di seguito gli episodi più esaltanti dell'ultimo mese. Utenti delle case di riposo leggete ed esaltatevi con me.
1) Oltre a quanto già in precedenza elencatovi, da una settimana dormo con un uomo di colore. Di quel colore là. In due letti separati. Separatissimi.
2) In compenso, per farvi capire l'abbruttimento, il collega con cui ho legato di più è uno che ha il corpo ricoperto di tatuaggi che vanno dal labrys ai fasci littori, dal teschio della Decima Mas ai motti del Ventennio e mi ha detto che quando ritorna vuole farsi un nuovo tatuaggio politico. Gli ho proposto "Noi non siamo del Leoncavallo" nel caso qualcuno avesse dubbi. Lui non ha capito. A volte mi dice "Ritorneremo", io gli dico "Sìsì, il 19 dicembre". Lui non capisce. Evidentemente è la condizione necessaria e sufficiente per farsi assumere.
3) A differenza sua, io sto benissimo. L'altro giorno, per un'operazione di preparazione ad una rilevazione, avevo in mano un crivello (non la raffinatissima Giorgia, che è di Bernareggio, Brianza profonda, ci tengo a ricordarvelo), che sarebbe quella cosa qui
e mi stupivo perché i granuli cadevano, anziché finire in fondo alla rete di maglie. Ebbene, amici miei, tenevo il crivello allegramente girato al contrario. Sono andato avanti per una buona decina di secondi a farmi domande sul curioso fenomeno fisico. Forse è meglio non capire e sperare in anacronistici (voto 2) ritorni.
4) Il puntello della mia allegrezza è la ricerca quotidiana della minore interazione possibile con esseri umani di sesso maschile - che poi qui sono tutti uomini a parte due donne con BMI superiore a 15,5. Quindi uomini, per me. Loro cercano di coinvolgermi. Io cerco di non farmi coinvolgere. Loro dicono che Emma Watson in fondo non è così meravigliosamente sublime. Io per una volta non dò ascolto ai consigli di mamma sulle "brutte compagnie" e mi coinvolgo. Mandandoli sonoramente a fare in culo, tirando in ballo le (loro) madri, le (loro) sorelle ma anche l'astemìa dei (loro) padri. Loro ridono. Un giorno li ammazzerò.
5) Mi hanno inflitto quattroeurovirgolatredici di penale sullo stipendio. Peraltro proprio ieri ragionavo - c'erano dei medici pronti ad intervenire in caso di complicazioni cliniche - sul fatto che quando esercitavo la nobile dell'allenatorato - mi chiamavano "Maestro" (giuro) e io ovviamente lasciavo fare ché anche quello serviva a gonfiare la ruota del pavone - pigliavo all'ora più di quanto prenda oggi.
6) E' arrivato l'assistente psicologo del lavoro. Già il fatto che ci abbiano mandato l'assistente fa capire quanto siamo considerati. Il mio colloquio si è aperto con l'assurda richiesta "Che problemi ha rilevato dall'arrivo in questo impianto?". La mia risposta è stata "Lei ha intenzione di morire di vecchiaia seduto su quella sedia?". Lui ha riso. Siamo finiti a parlare di basket. Quanta serietà, quanta empatia, quanta li stramortacci mia.
7) 19 rientro. 20 cena della leva ("dai, non fare l'asociale"). 21 cena delle superiori ("dai, non fare lammerda"). 22 cena ex-colleghi ("dai, non fare il robboso"). E mi hanno anche già chiesto "Ohhhhhhh, Filipppppppo, cazzo fai l'Ultimo?". E improvvisamente mi sono sentito piombare addosso come piombo (ah ah ah) tutto il carico ingiustificato della saudade che ho provato durante quest'anno che mi sembrava infinito. Non voglio più tornare. No, scherzo.
8) Skypo con la Zorza. Passa dietro un coglione (non ci si crede, vero?).
Coglione: "Ciaooooooo, moje di Filippo"
Giorgia: "Ciaooooooo"
Filippo: "E' romano!"
G: "Dai?"
F: "Te lo chiamo!"
F: "Andreaaa, vieqqua"
Coglione arriva
G: "Sei di Roma?"
C: "Sì"
G: "Zona?"
C: "Pomezia"
G: "Levate va"
9) Ieri Ella ha sostenuto l'A2 di tedesco. Io, per ovvi motivi, no. Lei non è una che fa pesare le cose. No. Ieri sera smessaggiamo, le chiedo cosa sta facendo, mi risponde che sta leggendo Hegel, in tedesco. L'ho insultata. Pesantemente.
10) Un altro tecnico mi telefona per un lavoro che dovrebbe fare lui ma lui decide che devo farlo io alle condizioni poste da un terzo tecnico. Già qui capite che la mia situazione psichiatrica già precaria diventa quella di Ed Gein.
"Ascolta, facciamo così: io gli mando una mail e ti metto in copia, così io e Boris (perché tutto parte dai nomi: cosa cazzo vuoi pretendere da uno a cui le due persone che dovrebbero amarlo di più a questo mondo, hanno scelto di affibbiare il nome BORIS??? ndF) decidiamo i vari passaggi e tu sai cosa fare"
La mia risposta pacata per cui ha minacciato prima di bussarmi, poi di licenziarmi (non so con quali poteri ma non sottilizziamo), poi di denunciarmi è stata: "Devi finirla di collezionare cromosomi".
Ciao belli e ricordatevi sempre "Beato tu che sei all'estero, qui è tutto uno schifo" slash "Beato tu che lavori in un ambiente internazionale, ricco di stimoli e di culture differenti".
P.S.
Ho (ri)iniziato ad ascoltare i Prodigy. E' grave? In realtà lo faccio solo perché immaginare migliaia di persone strafatte di droghe sintetiche che si muovono come una via di mezzo tra Robocop, Ken di Barbie e i tori di Pamplona è un'immagine che riporta una terapeutica serenità in questa mia anima tormentata.
Venerdì scorso le voci che circolavano da qualche tempo sul fatto che saremo rivettati qua fino al 17 dicembre si sono trasformate in - tragica - conferma. Sospinto da uno spontaneo moto nascente dal primo nome, quello di Corridoni, e dal secondo nome, quello di Bresci, che gli ascendenti più prossimi mi affissero, ma soprattutto da due maroni che ormai sono diventati quattro, otto, sedici e che promettono di divenire trentadue, sessantaquattro, centoventotto nel prossimo mese e mezzo, scrivo una mail al Mega-Direttore Clamoroso Duca Conte Pier Carlo Ingegner Semenzara in cui, con felpati giri di parole, gli faccio capire che "Abbasta, mo me so popo rotto er cazzo".
Il M-DCDCPCIS mi risponde domenica facendo uscire un fax su cui apporre la mia prestigiosissima firma, recante una promozione motu proprio. Giubilo et gaudio? Manco per il cazzo, la promozione mi tiene inchiodato qua e ha un valore pari a "Se mangi la minestra, guardi i cartoni animati fino alle 21.30". Mi suscita una felicità pari solo a quando scartavo i regali aspettando un nuovo videogioco e vi trovavo un maglione. Replico alla mail, scrivendogli, sempre con parole più felpate di una lingua dopo una tolla da cinque litri di Heineken, che non era esattamente quello il senso della mail, la sua risposta è quasi stizzita e mi dice che domani farà una conference call con me ed altri tecnici che si sono lamentati. Tecnici che, come il sottoscritto, evidentemente credono nell'anarco-individualismo e che infatti mica si erano consultati tra loro. A questo punto capisco che Zia Ulrike aveva ragione anche questa volta. "Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati
mille sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco a una macchina,
il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine,
diventa un’azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non
mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso
non mi piace non succeda più" e che forse è il caso di organizzare una piattaforma comune di lotta. Dopo trenta secondi di discussione, mi sposto verso posizioni parimenti tedesche ma più hitleriane e propendo per la soluzione finale dei miei compagni.
Ieri alle 11 inizia la conference call e a quel punto ritorno all'anarco-individualismo, ma più prosaicamente a pensare ai cazzi miei, e prendo subito la parola, visibilmente alterato riporteranno le cronache, sparando ad alzo zero una roba tipo: "Guida suprema, condottiero illuminato, grande padre del nostro destino: sul contratto di trasferimento nel Sultanato, c'era scritto che avrei potuto essere spedito in trasferta al massimo due volte all'anno, per un periodo massimo di due mesi, di cui uno di trasferta a rischio. Ecco, in questo 2014 mi sono fatto da gennaio a marzo in Libia, trasferta a rischio, da maggio ad agosto in Turchia e ora dovrei star qui fino al 17 dicembre, altra trasferta a rischio?". Lui si stupisce e mi chiede come ciò sia possibile. Ho rischiato di trovare la quarta dimensione con un destro ben assestato al monitor. Visibilmente alterato, come le cronache continueranno a riportare, mi chiudo in un cupo mutismo, colla soave espressione di Anders Breivik quella mattina del 22 luglio 2011. Gli altri parlano dei cazzi loro, che sostanzialmente sono la prosecuzione dei cazzi miei con altri mezzi. Qualche spiantato parla pure di stipendio, ché io vorrei cantargli nelle orecchie "Alla nostra età devi essere sposato, con due figli, laureato, per esser rispettato da questa società, avere un conto in banca, un mutuo da pagare per un monolocale, dove poterti impiccare, quando ti vedrai nei debiti affogare e non potrai scappare. E alla nostra età invece noi suoniamo punk e alla nostra età invece noi suoniamo punk" ma poi lui non capirebbe e mi chiederebbe "E allora tu perché ti sei sposato?" e io gli dovrei rispondere "Per la sua nuvola di dubbi e di bellezza e de li mejo mortacci mia" e la conversazione non avrebbe senso.
Spippolo nervosamente sullo smartphone cercando un modo per iscrivermi ai terroristi e inneggiando alle Brigate Izz al-Din al-Qassam, peraltro protagoniste dell'ultima sbornia agostana come mi dissero due costernati miei colleghi l'indomani quando mi trovai a dormire sul pavimento della loro camera: "Fily, t'abbiamo portato in camera quando sei saltato sul tavolo inneggiando a dei martiri palestinesi o forse ad altra gente, non si capiva bene" e aspetto la fine della conversazione altrui, che si chiude all'incirca alle ore 12.28.
O almeno questo pensavo.
Perché in realtà s'era "chiuso" il video ma non l'audio e per cui mi metto ad imitarlo e alla fine dico "E il bello è che ha anche il coraggio di chiedermi: "Come mai?" ma io, ma io, ma veramente, mavvaffanculo".
Ecco, l'audio non era chiuso. Non so se il M-DCDCPCIS abbia sentito o magari ha sentito il tecnico o magari non ha sentito nessuno. Sticazzi. Forse ho trovato la via per farmi licenziare. Finalmente.
Poi non so, vogliamo aprire il capitolo permalosità dei miei colleghi? Insomma, cito solo un episodio perché altrimenti occuperei tutto il uorld uaid ueb: c'è questo abitante di quella zona del mondo su cui proseguirei senza requie a fare esperimenti nucleari, nota come "tutto quello che sta ad Est del Pakistan, ad Ovest degli USA, a Nord dell'Australia e a Sud della Russia". Un essere che a 'sto punto penso sia allergico all'acqua pulita, che sembra che viva in un friggione, che ogni volta che apre bocca muore una farfalla che batte le ali e poi l'uragano dall'altra parte del mondo o come cazzo era, eccetera che OGNI volta che accendo il notebook arriva a rompermi i coglioni. Se sono su Skype con qualcuno la rottura di coglioni quintuplica. Se poi è una fanciulla, la rottura di coglioni decuplica. Beh, chattavo con 'sta amica che risponde a tutte e cinque le virtù cardinali (è magra che ar parco le paperelle je butteno 'r pane, è bianca che co 'na candela je fai la radiografia, fuma, ha gli occhiali, ha i capelli castano chiari/biondi e gli occhi chiari), si apposta dietro come un gufo piddino da rottamare e inizia a rompere il cazzo: "Dai, fammela conoscere".
"No". Perentorio.
La richiesta viene replicata altre cinque volte. Contate, non scherzo. Io continuo ad opporre il mio forte, franco, fermo e fiero diniego. In maniera educata, da maturo, maschio, bianco, occidentale. Alla settima volta, da maturo, maschio, bianco, occidentale ma anche un po' anni Trenta, "Senti, amico, l'hai vista lei? Ecco, te sei mezzo cinese e mezzo negro, 'ndo cazzo vuoi anna'?". Beh, s'è offeso. Sticazzi. Forse ho trovato la via per togliermelo dai coglioni. Finalmente.
Faccio un lavoro non mio, in un Paese in guerra, in cui alle 18.30 fanno 32°C, c'è la sabbia che s'infila ovunque quindi non posso mettere le lenti ma sono costretto a mettere gli occhiali, ché a me senza ausili ottici - mavvaffanculo anche a me stesso, ausili ottici - mi ci vuole il cane e il bastone, mi stanno TUTTI sul cazzo - non c'è più neanche il quasi, TUTTI: stupidi come i sassi, permalosi come stamminchia e ce n'è anche uno, è notizia di queste ore, a cui ho prestato la BIC alle 15 e non me l'ha ancora ritornata, 'sto cesso ribaltato che sua madre piscia in piedi e suo padre è un uomo astemio - e probabilmente sono costretto qui fino al 17 dicembre. Quest'anno ho visto più i miei colleghi demmerda che mia moglie. L'unica cosa che mi consola è che da domani, se non direttamente da stanotte, tutti inizieranno a rompervi i coglioni o (e, per i più fortunati) le ovaie su cosa farete all'ultimo - "Ooooohhhhhhh, cazzo fai l'Ultimo?" con quel tono soave che contraddistingue questi luminari - mentre io me la scampo fino a metà dicembre.
Però un tempo sono stato felice anch'io, come quando il lunedì successivo ad un derby passato a devastarsi l'ugola, la prof chiese ad un mio compagno di leggere una novella. Inizia a leggere - "Marelli, non si sente!" - "Ehhh, prof" - Ricomincia a leggere - "Marelli, dobbiamo sentire tutti!" - "Ehhh, prof" - Ricomincia a leggere - "Marelli, mi prendi in giro? Alza quella voce".
Non potevo esimermi, mi girai, distesi il braccio, con la mano perpendicolare al piano delle ascisse e lo incitai "Alza la voce, coniglio alza la voce, aaaaalzaaaaa la voooceeeee, coooniiiglio aaaaalzaaaa la voooooceeeee".
Due settimane a spazzare il cortile, svuotare i cestini e verniciare le aule durante il pomeriggio. Sono stato più bidello io di tutti voi messi insieme. Però non potevo esimermi.
P.S.
Sono le 18.54 e il cretino continua a non ridarmi la BIC. Kuklinski, forever in my heart, ha ucciso per molto meno.
Domani iniziano i Mondiali. Tra russi, neerlandesi e italiani si
stanno organizzando i gruppi d'ascolto. Io vorrei morire. Ancora più che
negli altri giorni. Tra le differenti nazionalità si fanno già quelle
simpatiche gag, note come sfottò, che non tollero in contesti amichevoli (Io seguo il calcio per una marea di motivi, ma non vado per divertirmi, scriveva Nick Hornby nel suo immortale "Febbre a 90°"),
figuriamoci in 'sto posto di merda. Spero che l'Italia non segni neanche
un goal perché alla sola idea di abbracciare uno qualunque di questi
stronzi mi viene voglia di contrarre il bacillo della peste per
contagiarlo. L'unica cosa che mi consola del non essere in Italia è che
non dovrò spiegare alla solita massa di imbecilli "mai schiavi di Roma"
che non è l'Italia ma la Vittoria ad essere schiava di Roma, come si evince dal verso le porga la chioma,
perché alle schiave romane venivano tagliati i capelli per
defemminilizzarle e distinguerle dalle donne romane libere che infatti
venivano chiamate in capillo. Fatelo voi per me, ve ne prego: non servirà a niente, tra tre mesi
lo ripeteranno ancora, però è comunque una buona azione e verrete ricompensati nel Regno dei Cieli.
Che poi...
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma
che schiava di Roma,
Iddio la creò
aldilà di ogni parafrasi, come può una trasmissione di sinapsi processare l'informazione che è l'Italia ad essere schiava di Roma è un mistero doloroso per me e gaudioso per un neurologo.
P.S.
Però potrebbe aggirarsi anche per queste lande uno "mai schiavo di Roma". Per star sul sicuro, sabato notte mi armerò di un serramanico.
Prendo spunto dal quinto punto dell'ultimo post della grandiZZima Brioche a cui mando un grande e sentito abbraccio. Parla di storie di emigrazione, mettendo inizialmente in chiaro che
"[...]sono pur sempre una migrante fortunata, arrivata qui su un comodo aereo, con un contratto e la prospettiva di una vita normale a tempo limitato.
Non ho avuto bisogno di un permesso di soggiorno né di un permesso di
lavoro per poter rimanere: queste cose mi sono garantite per nascita,
senza fatica. Ok, vivo in un convento e già questa mi sembra una bella penitenza o pena del contrappasso,
ma ancora mi è ben chiara la differenza tra queste vicissitudini
fastidiose e il dramma di chi viene dal mare, disperato: il mio alla fin
fine è un racconto da poco, lo sappiamo tutti. [...]"
e io sono ancor più fortunato di lei perché il mio lavoro è stabile e comunque mi sono portato un pezzo, il più importante della mia vita, con me. Anche se poi durante l'anno passo mesi interi senza vederla. Quindi, continuando a citarla, rafforzo il suo:
"Fatte queste debite
premesse, che spero mi scagionino da ogni forma di confronto con ben
altre questioni"
Il punto 5, dicevamo...
"5- Il bilancio tra cosa si è guadagnato e cosa si è perso
stando qui, in termini umani, di relazioni sociali, di amicizie perdute o
nate: un gioco (o giogo) quotidiano."
Ecco, questa situazione sta diventando vieppiù frustrante e sta iniziando seriamente a pregiudicare la mia qualità della vita. Tra le altre cose, ho disturbi del sonno, che per uno come me che diceva "Vabbé, buonanotte" e in trenta secondi era nel regno di Morfeo, che non si svegliava MAI, che dopo quattro-cinque ore di nanna era nuova di pacca sono una roba inconcepibile (e infatti non ci crede nessuno).
Senza sconfinare nel francescanesimo o nell'hippismo QUEL tipo di rapporti umani, QUEL tipo di relazioni sociali, QUELLE amicizie sono il metro di paragone con cui giudico, misuro e valuto la qualità della mia vita. Qualche amicizia me la sono fatta anche qua, tante conoscenze me le sono fatte anche qua ma in termini umani, veramente umani, qualitativi?, è come paragonare un bicchiere d'acqua ad un oceano. E a me del conoscere gente tanto per conoscerla, restando sulla superficie del rapporto oppure, peggio ancora, perché un domani potrei trarne un vantaggio non me ne frega proprio una sega.
- Mi chiedo se il problema non sia dentro di me, poi però mi ricordo che nella vita precedente, perché sembra veramente una vita precedente, ero consapevole e lo dicevo, forse l'ho scritto anche qui, di essere "fortunato".
- M'interrogo sul fatto se quello che mi pesa non sia che là ero il Re e qua solo uno dei tanti. Mi rispondo che non è vero che là ero il Re, però ero circondato da persone a cui volevo e che mi volevano, con diverse sfumature, sinceramente bene. Che stimavo e mi stimavano. Che aiutavano e mi aiutavano. Qui quando non sono sconosciuti, sono persone che vedrei bene mentre le grattano via dall'asfalto dopo che sono state arrotate da un autotreno.
- Io, che venivo "accusato" di non incazzarmi mai abbastanza, se non in quelle quattro/cinque occasioni che bastavano per il resto dell'anno, mi accorgo di essere sempre sul filo della sbroccata. Basta qualsiasi piccolo inconveniente - dalla connessione che salta a qualcuno che mi sfiora - per farmi esplodere. Peggio ancora, alle volte faccio apposta a crearlo, solo per sfogarmi. Ci sono dei giorni che mi sto sul cazzo da solo per quanto sono irritante.
- Ne parlo con altri e tutti, indistintamente, mi dicono che "questa
esperienza ti rafforzerà" ma io ho in mente altri tipi di rafforzamento. Penso di essere abbastanza predisposto, nei limiti dell'esistenza di un giovane uomo occidentale, ai sacrifici, ai dolori, in generale alle difficoltà. Non mi spaventano ed è vero che affrontandoli mi sono rafforzato. Ma se per rafforzarmi sotto il versante degli affetti, debbo perdere tutta quella
sensibilità che penso di avere o di avere avuto e diventare uno dei
tanti stronzi GordonGekkoWannabe ne faccio volentieri a
meno. Molto volentieri a meno.
- Quel discorso sulle radici che ciclicamente scrivo posso anche fingere di non essermelo fatto, posso anche cercare di allontanarlo ma poi, basta un attimo di deconcentrazione, ed eccolo ricicciare. Forse è tutto qua.
Sono le serate di giornate dure, senza consolazioni.
In questo weekend che in Italia sarà quello del grande rientro...
La mia prima vacanza in assoluto la feci a Montecarlo (gente di un certo livello), avevo quattro mesi.
La prima vacanza lunga a Loano, Liguria. In casa di una che al 99% era una ex "graziosa" per citare un noto cantautore ligure. Con un fratello gaio che le viveva insieme. Loro stavano al primo piano, noi in quello che al 99% era stato il pied-à-terre. Insomma, la prima vacanza, anni uno, mesi tre, in un film di Almodovar. Come poteva crescere centrato? C'è da fare una necessaria premessa: mio babbo è quarant'anni che si gira il mondo, con la pausa da quando sono nato a quando ho avuto sedici anni. Per lui un'infinita quaresima. "Una delle poche cose che ti rinfaccerò sempre" - "Cosa?" - "Non potevi nascere di sedici anni?". Andare in vacanza a fare la fettina in spiaggia per lui era una tragedia. Quindi cercava di spendere il meno possibile. Fosse per lui avremmo anche potuto dormire in macchina per risparmiare un altro po' di soldi "spesi inutilmente". Mia mamma è l'esatto contrario. Lei in vacanza vuole comodità, zero spostamenti, gambe sotto il tavolo. Infatti ora che mio babbo ha ripreso a girare il mondo (torna domani dalla Mongolia), lei talvolta gli va insieme e talvolta no. Ricordare quella vacanza è il metodo giusto per farli litigare a venticinque anni di distanza con la stessa cazzimma di allora.
2002: prima vacanza da solo a Jesolo. Tenda e povertà da Haiti post-terremoto. Gli ultimi giorni, a quattrini e viveri strafiniti (ricordo che un giorno andammo avanti a Morositas, perché erano gli unici alimenti rimastici), rubammo anche dallo spaccio del campeggio. Mio babbo, lungimirante, mi regalò i biglietti del treno A/R, altrimenti a quest'ora sarei dalle parti di San Martino Buon Albergo collo zaino in spalla.
2003: un anno tribolato ma un'estate magnifica. Mia mamma mi spedì in Colorado tre mesi ad imparare l'inglese. La famiglia mi voleva veramente e sinceramente bene. Con la figlia coetanea ci fu(ovviamente, mi verrebbe da dire) un bel flirt e tanti pianti al momento dell'addio. La ricordo con molto affetto. Il loro problema è che erano talmente pantofolai e sedentari che in tre mesi non mi hanno mai portato a fare un giretto. Zero, niente. Per tre settimane, insieme ad Ashley, curai anche i figli e i cani dei loro vicini che erano andati in vacanza. Ridendo come poche altre volte nella mia vita.
2004: Lloret de Mar. Ne ho già parlato qui sopra. La classica vacanza per trovare sé stessi. In fondo ad una bottiglia. 2005: prima vacanza con una morosa, a Rodi. Fu un'occasione: sua nonna doveva andarci. Ebbe un infarto (una roba leggera, la nonna tuttora vive e lotta insieme a noi) e quindi le sconsigliarono qualsiasi spostamento di lì a qualche mese. Io e la morosa ci avventammo. Tutto molto bello. Ma probabilmente sarebbe stato molto bello anche se fossimo andati a Lenno dal tanto che ero cotto. 2006: Ibiza. Mollato con la morosa qualche settimana prima. Andai in vacanza con la Kikka. Vi dico solo che arrivammo sull'isola l'8 luglio. Per portarci avanti, il 9 luglio eravamo già marci alle due del pomeriggio. La Kikka entrò in un baretto chiedendo cinque litri di sangria. Il barista strabuzzò gli occhi. "Siamo in due" (per dire...). Il barista continuò a strabuzzare gli occhi. "Ah, cosa c'è, non ha una caraffa abbastanza grande? La trovo io" e svuotò un vaso sul pavimento. "La metta qui". La sera del Mondiale manco ci trovammo. Neanche la mattina dopo. E neanche il pomeriggio. Solo la sera del 10 ci ritrovammo in albergo. "Ah, sei qua?". Reciproco. Nel prosieguo della vacanza trovammo anche l'unico negozio di Ibiza senza la maglietta celebrativa dell'anno. "Ho solo due vecchie magliette di Ibiza '04" - "Ci dia quelle, cavron". Si vedeva che la Kikka studiava Lingue e letterature straniere... 2007: Sharm. Prima vacanza con la Zorza. Mi ruppi praticamente qualsiasi osso dei due avambracci un mese prima di andarci e il gesso il giorno prima di partire. Per i medici serviva almeno un altro mese. Le braccia ci sono tuttora. Giovani e forti. 2008: Penisola del Sinis, Sardegna. Casa colonica a 10 km di qualunque cosa. Una ventina di persone, molta droga (portata dal continente per paura di non trovarne laggiù, ahahahahahah). Le vacanze si svolgevano in questo modo: sveglia-colazione-mare-mercato del pesce-pranzo-pennica-mare-doccia-cena-chitarra&falò. Mai divertito tanto, la mia vacanza più bella. 2009: Ecuador e Galapagos. Un missionario mio amico mi dice che la sua congregazione sta cercando un idraulico italiano (le professionalità laggiù sono da chiodi) per degli interventi. E' disponibile a pagargli aereo, vitto e alloggio nella comunità. Una settimana a lavorare mentre la Zorza dava una mano coi cinni della comunità. Poi andammo alle Galapagos. Se l'estate 2003 mi aveva insegnato ad amare gli americani, questa mi fece capire perché sono molto odiati. Praticamente ogni turista americano si sentiva il Re delle isole. Fino a quello che, dopo che il ranger gli disse 77 volte di non oltrepassare un dato limite (sensato, visto che le Tartarughe sono molto delicate), lo fece. Il ranger, alto non più di 165 e pesante non più di 60 chili, lo sollevò di peso per il colletto dicendogli che lui era capace di uccidere una persona anche a mani nude. 2010: Da Bucarest a Venezia in furgone riattato (T4), passando per la Transilvania. Quattro coppie. Una lavatrice trasportabile che non dimenticherò mai. Le donne dormivano nel furgone, gli uomini all'addiaccio nell'umidissima notte rumena. Sinceramente non so quante donne mi avrebbero seguito in una vacanza che era l'emblema di qualsiasi fastidio esistente in natura. Fu lì che iniziai a capire che Ella era qualcosa di più. Dietro solo a quello della Sardegna. 2011: Saranda, Albania. Dovevamo andare a Cuba tre settimane. L'I. (nota compagnia aerea il cui nome si rifà a nota penisola europea) fece un disastro coi biglietti. Poi dovetti fare un'infinita trasferta in Val Seriana. Totale: mi rimaneva solo una settimana e qualche spicciolo. Un amico albanese mi consigliò Saranda. Praticamente il meraviglioso mare del Salento ad un terzo del prezzo. Un rispetto dell'ambiente che al confronto noi siamo scandinavi. L'anno scorso c'erano in ballo le milioni di menate del trasferimento, ci rifaremo tra un mesetto. "L'unica cosa che dobbiamo tenere conto, perché me l'hanno
consigliata, è quella di non raggiungere Alice Springs in auto perché
non ne vale la pena" - "In che senso?"
- "Mah, chilometri e chilometri di nulla, caldo, sabbia. Se succede qualcosa ci mettono ore ad arrivare i soccorsi"
- Occhi che brillano che si specchiano in occhi che brillano
- "Andiamo ad Alice Springs in auto"
L'altro giorno, tramite amicizie comuni, scopro che il mio compagno di banco (in realtà non è mai stato mio compagno di banco, perché per evitare di essere divisi alla terza ora del primo giorno non ci siamo mai messi in banco insieme, ma sempre viscini viscini) delle superiori si sposa anche lui a settembre. La mia scuola era il classico istituto solo braga: ci saranno state una decina di fanciulle su un migliaio di studenti, mai nessuna in classe mia. Le classi erano in media da 22-23 alunni (ma nelle prime si grattava comodamente la trentina), la mancanza della gambetta nel secondo cromosoma faceva in modo che l'autocontrollo e il controllo sociale fosse azzerato e l'ignoranza spinta ai massimi. I professori, ma sarebbe meglio dire i domatori, erano tutti abbastanza rigidi sotto l'aspetto disciplinare, perché un minimo cedimento avrebbe comportato l'anarchia totale. Le sospensioni commutate in lavori utili (pulizia spazi esterni, imbiancature and so on) fioccavano come neve in Alaska nel gennaio 1925 (e se non avete mai visto Balto siete delle persone orribili), il cortile della scuola era praticamente un giardino giapponese, i muri venivano imbiancati una volta ogni due settimane ma nonostante questo sembrava comunque più un riformatorio che un istituto scolastico. Piccola digressione: può sembrare la volpe coll'uva ma a me la forma-scuola è sempre rimasta odiosa, per mille
motivi, ad iniziare dal leccaculismo, perché ci vuole stile anche nel fare quello, e per cui ho cercato di barcamenarmi per arrivare alla
fine, nessun altro scopo. (Quasi) tutto quello che ho imparato, l'ho imparato fuori da lì. (Quasi) tutto quello che non ho imparato, l'ho imparato dentro lì. Fine della digressione. Con questo, che si chiama Matteo, non ci sentiamo da qualche anno ma lui è una di quelle persone che, se
non fossi abbastanza soddisfatto di come sono, vorrei essere. Se iniziassi a descriverlo mi servirebbe un altro blog, allora la taglio corta: era un bandito ma un bandito onesto in un mondo (di merda) in cui gli onesti sono dei banditi. Qui però finisce il libro Cuore, perché ogni volta che ripenso a quello che ho fatto con lui mi viene solo da piangere dal ridere e avantieri sera mentre raccontavo ad un amico qualcuna delle perle che abbiamo confezionato ho ripetuto l'esperienza. E adesso che mi accingo a scriverne qualche altro continuo a farlo.
1 - Nella mia scuola c'era l'usanza di mandare le lettere per gli alunni aventi rendimento deficitario. Io e lui la lettera la prendevamo a novembre e febbraio. Era un appuntamento fisso. In USA hanno i tre balli, noi avevamo le lettere. Poi solitamente iniziavamo a comprare i libri e, verso aprile-maggio, a studiare. La lettera comportava colloquio genitori con figli versus professori. Mia mamma non l'ha mai saputo perché altrimenti non sarei ora a scrivere sul blog. La lettera la firmava mio babbo e ai colloqui ci veniva lui. I professori erano in un'aula modello plotone d'esecuzione, entrava la coppia genitore-pargolo e partivano le raffiche. Ma non è questo di cui voglio parlare. Al primo colloquio lui non c'era perché era ammalato, quindi c'era solo sua mamma. Siamo in corridoio ad aspettare il nostro turno quando mi chiede: "Il mio Matteo com'è?" - "Ah, guardi..." e glielo descrivo come il peggior alunno della Terra, concludendo l'arringa con "e sta trascinando a picco anche a me, che sono sempre stato diligente e giudizioso". Mio babbo, sempre grandissimo califfo, approvava, scossando ampiamente la testa dall'alto in basso. Quando ritornò a scuola, qualche giorno dopo: "Ma tu, a mia mamma, cosa cazzo sei andato a raccontarle? E' tornata a casa talmente incazzata che m'ha levato tutto e mi ha pure detto di lasciar stare quel povero Filippo"
2 - Avevamo contrattato coi prof che, per evitare per quanto possibile le "preferenze" o le "prese di punta", gli interrogati fossero scelti solo dalla fortuna. Quindi sacca coi bussolotti e via di estrazione. In mancanza della sacca, tenuta dal capoclasse, apertura della pagina del libro e somma delle cifre. Di cognome fa D ed era il quarto del registro, quindi col primo metodo aveva possibilità pari agli altri di essere chiamato, col secondo molto meno. Incredibilmente quel giorno non aveva studiato. "S se dovesse interrogare dille che non hai la sacca e non rompere i coglioni che tanto ti hanno già interrogato".
"Dunque, oggi...interroghiamo" - "Nooooooo" - "Dai, S dammi la sacca" - "L'ho dimenticata!" - "Bravo! Vabbuò, apriamo la pagina del libro" - Silenzio - "211, 2+1+1, quattro!". La bestemmia segui una traiettoria arcuata e si stampò proprio poco sotto il Cristo in croce. La prof era consacrata laica del Regnum Christi, un movimento che fa sembrare l'Opus Dei una congregazione che strizza un po' troppo l'occhio al progressismo. La prese bene, mancava poco che chiedesse l'espulsione di Matteo da tutte le scuole del Regno (di Cristo, ovviamente).
3 - Questa è pesa e fa di me una bruttissima persona. Nell'altra quarta il babbo di uno decise di chiudere la sua esperienza terrena sparandosi in bocca col fucile da caccia. Noi, col nostro coordinatore di classe (prof di Disegno tecnico), decidemmo di mandare un telegramma di condoglianze. Il babbo di Matteo lavora in Posta e quindi fece tutto lui. Io quel giorno ero a casa sua a "studiare". Arriva suo babbo e gli lascia lì la ricevuta del telegramma da consegnare al prof. Lo leggiamo e ci s'illuminano gli occhi. Nel medesimo istante avevamo pensato la medesima mascalzonata. Prendiamo la ricevuta, la ricopiamo al PC ma nel testo del messaggio anziché "Condoglianze" scriviamo "Felicitazioni". Al mattino successivo la consegnamo al coordinatore. "Felicitazioni" e in calce, come primo firmatario, il suo nome. In quell'istante, con abilità camaleontica, diventò color del muro che gli stava dietro. Lui però la prese bene e ci disse solo che "queste cose non si fanno".
4 - Durante una delle tante bigiate (alias: marinare la scuola) andammo
in un sex shop (non ci entro più da quei tempi, quanta purezza d'animo
in un sol fanciullo. E sapere che qui ne avrei tutte le possibilità) e
onde evitare di essere rimbalzati dal proprietario che ormai ci
conosceva gli dicemmo: "No, no, questa volta compriamo". E comprammo la
versione ultra low cost dei due attrezzi. Avevamo in mente di fare
qualcosa ma non ci veniva in mente cosa. Io avevo la femmina e lui il
maschio. Ricordo ancora la meravigliosa discussione
Lui "Sì, però dobbiamo deciderci, perché io ce l'ho continuamente in cartella e non mi pare il caso"
Io "Vabbé, lascialo a casa nel frattempo"
"Certo,
poi mia mamma una mattina apre un cassetto, ci trova dentro un cazzo di
gomma, non ho manco la morosa, in casa mia non entra una donna dal
1985, cosa gli racconto?"
Io rido adesso come rido allora e sempre lui va avanti
"Se poi le dico: "E' per fare uno scherzo ma non so ancora quale"..."
E io continuo a ridere adesso come allora
"A
quel punto è meglio che le dica che sono frocio, perché più idiota di
uno che spende 20 euro per comprare un cazzo di gomma per niente...gli
dò meno dispiaceri, almeno"
Poi gli attrezzi trovammo il modo di
usarli, applicandoli alle due finestre scorrevoli dell'aula. Durante le
ore di supplenza con una cerchia selezionata di prof (in particolare
quello che ci diceva: "Ragazzi, fate quello che volete, basta che non vi picchiate") erano grandi amplessi. Ecco, su questa specifica
cosa a pensarci adesso mi chiedo come potessi allora divertirmi tanto a
fare 'sta boiata, però giuro, ridevo talmente forte che mi facevano male
quelle due ghiandolone che ci sono nella parte superiore del collo. Il
divertimento durò per mesi, fino a quando...ehm, schiarimento della
voce, le finestre dell'aula davano sul cavedio interno dell'istituto e
dall'altra parte faceva lezione lei, la Regnum Christi. Arrivò in
classe: "Da lui me lo sarei aspettato, ma da te, Poletti, proprio no". Dovetti
tirar fuori l'intera genealogia ecclesiastica, andare in ginocchio fino
alla Madonna del Ghisallo e dire che Guglielmo da Baskerville era un
infamone per farmi perdonare.
5 - Roma, gita, canne. Ore 3.30, rientro in hotel
Io: "Oh, nel frigobar è finita la vodka"(non azzardate strane illazioni, era evaporata)
Lui: "E' finita la vodka?"
"Eh cazzo, sì!"
"Oh, va che qui il bar dell'albergo è chiuso!"
"Che cazzo facciamo?" (col tono del viandante nel deserto quando non trova un'oasi che sia una)
"Ci sarà un cinese aperto, no?"
"Eccazzo, sì"
"In corridoio non possiamo passare, usciamo dalla finestra, tanto siamo al piano rialzato, sarà un metro, un metro e mezzo, due metri, toh"
A parte che i metri erano almeno tre, il piano era rialzato, ma dall'altra parte c'era un gommista, erano le pile di pneumatici quelle che noi, assolutamente in grado d'intendere e volere, avevamo scambiato per il piano. Poi c'era un cane. Il classico cane da gommista, con alle spalle una vita tra carceri, ospedali psichiatrico-giudiziari e SerT. Il cane, intendo. Il gommista probabilmente apparteneva alla Banda della Magliana che poi l'aveva espulso perché troppo violento ed efferato nei suoi crimini. Che poi...definirlo cane era riduttivo, era una macchina di morte, un abbaio di quel colosso a Roma provocava un uragano nel Wisconsin. Mai visto un essere umano camminare così velocemente in verticale.
6 - Il nostro edificio scolastico in quegli anni era diviso a metà colle
ultime due classi del liceo classico. L'ultimo anno noi eravamo, con
tutte le quinte, all'ultimo piano, adiacenti all'analoga classe del loro
istituto e nel corridoio c'era una paratia mobile per dividere le due
scuole. La leggenda narrava che, essendo il liceo classico stracolmo di
fanciulle, l'anno precedente nei bagni c'erano così tanti ormoni che i
lavandini potevano galleggiare a mezz'aria, sostenuti dagli anzidetti
messaggeri chimici. Odio reciproco: troppo grezzi da una parte, troppo elitari dall'altra. I nostri rappresentanti di Istituto avevano concertato col
preside questo: "Non si occupa a dicembre e non si fa autogestione a
marzo. L'aulica voce della reazione risuonerà sempre alta e forte tra
queste mura. In cambio vi chiediamo che la rigida disciplina che vige
sia allentata due volte: il giorno prima delle vacanze di Natale e la
settimana prima delle vacanze estive. In quei giorni deve essere
permesso tutto quello che non rientra nei reati di mafia e terrorismo". 21 o 22 dicembre: i
prof praticamente firmavano il registro e poi andavano in aula
professori, non c'era frizzi, lazzi, sdazzi e (don) mazzi che tenessero. Quel giorno si mangiava, giocava e beveva in classe. Soprattutto si
beveva. Si beveva in modo talmente copioso che le bottiglie non
arrivarono alle 10.30. E la scuola finiva alle 13.30. Dopo mezzora di
astinenza...ragazzi miei, convulsioni, delirium tremens e allucinazioni iniziavano a destare allarme sociale. Scoprimmo però che quelli del liceo classico
ci avevano copiato l'abitudine, solo che loro anziché un giorno intero, avevano libere solo le ultime due ore. Le cinque bottiglie erano sul davanzale della finestra. Il cornicione però non ci sembrava il caso. Va bene che muore giovane chi è caro agli dei, ma che fossero altri a confermare il detto. Andiamo in officina, prendiamo una barra sezione tonda da 2 metri in alluminio. Notare che per andare dall'officina alla nostra classe bisognava passare davanti all'aula professori, che ci videro passare con un bagaglio di 2 metri e non ci dissero "beo". Questo per farvi capire il clima che regnava. Nel frattempo tutti gli studenti dell'istituto ci vedono andare in giro con quello e ci chiedono cosa cazzo stessimo facendo. Glielo spieghiamo, non sapendo cosa succederà di lì a poco. Io governo la barra, che mi viene stabilizzata da altri. Lui va in cortile. Duemila occhi puntati sul cavedio interno, tutti in rigoroso silenzio. Una alla volta la barra dà un colpetto alle bottiglie quel tanto che basta per farle cadere. Una purtroppo si rompe. All'ultima bottiglia sbaglio a calibrare il raggio di sterzata della barra e tocco la finestra. Ovviamente accorrono. La aprono. Ricordo solo che dissi: "Oh, oh" - "Corri giù, corri giù, fermalo, corri giù" una voce dall'altra aula. A quel punto Matteo parte diretto verso la porta del nostro istituto. Ci saranno stati ottanta metri. Ormai si era allo stadio, con l'intero istituto a tifare: "Vai Matteeeo". Purtroppo questa non è una favola. Matteo venne fermato e dovette lasciarne giù tre. Violini. Sipario. Il più grande fallimento della mia vita.
7 - Eravamo intruppatissimi coll'hardcore melodico californiano (Bad Religion, NOFX, Lagwagon, Pennywise, The Offspring per citare i più famosi) ma soprattutto californiano-wannabe, anche perché conoscevamo di persona vari (componenti di) gruppi. Tra le varie cerimonie della fine dell'anno c'era il saluto che il preside faceva classe per classe. Iniziava dalla prima A e finiva con la quinta I. Noi eravamo la quarta D. Vi lascio immaginare in che condizioni arrivasse il preside e in che condizioni fossimo noi, dopo quelle mattine in cui c'era il 2% di sangue nel nostro alcol. Arriva in classe e parte: Cari studenti, le vacanze sono arrivate.
E fu la sua fine perché io e lui iniziammo a canticchiare "Voi ragazzi, che cosa fate?"
Lui: Uh?
Noi: "Io pensavo di andare al mare"
A quel punto, si scioglie in un sorriso, probabilmente dovuto alle particelle d'alcol che gravitavano nell'aria, e c'invita colle braccia a proseguire, Matteo piglia in mano l'astuccio, io il righello e si parte https://myspace.com/gasnervinorock (la canzone è OC Dream, è talmente famosa che non c'è manco su Youtube). Ci cantammo dentro, credendoci moltissimo.
Preside visibilmente sollevato dal fatto che il discorso l'avessimo fatto noi.
"Vi abbraccio forte ragazzi e vi auguro buone vacanze"
"Grazie, grazie"
"Quanti bocciati?"
"Tre"
"Quanti con debiti?"
"Tutti!!!"
"Allegria!"
Saputa la notizia, ieri mattina l'ho chiamato. Lui non ha il mio numero aziendale.
Provo a fare la voce istituzionale: "Pronto, cercavo il Signor D"
"Polooooooo"
"Eheh"
"Ahah"
"Oh, m'han detto che t'han blindato!"
"Anche a te, m'han detto"
E un'ora di conversazione-amarcord (che poi vi verrà scaricata, pro-quota, sul riscaldamento del prossimo inverno) su quegli anni formidabili.
Sono giorni duri, come cantavano i Derozer in un memorabile 45 giri a metà con Gli Impossibili (che citazioni colte alle 18.47 di un martedì qualunque), un po' per gli impegni, un po' per il caldo umido che toglie la voglia di vivere, figuratevi di scrivere, un po' per il fatto che tra meno di un mese inizia Ramadan, la morte civile di ogni paese islamico. Prima o poi farò un post su 'sta gente che ogni giorno riesce a stupirmi sempre più. Non ora però perché l'umidità ottunde il pensiero laterale per cui non so legare le frasi. Quindi vado di spifferi di pensiero frontale. In realtà non so che cazzo sto scrivendo, però 'sta cosa del lateral thinking ultimamente va di gran moda qua dentro. "Ingegnere, c'è un problema nell'impianto di smaltimento dell'acido solfidrico e per attuare la procedura di protocollo serve fermare il treno" - "Nonononono, fermare il treno non è possibile, abbiamo già perso troppo tempo settimana scorsa, provi col pensiero laterale". Io a quel punto vado a fumarmi una sigaretta e fingo di essere "Nella Terra di Bob".
- Sono stato come """relatore""" ad una """lezione""" pratica alla Facoltà di Ingegneria Chimica e del Petrolio della locale università. Una bella esperienza, anche perché ho fatto, e quindi imparato, un monte di cose per preparare l'evento e sono rimasti soddisfatti sia il professore, che gli studenti, che i miei aguzzini.
- Skype con mammà: "Bella quella polo a righe" - "Ti piace?" - "Bella, veramente" - "Me l'ha regalata la Zorza" - "A te mica non piacevano le polo a righe?"
- L'orrore che mi fanno le mani degli ometti che si vede chiaramente che non hanno mai girato un cacciavite, usato una spelafili, dato due colpi di vanga.
- Donne, gli occhiali da nerd non stanno bene a tutte, mettetevelo in testa. Poi lo so che "quando è moda è moda", ma anche "quando è specchio è specchio".
- Dopo riflessioni e colloqui durati mesi, tra pochi giorni la morosa darà le dimissioni da noto istituto bancario italiano per approdare in analogo istituto britannico. Questo comporterà, a partire dal 7 luglio, il trasferimento a Sur, cittadina 150 km a sud-est di Muscat. Io appena lei ha preso la decisione definitiva ho fatto domanda di trasferimento geografico interno (c'è un nostro impianto 20 km a nord di Sur) e tra qualche settimana dovrebbe liberarsi un posto.
- In sostanza per me non cambia niente, perché tanto la girandola di ingegneri, tecnici e operatori è continua. L'unico che abbandonerò è Abdi. Un po' mi dispiace ma neanche più di tanto. Siamo troppo diversi per andare oltre un sereno rapporto di lavoro.
- Dopo mesi di lacrime e pianti abbiamo accettato il fatto che, feste private a parte, il Sultanato oltre le 23 non offre niente per noi giovini senza portafogli per cui è necessaria una tasca supplementare.
- "Muscat rispetto a Sur è Las Vegas". Che belle prospettive.
- La Trudi è in calore. Questo comporta che quando andiamo al mare non possiamo entrare in acqua. Quindi ci sediamo sulla sabbia e stiamo lì a meditare. Lei adora sguazzare, quindi le ho spiegato i motivi del mancato ingresso in acqua. Prima a parole, poi tramite dei disegni. Finge di non capire. Appena mi siedo sul bagnasciuga, mi guarda, guarda il mare, mi riguarda e manca poco che unisca le dita per dirmi: "'mbé? Te movi?". Poi inizia ad abbaiarmi contro. A centimetri tre dalle orecchie. Fino a che non le dico: "Allora? Finito di fare il cinema?" Abbassa lo sguardo, le orecchie, se potesse abbasserebbe anche i denti, strozza in gola l'ultimo abbaio e si mette giù con la testa in mezzo alle zampe. A quel punto le prendo il muso e le dico: "Bella la mia Trudi". Lei sente che può far breccia nel mio cuore di cioccolato e ricomincia il giro: mi guarda, guarda il mare, ecc. Tutto questo può durare anche delle intere ore, mentre la Polizia Politica piglia appunti.
- La cloaca è tornata in Italia e in ufficio s'è tornati a respirare. Fino all'ultimo minuto, come un basij, ha deciso di proseguire la sua battaglia contro bagnoschiuma, deodoranti e acqua pulita. Quasi lo stimo, però deve morire comunque.
Mi rendo che è un post rivedibile ma a 34 gradi col 60% di umidità, accontentatevi.
La gente si devONO lavare. So che sull'argomento sono un ripetitivo rompicoglioni, però giuro che anch'io ho un volto umano su queste cose. Ho lavorato per anni nei cantieri e, per non farmi mancare nulla, facevo volontariato in un centro assistenza migranti, per la maggior parte senzatetto oppure appena usciti da CIE oppure richiedenti asilo politico e qui sono a contatto quotidiano con indianini e pakistani che sembrano saltati fuori da una gamella di friggione. Qui potremmo aprire un'altra parentesi sui motivi per cui il friggione, piatto la cui notorietà fatica a varcare Porta Saragozza, non sia più conosciuto dei tortellini in brodo (di cappone, eh, di cappone) o delle tagliatelle (però se volete far incazzare un bulgnais consiglio di dire "spaghetti") al ragù, ma non divaghiamo.
BraDicamenDe e brevemenDe: c'è un ingegnere italiano che mi siede vicino almeno una mezzoretta (mezzorona) al giorno che presumo non si lavi da una settimana. Al momento fanno 34 gradi col 60% di umidità e dobbiamo ringraziare il fortissimo vento, quindi potete immaginare la media delle temperature, anche perché qui la minima non esiste. Non si scende sotto i 30 neanche a spingere. Siccome in quella fottuta mezzora mi è di fronte spostato sulla destra, quindi in posizione di tiro, talvolta mi chiede delle cose. L'altro giorno ha alzato l'infernale ascella per prendere una penna dalla mia postazione. Mi sono morte almeno tre milioni di cellule olfattive. A margine potrei aggiungere che questo è qui col figlio, che avrà 30 anni ed è la rappresentazione umana della tristezza di esistere. Io vorrei dirgli che la vita potrebbe essere un attimo più serena se consigliasse a suo babbo di lavarsi, ma per ora desisto.
Non vi dico nemmeno che se la mena in una maniera allucinante e magari si crede pure un bel fighino, vi dico olo che ieri ha commesso un errore. Io e la Vale, che lo schifa quanto me ma è meno paracula, parlavamo di cocktail e di quanto ci mancasse un cocktail ben fatto.
Lui, oltre a dimostrazioni di intelligenza di livello elevato del tipo
Io: "Quando ci ritrovavamo con la vecchia compagnia le serate iniziavano con almeno due Negroni".
C'è proprio bisogno di scrivere la sua intelligente e originalissima (era già vecchia "quanno l'omo inventò er cavallo") battutina?
saltava dentro nel discorso (L'Odio) dicendo la sua, per farsi passare a tutti i costi per viveur. Continuamente respinto con perdite, anche ricorrendo a trucchi di bassa cucina come quella di usare un linguaggio da gggiovini.
Finché dipinge: "E comunque voi ragazzi" - L'Odio parte seconda - "non vi capisco" - (pensiero: "Amico, ce ne faremo una ragione, però prima fatti una doccia") - "i liquori vanno bevuti così, lisci, perché mischiarli facendogli perdere forza?"
Vale: "Uh"
Io: "Uh"
Lui: "Io al massimo una sambuca con la mosca"
Vale, serissima: "Una sola? Ce ne vorrebbero almeno mille!!!"
Non so se l'abbia capita, in ogni caso sono andato in bagno. E avrei voluto morirci.
E' un post che non avrei non solo mai pensato di scrivere, ma neanche mai pensato di pensare. Però siccome da quando sono arrivato nel Sultanato questo blog è diventato la mia Benita virtuale a cui dire tutto, lo scrivo. Vado subito al punto: frequento da qualche tempo Twitter. Di maschi che si rivolgono in un determinato modo a donne che sembrano vivere solo in funzione dell'esibizione non è che sia solo orripilato ma anche al limite dell'inquietudine, del fastidio, del malessere.
Sono pronto a qualunque critica e perculeggiamento ma non uscitevene colla berlusconiana "certe cose basta non andarsele a cercare" perché vi mando a spazzare l'Idroscalo e se mi chiedete perché vi ci mando due volte. Intendiamoci: sono sempre stato diffidente nei confronti dei social network (e della tecnologia in generale) e poteva facilmente immaginare che sarebbe andata a finire così, ma Twitter mi sembrava un po' più evoluto rispetto a Facebook. In effetti lo è e fino a quando, come successo finora, gli aspetti positivi supereranno quelli negativi, ci resterò. Però questi atteggiamenti sono "uno sputo in faccia alla mia concezione di femmina, maschio, interazioni femmina/maschio", come scrisse qualche tempo fa una nota ideologa del pensiero occidentale. ;-)
Oltretutto non penso che sia un problema di social network, che non considero altro che lo specchio, forse amplificato ma non certo alterato, del contesto sociale. E non è che sia bacchettone e, tanto per citarne una stupida ma recente, non più tardi di giovedì mi sono svegliato con il pensiero fisso che alle 13.30 locali ci sarebbe stata Sashona a Deejay Chiama Italia e quando ho visto il podcast ho rischiato due o tre volte la lussazione della mandibola. E' che per sviluppare certe interazioni PUBBLICHE (ecco, forse la parola chiave è questa), che comprendono tutta la gamma di situazioni che passano dai discorsi ammiccanti alle orge violente, esistono determinati contesti che si chiamano venerdì sera, sabato sera, feste Erasmus, giovedì al Gattopardo, falò in spiaggia, eccetera eccetera. Sarà un retaggio d'ipocrisia borghese. Sarà, ma a 'sto punto viva viva un po' di sana doppiezza.
Invece il circo itinerante pare durare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni su 365. Ci sta una battuta, un doppio senso (che poi son sempre quelli...ma basta, basta), un complimento. La ginnastica da camera e tutto quello che le gira attorno è uno dei motori della vita e ci mancherebbe quindi che non fosse ipocritamente considerata tale. Una battuta, un complimento: non una catena di montaggio di cazzi, culi, tette ad ogni ora del giorno e della notte. Sarà che ho "Filippo, tu hai una visione della donna che farebbe apparire al passo coi tempi quella di Dante" ("Chi ha fatto palo?") e che ho vissuto due decenni e mezzo in un contesto ristretto in cui il controllo sociale rimane ferreo e su determinati argomenti, se si escludono singoli insider, fanciulli e fanciulle rimangono due mondi separati, ma ci sono voluti 5000 km di distanza e Twitter per farmi scoprire un modo, anzi un pensiero, unico di relazionarsi che a me infastidisce quasi fisicamente (capita che chiuda il notebook e vado a fumarmi una mozzica).
Non so, non so darmi una spiegazione razionale ad un sentimento di cui, ripeto, non solo non avrai mai pensato di scrivere, ma neanche avrei mai pensato di provare. Sto diventando forse ricchione? (è una citazione, eh. No perché...ci mancano giusto le mail dell' Arcigay).
Rileggendolo pare un post scritto da Nicolas Eymerich, ma vi assicuro che non è (mai stato?) così. Quindi adesso piazzo un titolo all'uopo per fugare ogni dubbio. Bon, mi sono sfogato. Non abbiate tatto nei commenti, eh. Benita a queste parole avrebbe obiettato: "Io te l'ho sempre detto che sei un somaro".
Premessa n.1 La Zorza ha una passione per Johnny Depp che al confronto la mia per Emma Watson è solo una piccola simpatia. Ella, primatista mondiale di riservatezza, pudicizia, discrezione, al sol nominarlo si sdilinquisce come una belieber davanti a Bieber. Per farvi capire, qualche anno fa, corroborata da un po' di alcol e da una cannetta, arrivò a pennellare un "Se me lo trovassi di fronte? Lo ucciderei e lo mangerei, così una piccola parte di lui rimarrebbe per sempre in me". Voi pensate che stesse scherzando? Ecco, vi lascio col dubbio, io la mia certezza ce l'ho. Premessa n.2
Io ho un'autonomia di 12 ore, lei di 36. In realtà la sua è molto minore, però le piace dire così giusto per accorciare di un altro centimetro il guinzaglio, che così passa dai tre ai due centimetri. Anche perché in realtà se a me date una maratona di college basket posso sopravvivere per almeno una settimana, senza iniziare a vedere San Pietro sulla traversa.
Mercoledì sera sono tornato a Muscat dopo due settimane a Khasab. Abbiamo chiuso la porta di casa alle 21 e l'abbiamo riaperta alle 17.30 di venerdì, assommando tre chili persi complessivi. Anche la cagnona, sempre un passo avanti, ha capito il momento e, senza dare nell'occhio e senza far pesare la situazione, si preparava da mangiare e si calava con la corda per andare ad espletare. C'avevamo da fare un consuntivo e un preventivo. Eh sì, perché poi son ripartito per Salalah e adesso per fino al 30 starò qui (ma sto spingendo per la creazione di un Soviet che porti avanti la giusta battaglia per farci tornare al 25. Mi sto giocando ogni carta, domani proverò con quella che il 25 in Italia è la Festa della Liberazione).
Insomma, sta di fatto che alle 17 di venerdì, in quei momenti di attesa del distacco che possono durare sette giorni, sette settimane, sette mesi ma li senti sempre e non sono mai belli da vivere (sì, sì, c'è di molto peggio, eccetera eccetera. Purtroppo lo so)...
"Guarda che se ritorno il 30 e ti ricordo che il 2 dobbiamo partire per Londra. Vedi di non avere la brillante idea di preparare le valige l'1, eh!" - L' "Eh" era un misto tra "Mario Bianchi, ma come si chiama questo bambino? Borlotto, per caso? Piccola ragade, non devi piangere, lo dico per il tuo bene. Eh, non lo so mica io...continua a scorreggiare. Regia, non le facciamo più le selezioni?" e il Sergente Hartman davanti a Soldato Joker.
Lei, che cerca di darsi un tono, ma quando le cose le escono senza filtri, ritorna la quindicenne dell' Esquilino, affresca: "Amo', che te credi? Che so' scema?"
Bacio, mi accompagna alla porta. Lei è dentro casa, io (sullo) zerbino.
"Che ce diciamo?" - con lo sguardo che mi faceva sempre quella di mate quando alla fine dell'interrogazione che iniziava con "Prof, se non esco quanto mi da? Due? Forse è meglio così, perché se esco passiamo ai numeri negativi" mi chiedeva che voto mettermi.
"Mea domina, la lascio solo per qualche settimana e comunque, qualsiasi cosa dovesse succedere, sono ad un'ora e mezza d'aereo, tranquilla"
"Vabbé oh, vedi de non ritorna' pirata" (Salalah è per i pirati somali come il miele per le api)
"Sarò il suo Jack Sparrow", chiudo gli occhi e metto le labbra a culo di gallina
SLAM - CLING
Porta chiusa ad una velocità angolare tipo, se lo scrivo giusto mi mangio un bricco, Kaffeetassen (ma cosa volete saperne della vita voi che non siete mai stati sulle tazze di Gardaland dieci minuti dopo aver mangiato...) e catenella di sicurezza in funzione.
"Fuori, via"
E dal terrazzo che dà sul cortile, mentre mi avviavo mogio e mesto alla fermata della corriera per l'aeroporto
"E non bestemmiare mai più"
Poi arrivo a Salalah, accendo Lello il cello e leggo l'SMS: "Valige per Londra pronte. Ci sentiamo il 29 per il briefing preparatorio". E rido. E un po' piango. E poi un po' mi chiedo se me la merito. E poi mi rispondo che forse sì. E poi mi chiedo se non sono "troppo" fortunato. E poi mi rispondo che indubbiamente sì, ma che un po' me la sono cercata, anche mangiando parecchia merda, perché se il gusto me lo sono tenuto per me, non è che per questo sia diventato più dolce, anzi. E poi mi dico che basta un niente, due centimetri nella nostra carne segreta, perché tutto questo finisca. E poi cerco di viverla meglio che posso. E poi mi dico che però certi luoghi comuni sono comuni perché veri. E poi mi dico che potrà finire tutto ma non una cosa. E mi illudo che sia vero. E poi so di non sapere e forse è giusto così. Poi rido. Poi piango. Poi rido ancora. E rido per sempre*.
Ci starebbe bene "Should I laugh or cry" degli Abba ma li ho visti di recente in una foto e mi sono venuti il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia e la lombalgia del camionista tutti in una volta. Va bene che l'alternativa sconfinfera poco ma quant'è brutto invecchiare...
*
Poi però mi chiedo anche se ci voleva il Sultanato per farmi scrivere queste cose, che prima serravo a settupla mandata nella mia anima. Deve essere la mancanza di Benita. Che si chieda di formare un governo per mandarmela qui come ambasciatrice dello "squilibrio stabilizzatore" (mi sento molto Aldo Moro con le "convergenze parallele").
Grazie Pulce. Edit: quando l'ho scritto era un grazie di cuore. A metà test è diventato: un "grazie, graziella". Scherssso, Pulcetta! Però "c'è delle regole", eh!
Due
1 - Qual'è l'ultimo libro che hai letto?
2 - Visto che prima parlavo di Legolas, c'è un personaggio che vi piaceva parecchio e di cui ora vi vergognate?
3 - Primo pensiero mattutino?
4 - Ti piace il tuo lavoro?
5 - Dove vorresti vivere?
6 - Come ti immagini tra 10 anni?
7 - Com'eri 10 anni fa?
8 - Hai vinto 1.000.000 €, che fai?
9 - La domanda più idiota che ti è stata fatta?
10 - Quanto mi odi per questa iper-mega catena?
11 - Essere o non essere, questo è il problema?
1 - "L'Eskimo in Redazione. Quando le Brigate Rosse erano sedicenti"
2 - L'unica cosa di cui mi vergogno è la lettera che scrissi ad una fanciulla. Riassume in sé tutte le vergogne del mondo. In fondo c'erano pure le caselle SI - NO. Avevo 11 anni.
3 - Quello di queste mattine è irriferibile. Due settimane di lontananza dalla morosa...fate voi.
4 - Sì
5 - Ovunque, ma coi miei amici
6 - Babbo (di minchia)
7 - Appena uscito da un coma etilico e in procinto di partire per il Colorado
8 - Compro un podere e me lo ristrutturo piano piano
9 - Non direttamente a me, ma alla morosa. Amica comune le chiede: "Cos'è la fuitina?" - "Quando due si volevano sposare e la famiglie si opponevano, facevano una fuga di qualche giorno, in modo da mettere i genitori di fronte al fatto compiuto" - "Quale?". Abbiamo finito di ridere dieci minuti fa.
10 - Non ti odio, ti affetto.
11 - To be or not to be? Two beer (queer)
Tre
1 - Ho vissuto a Roma per qualche mese, sommando diverse esperienze.
2 - Il senso di pienezza che mi danno le persone, e soprattutto Ella, quando mi ascoltano e si ricordano quello che ho detto a distanza di anni. Fatto questo, mi serve poco altro per essere felice.
3 - Sono un maniaco dell'igiene personale.
4 - Odio le pareti. Fosse per me pannelli di legno ovunque.
5 - Anche diventassi la persona più ricca dell'universo continuerei a rassettare casa da solo. Nelle mie cosine, nella mia casina, le manine ce le metto solo io.
6 - Ho la memoria visiva di un pesce. Lesso.
7 - Ho la memoria uditiva di una campana. Stonata.
8 - Però mi ricordo tutto.
9 - Ritengo indegno di respirare chiunque non abbia mai visto "La Guerra degli Antò". Se per uno sventurato caso foste lacunosi in materia, vi lascio 24h da questo post per ovviare alla vostra ignoranza.
10 - Sono frocio di Massimo Bordin. La sua rassegna stampa mi procura dei micro-orgasmi cerebrali.
11 - Adoro le lenzuola bianchissime.
Quattro
Claire, Pulce, Harley, Brioche, l' Hostess, Clerks, sono qui di fianco...
Cinque
Sei
Fai la brava, non farmi pubblicare David Guetta ft. Jessie J
...il mio amico immaginario si chiamava Berlusca (ai tempi lo chiamavano - ancora - così).
...credevo che i Carabinieri fermassero le auto per i controlli sparando alle gomme. Grande sorpresa quando fermarono mio babbo usando una semplice paletta.
...ero l'unico bambino del mondo a cui di avere le ali non fregava nulla: sul libro dell'estate delle elementari c'era uno specchietto dove dovevamo scrivere i nostri desideri e c'era già prestampato: AVERE LE ALI. Per coerenza lo cancellai.
...pensavo che i calciatori lavorassero.
...credevo che Milano fosse più lontana di Roma, perchè nei discorsi si diceva: "Vabbè, ma non è mica come andare a Milano" - "Ma è un paesello, non è mica Milano" and so on. Poi un mio compagno d'asilo mi aprì gli occhi: "Guarda che Roma è più lontana, perché a Roma c'è il Papa". Davanti a questo sfoggio di logica mi inchinai: Roma era più lontana di Milano.
...ero convinto che l' Acci-picchia della sigla di Heidi, fosse riferito al sole (che in montagna, per l'appunto, picchiava. Eccheccazzo, io mi scottavo ogni estate). E comunque al momento dell'accipicchia inquadrano il sole, io 'sta roba debbo ancora capirla.
...ero convinto che i casellanti fossero tutti miliardari, visto quanto costava un viaggio in autostrada. Di questo ne sono convinto tuttora.