Sabato scorso sono in giro con un ingegnere e foriamo. Io ho 26 anni, lui 56. Io sono tecnico, lui ingegnere. Io peso 80 chili, lui 130 co' 'na panza che je fa regione autonoma. Fanno (solo) 30 gradi ma il problema è l'umidità: la bevi. Chi cambia la gomma? Anzi, chi sembrava non aspettare altro per dimostrarmi la sua abilità manuale? Lui. Va beh, lasciamoglielo fare. Intanto per velocizzare le operazioni gli farò da aiutante.
Prende il cric.
Lo fissa.
Scopriremo poi che fissare è un concetto estraneo alla sua persona.
Inizia a girare la vite
Il qui presente rimane perplesso e lo fa notare "L'ha fissato nel punto giusto?"
"Sìsì, ovvio"
Ovvio
Ovvio una sega ma lui è due gradini sopra a te nella scala gerarchica e qui la gerarchia è molto importante. Quindi ovvio.
Svito i bulloni
Il cric si rompe
E' la prima volta in vita mia che vendo un cric rompersi. Infatti non si è rotto, si è sfilato da sotto l'auto.
La macchina cade sul disco del freno
Levo la mano, onde evitare di ritrovarmela in Egitto in comode rate mensili.
Leggermente spaventato e pesantemente alterato:
"Scusi, ma era fissato nel punto giusto?"
"Sì, dove c'è duro"
Il famoso duro. Proprio i manuali d'istruzioni lo riportano: "Fissare il cric dove c'è duro"
Duro, il pianeta di Guerre Stellari probabilmente.
"Qui c'è una freccia per fissarla, santo dio!" - con braccia distese e mani conchetta - L'ha fissato lì o no?" - con indice da cui avrei tanto voluto che uscisse una mini-freccia con una soluzione al curaro.
"No"
"Non dico niente, sto zitto, non dico niente. Cosa devo dire? Niente"
Sul lavoro cerco sempre di avere un certo contegno ma anche i Filippi ogni tanto, nel loro piccolo, s'incazzano.
M'è rimasto un incazzo potente fino alla fine del turno, poi sono tornato a casa (cioè nel container dove dormo) e ho messo su questo in loop per un'ora. Funziona sempre, potrei farla cantare fuori dalla chiesa, al mio matrimonio. Così, per aggiungere ulteriore kitsch. Adesso la propongo alla CONTROparte. Così poi organizzo anche il mio funerale.
E' un post che non avrei non solo mai pensato di scrivere, ma neanche mai pensato di pensare. Però siccome da quando sono arrivato nel Sultanato questo blog è diventato la mia Benita virtuale a cui dire tutto, lo scrivo. Vado subito al punto: frequento da qualche tempo Twitter. Di maschi che si rivolgono in un determinato modo a donne che sembrano vivere solo in funzione dell'esibizione non è che sia solo orripilato ma anche al limite dell'inquietudine, del fastidio, del malessere.
Sono pronto a qualunque critica e perculeggiamento ma non uscitevene colla berlusconiana "certe cose basta non andarsele a cercare" perché vi mando a spazzare l'Idroscalo e se mi chiedete perché vi ci mando due volte. Intendiamoci: sono sempre stato diffidente nei confronti dei social network (e della tecnologia in generale) e poteva facilmente immaginare che sarebbe andata a finire così, ma Twitter mi sembrava un po' più evoluto rispetto a Facebook. In effetti lo è e fino a quando, come successo finora, gli aspetti positivi supereranno quelli negativi, ci resterò. Però questi atteggiamenti sono "uno sputo in faccia alla mia concezione di femmina, maschio, interazioni femmina/maschio", come scrisse qualche tempo fa una nota ideologa del pensiero occidentale. ;-)
Oltretutto non penso che sia un problema di social network, che non considero altro che lo specchio, forse amplificato ma non certo alterato, del contesto sociale. E non è che sia bacchettone e, tanto per citarne una stupida ma recente, non più tardi di giovedì mi sono svegliato con il pensiero fisso che alle 13.30 locali ci sarebbe stata Sashona a Deejay Chiama Italia e quando ho visto il podcast ho rischiato due o tre volte la lussazione della mandibola. E' che per sviluppare certe interazioni PUBBLICHE (ecco, forse la parola chiave è questa), che comprendono tutta la gamma di situazioni che passano dai discorsi ammiccanti alle orge violente, esistono determinati contesti che si chiamano venerdì sera, sabato sera, feste Erasmus, giovedì al Gattopardo, falò in spiaggia, eccetera eccetera. Sarà un retaggio d'ipocrisia borghese. Sarà, ma a 'sto punto viva viva un po' di sana doppiezza.
Invece il circo itinerante pare durare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni su 365. Ci sta una battuta, un doppio senso (che poi son sempre quelli...ma basta, basta), un complimento. La ginnastica da camera e tutto quello che le gira attorno è uno dei motori della vita e ci mancherebbe quindi che non fosse ipocritamente considerata tale. Una battuta, un complimento: non una catena di montaggio di cazzi, culi, tette ad ogni ora del giorno e della notte. Sarà che ho "Filippo, tu hai una visione della donna che farebbe apparire al passo coi tempi quella di Dante" ("Chi ha fatto palo?") e che ho vissuto due decenni e mezzo in un contesto ristretto in cui il controllo sociale rimane ferreo e su determinati argomenti, se si escludono singoli insider, fanciulli e fanciulle rimangono due mondi separati, ma ci sono voluti 5000 km di distanza e Twitter per farmi scoprire un modo, anzi un pensiero, unico di relazionarsi che a me infastidisce quasi fisicamente (capita che chiuda il notebook e vado a fumarmi una mozzica).
Non so, non so darmi una spiegazione razionale ad un sentimento di cui, ripeto, non solo non avrai mai pensato di scrivere, ma neanche avrei mai pensato di provare. Sto diventando forse ricchione? (è una citazione, eh. No perché...ci mancano giusto le mail dell' Arcigay).
Rileggendolo pare un post scritto da Nicolas Eymerich, ma vi assicuro che non è (mai stato?) così. Quindi adesso piazzo un titolo all'uopo per fugare ogni dubbio. Bon, mi sono sfogato. Non abbiate tatto nei commenti, eh. Benita a queste parole avrebbe obiettato: "Io te l'ho sempre detto che sei un somaro".
Ho sempre avuto un buon rapporto con l'altra metà del cielo. Fin da piccolo, quando andava di moda, almeno nel mio asilo, dire che ci si sarebbe sposati con l'amico del cuore travestito da donna.
In questa riserva di pirati, siamo trenta uomini e tre donne. Le tre donne più odiose che il Cielo abbia mai deciso di mandare sulla Terra. Caratteristica comune è che non sorridono MAI. Io odio l'appiccosità non richiesta ma nel mio mondo ideale se incontro uno con cui divido l'intera giornata lavorativa, ossia dodici ore, e nell'altra metà lo vedo, diciamo così, frequentemente, un sorriso (anche solo solo un sorriso, mica pretendo un rivoluzionario "Ciao", mi basterebbe un sorriso), glielo faccio, no? No. E mica solo con me, con tutti. Non so agli altri, ma a me 'ste cose danno sulle palle molto, ma molto, più di 100 euro in meno sulla busta paga. Sono fatto male, lo so.
Una è ingegnerA Chimica e in realtà non la odio, ma mi serviva perché il numero due lo odio quasi ancor più delle altre, toh, due e poi dovevo parlavi del problema che ho con lei. E' bassissima. Intendiamoci, le legioni (ahahahahah) di morose che ho avuto prima dell'ultima non hanno mai superato il metro e sessantacinque, quindi non è che io abbia problemi con le donne basse. Anzi, mi piacciono molto. Il problema è che è pure tozza. Collo, gambe, braccia, mani, dita. Qualsiasi parte cilindrica del suo corpo è a forma di salsiccia. E a me qualsiasi essere vivente tozzo fa star male, proprio fisicamente. Per dire, nonostante mi sia stato spiegato anche con metodo Gasparri (bacini, carezze e disegni), che i pony non sono cavalli che soffrono perché scientemente tenuti piccoli e tozzi, io ogni volta che ne vedo uno, muoio dentro. Mi sembra che incarnino la sofferenza, che vi devo dire? Sempre per citare episodi che "cosa volete saperne voi della vita se..." quando ero piccolo c'era un parco divertimenti che si chiamava Fantasilandia o qualcosa del genere e tra le altre cose ai bambini veniva fatto fare un giro sul pony, i genitori molto orgogliosi ti facevano le foto ed erano tutti molto felici. Tutti tranne il sottoscritto che, tre-enne, organizzò un Soviet per fare il giro sul cavallo, consentito solo ai bambini dagli otto anni, perché lui del pony aveva il terrore. Inutile dire che già allora era uno sfilaccia maroni di quelli da competizione e il giro sul cavallo venne accordato. E insomma...'sta qui è alta come me seduto, non so se arriva al metro e mezzo e io quando la vedo nei paraggi vorrei tanto saltare sulle pareti. Comunque non la odio, ma dovevo trovare il modo di parlarne.
L'altra è pure lei ingegnerAChimica. Nella capitale abitava nello stabile di fronte al mio e faceva il mio turno, 14-22, quindi prendeva la mia corriera. Ci siamo visti per sei mesi sei giorni su otto, all'inizio provavo anche a scambiarci qualche parola, poi ho capito che non era il caso. Una volta si alzò il mio vicino di posto per scendere e io misi la borsa sul sedile che occupava lui, non vedendo che lei, in piedi fino a quel momento, stava venendo lì per sedersi. Quale miglior momento per conoscersi? No. "Oh, scusa" ridendo. Reazioni? Niente, zero. Una volta m'ha rivolto la parola. Stavamo scendendo dalla corriera e mi spinse, esattamente come quell'altro imbecille: "Sì sì, devo scendere anch'io qua" - "Io voglio andare là" indicandomi col dito un punto del corridoio vuoto, oltre la porta di discesa. Il mistero per cui volesse andare là non è ancora stato svelato. Si fa spedire "Chi" dalla madre ogni settimana e siccome "mostrasi sì piacente a chi la mira" se la tira pure come una fionda. La simpatia in persona, in sostanza.
L'ultima addirittura la conosco da decenni. Mio babbo è intimo con un pezzo grosso della company, che ogni tanto fa un giro sul territorio, manda qualche decina di persone che conosce al colloquio (poi alcuni li prendono e altri no, non ci sono più le raccomandazioni di una volta) e per cui capita di ritrovare persone delle tue zone. Lei è due anni più grande di me. Dopo essersi laureata in Ingegneria Informatica, l'hanno assunta come data engineer. E' una di quelle cattoliche che farebbero diventare ateo pure Francesco. Croce in bella vista e discorsi da gente che la dottrina sociale non l'ha vista neanche in fotografia. Roba che poi uno la ascolta e "si iscrive ai terroristi". Formalista, bigotta, "sepolcro imbiancato", per dirla colle giuste parole.
Anni fa, in un periodo di povertà estrema in cui alla libreria avevo sostituito la biblioteca, andai in quella del mio paesello a cercare qualcosa da leggere. Lei, universitaria, faceva servizio civile. Ai tempi ero intrigatissimo dall'Antica Roma (lo sono tuttora, ma in quegli anni eravamo dalle parti della patologia) e per cui presi un libro da veri feticisti: "La lettura nella Roma Antica", che raccontava cosa scrivevano e leggevano i romani, come erano organizzate le biblioteche e la censura, la distribuzione e i premi letterari, i salotti e le scuole. Se state pensando "Ma non potevi drogarti come i tuoi amici?" la risposta è "Forse è per quello chepoi leggevo certi libri". Mi metto a leggerlo e, siccome mi cattura, ad un certo punto mi viene una voglia da tutto e subito, vado da lei e le dico: "Prova a vedere se questa Salles ha scritto qualche altro libro". E lì tutto finì. Sì, ne aveva scritto un altro, che si chiama "I bassifondi dell'antichità. Prostitute, ladri, schiavi, gladiatori: dietro lo scenario eroico del mondo classico" che lei oltretutto mi lesse, me lo ricordo come se fosse ora, "[...] lo scenario eroTico del mondo classico". La sua faccia assunse 777 colori diversi che spaziavano dal rosso pompeiano al blu tenebra. Io "Sì, dai, ordinamelo" (col servizio di prestito inter-bibliotecario, ndF)
Praticamente per una come lei in quel momento mi ero trasformato in una via di mezzo tra Paolo Malatesta e Hugh Hefner e da allora dire che mi saluta a stento è dire poco. Non oso immaginare cosa abbia raccontato in famiglia sul mio conto (il babbo è Carabiniere, giusto per non farsi mancare niente), perché sua mamma da allora ha diradato le occasioni di incontro colla mia, fortunatamente senza fare alcun riferimento (ci sarebbe mancato giusto quello). Quando mi sono presentato nella company il primo giorno penso abbia avuto un coccolone alla mia sola vista.
Tutto questo per dire che ieri, mentre scrivevo il report col mio computer e loro mi sedevano di fronte a fare, presumo, analoga operazione, con incauto gesto della mano, ho rovesciato tutto il litro e mezzo della bottiglia dell'acqua (in questo momento 28 gradi col 75% di umidità) addosso a vestiti, scarpe e notebook di entrambe. Che, non avendo confidenza, non hanno neanche potuto incazzarsi, ma si sono limitate a fare delle facce irriproducibili. Poi sono andato in bagno e, chiusa la porta, solingo, mi sono battuto triplicemente il cuore con serrato pugno, dopodiché l'ho appoggiato sulle labbra e, baciandolo, ho alzato gli indici al cielo.
Premessa n.1 La Zorza ha una passione per Johnny Depp che al confronto la mia per Emma Watson è solo una piccola simpatia. Ella, primatista mondiale di riservatezza, pudicizia, discrezione, al sol nominarlo si sdilinquisce come una belieber davanti a Bieber. Per farvi capire, qualche anno fa, corroborata da un po' di alcol e da una cannetta, arrivò a pennellare un "Se me lo trovassi di fronte? Lo ucciderei e lo mangerei, così una piccola parte di lui rimarrebbe per sempre in me". Voi pensate che stesse scherzando? Ecco, vi lascio col dubbio, io la mia certezza ce l'ho. Premessa n.2
Io ho un'autonomia di 12 ore, lei di 36. In realtà la sua è molto minore, però le piace dire così giusto per accorciare di un altro centimetro il guinzaglio, che così passa dai tre ai due centimetri. Anche perché in realtà se a me date una maratona di college basket posso sopravvivere per almeno una settimana, senza iniziare a vedere San Pietro sulla traversa.
Mercoledì sera sono tornato a Muscat dopo due settimane a Khasab. Abbiamo chiuso la porta di casa alle 21 e l'abbiamo riaperta alle 17.30 di venerdì, assommando tre chili persi complessivi. Anche la cagnona, sempre un passo avanti, ha capito il momento e, senza dare nell'occhio e senza far pesare la situazione, si preparava da mangiare e si calava con la corda per andare ad espletare. C'avevamo da fare un consuntivo e un preventivo. Eh sì, perché poi son ripartito per Salalah e adesso per fino al 30 starò qui (ma sto spingendo per la creazione di un Soviet che porti avanti la giusta battaglia per farci tornare al 25. Mi sto giocando ogni carta, domani proverò con quella che il 25 in Italia è la Festa della Liberazione).
Insomma, sta di fatto che alle 17 di venerdì, in quei momenti di attesa del distacco che possono durare sette giorni, sette settimane, sette mesi ma li senti sempre e non sono mai belli da vivere (sì, sì, c'è di molto peggio, eccetera eccetera. Purtroppo lo so)...
"Guarda che se ritorno il 30 e ti ricordo che il 2 dobbiamo partire per Londra. Vedi di non avere la brillante idea di preparare le valige l'1, eh!" - L' "Eh" era un misto tra "Mario Bianchi, ma come si chiama questo bambino? Borlotto, per caso? Piccola ragade, non devi piangere, lo dico per il tuo bene. Eh, non lo so mica io...continua a scorreggiare. Regia, non le facciamo più le selezioni?" e il Sergente Hartman davanti a Soldato Joker.
Lei, che cerca di darsi un tono, ma quando le cose le escono senza filtri, ritorna la quindicenne dell' Esquilino, affresca: "Amo', che te credi? Che so' scema?"
Bacio, mi accompagna alla porta. Lei è dentro casa, io (sullo) zerbino.
"Che ce diciamo?" - con lo sguardo che mi faceva sempre quella di mate quando alla fine dell'interrogazione che iniziava con "Prof, se non esco quanto mi da? Due? Forse è meglio così, perché se esco passiamo ai numeri negativi" mi chiedeva che voto mettermi.
"Mea domina, la lascio solo per qualche settimana e comunque, qualsiasi cosa dovesse succedere, sono ad un'ora e mezza d'aereo, tranquilla"
"Vabbé oh, vedi de non ritorna' pirata" (Salalah è per i pirati somali come il miele per le api)
"Sarò il suo Jack Sparrow", chiudo gli occhi e metto le labbra a culo di gallina
SLAM - CLING
Porta chiusa ad una velocità angolare tipo, se lo scrivo giusto mi mangio un bricco, Kaffeetassen (ma cosa volete saperne della vita voi che non siete mai stati sulle tazze di Gardaland dieci minuti dopo aver mangiato...) e catenella di sicurezza in funzione.
"Fuori, via"
E dal terrazzo che dà sul cortile, mentre mi avviavo mogio e mesto alla fermata della corriera per l'aeroporto
"E non bestemmiare mai più"
Poi arrivo a Salalah, accendo Lello il cello e leggo l'SMS: "Valige per Londra pronte. Ci sentiamo il 29 per il briefing preparatorio". E rido. E un po' piango. E poi un po' mi chiedo se me la merito. E poi mi rispondo che forse sì. E poi mi chiedo se non sono "troppo" fortunato. E poi mi rispondo che indubbiamente sì, ma che un po' me la sono cercata, anche mangiando parecchia merda, perché se il gusto me lo sono tenuto per me, non è che per questo sia diventato più dolce, anzi. E poi mi dico che basta un niente, due centimetri nella nostra carne segreta, perché tutto questo finisca. E poi cerco di viverla meglio che posso. E poi mi dico che però certi luoghi comuni sono comuni perché veri. E poi mi dico che potrà finire tutto ma non una cosa. E mi illudo che sia vero. E poi so di non sapere e forse è giusto così. Poi rido. Poi piango. Poi rido ancora. E rido per sempre*.
Ci starebbe bene "Should I laugh or cry" degli Abba ma li ho visti di recente in una foto e mi sono venuti il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia e la lombalgia del camionista tutti in una volta. Va bene che l'alternativa sconfinfera poco ma quant'è brutto invecchiare...
*
Poi però mi chiedo anche se ci voleva il Sultanato per farmi scrivere queste cose, che prima serravo a settupla mandata nella mia anima. Deve essere la mancanza di Benita. Che si chieda di formare un governo per mandarmela qui come ambasciatrice dello "squilibrio stabilizzatore" (mi sento molto Aldo Moro con le "convergenze parallele").
Grazie Pulce. Edit: quando l'ho scritto era un grazie di cuore. A metà test è diventato: un "grazie, graziella". Scherssso, Pulcetta! Però "c'è delle regole", eh!
Due
1 - Qual'è l'ultimo libro che hai letto?
2 - Visto che prima parlavo di Legolas, c'è un personaggio che vi piaceva parecchio e di cui ora vi vergognate?
3 - Primo pensiero mattutino?
4 - Ti piace il tuo lavoro?
5 - Dove vorresti vivere?
6 - Come ti immagini tra 10 anni?
7 - Com'eri 10 anni fa?
8 - Hai vinto 1.000.000 €, che fai?
9 - La domanda più idiota che ti è stata fatta?
10 - Quanto mi odi per questa iper-mega catena?
11 - Essere o non essere, questo è il problema?
1 - "L'Eskimo in Redazione. Quando le Brigate Rosse erano sedicenti"
2 - L'unica cosa di cui mi vergogno è la lettera che scrissi ad una fanciulla. Riassume in sé tutte le vergogne del mondo. In fondo c'erano pure le caselle SI - NO. Avevo 11 anni.
3 - Quello di queste mattine è irriferibile. Due settimane di lontananza dalla morosa...fate voi.
4 - Sì
5 - Ovunque, ma coi miei amici
6 - Babbo (di minchia)
7 - Appena uscito da un coma etilico e in procinto di partire per il Colorado
8 - Compro un podere e me lo ristrutturo piano piano
9 - Non direttamente a me, ma alla morosa. Amica comune le chiede: "Cos'è la fuitina?" - "Quando due si volevano sposare e la famiglie si opponevano, facevano una fuga di qualche giorno, in modo da mettere i genitori di fronte al fatto compiuto" - "Quale?". Abbiamo finito di ridere dieci minuti fa.
10 - Non ti odio, ti affetto.
11 - To be or not to be? Two beer (queer)
Tre
1 - Ho vissuto a Roma per qualche mese, sommando diverse esperienze.
2 - Il senso di pienezza che mi danno le persone, e soprattutto Ella, quando mi ascoltano e si ricordano quello che ho detto a distanza di anni. Fatto questo, mi serve poco altro per essere felice.
3 - Sono un maniaco dell'igiene personale.
4 - Odio le pareti. Fosse per me pannelli di legno ovunque.
5 - Anche diventassi la persona più ricca dell'universo continuerei a rassettare casa da solo. Nelle mie cosine, nella mia casina, le manine ce le metto solo io.
6 - Ho la memoria visiva di un pesce. Lesso.
7 - Ho la memoria uditiva di una campana. Stonata.
8 - Però mi ricordo tutto.
9 - Ritengo indegno di respirare chiunque non abbia mai visto "La Guerra degli Antò". Se per uno sventurato caso foste lacunosi in materia, vi lascio 24h da questo post per ovviare alla vostra ignoranza.
10 - Sono frocio di Massimo Bordin. La sua rassegna stampa mi procura dei micro-orgasmi cerebrali.
11 - Adoro le lenzuola bianchissime.
Quattro
Claire, Pulce, Harley, Brioche, l' Hostess, Clerks, sono qui di fianco...
Cinque
Sei
Fai la brava, non farmi pubblicare David Guetta ft. Jessie J
E invece una connessione, ancorché insciallah (va e viene, a volte è una scheggia, altre lentissima, a volte si possono visitare solo siti arabi, altre è possibile usare il barba-trucco), c'è. Ieri sera ho rischiato di essere bussato da degli ingegneri iraniani (mai parlare di Israele in questi luoghi, mai!), per il resto le condizioni materiali sono addirittura migliori di quelle capitoline.
Ad ore parto per lo Stretto di Hormuz, poi Salalah. Starò via un mesetto abbondante. Ho una chiavetta, ma la userò per la morosa. Se riesco a trovare una connessione (dubito), scriverò. Altrimenti ci vediamo ad inizio maggio. Saluti e baci.