Bisogna combattere senza odiare per dimostrare quanto vale il cuore
martedì 30 ottobre 2012
Kafkian
Ore 6.15 (sei e quindici) di stamattina, esco dal portone del condominio, mi accendo la mozzica (sto sublimando l'assenza della morosa, lasciatemi fare), prendo le chiavi dello scooter.
"Teeeeee"
Nell'ultima riunione di condominio si è stabilito che non si può fumare né sulle scale, né sui pianerottoli e neanche in cortile nel caso ci siano bambini giocanti. Vabbene, ragionevole. Vivrete una settimana di più e sarà tutta pioggia, ma ragionevole. Però c'è sempre qualcuno che più legalista della legge deve aver capito che in cortile non si può fumare. Punto. Fine. MAI. E' questo il pensiero che si fa strada nelle mie sinapsi, alle 6.15 (sei e quindici) di un martedì qualunque di metà autunno.
(pensiero: "Giuro che se mi pialla la fava per la mozzica, io salgo e la ammazzo. Me ne sbatto delle conseguenze, vado su e la faccio fuori")
"Teeeeeee"
"Ehhh?"
"Il tuo collega m'ha fatto un disastro..."
"Oh, buongiorno, signora"
"...m'ha distrutto il pozzetto"
"Signora, non so di cosa stia parlando...comunque io non faccio più l'idraulico, lavoro a Milano, infatti sto andando in stazione"
"Ma io, ma io..."
"La lascio perché altrimenti perdo il treno"
Cioè, ricapitoliamo, questa è sveglia alle 6.15 per rompere le gonadi a me, per un mestiere che non ho fatto, relativo ad una professione che non svolgo più da tre mesi. Non è una situazione degna solo di Kafka, ma forse anche di Kafkian.
Mezzora fa, mia mamma
"Guarda che la signora L m'ha telefonato chiedendomi se stasera vai là a fare un salto..."
Alle volte vorrei vivere in una città, ma non in una città come Milano o Roma, neanche come Londra. Troppo piccole. Vorrei vivere a Shangai, dove nessuno conosce nessuno e la gente può morire per strada senza che nessuno gli distrugga i pozzetti. Pensate che gioia, questo pomeriggio lavorativo, passato ad aspettare l'ora per ripigliare il treno ed entrare nei misteri più torbidi della mente umana.
mercoledì 24 ottobre 2012
La leggenda di Jack
Boh, non lo so, io lo scrivo, nel caso offendesse qualcuno me lo dica, che lo cancello. Però, credetemi, rido della situazione, non certo del protagonista.
E' arrivato nel mio ufficio uno stagista. Il piccolo problema è che l'essere in questione è un disabile mentale, nel senso che è lievemente ritardato. Le cinque donne dell'ufficio lavorano un giorno a testa insieme a lui (va seguito passo passo, perché è molto confusionario), facendogli fare lavori d'archivio. Dà del tu a tutti, parla in continuazione e a 77000 decibel, per cui è possibile rilevarne ogni parola, anche quando non parla con te.
Quella di seguito è solo una summa del Jack-pensiero
L'esordio è stato
"Questi DVD" (DVD aziendali di presentazione, di quelli che solitamente si usano per giocare a frisbee in ufficio, tanto è l'interesse che suscitano) "posso portarli a casa per masterizzarli?"
Lunedì mattina
Collega: "Giacomo, quando sei stanco dimmelo che facciamo subito una pausa! Dimmelo anche più volte in una mattina, senza problemi"
"Lascia stare baby, sono un uomo forte, iooo!"
Dopo mezzora non vi sto neanche a dire cos'ha chiesto di fare.
Lunedì pomeriggio arriva il suo tutor aziendale, che lui non aveva mai visto
"Piacere X"
"Piacere, Giacomo"
"Giacomo, come va?"
"Certo che a fare 'sto lavoro ti fai due palle proprio"
"E' dura lavorare, eheh"
"Tu poi hai anche quella cravatta lì, così stretta! Riesci a respirare?"
Ieri mattina, di punto in bianco considerazione psicopedagogica
"Certo che è meglio vivere in una famiglia che in una casa-famiglia" (tranquilli, non ha mai vissuto in una casa-famiglia, una collega è amica intima di sua mamma)
Collega: "Eheh"
Ieri pomeriggio, ore 17, dopo 8 ore fianco a fianco, sempre di punto in bianco, collega ormai riversa a terra
"Io quando leggo non capisco niente, ma proprio niente! Un cazzo, proprio!"
Collega ormai stremata: "Eheh" e poi "Ihih" e poi un fragoroso "Ahahahahahahahahahah"
"Sono simpatico, vero?"
Stamattina al caffé (lui prende té alla pesca, che esce dalla macchinetta a 154mila gradi Fahrenheit e che beve in un colpo solo. A me si carbonizza la lingua solo a vederlo, boh)
"Yahoo, è già mercoledì, ancora due giorni ed è finita questa settimana!"
"Già"
"Poi sabato mattina pulizie, sabato pomeriggio spesa, sabato sera pizza e poi..."
Suspence
"...si va su Internet!!! Tutta sera su Internet!!! Non vedo l'ora!!!"
Il top attuale però è questo, ma penso sia solo questione di giorni
Pausa pranzo odierna (piglia doppia porzione di tutto, fa dei mischioni assurdi ma poi mangia tutto) si rivolge direttamente a me per la prima volta
Premessa: al lavoro uso un PC fisso, un normalissimo desktop, anzi pure un po' vecchiotto.
"Sei molto fortunato ad avere un computer del genere!"
"Guarda, preferirei non usarlo ed essere a casa adesso!"
"Per usarlo da casa, giocando?"
"Nono, non gioco al computer. Comunque non è mio, è aziendale"
"Sei molto fortunato! Ti invidio!"
"E perché???"
"Costerà un 1500 euro, io non potrò mai permettermelo!"
"Ma neanche io! Ti ho detto che è aziendale!"
"Ma spiegami una cosa, io ti vedo che arrivi con la metro, come fai a metterlo nella valigetta? Col monitor, poi...?"
Ecco, voi adesso mi spiegate come avreste fatto a non ridere. Spiegatemelo, forza. Io invece ce l'ho fatta, dandomi un pugno negli zebedei. Voglio il Nobel per la Pace. E anche quello per la Medicina. Gradirei uno studio per i problemi d'infertilità legati ai traumi all'apparato riproduttore maschile, per la precisione.
E' arrivato nel mio ufficio uno stagista. Il piccolo problema è che l'essere in questione è un disabile mentale, nel senso che è lievemente ritardato. Le cinque donne dell'ufficio lavorano un giorno a testa insieme a lui (va seguito passo passo, perché è molto confusionario), facendogli fare lavori d'archivio. Dà del tu a tutti, parla in continuazione e a 77000 decibel, per cui è possibile rilevarne ogni parola, anche quando non parla con te.
Quella di seguito è solo una summa del Jack-pensiero
L'esordio è stato
"Questi DVD" (DVD aziendali di presentazione, di quelli che solitamente si usano per giocare a frisbee in ufficio, tanto è l'interesse che suscitano) "posso portarli a casa per masterizzarli?"
Lunedì mattina
Collega: "Giacomo, quando sei stanco dimmelo che facciamo subito una pausa! Dimmelo anche più volte in una mattina, senza problemi"
"Lascia stare baby, sono un uomo forte, iooo!"
Dopo mezzora non vi sto neanche a dire cos'ha chiesto di fare.
Lunedì pomeriggio arriva il suo tutor aziendale, che lui non aveva mai visto
"Piacere X"
"Piacere, Giacomo"
"Giacomo, come va?"
"Certo che a fare 'sto lavoro ti fai due palle proprio"
"E' dura lavorare, eheh"
"Tu poi hai anche quella cravatta lì, così stretta! Riesci a respirare?"
Ieri mattina, di punto in bianco considerazione psicopedagogica
"Certo che è meglio vivere in una famiglia che in una casa-famiglia" (tranquilli, non ha mai vissuto in una casa-famiglia, una collega è amica intima di sua mamma)
Collega: "Eheh"
Ieri pomeriggio, ore 17, dopo 8 ore fianco a fianco, sempre di punto in bianco, collega ormai riversa a terra
"Io quando leggo non capisco niente, ma proprio niente! Un cazzo, proprio!"
Collega ormai stremata: "Eheh" e poi "Ihih" e poi un fragoroso "Ahahahahahahahahahah"
"Sono simpatico, vero?"
Stamattina al caffé (lui prende té alla pesca, che esce dalla macchinetta a 154mila gradi Fahrenheit e che beve in un colpo solo. A me si carbonizza la lingua solo a vederlo, boh)
"Yahoo, è già mercoledì, ancora due giorni ed è finita questa settimana!"
"Già"
"Poi sabato mattina pulizie, sabato pomeriggio spesa, sabato sera pizza e poi..."
Suspence
"...si va su Internet!!! Tutta sera su Internet!!! Non vedo l'ora!!!"
Il top attuale però è questo, ma penso sia solo questione di giorni
Pausa pranzo odierna (piglia doppia porzione di tutto, fa dei mischioni assurdi ma poi mangia tutto) si rivolge direttamente a me per la prima volta
Premessa: al lavoro uso un PC fisso, un normalissimo desktop, anzi pure un po' vecchiotto.
"Sei molto fortunato ad avere un computer del genere!"
"Guarda, preferirei non usarlo ed essere a casa adesso!"
"Per usarlo da casa, giocando?"
"Nono, non gioco al computer. Comunque non è mio, è aziendale"
"Sei molto fortunato! Ti invidio!"
"E perché???"
"Costerà un 1500 euro, io non potrò mai permettermelo!"
"Ma neanche io! Ti ho detto che è aziendale!"
"Ma spiegami una cosa, io ti vedo che arrivi con la metro, come fai a metterlo nella valigetta? Col monitor, poi...?"
Ecco, voi adesso mi spiegate come avreste fatto a non ridere. Spiegatemelo, forza. Io invece ce l'ho fatta, dandomi un pugno negli zebedei. Voglio il Nobel per la Pace. E anche quello per la Medicina. Gradirei uno studio per i problemi d'infertilità legati ai traumi all'apparato riproduttore maschile, per la precisione.
lunedì 1 ottobre 2012
Tra Alvaro Pereira e il Cassù
Mi hanno comunicato la data ufficiale della partenza. Che non dirò. Né qui, né in PM, per motivi miei.
Il cultore degli Alvaro Pereira con le bocce è stato messo al suo posto. Nel senso che magari qui sopra faceva anche ridere, però vi assicuro che 8+1.30 ore al giorno per 5 giorni alla settimana di magli perforanti alla lunga stancano. Quindi gli ho consigliato di raccontarmi le sue avventure in dosi omeopatiche. Ha capito e infatti non mi parla più perché, esaurito l'argomento Goldrake, sono finiti anche i suoi argomenti di conversazione. Però sul lavoro è veramente inappuntabile. Diciamo che è l'Henry Chinaski del Terzo Millennio: solo che al posto di bere, si fa sbandierare come al Palio di Siena.
Quello che mi sta insegnando il lavoro ha anche una "specie" di segretaria. Una "specie" è data dal fatto che questa è completamente inetta a far qualsiasi cosa, vive nel suo pianeta e praticamente fa da intrattenitrice aziendale. Insomma, il classico scambio di favori delle grosse aziende ai sindacati per non farsi rompere troppo i coglioni in altri ambiti. La solita vergogna all'italiana.
Quello che mi sta insegnando il lavoro è il classico old-style con zero pazienza, quindi potete immaginare quanto amore possa provare nei confronti dell'anzidetta. Venerdì mattina le spiega come preparare un'email per il pomeriggio alle 16, le dà tutti i dati, lui va a Piacenza. Nota di servizio: questa è l'unica mansione che M dovrà compiere durante la mattinata. Il signor C torna nel pomeriggio. Alle 15.55 è in ufficio. "M, pronta l'e-mail?" - "Sì, signor C". Lui si mette dietro al PC di M a leggerla, mascella serrata con la parte inferiore che sporge leggermente su quella superiore, bocca a culo di gallina, le mani sul tavolo a sostenere il quintale che il signor C reca in dote. "Uhm, va bene, tutto ok...c'è una roba da modificare qui, poi qui" - A questo punto, la tragedia - "uhm, poi qui, qui, qui, qui, qui, !" $(&)/)=(=)%=)&)&^)^$=)^£!!!" Silenzio "M, ma non hai capito un cazzo! Un cazzo, uno stracazzo di niente, un superstracazzo di niente! Non ho più parole per te, meno male che me ne sto andando in pensione, vai...vai...vai affanculo" Silenzio "Sparisci, mettiti in malattia per i prossimi tre mesi, che almeno non ti vedo più! Mai più!" Non sapevo di che morte morire: o di asfissia dal ridere o da compressione, gettandomi dentro la scrivania.
Stamattina sono andato al funerale del mio primo datore di lavoro. Aveva un'azienda familiare insieme alla sorella. Trenta dipendenti, fondata nella seconda metà degli anni Sessanta, in pieno boom economico, facevano tappi, maniglie, cappucci, protezioni, nastri, flange. Tutto in plastica, che iniziava proprio in quegli anni la sua clamorosa scalata al successo come materiale di straordinaria versatilità.
Alpino, pugile in gioventù, capace, questo vuole la leggenda, di saltare sulla ribalta dei camion (1 metro) con due sacchi da 25 kg di boiacca nelle mani, era noto come "Ul cassù" ovverosia "Il mestolo" per la sua familiarità nel tirare chiavi inglesi del 30 nei confronti dei dipendenti che si fossero resi protagonisti di errori di lavorazione. Lei, che ci ha lasciato a gennaio dell'anno scorso, zitella, era tanto affettuosamente quanto carbonariamente chiamata dai suoi dipendenti schiavi come la "spaccacazzi dei sottotappi" per il suo realismo nel pigliare ordini. "120k sottotappi? Ne abbiamo a magazzino solo 50k!" - "Sìsì, non c'è problema, non ho fretta. Per quando riesce a completare l'ordine?" - "Domani va bene?".
Col tempo si addolcirono entrambi (lei, ad esempio, negli ultimi anni aveva preso anche l'abitudine di salutare chi incontrava), ma negli anni Sessanta e Settanta il lavoro estivo degli adolescenti del paesello di mio babbo si divideva in due categorie: i promossi andavano a lavorare, i bocciati andavano a lavorare dal Cassù. I suoi metodi educativi si dimostravano più efficaci di quelli della Montessori nel raddrizzare giovinotti spiantati. C'era gente che dopo essere stata bocciata un anno in prima liceo, in quello successivo si laureava in Ingegneria Aerospaziale. Due anni di lavoro dal Cassù ed eri pronto ad entrare nella Legione Straniera. Come istruttore. C'era gente che tornava a casa e passava la serata a guardare il soffitto. "Cosa c'è?" chiedevano, piene di sensi di colpa, le loro madri "Sto pensando che domani lo debbo rivedere".
Mio babbo, e il sottoscritto di conseguenza, invece era paraculato, perché nipote della moglie del Cassù, l'unica persona al mondo capace di tenerlo a freno, e quindi con lui il Cassù andava sì di chiave, ma mai superiore al 12. Perché era comunque uno che al vincolo familiare ci teneva.
Comunque, a loro modo, due grandissimi, spero che la terra sia stata lieve per entrambi.
sabato 15 settembre 2012
Il corso - La seconda settimana
Premesse
Sesso - In pubblico non mi piace parlarne. Detesto parlarne coi maschi, soprattutto se in gruppo, con qualche donna lo accetto ma come normale argomento di conversazione, senza enfasi. Online sono un po' più "aperto" ma forse perché scelgo con chi parlarne.
Trans - Io sono rimasto old style. Se ti piacciono i magli perforanti, sei gay. Punto. Poi puoi truccarli, imparruccarli, siliconarli, farli diventare degli Alvaro Pereira con le bocce ma rimani sempre gay. Ma anche qui: va benissimo e non c'è nemmeno di categorizzare, l'importante è che non mi si venga a dire: "Nono, ma io sono etero".
Fine
Da mercoledì sono affiancato ad uno che ha la mia età e che è il superiore in grado, il mio referente, il vice-dominus. Come tutti sapete, nelle grandi aziende il vice-dominus è il dominus operativo, il dominus vero e proprio si limita a dire: "Ci pensa lei?". Questo a scuola deve essere stato un mezzo genio e anche sul lavoro è uno che il suo lo sa fare e anche alla grande per quel poco che ho capito. Qui però finiscono i suoi pregi.
Dopo DIECI minuti che ci conoscevamo mi dice: "Oh, venerdì sera c'è una festa in una villa a X, vieni?!?" - "No, guarda, venerdì sera ricomincio la stagione di Texas Hold Em, dovrei mandare all'aria i piani di troppe persone" - "E' pieno di figa" - "Ormai sono obiettore di coscienza, sono fidanzato da cinque anni e rotti (pensiero: "soprattutto rotti". Scherzo!) - "Porta anche lei". Lì è bastato il mio sguardo, old-style anche quello, per fargli capire che era il caso di finirla lì. Poi ho capito.
Questo in tutta l'azienda non se lo calcola NESSUNO. Non è che non gli chiedono se viene a bere il caffè insieme, non gli chiedono proprio niente. E' un ectoplasma, un ologramma, non esiste. Praticamente m'ha cooptato a tradimento. In tre giorni, da mercoledì a venerdì, è passato dalle feste alle donnine ai trans. Il tutto dettomi con nonchalance, come se ci conoscessimo da una vita.
Ha passato i primi 24 anni della sua vita a studiare. Da allora pensa, parla, agisce ed omette solo di sesso. Assomiglia in maniera imbarazzante a Paolo Baroni, il Collosecco di Vacanze di Natale, uno dei due Marchesini Pucci di Sapore di Mare, lo Scarnicci di Vacanze in America (tre film da Oscar, ahahahahahah). Ho provato pure a chiedergli che squadra tifa, così, per cambiare argomento. "Milan, ma l'unica squadra che m'interessa è quella della figa".
I retro dei monitor dei nostri PC si toccano. Ogni tanto mi strizza l'occhio, per farmi capire che è mio amico. Avantieri, per esempio, m'ha mandato una mail con un bel video di gente che si pisciava addosso. Gli ho detto che non è il mio genere, era sconsolato. Ieri ci siamo fatti da Milano (più o meno) a Piacenza (più o meno), io al volante, lui sul sedile del passeggero. "Rimango etero, ma ultimamente con le trans faccio pure il passivo", ho rischiato di finire su Isoradio. "A causa di un incidente code a tratti nei pressi dell'uscita di Lodi". Iersera prima di salutarci mi ha detto: "Poi lunedì mattina ti racconto tutto" - "Non vedo l'ora!" - "Oh, ma allora sei sicuro di non volere venire?" - "Nono, ti ringrazio" - "Poi lunedì ti racconto tutto" - "Eh, te l'ho detto, non vedo l'ora" - "Allora dammi il tuo numero di cellulare, che stanotte o domattina se la festa sarà particolarmente caliente ti mando un sms oppure ti telefono!" Che soddisfazione avere un amico così!
Questo è l'unico con cui sono sicuro di finire in squadra assieme nel Sultanato e sarà quello a cui dovrò rendere conto di TUTTO. Mi sa che gli Alvaro Pereira con le bocce inizierò a vederli sotto una luce nuova...
Sesso - In pubblico non mi piace parlarne. Detesto parlarne coi maschi, soprattutto se in gruppo, con qualche donna lo accetto ma come normale argomento di conversazione, senza enfasi. Online sono un po' più "aperto" ma forse perché scelgo con chi parlarne.
Trans - Io sono rimasto old style. Se ti piacciono i magli perforanti, sei gay. Punto. Poi puoi truccarli, imparruccarli, siliconarli, farli diventare degli Alvaro Pereira con le bocce ma rimani sempre gay. Ma anche qui: va benissimo e non c'è nemmeno di categorizzare, l'importante è che non mi si venga a dire: "Nono, ma io sono etero".
Fine
Da mercoledì sono affiancato ad uno che ha la mia età e che è il superiore in grado, il mio referente, il vice-dominus. Come tutti sapete, nelle grandi aziende il vice-dominus è il dominus operativo, il dominus vero e proprio si limita a dire: "Ci pensa lei?". Questo a scuola deve essere stato un mezzo genio e anche sul lavoro è uno che il suo lo sa fare e anche alla grande per quel poco che ho capito. Qui però finiscono i suoi pregi.
Dopo DIECI minuti che ci conoscevamo mi dice: "Oh, venerdì sera c'è una festa in una villa a X, vieni?!?" - "No, guarda, venerdì sera ricomincio la stagione di Texas Hold Em, dovrei mandare all'aria i piani di troppe persone" - "E' pieno di figa" - "Ormai sono obiettore di coscienza, sono fidanzato da cinque anni e rotti (pensiero: "soprattutto rotti". Scherzo!) - "Porta anche lei". Lì è bastato il mio sguardo, old-style anche quello, per fargli capire che era il caso di finirla lì. Poi ho capito.
Questo in tutta l'azienda non se lo calcola NESSUNO. Non è che non gli chiedono se viene a bere il caffè insieme, non gli chiedono proprio niente. E' un ectoplasma, un ologramma, non esiste. Praticamente m'ha cooptato a tradimento. In tre giorni, da mercoledì a venerdì, è passato dalle feste alle donnine ai trans. Il tutto dettomi con nonchalance, come se ci conoscessimo da una vita.
Ha passato i primi 24 anni della sua vita a studiare. Da allora pensa, parla, agisce ed omette solo di sesso. Assomiglia in maniera imbarazzante a Paolo Baroni, il Collosecco di Vacanze di Natale, uno dei due Marchesini Pucci di Sapore di Mare, lo Scarnicci di Vacanze in America (tre film da Oscar, ahahahahahah). Ho provato pure a chiedergli che squadra tifa, così, per cambiare argomento. "Milan, ma l'unica squadra che m'interessa è quella della figa".
I retro dei monitor dei nostri PC si toccano. Ogni tanto mi strizza l'occhio, per farmi capire che è mio amico. Avantieri, per esempio, m'ha mandato una mail con un bel video di gente che si pisciava addosso. Gli ho detto che non è il mio genere, era sconsolato. Ieri ci siamo fatti da Milano (più o meno) a Piacenza (più o meno), io al volante, lui sul sedile del passeggero. "Rimango etero, ma ultimamente con le trans faccio pure il passivo", ho rischiato di finire su Isoradio. "A causa di un incidente code a tratti nei pressi dell'uscita di Lodi". Iersera prima di salutarci mi ha detto: "Poi lunedì mattina ti racconto tutto" - "Non vedo l'ora!" - "Oh, ma allora sei sicuro di non volere venire?" - "Nono, ti ringrazio" - "Poi lunedì ti racconto tutto" - "Eh, te l'ho detto, non vedo l'ora" - "Allora dammi il tuo numero di cellulare, che stanotte o domattina se la festa sarà particolarmente caliente ti mando un sms oppure ti telefono!" Che soddisfazione avere un amico così!
Questo è l'unico con cui sono sicuro di finire in squadra assieme nel Sultanato e sarà quello a cui dovrò rendere conto di TUTTO. Mi sa che gli Alvaro Pereira con le bocce inizierò a vederli sotto una luce nuova...
sabato 8 settembre 2012
Il corso - La prima settimana
L'estate è passata bene. Licenziatomi al 31 luglio e impossibilitato ad andare in vacanza, dato che la morosa lavorava, mi sono fatto il mese di agosto modello Felix Supertramp oppure punkabbestia oppure clochard, fate voi. Su e giù dai treni, in bicicletta, tra laghi, boschi e città, insieme alla mia cagnona, girando per la Lombardia. Dire che mi sono divertito come un matto è dire poco ma non è di questo che il blog tratta e per cui vi dico: prima settimana di corso archiviata.
Io sono nato, ancor prima di averci lavorato, in una realtà produttiva in cui l'approccio al lavoro è estremamente pratico, dove si impara, osservando (Vam a ciapà i ciod lung inscè, vammi a prendere i chiodi lunghi così, mentre con le mani la lunghezza varia e se tu non hai seguito il lavoro del tuo "insegnante", non sai che chiodi andare a pigliare, col risultato che, se sbagli, i chiodi solitamente ti finiscono tra il capo e la nuca), schivando gli scherzi (Va in ofizina a ciapà una squadra tunda, ma se racumandi tunda, Vai in officina a prendere una squadra tonda - per chi non l'avesse capito: la squadra tonda è come la curva diritta) e s'impara sul campo. Niente di drammatico, basta stare attenti e sapersi ridere addosso, ben sapendo che le cazzate che inevitabilmente commetterai le hanno commesse loro decenni prima (tutti decenni che ora t'invidiano, beninteso) e i loro insegnanti decenni prima ancora. Ecco, stante tutto questo, potete immaginare quanto io sia propenso ad imparare un lavoro stando seduto sui banchi mentre qualcuno in giacca e cravatta mi parla di trend, safety, brand, customer care, advertising, mission, stability e tutte queste belle cose. Però vabbé, durerà poco quindi facciamocelo piacere.
La prima mattinata è stata drammatica: ci hanno fatti sedere in cerchio (cioè, sulle sedie, non è che stavamo giocando alla bella lavanderina) e ognuno parlava di se, per conoscersi e fare gruppo (team up, come dicono loro). Ad un certo punto sembrava di essere all'Anonima Alcolisti. Sono Filippo e sono pulito da otto giorni. Poi al pomeriggio è arrivato uno scemo di cui sopra e ha iniziato a sparare termini anglofoni inframmezzati a qualche vocabolo in lingua madre. I ragazzi sono tutti tra il simpatico e il molto simpatico, io in particolare vado d'accordo con due che, incredibilmente, sono ingegneri, cioè appartengono a quella categoria di personaggi che, mi autocito, partoriscono quesiti demenziali, vivono nel loro mondo di momenti delle forze e generatori trifase, dove tutto ha una spiegazione razionale. Non sanno accettare l' estemporaneità, la fantasia, tutto deve essere spiegabile e se qualcosa esce dalle loro gabbie psico(pato)logiche non riescono a farsene una ragione e affettano le gonadi a tutti quelli che gli stanno attorno.
Una è una ragazza ventisettenne che chiameremo fanciulla, l'altro è uno splendido trentenne che chiameremo Il Somaro. Siamo già in grandissima sintonia, tutta basata sull'ignoranza, ovviamente. Con lei ci siamo conosciuti perché il primo giorno mi ha candidamente chiesto di riaccompagnarla a casa perché aveva l'auto dal meccanico. Martedì pure. Mercoledì temevo che il meccanico avesse avuto un malore. Giovedì ho realizzato che ormai al meccanico restavano poche ore di vita. Venerdì mi ha detto: Lunedì mattina riesci a venirmi anche a prendere? Povero me(ccanico). Comunque, a parte questo, le voglio già beniZZimo, anche perché mi ha subito dato del cretino al primo giorno, visto che, per evitare malintesi, le ho specificato di essere fidanzato, nonché indossatore di cintura di castità maschile.
Il Somaro è il Somaro, senz'altro aggiungere. Adesso vi devo dire una cosa ma preciso, a mia parzialissima discolpa, che mi vergogno come un ladro, come uno scippatore di pensioni, come un falso impiegato dell'Enel a pensare che la leggeranno delle donne, perché, pur avendo fatto ridere Il Somaro per cinque minuti buoni (di quelle risate che ti fanno male i due linfonodi ai lati della nuca. Voi vi chiederete: ma che ne sai tu dei linfonodi ai lati della nuca? Ragazzi, io da adolescente slinguazzavo come una cagnona che ha appena partorito e finii col contrarre la mononucleosi, altrimenti detta malattia del bacio, che mi trasformò questi due linfonodi in due bocce da biliardo e da allora ogni risata prolungata mi provoca dolorini proprio lì), è di una volgarità che, giuro, non mi appartiene o forse sì, negli angoli più reconditi della mia anima.
Martedì mattina entra la prof di inglese tecnico. Alta, bionda, cerulea, magra, zigomi alti, trucco calibrato al millimetro, completo con gonna grigia e camicetta bianca.
Mi giro verso Il Somaro e gli faccio, con assoluta nonchalance: "Sembra una di quelle pornostar tedesche, quelle che ti danno il culo ma non la bocca". Ecco, io pensavo che manco fosse una battuta, ma una semplice constatazione. Lui dopo 10 secondi era cianotico. Poi è esploso, mentre io lo guardavo e ghignavo, di quel ghigno imbarazzato. Le risate si sono spente, a calci, dopo cinque minuti. Fortuna che siamo all'ultimo banco (toh!) e quindi, nonostante le limitate dimensioni della "classe", i fendenti si vedevano sì ma soprattutto no.
Giovedì, stanchi della mensa, siamo andati tutti e tre a pigliare la pizza. Una pizza bianca: quattro euro e cinquanta. Benvenuto a Milano. Io ho le mani bucate, infatti grazie al cielo i cordoni della borsa sono in mano alla morosa, però se v'è una cosa che detesto è gettare via i quattrini in questo modo. Preferisco buttarne via cento euro su Inter-Cagliari due fisso che uno (4,5-3,5=1) per una pizza bianca. Tutto questo per dirvi che stavo avendo un colpo apoplettico quando la solerte donzella mi dice: C'è anche una bibita in omaggio. Io: Ahhh!!! Pensavo un passamontagna. I due mi chiedono come mi escano certe bombe e mi dicono che sono sprecato a fare l'idraulico, dovrei fare il comico, anche se il mio surrealismo (sono ingegneri...) è ormai superato come genere comico. Esistono comici italiani nel Sultanato? No. Quindi sarà il caso di continuare a girare tubi.
Venerdì in mensa uno dei magnifici sette mi fa: "Io comunque non ci credo che tu gestivi sette persone, sei troppo scemo". Forse con un altro carattere gli avrei infilato un coltello nelle costole e gli avrei fatto cadere gli occhi, scavando con la forchetta dentro le orbite. Però voglio pensare che me l'abbia detto a mò di battuta. Sta di fatto che venerdì pomeriggio, in culo a tutti (e soprattutto a quella di Inglese tecnico), sono stato il migliore nel primo test di Inglese tecnico.
Io sono nato, ancor prima di averci lavorato, in una realtà produttiva in cui l'approccio al lavoro è estremamente pratico, dove si impara, osservando (Vam a ciapà i ciod lung inscè, vammi a prendere i chiodi lunghi così, mentre con le mani la lunghezza varia e se tu non hai seguito il lavoro del tuo "insegnante", non sai che chiodi andare a pigliare, col risultato che, se sbagli, i chiodi solitamente ti finiscono tra il capo e la nuca), schivando gli scherzi (Va in ofizina a ciapà una squadra tunda, ma se racumandi tunda, Vai in officina a prendere una squadra tonda - per chi non l'avesse capito: la squadra tonda è come la curva diritta) e s'impara sul campo. Niente di drammatico, basta stare attenti e sapersi ridere addosso, ben sapendo che le cazzate che inevitabilmente commetterai le hanno commesse loro decenni prima (tutti decenni che ora t'invidiano, beninteso) e i loro insegnanti decenni prima ancora. Ecco, stante tutto questo, potete immaginare quanto io sia propenso ad imparare un lavoro stando seduto sui banchi mentre qualcuno in giacca e cravatta mi parla di trend, safety, brand, customer care, advertising, mission, stability e tutte queste belle cose. Però vabbé, durerà poco quindi facciamocelo piacere.
La prima mattinata è stata drammatica: ci hanno fatti sedere in cerchio (cioè, sulle sedie, non è che stavamo giocando alla bella lavanderina) e ognuno parlava di se, per conoscersi e fare gruppo (team up, come dicono loro). Ad un certo punto sembrava di essere all'Anonima Alcolisti. Sono Filippo e sono pulito da otto giorni. Poi al pomeriggio è arrivato uno scemo di cui sopra e ha iniziato a sparare termini anglofoni inframmezzati a qualche vocabolo in lingua madre. I ragazzi sono tutti tra il simpatico e il molto simpatico, io in particolare vado d'accordo con due che, incredibilmente, sono ingegneri, cioè appartengono a quella categoria di personaggi che, mi autocito, partoriscono quesiti demenziali, vivono nel loro mondo di momenti delle forze e generatori trifase, dove tutto ha una spiegazione razionale. Non sanno accettare l' estemporaneità, la fantasia, tutto deve essere spiegabile e se qualcosa esce dalle loro gabbie psico(pato)logiche non riescono a farsene una ragione e affettano le gonadi a tutti quelli che gli stanno attorno.
Una è una ragazza ventisettenne che chiameremo fanciulla, l'altro è uno splendido trentenne che chiameremo Il Somaro. Siamo già in grandissima sintonia, tutta basata sull'ignoranza, ovviamente. Con lei ci siamo conosciuti perché il primo giorno mi ha candidamente chiesto di riaccompagnarla a casa perché aveva l'auto dal meccanico. Martedì pure. Mercoledì temevo che il meccanico avesse avuto un malore. Giovedì ho realizzato che ormai al meccanico restavano poche ore di vita. Venerdì mi ha detto: Lunedì mattina riesci a venirmi anche a prendere? Povero me(ccanico). Comunque, a parte questo, le voglio già beniZZimo, anche perché mi ha subito dato del cretino al primo giorno, visto che, per evitare malintesi, le ho specificato di essere fidanzato, nonché indossatore di cintura di castità maschile.
Il Somaro è il Somaro, senz'altro aggiungere. Adesso vi devo dire una cosa ma preciso, a mia parzialissima discolpa, che mi vergogno come un ladro, come uno scippatore di pensioni, come un falso impiegato dell'Enel a pensare che la leggeranno delle donne, perché, pur avendo fatto ridere Il Somaro per cinque minuti buoni (di quelle risate che ti fanno male i due linfonodi ai lati della nuca. Voi vi chiederete: ma che ne sai tu dei linfonodi ai lati della nuca? Ragazzi, io da adolescente slinguazzavo come una cagnona che ha appena partorito e finii col contrarre la mononucleosi, altrimenti detta malattia del bacio, che mi trasformò questi due linfonodi in due bocce da biliardo e da allora ogni risata prolungata mi provoca dolorini proprio lì), è di una volgarità che, giuro, non mi appartiene o forse sì, negli angoli più reconditi della mia anima.
Martedì mattina entra la prof di inglese tecnico. Alta, bionda, cerulea, magra, zigomi alti, trucco calibrato al millimetro, completo con gonna grigia e camicetta bianca.
Mi giro verso Il Somaro e gli faccio, con assoluta nonchalance: "Sembra una di quelle pornostar tedesche, quelle che ti danno il culo ma non la bocca". Ecco, io pensavo che manco fosse una battuta, ma una semplice constatazione. Lui dopo 10 secondi era cianotico. Poi è esploso, mentre io lo guardavo e ghignavo, di quel ghigno imbarazzato. Le risate si sono spente, a calci, dopo cinque minuti. Fortuna che siamo all'ultimo banco (toh!) e quindi, nonostante le limitate dimensioni della "classe", i fendenti si vedevano sì ma soprattutto no.
Giovedì, stanchi della mensa, siamo andati tutti e tre a pigliare la pizza. Una pizza bianca: quattro euro e cinquanta. Benvenuto a Milano. Io ho le mani bucate, infatti grazie al cielo i cordoni della borsa sono in mano alla morosa, però se v'è una cosa che detesto è gettare via i quattrini in questo modo. Preferisco buttarne via cento euro su Inter-Cagliari due fisso che uno (4,5-3,5=1) per una pizza bianca. Tutto questo per dirvi che stavo avendo un colpo apoplettico quando la solerte donzella mi dice: C'è anche una bibita in omaggio. Io: Ahhh!!! Pensavo un passamontagna. I due mi chiedono come mi escano certe bombe e mi dicono che sono sprecato a fare l'idraulico, dovrei fare il comico, anche se il mio surrealismo (sono ingegneri...) è ormai superato come genere comico. Esistono comici italiani nel Sultanato? No. Quindi sarà il caso di continuare a girare tubi.
Venerdì in mensa uno dei magnifici sette mi fa: "Io comunque non ci credo che tu gestivi sette persone, sei troppo scemo". Forse con un altro carattere gli avrei infilato un coltello nelle costole e gli avrei fatto cadere gli occhi, scavando con la forchetta dentro le orbite. Però voglio pensare che me l'abbia detto a mò di battuta. Sta di fatto che venerdì pomeriggio, in culo a tutti (e soprattutto a quella di Inglese tecnico), sono stato il migliore nel primo test di Inglese tecnico.
mercoledì 25 luglio 2012
This is the end, my only friend! - Seconda parte
Sto finendo gli ultimi lavori, tipo ristrutturazioni, ammodernamenti, sostituzioni, quelli del "Tanto signora non è urgente, appena mi libero glielo faccio", perché odio non mantenere la parola e le promesse fatte ai miei adorati clienti. Nel frattempo faccio un post-contenitore, dove ci ficco dentro di tutto: risposte, amori, appunti, riflessioni, aneddoti, affetti, lisergia applicata all'idraulica, tra il (poco) serio e il (molto) faceto.
- Internet c'è anche nel Sultanato? Boh, sì, può darsi. Ma io non vado nel Sultanato dal sultano. Non vado nel Sultanato tra i pezzi grossi. Non vado nel Sultanato tra i dirigenti. Vado nel Sultanato tra i cammellieri, in container che qui useremmo come forni a microonde, dove le morti per morso di serpenti a sonagli sono all'ordine del giorno.
- La segretaria che, voglio ricordarvi, ha un moroso assolutamente degno di stima ed ammirazione, mi ha raccontato il suo primo giorno d'assunzione, che non ricordavo. E' bello vedere come si viene visti dagli occhi di un'altra persona. Premessa: l'aveva assunta il mio ex datore di lavoro, che però quel lunedì mattina aveva avuto un contrattempo e mi aveva quindi detto di tornare in esposizione per aprirgliela.
"Ero agitatissima, appuntamento alle 8, alle 7.30 ero già fuori. Alle 7.59 non c'è ancora nessuno, alle 8 vedo arrivare in impennata un furgone dalla strada sotto, salta giù uno con una barba di 40 giorni (la mia adorata barba da studente coranico, ndF), sigaretta a mezza bocca, carico come un mulo di : - una borsa a mano, - uno zaino, - una cassetta degli attrezzi, - una borsa di plastica (!!!). "Buongiorno" "Buongiorno, sei qui per...ah sìsì, tu sei l'impiegata nuova, bene", inizi a cercare in tasca le chiavi, poi nello zaino, poi nella borsa, poi nella borsa di plastica, nel frattempo ti cade tutto per terra, bestemmie ad altezza uomo, dopo dieci minuti scopri che sono nella cassetta degli attrezzi. Mi apri la porta e mi dici: "Quella è la tua scrivania, quelli sono i cataloghi, là le menate burocratiche, la password aziendale è XXX, la password tua personale la devi impostare e poi comunicarla al CED, io ti saluto che ho un appuntamento". Io: "Ma, ma (pensiero: "Non so neanche cosa devo fare!!!")" "Hai paura di stare qua da sola? No, dimmelo, hai paura?" "No, è che io non so..." "Cià, cià", prendi in mano il cellulare senza neanche farmi parlare "Signora, se l'appuntamento lo spostiamo al pomeriggio alle 14 è un problema? No? Bene, a questo pomeriggio allora" "Io vado giù a sistemare e pulire il magazzino, se hai problemi chiamami senza timore"."
- Vado nel Sultanato per un motivo ben preciso, non è una scelta di vita o uno sfizio: l'unico motivo di pentimento sarebbe se ci dovessimo lasciare. No, non farò l'idraulico come qua. E' un mestiere simile (sempre di gas e liquidi si parla) ma non uguale.
- La nostra parte produttiva sta chiudendo. Strano, chi l'avrebbe mai detto che senza progettare più un cazzo di nostro e andando avanti a fare tubi che in Croazia producono ad un terzo del costo saremmo finiti così? Per fortuna che alle riunioni (pardon, briefing) tra facce di culo (pardon, manager, anch'io sono manager, sostanzialmente non cambia un cazzo, ho lo stesso stipendio e le stesse responsabilità di prima, però ho la cartellina in pelle con le letterine del nome e della qualifica "Sales&Maintenance Manager" stampigliate in ferraccio pittato d'oro, mica cotica) ormai sono in fase zen e non rispondo più a queste sconvolgenti rivelazioni che anche Cicchitto forse avrebbe previsto.
- Il dramma vero del Sultanato è che "sono previste pene detentive severissime per uso e spaccio di droga".
giovedì 5 luglio 2012
This is the end, my only friend! - Prima (?) parte
Questo con ogni probabilità sarà l'ultimo post di questo blog. Il motivo è presto spiegato: se tutto va come deve andare, tra qualche giorno non farò più questo lavoro. Anzi, mettiamoci il carico da 11: non sarò più in Italia ma molto, molto lontano.
Il motivo è presto detto: il "progetto di vita" ('mmazza che paroloni!) che ho messo in cantiere con la morosa prevede al punto 1 che i figli non saranno parcheggiati (o lo saranno il meno possibile) a baby-sitter, nonne e vecchie zie zitelle. Nell'azienda (che non è proprio un'azienda ma una di quelle istituzioni che è peggio fondare che rapinare) in cui lavora vi è la possibilità, in determinati ambiti, di fare il telelavoro, ossia di lavorare da casa, tramite connessione ad internet, per almeno quattro giorni su cinque. Fortuna vuole che l'ambito sia quello per cui ha studiato e che ama più della sua stessa vita (delle mia non parliamone nemmeno): la tanta vituperata finanza. Sfiga vuole che per accedere al telelavoro, agognato da tanti, bisogna necessariamente passare le forche caudine di un periodo di "prova" e di "formazione di un bagaglio di esperienze" all'estero. Periodo che va dai 3 ai 5 anni. Ecco, l'occasione è arrivata sottoforma di Sultanato, dove andrà a lavorare nel centro-studi della banca per le analisi macroeconomiche, che sono poi quelle che i trader della banca interpretano per investire i vostri soldini.
Siccome lei è il sole delle mie giornate, la luce delle mie nottate, il mio zenith e il mio nadir, il primo mio pensiero che al mattino mi sveglia (in realtà prima c'è la pisciatina della cagnona, ma non roviniamo la poesia), l'ultimo desiderio che la notte mi culla, la ragione più profonda di ogni mio gesto, la storia più incredibile che conosco, capace di equipaggiarmi con morso e sferza - il paraocchi, mai - e in definitiva ho un bisogno psicofisico di respirare la sua stessa aria, io la seguirò, come Lassie con Jeff Miller. Vado a lavorare per una nota azienda di servizi per il settore petrolifero (non ci vuole la scala per capire), occupandomi della parte idraulica (che è come dire il 99% delle infrastrutture) a capo di una pattuglia di 10 elementi. Anzi, meglio: vado ad imparare il mestiere di caposquadra da un signore che l'anno prossimo andrà in pensione, affiancandolo.
Non ho timori particolari perché non parto con la valigia di cartone e poi sono abbastanza cittadino del mondo per adattarmi bene in ogni luogo ma è superfluo dire che mi mancheranno tante cose, tanta abitudini, tanti amici. E' un 1% rispetto al centro della mia vita, ossia lei, però sarà un'esperienza indubitabilmente forte, specie per uno che è nato, cresciuto e morirà per amore delle proprie radici e con esse si nutre.
Quindi, in definitiva, a breve si parte, ci saranno questi 3-5 anni di limbo, poi si torna in Italia per vivere nella nursery del Sant'Anna.
Però ho l'impressione che non sarà l'ultimo perché ci saranno altre cose da puntualizzare o domande a cui rispondere.
Il motivo è presto detto: il "progetto di vita" ('mmazza che paroloni!) che ho messo in cantiere con la morosa prevede al punto 1 che i figli non saranno parcheggiati (o lo saranno il meno possibile) a baby-sitter, nonne e vecchie zie zitelle. Nell'azienda (che non è proprio un'azienda ma una di quelle istituzioni che è peggio fondare che rapinare) in cui lavora vi è la possibilità, in determinati ambiti, di fare il telelavoro, ossia di lavorare da casa, tramite connessione ad internet, per almeno quattro giorni su cinque. Fortuna vuole che l'ambito sia quello per cui ha studiato e che ama più della sua stessa vita (delle mia non parliamone nemmeno): la tanta vituperata finanza. Sfiga vuole che per accedere al telelavoro, agognato da tanti, bisogna necessariamente passare le forche caudine di un periodo di "prova" e di "formazione di un bagaglio di esperienze" all'estero. Periodo che va dai 3 ai 5 anni. Ecco, l'occasione è arrivata sottoforma di Sultanato, dove andrà a lavorare nel centro-studi della banca per le analisi macroeconomiche, che sono poi quelle che i trader della banca interpretano per investire i vostri soldini.
Siccome lei è il sole delle mie giornate, la luce delle mie nottate, il mio zenith e il mio nadir, il primo mio pensiero che al mattino mi sveglia (in realtà prima c'è la pisciatina della cagnona, ma non roviniamo la poesia), l'ultimo desiderio che la notte mi culla, la ragione più profonda di ogni mio gesto, la storia più incredibile che conosco, capace di equipaggiarmi con morso e sferza - il paraocchi, mai - e in definitiva ho un bisogno psicofisico di respirare la sua stessa aria, io la seguirò, come Lassie con Jeff Miller. Vado a lavorare per una nota azienda di servizi per il settore petrolifero (non ci vuole la scala per capire), occupandomi della parte idraulica (che è come dire il 99% delle infrastrutture) a capo di una pattuglia di 10 elementi. Anzi, meglio: vado ad imparare il mestiere di caposquadra da un signore che l'anno prossimo andrà in pensione, affiancandolo.
Non ho timori particolari perché non parto con la valigia di cartone e poi sono abbastanza cittadino del mondo per adattarmi bene in ogni luogo ma è superfluo dire che mi mancheranno tante cose, tanta abitudini, tanti amici. E' un 1% rispetto al centro della mia vita, ossia lei, però sarà un'esperienza indubitabilmente forte, specie per uno che è nato, cresciuto e morirà per amore delle proprie radici e con esse si nutre.
Quindi, in definitiva, a breve si parte, ci saranno questi 3-5 anni di limbo, poi si torna in Italia per vivere nella nursery del Sant'Anna.
Però ho l'impressione che non sarà l'ultimo perché ci saranno altre cose da puntualizzare o domande a cui rispondere.
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